{"id":59,"date":"2016-03-23T13:01:04","date_gmt":"2016-03-23T12:01:04","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/tecce\/?p=59"},"modified":"2016-05-11T19:27:35","modified_gmt":"2016-05-11T17:27:35","slug":"ideologia-utopia-e-il-falso-mito-dellintegrazione-a-tutti-i-costi-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/tecce\/2016\/03\/23\/ideologia-utopia-e-il-falso-mito-dellintegrazione-a-tutti-i-costi-3\/","title":{"rendered":"Ideologia, utopia e il falso mito dell&#8217;integrazione a tutti i costi"},"content":{"rendered":"<p><strong>Ideologia, utopia e il falso mito dell&#8217;integrazione a tutti i costi<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;Europa ha fallito. Ha fallito come istituzione, nelle sue articolazioni durevoli e riconoscibili, ha fallito nella sua accezione politica per evidente mancanza di strategia e visione comune, ma soprattutto ha fallito in quella culturale ed identitaria. Stiamo assistendo inesorabilmente al fallimento delle politiche europee volte alla tolleranza senza regole, al multiculturalismo senza identit\u00e0, al falso mito dell&#8217;integrazione a tutti i costi, al buonismo senza giustizia. Un&#8217; Europa inerme, la cui immagine iconica si potrebbe identificare nelle lacrime di Federica Mogherini, Alto rappresentante dell&#8217;Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Lacrime irritanti, lacrime che suggeriscono la resa in un momento in cui invece dovremmo alzare tutti la testa e avere un sussulto di dignit\u00e0 e orgoglio. Orgoglio della nostra gloriosa storia passata, dei nostri valorosi uomini, delle nostre antiche tradizioni. <strong>L&#8217;islam, oltre che una religione, \u00e8 un potentissimo mezzo d&#8217;identit\u00e0 e unit\u00e0 culturale, un concetto del tutto assente nelle nostre moderne societ\u00e0 occidentali,<\/strong> le cui istituzioni sembrano ormai votate al nichilismo e ad un relativismo che le sta portando alla deriva. Le istituzioni &#8211; intese nel senso sociologico del termine e dunque non solo riferito alla politica ma a tutte le forme organizzative di cui si compone una societ\u00e0, dalla famiglia, alla Chiesa alla scuola &#8211; dovrebbero servire a formare la coscienza sociale dei soggetti secondo valori condivisi. Invece sempre pi\u00f9 spesso abbiamo assistito a manifestazioni di laicismo esasperato, a operazioni di desertificazione della nostra cultura e delle nostre radici: il problema non e&#8217; solo la lucida follia stragista dei terroristi islamici. Il vero problema \u00e8 la resa dell&#8217;occidente, la sua abdicazione culturale e il <strong>FALSO IDEOLOGICO rappresentato dal concetto illusorio di un&#8217; integrazione forzata<\/strong> con chi a farsi integrare non solo non ci pensa neanche lontanamente, ma i cui presupposti non rientrano neppure nel proprio universo valoriale e simbolico. I terroristi islamici, nella loro follia e fanatismo, hanno gi\u00e0 qualcosa in cui credere, non sono minimamente interessati al nostro credo e al nostro modello di societ\u00e0 in cui stoltamente li vorremmo integrare. Nella loro percezione di s\u00e9, essi si reputano profeti della verit\u00e0, la loro pi\u00f9 grande aspirazione \u00e8 morire per la verit\u00e0. Ovviamente non tutti i musulmani sono disposti a martirio e non tutti sono integralisti, ma vale la pena ricordare sempre che per la religione islamica l&#8217;abbandono alla volont\u00e0 di Allah \u00e8 basilare e questa volont\u00e0 \u00e8 una volont\u00e0 attiva, \u00e8 un abbandono alla volont\u00e0 non un abbandono senza volont\u00e0: <strong>fare la volont\u00e0 di Allah significa agire e nella sua radicalizzazione questo agire si manifesta con il predominio, con la conquista, con l&#8217;affermazione, con la sottomissione degli &#8220;infedeli&#8221;, dei &#8220;crociati&#8221;<\/strong>. Gi\u00e0 il fatto che nelle loro rivendicazioni i Jihadisti utilizzino un termine &#8211; crociati &#8211; legato al Medioevo \u00e8 emblematico. Negare che l&#8217;Islam abbia un \u00a0carattere &#8220;espansivo&#8221;, giacch\u00e9 fare la volont\u00e0 di Allah significa combattere per la sua potenza, \u00e8 sciocco e pericoloso. E&#8217; una sorprendente sottovalutazione del rischio. La caratteristica principale che differenzia la religione musulmana dalle altre \u00e8 l&#8217;estensione della concezione religiosa alla vita civile: <strong>lo Stato e la religione sono un tutt&#8217;uno, si congiungono e si compenetrano senza soluzione di continuit\u00e0.<\/strong><br \/>\nCosa vogliamo opporre noi cristiani a questa concezione totalizzante? La nostra cultura? La nostra superiorit\u00e0 morale che ci imporrebbe di &#8220;porgere l&#8217;altra guancia&#8221;, di non rispondere alla violenza con altra violenza? Pensiamo di accettare passivamente e di contrastare con la pietas la loro ferocia?<br \/>\nPer favore.<br \/>\nLasciamo questi dogmi eccelsiali a chi &#8211; per vocazione e per ruolo &#8211; lo deve fare: il Pontefice, i vescovi, i sacerdoti. Ma lo Stato laico, i nostri governanti non possono certo ragionare in questi termini.<br \/>\nAi ciechi sostenitori del buonismo acritico, ai filosofi delle idee universali, ai pacifisti duri e puri, a chi si lava la coscienza con tesi utopistiche, \u00a0si oppongono la &#8220;coerenza&#8221; e la ferrea determinazione degli islamici, per i quali non valgono le nostre regole, la nostra razionalit\u00e0, la nostra separazione fra terreno e divino, fra temporale e spirituale.<br \/>\nE&#8217; assolutamente ipocrita, retorico e demagogico il petulante e falsamente pietistico richiamo all\u2019integrazione degli immigrati islamici con cui la classe politica al potere, \u00a0coadiuvata da pseudo intellettuali al soldo, ha cercato di stordire un\u2019opinione pubblica gi\u00e0 di per s\u00e8 disorientata. L&#8217;ostinato &#8220;pacifismo&#8221; di chi, in una giornata maledetta, con i corpi di vittime innocenti ancora caldi, si ostina a predicare &#8220;accoglienza e integrazione&#8221; o \u00e8 un pazzo o \u00e8 in totale malafede. Mente sapendo di mentire.<br \/>\nAlle sacerdotesse degli immigrati che occupano alte cariche non si sa in virt\u00f9 di quale merito, agli pseudo intellettuali che si lanciano in analisi sociologiche improvvisate e in tweet fuori luogo, a tutti coloro che per vigliaccheria o, peggio ancora, <strong>per moda radical chic terzomondista multiculturalista, fingono di non vedere, di non sapere<\/strong> che nei quartieri di Bruxelles a maggioranza musulmana hanno brindato dopo gli attentati, si suggerisce un saggio che il sociologo tedesco di origine ungherese Karl Mannheim scrisse nel 1929, epoca di grande crisi per l&#8217;Europa che stava assistendo al crollo del mito razionalista, ma pi\u00f9 che mai attuale: &#8220;<strong>Ideologia e utopia&#8221;.<\/strong> Una mentalit\u00e0 si dice utopica quando \u00e8 in contraddizione con la realt\u00e0 presente, quando i suoi contenuti non si possono concretamente realizzare nella societ\u00e0 in cui si presentano. Mentre l&#8217;utopia persegue un alto fine, persegue il mutamento attraverso un pensiero sovvertitore che, sebbene sia di difficile realizzazione, anela ad un cambiamento, l&#8217;ideologia pu\u00f2 avere anche un&#8217;accezione negativa: \u00e8 il caso della mentalit\u00e0 ideologica fondata sull&#8217;inganno consapevole. Sebbene le ideologie si presentino spesso come giuste aspirazioni, quando poi sono tradotte in pratica, altrettanto spesso il loro significato viene deformato. <strong>Nel caso del buonismo radical chic siamo anche in presenza della &#8220;mentalit\u00e0 ideologica ipocrita&#8221;<\/strong> nel senso che chi la professa ha tutti gli strumenti e le possibilit\u00e0 di accertare che esiste una contraddizione fra le idee e l&#8217;attivita concreta, ma nonostante questo persevera per determinati interessi: una menzogna deliberata. Non abbiamo dunque a che fare con una pi\u00f9 o meno ingenua forma di autoillusione (utopia) bens\u00ec con un intenzionale inganno perpetrato ai danni degli altri.<br \/>\nEbbene, risulta difficile pensare che la classe dirigente sia cos\u00ec ottusa e incolta da non sapere che non esiste alcun caso di integrazione &#8220;pacifica&#8221; fra popoli e culture diverse nella storia dell\u2019uomo, se non a prezzo del genocidio o dell&#8217;invasione. Negli Stati Uniti d&#8217;America, che hanno sia in senso relativo che assoluto la maggiore quantit\u00e0 di immigrati, le varie componenti etniche continuano ad essere separate tra di loro. Pur con diversi gradi e varie sfumature, ci\u00f2 vale per i poveri pellerossa superstiti &#8211; che sono in realt\u00e0 i veri nativi americani, che hanno subito un vero e proprio \u00a0genocidio e che oggi vivono praticamente confinati nelle riserve &#8211; \u00a0come per i wasps (white-anglosaxon-protestants), per gli africani, gli ispanici, i cinesi, i vietnamiti, i coreani che pur essendosi &#8220;integrati&#8221;, molto spesso nelle grandi metropoli statunitensi hanno propri quartieri e continuano orgogliosamente a mantenere propri usi e costumi. Anche in Canada, nonostante secoli di convivenza, i francofoni del Quebec chiedono ancora oggi la separazione dagli anglofobi. Nel nostro vecchio continente negli anni si sono protratte rivendicazioni di indipendenza fra irlandesi e inglesi, baschi e spagnoli, fiamminghi e valloni. Impossibile non citare anche i popoli dell&#8217;ex URSS, ovvero i georgiani, gli ucraini, i lituani, i russi. Diversi per cultura ma integrati forzatamente prima dallo zar e poi dai dittatori comunisti. \u00a0Stesso destino e stesse sanguinose vicende per le popolazioni della ex Jugoslavia. Nella nostra stessa Italia gli altoatesini o sud-tirolesi,\u00a0 conservano orgogliosamente le loro caratteristiche etniche, rifiutando ogni tipo di assimilazione. <strong>Pi\u00f9 che &#8220;ideali&#8221; di integrazione appare chiaro che sar\u00e0 la battaglia per la proria identit\u00e0 quella decisiva dei prossimi anni in gran parte dei Paesi europei.<\/strong> In particolare in Paesi come la Francia e il Belgio (e in parte anche l\u2019Italia dove ci stanno provando) che sono stati \u201csottomessi\u201d a un\u2019immigrazione di massa e che oggi si trovano ad affrontare difficolt\u00e0 crescenti a livello sociale, economico e della sicurezza. Tutto ci\u00f2 ha dimostrato come il modello multiculturale che vorrebbero imporci \u00a0le nostre \u00e9lite \u00e8 un sogno che si \u00e8 totalmente frantumato; ad essere emersa non \u00e8 la ricchezza delle culture ma la frattura tra le culture.<br \/>\nPer tornare al tema dell&#8217;utopia, sarebbe utopistico negare che le migrazioni dei popoli, nel \u201cvillaggio globalizzato\u201d che \u00e8 diventato il nostro mondo, siano inevitabili, con tutte le conseguenze drammatiche che non \u00e8 difficile prevedere. Ma che almeno ci sia risparmiato il falso ideologico, celato dietro il paravento umanitario, di una &#8220;integrazione&#8221; possibile a tutti i costi.<!--more--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ideologia, utopia e il falso mito dell&#8217;integrazione a tutti i costi L&#8217;Europa ha fallito. 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