{"id":558,"date":"2018-03-17T12:16:56","date_gmt":"2018-03-17T11:16:56","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/tecce\/?p=558"},"modified":"2018-04-17T11:29:10","modified_gmt":"2018-04-17T09:29:10","slug":"lirresistibile-italica-propensione-a-salire-sul-carro-del-vincitore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/tecce\/2018\/03\/17\/lirresistibile-italica-propensione-a-salire-sul-carro-del-vincitore\/","title":{"rendered":"L\u2019irresistibile italica propensione a incensare i vincitori"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ora siamo tutti <strong>grillini<\/strong> o in alternativa, ma pure in concomitanza, leghisti. Anzi <strong>salviniani<\/strong>.<\/p>\n<div id=\"attachment_562\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/tecce\/files\/2018\/03\/20180317_130650.png\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-562\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-562\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/tecce\/files\/2018\/03\/20180317_130650-300x179.png\" alt=\"Matteo Salvini Luigi Di Maio\" width=\"300\" height=\"179\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/tecce\/files\/2018\/03\/20180317_130650-300x179.png 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/tecce\/files\/2018\/03\/20180317_130650-1024x612.png 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/tecce\/files\/2018\/03\/20180317_130650.png 1080w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-562\" class=\"wp-caption-text\"><a href=\"http:\/\/https:\/\/www.facebook.com\/salviniofficial\/\">Matteo Salvini<\/a> <a href=\"http:\/\/https:\/\/www.facebook.com\/LuigiDiMaio\/\">Luigi Di Maio<\/a><\/p><\/div>\n<p>Appena quattro anni fa eravamo tutti super renziani, ma a fine 2011 fummo tutti montiani: ce lo chiedeva l&#8217;Europa. Il loden divenne la divisa d&#8217;ordinanza, lacrime (della Fornero) e sangue (il nostro) l&#8217;emblema di quella sciagurata stagione bocconian europeista.<br \/>\nOvviamente un attimo prima eravamo tutti berlusconiani gaudenti, sintonizzati su Mediaset e col Milan nel cuore; prima ancora dirsi seguaci del professor Prodi era un vanto. Veltroni poi, \u00e8 sempre stato un <em>evergreen<\/em> soprattutto dalle parti di <strong>Viale Mazzini<\/strong>, dove l&#8217;influenza dell&#8217;ex potentissimo segretario Pd non si \u00e8 mai eclissata e c&#8217;\u00e8 chi ancora oggi in suo nome strappa all&#8217;azienda contratti milionari e consulenze autorali in gran quantit\u00e0. Perch\u00e9 si sa, la cultura \u00e8 sempre e comunque di sinistra, che non balzasse in testa a qualche semi colto di voler mettere le mani su roba che da decenni \u00e8 appannaggio di una sola parte politica. Rai Tre poi, appartiene loro addirittura per diritto divino. Neppure il sovrano di Rignano sull&#8217;Arno \u00e8 riuscito a scardinare del tutto certi meccanismi, nonostante abbia compiuto in poco pi\u00f9 di tre anni la pi\u00f9 grande e spregiudicata operazione di occupazione totale, dalla Rai &#8211; appunto &#8211; a tutti gli altri Enti possibili, da quelli pi\u00f9 importanti come Enel, Eni, Ferrovie o Finmeccanica sino alle Fondazioni, dalle partecipate statali a quelle della \u201csua\u201d Toscana. Il Giglio Tragico non ha fatto prigionieri, se non i soliti noti, buoni per tutte le stagioni. Che, come dicevamo poco sopra, in <strong>Rai persistono e resistono<\/strong>. Anche altrove, per carit\u00e0, ma la tv per ovvi motivi di visibilit\u00e0 offre pi\u00f9 di qualunque altro luogo di spartizione del potere il polso della situazione. Pare che nei corridoi dei piani alti e negli studi dei tg e dei talk l\u2019accento toscano, imparato in tempo record, sia stato presto sostituito da una cadenza lombardo\/veneta e dal dialetto di Pomigliano d&#8217;Arco. C&#8217;\u00e8 poi chi la lingua di Dante non avrebbe dovuto simularla ma ha preferito scontare epurazioni, umiliazioni, disoccupazione e persino insulti ma sul carro renzian\/radical chic\/ Capalbio non amour\/patto del Nazareno non ha neanche provato ad avvicinarsi. Ma questo \u00e8 un altro discorso.<br \/>\nCome registrava Paolo Mieli qualche giorno fa in un editoriale sul Corriere dal titolo quanto mai esplicito\u00a0<a href=\"http:\/\/http:\/\/www.corriere.it\/opinioni\/18_marzo_15\/quel-balzo-carro-movimento-5-stelle-pd-accordi-cb0fba02-27c5-11e8-bb9f-fef48ac89c0b.shtml\"><strong>Quel balzo sul carro del Movimento 5 Stelle<\/strong> <\/a>\u00abSi impone una riflessione in merito all\u2019incredibile corsa del ceto medio riflessivo della sinistra italiana in vista di un balzo sul carro dei Cinque Stelle nei minuti successivi alla proclamazione dei risultati delle elezioni politiche. Minuti? Diciamo pure frazioni di secondo\u00bb. Se a sinistra, ma non solo, c&#8217;\u00e8 dunque un&#8217;evidente smania di riposizionamento fra i pentastellati, nell&#8217;area di centrodestra \u00a0&#8211; e anche in questo caso non solo &#8211; si sono tutti riscoperti autonomisti, federalisti, contro l&#8217;invasione e addirittura c\u2019\u00e8 chi giura di non aver mai fatto altro nella vita che agitare ampolle con l&#8217;acqua del Po sul sacro suolo di Pontida, per poi ovviamente, sposare senza se e senza ma la giusta e vincente linea nazional sovranista del leader Salvini. Che in una delle prime conferenze stampa post voto al Palazzo delle Stelline a Milano era diventato per tutti <strong>\u201cl\u2019amico Matteo\u201d,<\/strong> a cui dare del tu e interpellare rigorosamente per nome di battesimo. Chi scrive \u00e8 \u201cdonna di mondo\u201d e si occupa di cose della politica da troppi anni per meravigliarsi di alcunch\u00e9. Ma elementari criteri di stile e un minimo di dignit\u00e0 imporrebbero quantomeno di limitarsi, di contenersi. Che i servi sciocchi non servono bene nessun padrone. Va bene il salto ma addirittura triplo\u2026 Passi per chi fino a ieri inneggiava cori fascisti e oggi si spaccia in &#8220;quota Lega&#8221;, passi per chi era apprezzato\/a e stimato\/a dall\u2019area Lettian-berlusconiana \u00a0e ora \u00e8 folgorato\/a dal Vangelo secondo Matteo, ma leggere articolesse in lode di donne leghiste da chi si occupava della comunicazione del candidato a sindaco di Roma del Pd e fino a ieri nei dibattiti tv dava a Salvini del razzista\/fascista\/populista anche no. E anche no alle giovani e avvenenti candidate (trombate) renziane che sostengono che \u201cMatteo ha letto tutti i miei libri\u201d (sic!). Gente che fino a ieri faceva marcette per i fratelli immigrati e vedeva il mondo con le lenti arcobaleno.<\/p>\n<p>Citando ancora l\u2019ottimo e perspicace Mieli: \u00abIn nessun Paese d\u2019Europa (forse del mondo) si \u00e8 mai assistito ad uno spettacolo del genere, perdipi\u00f9 in tempi cos\u00ec ravvicinati ad un esito elettorale. Mai\u00bb. <strong>Pi\u00f9 che altro non si \u00e8 mai visto un riposizionamento cos\u00ec privo di qualsiasi vergogna.<\/strong> Come se la sottoscritta diventasse femminista e fan di Laura Boldrini. A tutto c&#8217;\u00e8 un limite.<\/p>\n<p>Il punto \u00e8 che i vincitori, sapientemente, dovrebbero guardarsi bene da calar scialuppe a questi \u201cprofughi\u201d e transfughi: andrebbero lasciati un po&#8217; al largo a questo giro, dato che sempre, negli anni, hanno trovato a destra e manca chi li abbia soccorsi e rifocillati. Andrebbe fatto sperimentare loro quanto \u201cil naufragar m&#8217;\u00e8 dolce in questo mare\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; Ora siamo tutti grillini o in alternativa, ma pure in concomitanza, leghisti. Anzi salviniani. Appena quattro anni fa eravamo tutti super renziani, ma a fine 2011 fummo tutti montiani: ce lo chiedeva l&#8217;Europa. Il loden divenne la divisa d&#8217;ordinanza, lacrime (della Fornero) e sangue (il nostro) l&#8217;emblema di quella sciagurata stagione bocconian europeista. Ovviamente un attimo prima eravamo tutti berlusconiani gaudenti, sintonizzati su Mediaset e col Milan nel cuore; prima ancora dirsi seguaci del professor Prodi era un vanto. Veltroni poi, \u00e8 sempre stato un evergreen soprattutto dalle parti di Viale Mazzini, dove l&#8217;influenza dell&#8217;ex potentissimo segretario Pd non [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/tecce\/2018\/03\/17\/lirresistibile-italica-propensione-a-salire-sul-carro-del-vincitore\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1079,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[829,64],"tags":[222248,65,11738,20873,40865],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/tecce\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/558"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/tecce\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/tecce\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/tecce\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1079"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/tecce\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=558"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/tecce\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/558\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":568,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/tecce\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/558\/revisions\/568"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/tecce\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=558"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/tecce\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=558"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/tecce\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=558"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}