{"id":16,"date":"2017-05-12T23:31:28","date_gmt":"2017-05-12T21:31:28","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/?p=16"},"modified":"2017-05-12T23:31:28","modified_gmt":"2017-05-12T21:31:28","slug":"francia-macron-ha-vinto-marine-le-pen-forse-non-ha-perso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2017\/05\/12\/francia-macron-ha-vinto-marine-le-pen-forse-non-ha-perso\/","title":{"rendered":"Francia\/ Macron ha vinto, Marine Le Pen (forse) non ha perso"},"content":{"rendered":"<p>Spente le luci, dispersi i tifosi, raffreddati i sentimenti cerchiamo di ragionare sui risultati (e i significati) delle elezioni francesi. Tutto \u00e8 andato come previsto. Macron ha vinto con largo margine e si \u00e8 presentato davanti al Louvre, una location toponomastica inedita per gli schemi politici transalpini (Bastiglia per la sinistra, place de la Concorde per la destra). Nei prossimi giorni il vincente entrer\u00e0 in carica, cercher\u00e0 di formare un governo e una maggioranza, poi incontrer\u00e0 Angela Merkel riaprendo \u2014 per necessit\u00e0, real politik e (forse) un tributo postumo al gollismo \u2014 il dialogo franco-tedesco.<\/p>\n<p>Marine Le Pen, con circa undici milioni di voti, \u00e8 battuta ma non doma. La signora ha spaccato la Francia e, intanto, si prepara a ribaltare il partito (ormai decotto) mentre la nipotina Marion (l\u2019idolo pop dei \u201cpuri e duri\u201d) si sfila (proprio e non a caso&#8230;)\u00a0 alla vigilia delle legislative, il vero traguardo dell\u2019ipotesi \u201cmariniste\u201d.<\/p>\n<p>Intanto, fuori dal cortile dell\u2019Eliseo, si contano i cocci. I partiti storici (repubblicani e socialisti) sono crollati, frantumati; la sinistra ultr\u00e0 di Mechelon \u00e8, per il momento, fuori gioco; gli altri (centristi e frattaglie varie) poco contano.<\/p>\n<p>La partita, ora, \u00e8 tutta tra il neo-presidente e Marine. Una questione di numeri. Per governare, veramente, servono deputati, maggioranze solide. Per opporsi, seriamente, servono deputati e alleanze altrettanto solide. Appuntamento a giugno.<\/p>\n<p>Allora, vedremo quanto pesano En Marche \u2014 un \u201cnon partito\u201d, creato in laboratorio in tempi rapidissimi dai circoli tecnocratici e lib-gauche \u2014 e i frontisti e dintorni. Due idee apparentemente \u201cforti\u201d di sviluppo, di futuro per un\u2019elezione ancora tutta da giocare. Con realismo e freddezza. La strada \u00e8 lunga. Molto lunga. E terribilmente complessa.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e8 non ci interessano i lamenti dei destristi transalpini e nostrani sul solito \u201cdestino cinico e baro\u201d (pi\u00f9 cazzate assortite, vedi i commenti sui social&#8230;) e ci annoiano i salmi dei sinistrosi sul \u201ctrionfo\u201d del \u201cBene totale\u201d sul \u201cMale assoluto\u201d e altre sciocchezze.<\/p>\n<p>Su Macron torneremo presto, ma, intanto, riflettiamo sulla sconfitta del Front. Andiamo per ordine. In pochi anni Marine \u00e8 riuscita a risollevare e rilanciare un partito vecchio, isolato, sputtanato e forgiare uno strumento abbastanza efficace. Come abbiamo analizzato ne &#8220;Le Pen, la donna che spaventa l&#8217;Europa&#8221; (Il Giornale, Fuori dal Coro), dal congresso di Tours 2011, con sana cattiveria la signora ha saputo archiviare ricordi sterili e bandiere\u00a0 logore (e talvolta gloriose), pensionare personaggi datati (compreso l\u2019ormai imbarazzante Jean Marie) e chiudere ogni conto con il \u201cromanticismo fascista\u201d, con l\u2019OAS, Ordre Nouveau e altre nostalgie militanti. Nel 2017 alla presidentessa i \u201ccenturioni\u201d d\u2019Algeria e gli attivisti del GUD d\u2019Asssas non servono pi\u00f9. Punto.<\/p>\n<p>Del resto, Marine, come il babbo, proviene da un filone storico tutto transalpino che affonda le sue radici nell\u2019Ottocento. Il risultato \u00e8 un coktail multicolore: un goccio di bonapartismo sociale (quello di Napoleone III, le \u201cSaint Simon a cheval\u201d), un bel terzo di Boulanger, due terzi di Poujade, una lacrima di Maurras e una di Proudhon. Poi qualche aggiunta (quando serve) di De Gaulle. Niente Petain, Doriot e tanto meno di C\u00e8line o Drieu. Su queste coordinate la Le Pen junior \u00e8 riuscita aggregare attorno a se intelligenze \u201cnon conformiste\u201d (Florian Phillippot in primis) per, poi, sfondare con forza nei territori storici della sinistra tradizionale con un messaggio post-ideologico.<\/p>\n<p>Un\u2019operazione riuscita. Ma per vincere e governare la seconda potenza economica europea non basta rappresentare la collera \u2014 vera, autentica, giustificata, onesta \u2014 dei ceti perdenti, degli esclusi, dei poveri traditi dai socialisti e dai comunisti, umilati dalle \u00e9lites. Certo, \u00e8 bello sventolare le bandiere davanti alle miniere chiuse, \u00e8 bellissimo farsi applaudire dagli operai in sciopero, \u00e8 meraviglioso diventare l\u2019eroina degli \u201corfani della globalizzazione\u201d. E poi? Le gauche lepenisme (lo \u201csfondare a sinistra\u201d, l\u2019antica illusione tardo-missina), \u00e8 un dato importante ma, come confermano i numeri, insufficiente, limitato.<\/p>\n<p>Per quanto in declino la Francia \u00e8 una Storia, una Nazione, uno Stato, una potenza nucleare. Al tempo stesso la Francia \u00e8 un sistema malato controllato da un\u2019oligarchia cresciuta nelle \u201cGrandi Scuole\u201d \u2014 un circuito finanziario, politico, culturale, mediatico chiuso quanto trasversale \u2014, difesa dalle banche, dal complesso industriale-militare, dal mondo intellettuale e universitario, dalla burocrazia. Il suo cuore \u00e8 nelle citt\u00e0, nelle metropoli. Nella capitale. Come nel 1789, come nel 1848, nel 1851, il 1944 le periferie, la provincia, il contado nulla o poco contano (l\u2019unica eccezione fu il 1871, con l\u2019annientamento della <em>Commune<\/em> parigina).<\/p>\n<p>Su questo terreno Marine Le Pen ha perso la sua sfida per le presidenziali. Perch\u00e8? Qualche domanda e qualche risposta.<\/p>\n<ol>\n<li>La proposta socio-economica del FN era debole e non ha convinto i ceti medi, le categorie produttive, i pensionati. L\u2019uscita dall\u2019euro per tornare al franco \u00e8 una forzatura. Agli occhi dei risparmiatori, degli imprenditori, di chi crea ricchezza sociale. Di chi rischia e lavora. Di chi viaggia e investe. Di chi \u00e8 in pensione. L\u2019euro va assolutamente ridiscusso, rivisto, ma \u00e8 ormai la moneta di tutti. Indietro non si torna.<\/li>\n<li>L\u2019Europa a trazione germanica non piace a nessuno, forse nemmeno ai tedeschi. Ma la libera circolazione di merci e persone all\u2019interno del continente \u00e8 un dato consolidato. Certo, la UE va rivoluzionata, cambiata, resa finalmente democratica e rappresentativa (magari su una formula confederativa), ma immaginare di tornare alle vecchie, care frontiere non ha senso. Gli imperi continentali , i cartelli tecnologici, la finanza hanno ridotto le \u201cpiccole patrie\u201d a semplici francobolli. Per quanto strutturata la Francia (lasciamo stare l\u2019Italia e il resto d\u2019Europa) non pu\u00f2 pi\u00f9 bastare a stessa. Luigi XIV, i due Bonaparte, persino lo stesso De Gaulle sono il passato.<\/li>\n<li>Il Front \u00e8 una sigla vecchia, usurata. La Fiamma convince (forse) solo i militanti. Giustamente Madame Le Pen vuole oggi cambiare veste e indirizzo e, sfruttando la frana dei Repubblicani, aprire una politica delle alleanze e aggregazioni. Bene. Sarebbe stato meglio se lo avesse deciso lo scorso autunno, quando \u00e8 nata l\u2019ipotesi Macron (una risposta tempestiva ed efficace dell\u2019oligarchia). La signora, purtroppo, ha tardato e ha condotto una campagna elettorale su Fillon, \u201cil vecchio\u201d, sottovalutando il \u201cnuovismo\u201d di Macron, un prodotto fumoso ma sospinto furiosamente dai media e dall\u2019establishment. Nella seconda fase (vedi il dibattito televisivo) non \u00e8 riuscita a cambiare senso di marcia, usare nuovi linguaggi, dimostrare autorevolezza. Peccato. Ma la colpa non \u00e8 solo di Marine. Anzi. La candidata ha fatto un vero miracolo avendo alle spalle (salvo il suo laboratorio privato) un personale politico inadeguato e senza esperienza di governo, una struttura territoriale striminzita, pochi soldi e (vedi nipotina e padre&#8230;) tanti rancori familiari.<\/li>\n<li>Qualche giorno fa , Augusto Grandi , analista del Sole 24 Ore,\u00a0 sottolineava il silenzio se non l\u2019ostilit\u00e0 degli \u201cintellettuali anti sistema\u201d francesi e dei media filo destristi (Le Figar\u00f2, Valeurs Actuelles etc.). Tutti venduti? Tutti comprati? Tutti complici? Oppure il risultato di una quarantennale indifferenza frontista verso chi scrive, elabora, pensa? Nella sua lunga campagna Marine ha incontrato pescatori, immigrati, contadini, operai, pensionati, massaie, ma mai ha cercato un confronto con uno scrittore, un giornalista, un pensatore. Eppure, da Zemmour a Onfray, da Houllebecq a de Benoist e Raspail nel \u201cmondo delle lettere\u201d vi sono dei non allineati, degli anticonformisti con cui discutere e ragionare sul \u201csuicidio francese\u201d, su \u201cle gran retournement\u201d. Peccato.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Sulla base di queste riflessioni veloci una, altrettanto rapida, conclusione. Ovviamente provvisoria. Per vincere e governare (in Francia come in Italia) non basta una presenza forte e una brillante capacit\u00e0 dialettica. Non bastano nemmeno il coraggio e l\u2019impegno personale o sventolare \u2014\u00a0nel terzo millennio&#8230; \u2014\u00a0le bandiere di una perduta \u201csovranit\u00e0\u201d. Per essere potente e convincente la critica al &#8220;sistema&#8221; non pu\u00f2 limitarsi nell\u2019agitare paure, timori, rabbie.<\/p>\n<p>Per chi cerca d&#8217;opporsi, per i &#8220;populisti&#8221; d&#8217;ogni latitudine, \u00e8 necessario, invece, inquadrare la deriva della democrazia liberale occidentale \u2014 riprendendo, magari, il buon Toqueville che, due secoli fa, tutto aveva previsto&#8230; \u2014 e cercare di costruire un progetto alternativo e credibile al totalitarismo \u201csoft\u201d delle \u00e9lites globaliste.<\/p>\n<p>Servono, allora, analisi serie (leggere il mondo per quello che \u00e8 e non per quello che vorremmo fosse), elaborazioni veramente innovative in campo economico, sociale e culturale. E ancora, alla luce opaca della rivoluzione tecnologica in atto, trovare la capacit\u00e0 di rapportarsi con le forze centrali della societ\u00e0 reale. Il resto, nell\u2019Esagono come a casa nostra, \u00e8 sogno, fantasia, forse poesia. Alla fine, solo tempo perso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Spente le luci, dispersi i tifosi, raffreddati i sentimenti cerchiamo di ragionare sui risultati (e i significati) delle elezioni francesi. Tutto \u00e8 andato come previsto. Macron ha vinto con largo margine e si \u00e8 presentato davanti al Louvre, una location toponomastica inedita per gli schemi politici transalpini (Bastiglia per la sinistra, place de la Concorde per la destra). Nei prossimi giorni il vincente entrer\u00e0 in carica, cercher\u00e0 di formare un governo e una maggioranza, poi incontrer\u00e0 Angela Merkel riaprendo \u2014 per necessit\u00e0, real politik e (forse) un tributo postumo al gollismo \u2014 il dialogo franco-tedesco. Marine Le Pen, con circa [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2017\/05\/12\/francia-macron-ha-vinto-marine-le-pen-forse-non-ha-perso\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1097,"featured_media":17,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[247],"tags":[14,192061,9561],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1097"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16\/revisions\/18"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/media\/17"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}