{"id":117,"date":"2018-03-30T13:59:12","date_gmt":"2018-03-30T11:59:12","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/?p=117"},"modified":"2018-03-30T13:59:12","modified_gmt":"2018-03-30T11:59:12","slug":"in-egitto-al-sisi-ha-vinto-una-buona-notizia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2018\/03\/30\/in-egitto-al-sisi-ha-vinto-una-buona-notizia\/","title":{"rendered":"In Egitto al- Sisi ha vinto. Una buona notizia"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2018\/03\/LAPRESSE_20171003150741_24498276.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-118\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2018\/03\/LAPRESSE_20171003150741_24498276-300x214.jpg\" alt=\"LAPRESSE_20171003150741_24498276\" width=\"300\" height=\"214\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2018\/03\/LAPRESSE_20171003150741_24498276-300x214.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2018\/03\/LAPRESSE_20171003150741_24498276-1024x731.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2018\/03\/LAPRESSE_20171003150741_24498276.jpg 1500w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Come\u00a0 previsto <strong>Abdel Fattah al Sisi<\/strong> \u00e8 il nuovo presidente della Repubblica d\u2019Egitto. Sul Nilo una volta di pi\u00f9 la caserma ha vinto sulla moschea. L\u2019erede di Nasser e Sadat (su Mubarak per il momento meglio sorvolare\u2026) \u00e8 stato confermato per un secondo mandato con il 90 % delle <span id=\"more-45880\"><\/span>preferenze, pi\u00f9 o meno 20 milioni di voti. Un gioco facile poich\u00e8 l\u2019unico sfidante rimasto, Moussa Moustafa Moussa, non ha raggiunto nemmeno il tre per cento. \u00c8 una buona o cattiva notizia?\u00a0 Piaccia o meno, la vittoria di al- Sisi \u00e8 un&#8217;ottima notizia per tutti. Per l\u2019Egitto, per il Mediterraneo, per l\u2019Europa. Per gli equilibri mondiali.<\/p>\n<p>Ricordiamo cosa successe nel febbraio 2011, quando Mubarak, inviso all\u2019amministrazione Obama e abbandonato dai militari, insofferenti dall\u2019avidit\u00e0 del clan presidenziale,\u00a0 venne costretto a dimettersi. Al tracollo del regime segu\u00ec\u00a0 l\u2019insediamento del \u201cfratello musulmano\u201d Mohammed Mursi. Inizi\u00f2 una deriva fondamentalista pericolosa che sconvolse l\u2019economia egiziana portando la Nazione\u00a0 \u2014 pi\u00f9 di 80 milioni di abitanti\u2026 \u2014\u00a0 sull\u2019orlo della guerra civile. Fortunatamente, come nel 1952 e nel 1980, l\u2019esercito intervenne defenestrando nell&#8217;estate del 2013 il cupo Morsi. Tocc\u00f2 al generale al Sisi raccogliere la velenosa eredit\u00e0 della \u201cprimavera araba\u201d: disoccupazione e inflazione alle stelle, crollo del turismo, trame dei fondamentalisti, terrorismo nel Sinai, caos in Libia. Un quadro terribilmente complesso anche per il ferrigno militare.<\/p>\n<p>Per di pi\u00f9, a causa della crisi globale, persino il Canale di Suez, la principale risorsa egiziana \u2014 era in sofferenza: da tempo il forte calo del prezzo del petrolio aveva reso per gli armatori interessante il periplo dell\u2019Africa o il pi\u00f9 conveniente Canale di Panama determinando una diminuzione netta dei transiti (dai 21.400 del 2008 ai poco pi\u00f9 di 16.000 del 2014). Da qui la decisione di promuovere una sottoscrizione popolare per finanziare la ristrutturazione e l\u2019allargamento della via d\u2019acqua; memore del passato coloniale, al-Sisi affid\u00f2 a quattro banche nazionali la vendita pubblica di titoli cartolarizzati a cinque anni, con un tasso d\u2019interesse del 12 per cento, riservati soltanto a cittadini egiziani. In solo otto giorni gli istituti raccolsero ben 6,5 miliardi.<\/p>\n<p>Dal 2015 il nuovo Canale \u00e8 realt\u00e0 e porta all\u2019Egitto i fondi indispensabili\u00a0 per il suo rilancio economico; soldi necessari per rinsaldare i precari equilibri sociali\u00a0 e proseguire la lotta contro il terrorismo interno ed esterno (vedi Libia).\u00a0 Sul piano internazionale il presidente ha convinto\u00a0 chi conta: l\u2019Egitto sembra nuovamente sicuro ed affidabile. Da qui i nuovi investimenti stranieri sulla <em>Suez Economic Zone, <\/em>il grande hub logistico e industriale della regione del Canale. Ad oggi nella <em>SEZ<\/em> operano imprese tedesche, francesi, emiratine (<em>Dubai Ports<\/em> per la logistica) e soprattutto cinesi. Con 267 milioni di dollari negli ultimi cinque anni e la firma nel 2016 di un accordo di cooperazione di 15 bilioni di dollari, Pechino \u00e8 infatti il principale investitore nella terra dei faraoni; ad Aim Sokma \u00e8 stata creata la <em>China Egypt Suez Economic and Trade Cooperation Zone, <\/em>un\u2019enclave gialla di 7,23 kmq in cui operano gi\u00e0 68 societ\u00e0 tra cui la <em>Jushi<\/em>, il colosso mondiale della vetroresina. Anche alle porte dell\u2019 ex <em>mare nostrum <\/em>si parla cinese.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 l\u2019Italia? Nonostante l\u2019Egitto sia con cinque miliardi d\u2019interscambio<\/strong> il pi\u00f9 importante mercato in Africa e il Canale sia vitale per la sua dimensione marittima (la <em>blue economy<\/em>), Roma mantiene un profilo basso. Purtroppo, terminata la stagione di Mattei e Fanfani, l\u2019Italia non ha pi\u00f9 saputo o voluto costruire una politica mediterranea e africana legata ai nostri interessi nazionali.\u00a0 Non meraviglia quindi che in Egitto la presenza italiana sia affidata alle aziende. Tra tutte, l\u2019<em>Eni<\/em>. Con 230mila barili estratti al giorno su una superficie di 28.0312 kmq e con 14 miliardi di investimenti (a cui dal 2018 andr\u00e0 sommato il gas estratto da Zohr, il giacimento pi\u00f9 esteso del Mediterraneo scoperto dai tecnici italiani nell\u2019agosto 2015 nelle acque antistanti Port Said), il \u201ccane a sei zampe\u201d \u00e8 il primo produttore del Paese. Forte del patrimonio politico-diplomatico costruito in oltre 60 anni, dopo il ritiro dell\u2019ambasciatore Massari dal Cairo <em>Eni<\/em> ha saputo gestire la complicata crisi diplomatica seguita all\u2019omicidio nel 2016 di Giulio Regeni. Una vicenda tragica quanto opaca le cui verit\u00e0 debbono essere ricercate al Cairo ma, soprattutto, a Cambridge. I britannici non hanno mai smesso d\u2019intrugliare sul Nilo.<\/p>\n<p>Non casualmente al-Sisi \u2014 nulla \u00e8 mai casuale in queste circostanze \u2014 ha visitato le installazioni di Zohr proprio nei giorni del secondo anniversario della morte di Giulio. Salutando l\u2019amministratore delegato dell\u2019<em>Eni<\/em> Claudio De Scalzi, <strong>il generale-presidente ha assicurato: <em>\u00abNon smetteremo di cercare i criminali. Alla famiglia Regeni presento ancora una volta le condoglianze, ma quel crimine \u00e8 stato commesso per rovinare i rapporti tra l\u2019Italia e l\u2019Egitto. Affinch\u00e8 non arrivassimo qui\u00bb.<\/em> <\/strong>Chi vuole intendere, intenda.<\/p>\n<p>Sul terreno vi sono poi <em>Edison<\/em>, <em>Ansaldo<\/em>, <em>Italcementi<\/em>, <em>Italgen<\/em>, <em>Cementir<\/em>, <em>Telecom<\/em>, <em>Alpitur<\/em> e, <em>last but not least<\/em>, il gruppo di Ernesto Preatoni, il \u201csignor Sharm\u201d. Ad occuparsi della <em>Suez Economic Zone<\/em> per il momento c\u2019\u00e8 solo Banca Intesa San Paolo tramite la <em>Bank of Alexandria<\/em> acquisita nel 2006 per 1,6 miliardi di dollari; dopo aver rischiato la nazionalizzazione nel periodo dei \u201cfratelli\u201d di Morsi, l\u2019Istituto, in collaborazione con <em>Srm-Studi e Ricerche per il Mezzogiorno,<\/em> \u00e8 impegnato in una serie di progetti dedicati agli imprenditori desiderosi ad investire nella regione. Visti gli interessi in gioco \u2014 pi\u00f9 il 10 per cento del traffico mondiale transita attraverso Suez fissando il Mediterraneo (e i porti italiani) al centro degli scenari globali \u2014 un\u2019occasione importante per una Nazione che sposta via mare il 54 per cento del suo commercio estero (l\u201985 con i paesi extra-Ue). \u00c8 tempo che qualcuno a Roma si dia da fare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Come\u00a0 previsto Abdel Fattah al Sisi \u00e8 il nuovo presidente della Repubblica d\u2019Egitto. Sul Nilo una volta di pi\u00f9 la caserma ha vinto sulla moschea. L\u2019erede di Nasser e Sadat (su Mubarak per il momento meglio sorvolare\u2026) \u00e8 stato confermato per un secondo mandato con il 90 % delle preferenze, pi\u00f9 o meno 20 milioni di voti. Un gioco facile poich\u00e8 l\u2019unico sfidante rimasto, Moussa Moustafa Moussa, non ha raggiunto nemmeno il tre per cento. \u00c8 una buona o cattiva notizia?\u00a0 Piaccia o meno, la vittoria di al- Sisi \u00e8 un&#8217;ottima notizia per tutti. 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