{"id":209,"date":"2019-02-20T18:38:43","date_gmt":"2019-02-20T17:38:43","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/?p=209"},"modified":"2019-02-20T18:38:43","modified_gmt":"2019-02-20T17:38:43","slug":"teseo-tesei-una-vita-straordinaria-tra-lelba-e-malta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2019\/02\/20\/teseo-tesei-una-vita-straordinaria-tra-lelba-e-malta\/","title":{"rendered":"Teseo Tesei, una vita straordinaria tra l&#8217;Elba e Malta"},"content":{"rendered":"<p>Morire in mare, sul mare, sotto il mare. Morire cercando di sfondare una rete di ferro per aprire un varco e assaltare un porto impenetrabile. Con lucida determinazione, senza rimpianti, senza tentennamenti, in una missione impossibile, praticamente senza ritorno. Non \u00e8 un film, non \u00e8 un artifizio letterario. \u00c8 successo davvero. Il 25 luglio 1941, nelle acque di Malta, un pugno di coraggiosi \u201cosarono l\u2019inosabile\u201d. Alla loro testa l\u2019elbano Teseo Tesei, un personaggio straordinario, leonardesco.<\/p>\n<p>Piccolo ricordo privato. Tesei era uno dei miti di mio padre, veterano della \u201cSeconda\u201d nella Regia e amico di Spartaco Schergat, uno dei violatori di Alessandria, medaglia d\u2019oro e esule (come il babbo) dall\u2019Istria. Da bimbo, a Trieste, ascoltavo Schergat narrare \u2014 con molta ritrosia e tanta umilt\u00e0 \u2014 l\u2019impresa. In quelle sere un nome sempre tornava: Teseo Tesei. Poi i film all\u2019oratorio \u2014 al tempo posti allegri con preti non imbarazzanti \u2014 per vedere e rivedere \u201cI sette dell\u2019Orsa Maggiore\u201d, \u201cSiluri Umani\u201d, \u201cL\u2019affondamento della Valiant\u201d. Vecchi film \u2014 i religiosi riciclavano con parsimonia le pellicole \u2014 eppure entusiasmanti, coinvolgenti. Ancora una volta Tesei.<\/p>\n<p>Negli Ottanta, a Milano intervistai Oreste Del Buono, uomo di vivace intelligenza e grande empatia. Con Fulvia Serra, l\u2019Oreste stava preparando un ottimo prodotto editoriale \u201cCorto Maltese\u201d, un inno all\u2019avventura, all\u2019ardimento, al coraggio. Una rottura con la menata della massa, del collettivo. In pi\u00f9 era il nipote di Tesei. L\u2019eroe del mio babbo&#8230;. Un\u2019occasione unica per sapere, capire. Al suo nome gli occhi di Del Buono s\u2019accesero e dimenticammo l\u2019intervista per parlare a lungo del personaggio: \u00abnon era un fanatico e tanto meno un suicida nihilista, ma un uomo umanissimo, nemicissimo della retorica, che non temeva la morte, la considerava al posto giusto&#8230; se tornasse dall\u2019aldil\u00e0 non approverebbe quasi nulla di quanto si \u00e8 detto su di lui. O forse, con la sua autoironia, ci si divertirebbe un mondo&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Un eroe italiano<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tutto inizi\u00f2, come narra l\u2019agile libro di Cristina Di Giorgi \u201cTeseo Tesei, all\u2019assalto della gloria\u201d (Idrovolante Edizioni, euro 14,00), nel 1934 nel golfo di La Spezia quando Tesei e Elios Toschi, giovani ufficiali del Genio Navale, s\u2019intestardirono \u2014 memori dell\u2019incursione della \u201cmignatta\u201d a Pola nel 1918, coronata dall\u2019affondamento dell\u2019asburgica corazzata <em>Viribus Unitis<\/em> \u2014 a ragionare su un\u2019arma rivoluzionaria: il Siluro a Lenta Corsa, per gli addetti ai lavori semplicemente il \u201cmaiale\u201d. L\u2019idea di un mezzo subacqueo guidato da due operatori, capace di penetrare furtivamente nelle basi nemiche e affondare le navi nemiche alla fonda \u2014 uomini contro corazzate: una riedizione nostrana del Davide contro Golia \u2014 sembr\u00f2 interessare anche i molto conservatori navarchi romani che, tra molti dubbi, autorizzarono i due geniali ingegneri a proseguire gli studi e costruire dei prototipi.<\/p>\n<p>Furono anni di prove, fallimenti, altre prove e nuovi fallimenti e lunghe pause e pochi pochi soldi. Nulla d\u2019inedito. In terra come in mare e al netto della propaganda bellicista, il regime \u2014 si leggano i poderosi volumi dell\u2019Ufficio Storico della Marina o le annate di \u201cRivista Marittima\u201d \u2014 si affid\u00f2 ad un modello militare sorpassato, obsoleto. Con l\u2019avallo di Mussolini, l\u2019ammiraglio Domenico Cavagnari, il <em>dominus<\/em> della Regia Marina, ignorando le lezioni degli innovatori della Grande Guerra \u2014 Rizzo, Rossetti, Paolucci, Ciano senior, Pignatti \u2014 rimase concentrato sulla spettacolarizzazione della potenza navale \u2014 enormi corazzate, grossi calibri, niente portaerei e tante parate \u2014 e lesin\u00f2 investimenti ed attenzioni alle iniziative assimetriche, non convenzionali. Un problema culturale prima che ancora che militare.<\/p>\n<p>Finalmente operativi nel 1938, i \u201csiluri umani\u201d vennero affidati ad un selezionatissimo reparto d\u2019incursori imbucato a Bocca di Serchio, la base <em>top segret<\/em> della futura X Mas (la denominazione ufficiale arriver\u00e0 il 14 marzo 1941). Prese cos\u00ec forma cos\u00ec in quell\u2019angolino di Toscana la saga di Tesei, Toschi, Birindelli, Durand de La Penne, Franzini, Centurione, Stefanini, Falcomat\u00e0 e poi di tutti gli altri <em>brothers in arms<\/em> che seguirono il loro esempio. Inizi\u00f2 allora una corsa contro il tempo: mentre i venti di guerra spiravano sempre pi\u00f9 forte, gli \u201capostoli di Tesei\u201d intensificarono sino allo spasimo gli addestramenti in mare, ad ogni ora e con ogni tempo, e perfezionarono (per quanto possibile) armi e materiali. Presto accanto a Tesei arriv\u00f2 il tenente di vascello Junio Valerio Borghese. A lui, ottimo sommergibilista, tocc\u00f2 il compito di portare in tutta segretezza mezzi e uomini all\u2019imbocco delle basi nemiche.<\/p>\n<p>Allo scoccare del 10 giugno 1940, la fatidica \u201cora segnata dal destino\u201d, il reparto era pronto all\u2019azione. Certo, i mezzi erano ancora pochi \u2014 una cinquantina scarsa di SLC \u2014 ma sufficienti per un attacco simultaneo contro i porti nemici e infliggere un colpo durissimo agli anglo-francesi del tutto ignari della nuova arma. Nulla per\u00f2 si mosse. Mentre Tesei e i suoi fremevano, Mussolini \u2014 convinto, dopo il crollo della Francia, che la guerra stesse terminando con un compromesso&#8230; \u2014 opt\u00f2 per la difensiva su ogni fronte terrestre e marittimo. Un abbaglio fatale che chiuse per sempre l\u2019irripetibile opportunit\u00e0 di scardinare l\u2019apparato albionico nel Mediterraneo. Nel dicembre 1941 i giapponesi a Pearl Harbour \u2014 come gi\u00e0 in Manciuria nel 1904 \u2014 non si fecero altrettanti scrupoli&#8230;<\/p>\n<p>L\u2019ordine tanto atteso arriv\u00f2 solo a tardo agosto: per Tesei e i suoi destinazione Alessandria. Casualmente i britannici intercettarono la missione e tutto s\u2019interrompe malamente. Seguirono altri tentativi contro Gibilterra e poi di nuovo Alessandria ma all\u2019ultimo momento qualcosa andava puntualmente storto. Nessun sabotaggio, nessun tradimento \u2014 con buon pace dei discepoli di Trizzino \u2014 ma solo sfortuna e tanti problemi tecnici su mezzi ancora semiartigianali e molto \u201ccapricciosi\u201d. Nel frattempo, come annota l\u2019autrice, l\u2019angosciato Tesei continuava a lavorare, progettare, addestrare. La flottiglia venne riorganizzata e potenziata affiancando ai \u201cmaiali\u201d gli MTB, i micidiali barchini esplosivi. Un\u2019intuizione vincente. A loro, il 26 marzo \u201941, and\u00f2 la prima vittoria della Decima a Creta. Sei barchini comandati da Luigi Faggioni, affondavano nella baia di Suda l\u2019incrociatore York e una petroliera. Alla notizia l\u2019elbano, fisicamente sfinito ma per nulla rassegnato, propose ai comandi una nuova sfida. Terribilmente impegnativa. Malta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Spolettare al minimo<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sulla carta un\u2019idea folle. L\u2019isola, incredibilmente risparmiata dagli italiani nell\u2019estate \u201940, era diventata la munitissima fortezza inglese sul canale di Sicilia e costituiva una minaccia costante per i nostri convogli diretti verso la Libia lungo le \u201crotte della morte\u201d, un golgota marino che per tre anni inghiott\u00ec voracemente centinaia di nostre navi e migliaia di marinai e soldati. Malta andava colpita. Con forza e decisione, ad ogni costo.<\/p>\n<p>Supermarina, concentrata sulla guerra d\u2019attrito nel Mediterraneo centrale, considerava il porto di La Valletta inviolabile ma Tesei e Vittorio Moccagatta, comandante dell\u2019unit\u00e0, convinsero gli ammiragli della possibilit\u00e0 di un\u2019azione combinata tra mezzi di superficie e mezzi subacquei: i \u201cmaiali\u201d avrebbero fatto saltare le ostruzioni per aprire la via all\u2019assalto dei barchini. Ovviamente Tesei chiese, anzi pretese di guidare il primo SLC, il compito pi\u00f9 rischioso. Impossibile dissuaderlo.<\/p>\n<p>Nella notte fatidica tutto and\u00f2 storto. Da ore gli inglesi, grazie ai loro radar, avevano individuato la formazione italiana e preparavano la trappola. Poi, la Regia Aeronautica non intervenne nei modi e nei tempi previsti, il \u201cmaiale\u201d ebbe un malfunzionamento ma Tesei, ormai in ritardo sulla tempistica, decise di lanciarsi \u201cspolettando il siluro al minimo\u201d. La morte certa. Allo scoppio i barchini attaccarono il porto ma vennero subito massacrati dal fuoco di sbarramento. Un muro di proiettili disintegr\u00f2 uomini e mezzi. Una mattanza terribile: 18 prigionieri, 15 morti. Il corpo di Tesei e del suo secondo, Alcide Pedretti, svanirono nel nulla.<\/p>\n<p>Un disastro pieno. Ma, come ben descrive Cristina Di Giorgi, anche la conferma della determinazione dei marinai italiani. A Malta l\u2019ingegnere Teseo Tesei e i suoi fratelli d\u2019armi vollero pagare il conto della notte di Taranto, di Capo Matapam e delle troppe sconfitte della Regia Marina. A saldare il resto della salata rimessa ci pensarono poi gli incursori di Alessandria, Gibilterra, Algeri. Gli uomini \u201cGamma\u201d in Turchia. Una bella storia che ha nella caserma del Varignano, l\u2019attuale sede del Comsubim, il suo <em>sancta sanctorum<\/em>.<\/p>\n<p>Un\u2019ultima considerazione. Il libro della Di Giorgi \u00e8 prezioso. Al netto di alcuni passaggi un po\u2019 retorici, il lavoro aggiorna e attualizza con precisione la figura di Tesei e dei suoi camerati e offre, cosa importante, una lettura equilibrata di un momento centrale della nostra travagliata vicenda nazionale. Certo, il lettore di \u201cTeseo Tesei, all\u2019assalto della gloria\u201d non trover\u00e0 le analisi e gli approfondimenti certosini di Giorgieri, Rapalino, Sadovich, Bragadin, Cernuschi \u2014 gli specialisti della nostra storia navale \u2014 , ma scoprir\u00e0 episodi di straordinario ingegno e incontrer\u00e0 uomini di valore, italiani degni d\u2019essere conosciuti e ricordati. Gocce di sole in questo plumbeo tempo d\u2019immemori e sbadati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Morire in mare, sul mare, sotto il mare. Morire cercando di sfondare una rete di ferro per aprire un varco e assaltare un porto impenetrabile. Con lucida determinazione, senza rimpianti, senza tentennamenti, in una missione impossibile, praticamente senza ritorno. Non \u00e8 un film, non \u00e8 un artifizio letterario. \u00c8 successo davvero. Il 25 luglio 1941, nelle acque di Malta, un pugno di coraggiosi \u201cosarono l\u2019inosabile\u201d. Alla loro testa l\u2019elbano Teseo Tesei, un personaggio straordinario, leonardesco. Piccolo ricordo privato. 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