Vedere l’aula magna della Università della Calabria a Cosenza gremita di giovani concentrati nell’assistere alla consegna del premio Livatino, in onore del giudice antimafia assassinato nel 1990, fa pensare che il nostro paese ha le energie giuste e gli anticorpi per far fronte al cancro della società derivato dalla criminalità organizzata.
L’impatto è emozionante: quasi mille giovani in una giornata calda e afosa che non hanno mai smesso un istante di ascoltare le relazioni che riguardavano lo stato dell’arte della mafia e della ‘ndrangheta nel nostro paese, ragazzi che vivono la quotidianità di una piaga sociale che rischia di pregiudicare il loro futuro.
“Provare a fare rete, creare una grande alleanza per il cambiamento e la risposta per noi è gratificante” così ha esordito il professore Giancarlo Costabile ideatore del progetto.
Premiati oltre ai magistrati Mario Spagnuolo, PierPaolo Bruni, Vincenzo Luberto e Giuseppe Lombardo anche i giornalisti Fiorenza Sarzanini, Amedeo Ricucci, Angela Caponnetto e Pablo Petrasso la preside di un liceo di Rosarno, Maria Rosaria Russo e il testimone di giustizia Tiberio Bentivoglio assieme ai professori Barbieri, Teti, e Nicaso.
Premiato anche Lucio Presta manager e produttore televisivo che ha dedicato la sua vita all’amore per la Calabria, la sua terra.
Nell’aula magna parole dure e drammatiche sulla capacità che ha la mafia “un impasto tra tradizione ed innovazione” come ha detto Antonio Nicaso nel rigenerarsi sempre ma anche momenti di grande speranza.
La speranza degli occhi di tutti i giovani da cui traspariva la volontà di costruire una società migliore .

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