{"id":195,"date":"2018-12-09T20:46:32","date_gmt":"2018-12-09T19:46:32","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/?p=195"},"modified":"2018-12-09T20:46:32","modified_gmt":"2018-12-09T19:46:32","slug":"i-no-tav-e-lesempio-svizzero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2018\/12\/09\/i-no-tav-e-lesempio-svizzero\/","title":{"rendered":"I No TAV e l&#8217;esempio svizzero"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In quell\u2019angolo di cielo riservato ai visionari e ai futurologi da qualche tempo c\u2019\u00e8 una certa agitazione. Lo spirito del conte Ilarione Pettiti di Roreto non ha requie. Agitando il riposo dei suoi celesti colleghi, l\u2019aristocratico piemontese continua ad imprecare, moccolare, maledire. Insomma \u00e8 incazzatissimo. Al padre nobile delle ferrovie del Regno di Sardegna non va proprio gi\u00f9 la triste commedia che si sta consumando proprio nel municipio di Torino, la sua citt\u00e0.<\/p>\n<p>Da lass\u00f9 Ilarione si chiede come sia possibile che a distanza di centovent\u2019anni dalle sue epiche battaglie per le strade ferrate \u2014 quanta fatica per convincere quel testone di Carlo Alberto\u2026 \u2014 vi siano nuovamente dei passatisti chiassosi a fermare un progetto, a bloccare binari, a impedire una galleria?<\/p>\n<p>Possibile, si chiede angosciato il conte, che nessuno si ricordi se non di lui, almeno degli scritti del giovane Cavour sul futuro delle ferrovie? Proprio il buon Camillo nel lontano 1840 \u2014 al tempo non ancora Padre della Patria ma ammiratore convinto di Ilarione \u2014 aveva intuito che la locomotiva non soltanto avrebbe fatto di \u00abTorino una citt\u00e0 europea, punto d\u2019unione del nord e mezzogiorno\u00bb ma sarebbe riuscita a far \u00abscomparire gli ostacoli e le distanze che separano gli abitanti d\u2019Italia fra loro e che impediscono che essi formino una sola e grande nazione\u00bb. L\u2019Unit\u00e0 attraverso il progresso, la modernit\u00e0 per l\u2019indipendenza. Cavour e Roreto avevano gi\u00e0 chiaro il futuro. I grillini di oggi hanno oscuro anche il presente\u2026<\/p>\n<p>Da qui la difficolt\u00e0 a spiegare \u2014 se mai fosse possibile \u2014 al corrucciato Ilarione e a Camillo Benso la danza macabra che affligge in questi mesi l\u2019Italia intera. Di sicuro gli spiriti dei due nobiluomini ci risponderebbero che anche in quel \u2018840 ad opporsi alla ferrovia erano in tanti. Ma Carlo Alberto \u2014 personaggio complesso ma non stupido \u2014 non ebbe dubbi e con gran sconcerto dei conservatori decise per la ferrovia. Una scelta economica ma anche politica che l\u2019Austria di Metternich non approv\u00f2. Anzi.<\/p>\n<p>Vale la pena di ricordare che i prodromi delle guerre d\u2019Indipendenza furono fissati \u2014 accanto alle congiure e ai moti \u2014 sulle rotaie. La rottura definitiva tra Torino e Vienna va ricercata anche nelle opposte geopolitiche ferroviarie austriache e piemontesi, nei differenti progetti trasportici, uno transadriatico (quello asburgico) fissato su Trieste e l\u2019altro transtirrenico (piemontese e poi unitario) imperniato su Genova: due paradigmi di modernizzazione allora inconciliabili.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Storie di ieri, certo, ma nuovamente attuali. Il lunare ministro Danilo Toninelli \u2014 s\u00ec, proprio quello perdutosi nell\u2019immaginaria galleria del Brennero&#8230; \u2014 da mesi parla e straparla sulla Tav, ingarbugliando numeri, confondendo tracciati, costi e geografie. Esasperato Paolo Foietta, commissario di governo per l\u2019Alta velocit\u00e0 ha ricordato che \u00abi dati citati dal ministro riguardano un generico rapporto tra i costi in Italia rispetto agli altri Paesi e nulla c\u2019entrano con la Torino-Lione. Fare un chilometro nella pianura francese \u00e8 ben diverso che bucare l\u2019Appennino come abbiamo dovuto fare noi per collegare Bologna con Firenze\u00bb. Un brusco richiamo alla realt\u00e0 a cui l\u2019infrangibile pentastellato ha replicato un cocktail di scemenze e bugie. A fine ottobre Toninelli si \u00e8 inventato che \u00abMacron ha escluso la Tav dalle priorit\u00e0 infrastrutturali proprio dopo aver valutato costi e benefici e non ha stanziato risorse per finanziare il percorso della galleria a Lione\u00bb. Peccato che negli stessi istanti le ruspe francesi stavano scavando a Saint Martin de la Porte il completamento del tratto gallico della tratta. Qualche giorno dopo Bruno Bollell, referente dell\u2019Eliseo per Lione, ha ribadito una volta di pi\u00f9 l\u2019appoggio francese al progetto, avvertendo che abbandonare l\u2019Alta velocit\u00e0 obbligherebbe i due Paesi a \u00abrestituire all\u2019Europa centinaia di milioni, proprio quando Bruxelles \u00e8 pronta ad ulteriori investimenti\u00bb.<\/p>\n<p>Tutto chiaro? Non per il ministro. Volando in appoggio del M5S torinese e alla sindaca Appendino, autori di un farsesco ordine del giorno No Tav, il Danilo ha ribadito testualmente che il \u00abgoverno punta a fare dell\u2019Italia un paese all\u2019avanguardia. Per farlo abbiamo pertanto previsto incentivi sulla mobilit\u00e0 elettrica ed \u00e8 nostra intenzione lavorare per un futuro a basse o zero emissioni\u00bb. Dunque \u00abinvestiremo altres\u00ec risorse pubbliche per attuare un serio piano nazionale per le piste ciclabili\u00bb. Ol\u00e8. Il nostro Paese continua a pagare salatamente i suoi terribili ritardi infrastrutturali \u2014 ponti, porti, strade, ferrovie etc. \u2014 accumulati in quarant\u2019anni e pi\u00f9 ma Toninelli promette bici per tutti&#8230;<\/p>\n<p>Ad avvelenare ancor pi\u00f9 il dibattito sotto la Mole si \u00e8 palesato anche Gigino Di Maio che, ignaro delle rigide clausole europee, ha annunciato che i soldi della Tav saranno destinati alla realizzazione della metro 2 di Torino. Subito dagli imprenditori \u00e8 arrivata una sonora pernacchia. Corrado Alberto, presidente di Api Torino, ha subito ribadito \u00abDi Maio non ha capito nulla. Non c\u2019\u00e8 e non ci pu\u00f2 essere scambio tra Tav e metro: sono entrambe essenziali. Piuttosto preoccupa che vengano buttati soldi in una societ\u00e0 decotta come Alitalia\u00bb.<\/p>\n<p>La partita sulle infrastrutture (e il futuro dell\u2019Italia) rimane cos\u00ec drammaticamente aperta. Con l\u2019incognita Salvini. Allora una domanda: sino a che punto il leader leghista pu\u00f2 lasciare spazio ai suoi strambi alleati su questioni cos\u00ec strategiche? E ancora, come faranno i ministri leghisti ad accettare il pesante ridimensionamento dei fondi per le grandi opere (lo 0,2 per cento del Pil, contro l\u20191,2 stanziato per pensioni e reddito di cittadinanza)? Non farebbe meglio Matteo a portare il dossier Tav in Parlamento e sfidare gli ingombranti compagni di viaggio? Vedremo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Intanto, mentre i No Tav sognano di collegare Lione e Torino con una pista ciclabile, oltre la frontiera \u00e8 in atto una vera e propria rivoluzione logistica. Qualche esempio. Sul Baltico \u00e8 in costruzione la linea A.V che collegher\u00e0 Germania e Polonia alla Finlandia. Da Tallin, in Estonia, un tunnel sottomarino lungo 100 chilometri salder\u00e0 Helsinki alla rete ferroviaria continentale. In Svizzera dal 2016 i treni sferragliano a 250 chilometri orari lungo i binari del nuovo traforo del San Gottardo (57 chilometri). Un\u2019impresa colossale che salder\u00e0, attraverso il tunnel del Lotschberg (aperto gi\u00e0 nel 2007) e il tunnel del Monte Ceneri (completamento previsto nel 2020) \u2014 oltre 100 chilometri di scavo complessivi \u2014, in un unico asse la Confederazione e, soprattutto, l\u2019Europa settentrionale con il Mediterraneo (e quindi Genova, se i grillini non bloccano il terzo valico). \u00c8 il progetto \u201cAlptransit\u201d, un piano d\u2019investimento di oltre 22 miliardi di euro deciso, approvato e finanziato dai cittadini \u201crosso &#8211; crociati\u201d nel 1998 con un referendum popolare.<\/p>\n<p>Un investimento costoso ma anche una scommessa storica. Grazie al nuovo sistema trasportistico i confederati potranno trasferire un flusso enorme di merci dalla gomma sul ferro, salvando cos\u00ec l\u2019equilibrio delle loro valli, delle loro citt\u00e0. Ma non solo. Come annota Remigio Ratti sul quaderno di \u201cLimes\u201d dedicato alla Svizzera \u00abAlptransit \u00e8 stato pensato negli anni Ottanta-Novanta del secolo scorso in funzione di un radicale miglioramento dell\u2019offerta per le merci, in particolare con l\u2019obiettivo del trasferimento dalla strada alla ferrovia mediante il carico su speciali vagoni di contenitori e rimorchi stradali. Si prevede il raddoppio del traffico delle persone, mentre l\u2019offerta commerciale aumenterebbe di due terzi nel 2020 con treni lunghi 750-800 metri, rispetto ai 530 odierni\u2026. Balza all\u2019occhio soprattutto il fatto che la Svizzera si sia presentata autonomamente e in anticipo rispetto ai progetti europei\u2026 Ecco la \u201cvocazione della Svizzera al transito\u201d. Si tratta di un fattore geopolitico determinante per l\u2019esistenza stessa della Confederazione, da leggere in un qualificato quadro d\u2019interessi e di ricerca tra le grandi forze politiche e gli interessi economici continentali\u00bb. Esempi su cui il tristo Toninelli dovrebbe riflettere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; In quell\u2019angolo di cielo riservato ai visionari e ai futurologi da qualche tempo c\u2019\u00e8 una certa agitazione. Lo spirito del conte Ilarione Pettiti di Roreto non ha requie. Agitando il riposo dei suoi celesti colleghi, l\u2019aristocratico piemontese continua ad imprecare, moccolare, maledire. Insomma \u00e8 incazzatissimo. Al padre nobile delle ferrovie del Regno di Sardegna non va proprio gi\u00f9 la triste commedia che si sta consumando proprio nel municipio di Torino, la sua citt\u00e0. 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