{"id":202,"date":"2019-01-12T16:15:24","date_gmt":"2019-01-12T15:15:24","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/?p=202"},"modified":"2019-01-12T16:17:24","modified_gmt":"2019-01-12T15:17:24","slug":"fiume-ditalia-passione-e-morte-di-una-citta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2019\/01\/12\/fiume-ditalia-passione-e-morte-di-una-citta\/","title":{"rendered":"Fiume d&#8217;Italia, passione e morte di una citt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><strong>Le citt\u00e0 hanno un inizio, una vita, uno sviluppo<\/strong> ma, talvolta, per qualche tragico gioco della Storia \u00a0\u2014 assedi, incendi, epidemie, carestie, eruzioni \u2014 anche una fine. Un giorno fatale in cui tutto finisce e restano soltanto rovine e silenzio. \u00c8 il caso di Troia, Pompei, Leptis Magna, Petra, Angkor, Machu Picchu e le altre \u201ccitt\u00e0 morte\u201d disseminate nel mondo. Vi \u00e8 per\u00f2 anche una morte senza distruzione. Il panorama urbano rimane pi\u00f9 o meno identico, la vita continua a pulsare lungo le strade ma le voci, i suoni sono altri. Nulla sembra cambiato ma, nondimeno, tutto \u00e8 differente. <strong>\u00c8 quello che il professore Raoul Pupo chiama l\u2019urbicidio, <\/strong>un sostituzione pressoch\u00e8 totale di popolazione. La sorte di Alessandria, Salonicco, Smirne, Leopoli, Konisberg. Il destino di Fiume e dei fiumani.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image\"><img class=\"wp-image-19898\" src=\"http:\/\/www.destra.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/fiume-citta-di-passione-raoul-pupo-copertina-202x300.jpg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<p>Ed \u00e8 proprio a quel piccolo mondo perduto che il docente dedica il suo nuovo, ottimo lavoro <strong>\u201cFiume citt\u00e0 di passione\u201d <\/strong>(Laterza, Bari, 2018, ppgg. 328, euro 24)<strong>. <\/strong>Un titolo azzeccato poich\u00e8 quella <em>p\u00f2lis<\/em> racchiusa tra la Balcania e l\u2019Adriatico \u00e8 stata crocevia e simbolo di passioni intense e contrastanti. Violente e sanguinose. Una lunga via crucis.<\/p>\n<p><strong>Andiamo per ordine. La storia di Fiume \u00e8 affascinante ma complicata. Difficile. <\/strong>Sin dal Medioevo da una parte vi \u00e8 l\u2019identit\u00e0 cittadina plurale (italica e mediterranea con pennellate tedesche, slave, ungheresi, ebraiche, greche, armene, albanesi) ma linguisticamente veneta, dall\u2019altra c\u2019\u00e8 lo sguardo prima subalterno e poi sciovinista e, infine, xenofobo del circondario croato. Patriottismo di Civilt\u00e0 inclusivo opposto ad un patriottismo etnicista escludente. Nazionalit\u00e0 culturale contro \u201csangue e suolo\u201d. Citt\u00e0, porto e industrie contro periferie, contado e montagna.\u00a0 Due mondi vicini quanto distanti ma che sino alla fine dell\u2019Ottocento, grazie alle complesse architetture politiche dell\u2019impero asburgico, riescono a convivere e lavorare, progredire. Poi il Novecento, le spinte centrifughe dei nazionalismi, la Grande Guerra, il crollo della Duplice monarchia e l\u2019Italia della \u201cvittoria mutilata\u201d.<\/p>\n<p>All\u2019indomani di Vittorio Veneto, Roma si ritrova sulla frontiera orientale la neo Yugoslavia monarchica, un vicino certamente pi\u00f9 debole dell\u2019Austria-Ungheria ma decisamente petulante e invasivo. Forte dell\u2019appoggio del presidente americano Wilson e delle indecisioni degli anglo-francesi, Belgrado rivendica tutta la Dalmazia e, soprattutto, Fiume e il suo porto.\u00a0 \u00c8 il momento della passione. Per i fiumani, nonostante la loro antica vocazione autonomista, la scelta diviene scontata, naturale: l\u2019Italia. Il debole governo Nitti per\u00f2 tracheggia e rimanda ogni decisione. <strong>Alla fine \u00e8 Gabriele d\u2019Annunzio a decidere.<\/strong> Il 12 settembre 1919 \u2014 quasi cent\u2019anni fa\u2026 \u2014\u00a0\u201cl\u2019orbo vate\u201d valica il suo Rubicone e marcia da Ronchi su Fiume. Entra senza fatica, senza sangue. Tra gli applausi. Una mossa\u00a0 dimostrativa, prodromica ad una successiva marcia su Roma tutta dannunziana ma il progetto si blocca presto tra il Monte Nevoso e Lussino. Esercito, monarchia, massoneria, industriali (e anche Mussolini) del poeta-soldato non si fidano. Preferiscono attendere. Il seguito \u00e8 noto.<\/p>\n<p>Ma il pirotecnico pescarese \u00e8 uomo notevole e trasforma la sua conquista in una \u201cfesta della rivoluzione\u201d. La Reggenza del Carnaro attira sull\u2019Adriatico eroi di guerra, generali, ammiragli, migliaia di ufficiali e soldati ma anche scienziati (Marconi), musicisti (Toscanini), scrittori (Marinetti), pittori e poeti. Un caleidoscopio coloratismo \u2014 <strong>si leggano i notevoli lavori pubblicati da AGA, la casa editrice \u201cfiumana\u201d del terzo millenio<\/strong> \u2014\u00a0 in cui si ritrovano futuristi, nazionalisti, arditi, massoni, clericali, esoteristi, fascisti, socialisti, sindacalisti soreliani e una folla di stravaganti visionari e \u201dgentiluomini di fortuna\u201d.<\/p>\n<p>Con la follia del genio d\u2019Annunzio (Pupo <em>dixit<\/em>\u2026) innalza la citt\u00e0 <em>\u00abin una sorta di capitale delle avanguardie europee: l\u2019immaginazione al potere, si potrebbe dire, dove si vivono le esperienze culturali e politiche pi\u00f9 estreme. Il nazionalismo diventa mistica della patria (anche 4 frati buttano la tonaca e si fanno dannunziani); la costruzione del consenso passa attraverso il dialogo diretto fra il capo e il popolo (Mussolini e Hitler impareranno bene la lezione); la Carta del Carnaro \u00e8 un modello costituzionale assai avanzato; l\u2019antislavismo pi\u00f9 becero si accompagna alla volont\u00e0 di liberazione dei popoli oppressi dalle potenze coloniali; l\u2019arditismo diventa uno stile di vita condiviso (con qualche bizzarria, come quelle di Guido Keller, gi\u00e0 pilota eroico, naturista, arruolatore di matti, che ha un\u2019aquila per mascotte); la sperimentazione artistica \u00e8 vita quotidiana, come la festa e la danza (e nei concerti agli strumenti fanno da contrappunto le bombe a mano); per il rifornimento della citt\u00e0 si ricorre alla pirateria; l\u2019erotismo (etero ed omo) dilaga e la cocaina pure\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>Una ventura formidabile che entusiasma gli spiriti liberi di tutt\u2019Europa (e non solo\u2026) ma effimera.<\/strong> Le hegeliane dure repliche della Storia hanno il sopravvento sul sogno e l\u2019allegria dei legionari. A Natale del \u201920 Roma chiude a cannonate il capitolo fiumano, d\u2019Annunzio si lascia (a caro prezzo) pensionare e viene costituita una stramba entit\u00e0 statuale autonoma inserita nell\u2019orbita italiana. Una finzione giuridica. Quattro anni dopo Mussolini \u2014 ormai Duce \u2014 sancisce l\u2019annessione del territorio, subito <strong>ribattezzato \u201cFiume d\u2019Italia\u201d.<\/strong> Segue un ventennio di pace contrassegnato da un\u2019italianizzazione integrale \u2014 volta pi\u00f9 a reprimere il municipalismo che lo slavismo \u2014 e da una lenta ma costante ripresa economica. Seppur periferica e lontana, Fiume per il regime del Littorio \u00e8 un simbolo potente. Da accudire e difendere. Poi la guerra nel 1940, il disastro del 1943 e la tragedia del 1945. \u00a0<strong>La \u201cmorte della Patria\u201d. <\/strong>A pagare il salatissimo conto della disfatta sono le genti giuliane, dalmate e fiumane.<\/p>\n<p>Riprendiamo Pupo: quando nel maggio 1945 le truppe jugoslave \u00ab<em>entrano<\/em> <em>\u00e8 evidente che non se ne andranno pi\u00f9. Subito parte una durissima repressione, che non colpisce soltanto i fascisti, ma in genere i patrioti italiani e soprattutto gli autonomisti, fieramente antifascisti ma contrari all\u2019annessione alla Jugoslavia. Poi parte l\u2019epurazione, in cui si procede alla confisca di tutte le aziende private, dalle industrie ai ciabattini. Nei confronti degli italiani, le autorit\u00e0 dovrebbero applicare la politica della \u201cfratellanza italo-slava\u201d, che per\u00f2 ha molti limiti. Si riferisce solo agli italiani \u201cetnici\u201d, non a quelli di origine slava, che invece devono venire \u201caiutati\u201d a recuperare la loro identit\u00e0 \u201coriginaria\u201d (beninteso, senza il loro consenso). Riguarda solo gli italiani \u201conesti e buoni\u201d, cio\u00e8 quelli disposti a mobilitarsi per l\u2019annessione alla Jugoslavia e la costruzione del comunismo, battendosi contro il governo di Roma ed i concittadini che invece vogliono l\u2019Italia. E\u2019 interessata quasi esclusivamente alla classe operaia, non certo ai \u201cborghesi\u201d, fra i quali rientrano anche i ceti popolari urbani non proletari (artigiani, marittimi, pescatori). Tutti gli altri sono \u201cnemici del popolo\u201d, per i quali non c\u2019\u00e8 spazio nella Jugoslavia socialista.<\/em><\/p>\n<p><em>I rapporti fra i cittadini e i nuovi \u201cpoteri popolari\u201d sono subito pessimi. Opporsi non \u00e8 possibile: i pochi che ci provano \u2013 soprattutto studenti \u2013 vengono immediatamente incarcerati o liquidati \u201cper via amministrativa\u201d. Comincia a partire per l\u2019Italia, nonostante numerose difficolt\u00e0 burocratiche, chi \u00e8 troppo legato al precedente regime o troppo inviso a quello nuovo; se ne vanno i pubblici dipendenti largamente epurati; i professionisti che non hanno pi\u00f9 una clientela; i commercianti che non hanno pi\u00f9 di che lavorare; i negozianti che non hanno niente da vendere; i marinai senza imbarco; gli artigiani considerati come capitani d\u2019industria. Le famiglie mettono al sicuro i ragazzi, perch\u00e9 andare a scuola significa andare a cercare guai. Ma partono anche operai, che non si riconoscono nel comunismo in versione croata e dopo che alcuni sindacalisti hanno fatto una brutta fine.<\/em><\/p>\n<p><em>Nell\u2019estate del 1948 entra in vigore la clausola del trattato di pace che riconosce ai residenti nei territori passati alla sovranit\u00e0 jugoslava che siano di madrelingua italiana, la facolt\u00e0 di optare per la cittadinanza italiana e trasferirsi legalmente in Italia. L\u2019opzione rappresenta la valvola di sfogo per tutte le tensioni accumulate nel dopoguerra e svuota la citt\u00e0. L\u2019ultimo atto arriva nell\u2019autunno 1953. Gli italiani sono andati via quasi tutti, ma l\u2019immagine del centro storico \u00e8 ancora bilingue. Durante l\u2019ennesima crisi fra Italia e Jugoslavia per l\u2019ancor irrisolta questione di Trieste, una folla tumultuante distrugge le ultime targhe, insegne, lapidi, scritte in italiano. Da quel momento Rijeka \u00e8 una citt\u00e0 integralmente jugoslava\u00bb. \u00a0<\/em><\/p>\n<p>Cos\u00ec mor\u00ec Fiume d&#8217;Italia. <strong>L\u2019urbicidio perfetto e dimenticato.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Le citt\u00e0 hanno un inizio, una vita, uno sviluppo ma, talvolta, per qualche tragico gioco della Storia \u00a0\u2014 assedi, incendi, epidemie, carestie, eruzioni \u2014 anche una fine. Un giorno fatale in cui tutto finisce e restano soltanto rovine e silenzio. \u00c8 il caso di Troia, Pompei, Leptis Magna, Petra, Angkor, Machu Picchu e le altre \u201ccitt\u00e0 morte\u201d disseminate nel mondo. Vi \u00e8 per\u00f2 anche una morte senza distruzione. Il panorama urbano rimane pi\u00f9 o meno identico, la vita continua a pulsare lungo le strade ma le voci, i suoni sono altri. 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