{"id":220,"date":"2019-04-08T13:41:33","date_gmt":"2019-04-08T11:41:33","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/?p=220"},"modified":"2019-04-14T18:02:44","modified_gmt":"2019-04-14T16:02:44","slug":"galeazzo-ciano-una-vita-sbagliata-in-un-tempo-crudele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2019\/04\/08\/galeazzo-ciano-una-vita-sbagliata-in-un-tempo-crudele\/","title":{"rendered":"Galeazzo Ciano, una vita sbagliata in un tempo crudele"},"content":{"rendered":"<p>Era il 1982 o il 1983. Poca conta. Ero a Roma con il barone Tomaso Staiti di Cuddia delle Chiuse \u2014 deputato aristocratico e anticonformista di un partito popolano e spesso conformista \u2014 indugiando in piazza del Popolo. Ci sedemmo da Rosati dove ci attendeva Pino Romualdi, il \u201cpadre nobile\u201d della Fiamma e, allora, presidente dell\u2019acciaccato vascello \u201ctricolore\u201d. I due iniziarono a discutere sulle solite, estenuanti, tediossime questioni di bottega missine. Poi, all\u2019improvviso, Romualdi s\u2019interruppe. Si alz\u00f2 in piedi e salut\u00f2 con deferenza un\u2019elegante anziana signora che, casualmente, si era seduta accanto a noi. Tom, a sua volta, si capriol\u00f2 in un perfetto baciamano. Era Edda Mussolini.<\/p>\n<p>Seguirono convenevoli, battute, pettegolezzi. Solite cose. Alla fine presi coraggio e mi presentai cercando di simpatizzare. \u201cSignora Mussolini\u201d dissi. Una stupidaggine. La figlia del Duce si sfil\u00f2 gli occhialoni scuri e mi raggel\u00f2 con lo sguardo. \u201cSono la contessa Ciano, giovanotto&#8230;\u201d. Gli occhi, grandi e penetranti, erano quelli del padre. Magnetici, fulminanti. Tristi.<\/p>\n<p>In quel lampo di malinconica fierezza c\u2019era tanto. C\u2019era tutto. C\u2019era la figlia preferita di Benito, la moglie irrequieta di Galeazzo, la \u201cstella\u201d della Roma gaudente d\u2019anteguerra, la crocerossina del fronte, la vedova del fucilato di Verona. C\u2019era, innominato ma presente, il nonno che aveva fatto \u2014\u00a0obtorto collo \u2014 ammazzare il padre dei suoi nipoti. Tacqui e ascoltai i \u201cvecchi\u201d. In silenzio. Quel pomeriggio sui tavolini di Rosati aleggiava un sussurro importante, imperdibile, di Novecento italiano. Con Edda, una donna centrifugata dalla Storia.<\/p>\n<p>Un episodio ormai lontano su cui riflettevo \u2014 quante domande quel pomeriggio avrei potuto porre alla contessa&#8230;. \u2014 leggendo l\u2019ultima fatica del professor <strong>Eugenio Di Rienzo, \u201cCiano\u201d (Salerno editore, ppgg. 696, euro 34,00)<\/strong> una monumentale biografia dedicata proprio a Galeazzo, conte di Cortelazzo, il \u201cgenerissimo di regime\u201d. Si tratta di un lavoro importante, centrale. Per pi\u00f9 motivi.<\/p>\n<p>Il docente romano \u2014 grande storico e intelligenza libera e scintillante \u2014 attraverso la parabola di Ciano ha ricostruito, forte di un meticoloso lavoro d\u2019archivio, ragioni, velleit\u00e0 e prospettive della politica estera dell\u2019Italia fascista tra il 1930 e il 1943. Un percorso inedito e, spesso sorprendente, certamente innovativo: Di Rienzo, a differenza di De Felice, ridimensiona la portata e la validit\u00e0 dei diari di Ciano e le memorie di Dino Grandi \u2014 due operazioni auto-assolutorie, zeppe di falsificazioni e contraddizioni \u2014 e incrociando con maestria le fonti smonta la leggenda di un Ciano antitedesco e frondista. Al netto delle bizze da dandy e dalla sua immagine da \u201ctanghero\u201d, il figlio di Costanzo Ciano rimase una pedina di lusso, organica e sinergica, ai complicati disegni internazionali del potente suocero. Dal 1936, con la nomina di Galeazzo a ministro degli Esteri, tra i due s\u2019instaur\u00f2 un gioco delle parti punteggiato da continue doppiezze, ambiguit\u00e0 e sottigliezze, tutto teso a dissimulare la debolezza italiana \u2014 la minore delle grandi potenze del tempo \u2014 per ottenere dagli interlocutori di turno vantaggi e opportunit\u00e0 territoriali ed economiche. Nulla di nuovo a ben vedere: la politica revisionista mussoliniana altro non era che la riproposizione in chiave massimalista delle politiche \u201canfibie\u201d \u2014 l\u2019annoso tentativo d\u2019essere il \u201cpeso determinante\u201d, \u201cl\u2019ago della bilancia\u201d etc \u2014\u00a0di Camillo Benso di Cavour e dei suoi successori post-unitari e le ambizioni, al netto della propaganda, erano limitate e abbastanza realistiche. Inizi\u00f2 cos\u00ec una partita rischiosa e, inizialmente, vincente in Etiopia, in Spagna e anche nei Balcani ma poi sempre pi\u00f9 difficile e alla fine tragicamente perdente.<\/p>\n<p>Negli anni del successo e del potere Galeazzo s\u2019illuse spesso sulle sue capacit\u00e0 \u2014 non disprezzabili ma insufficienti \u2014 e sopravalut\u00f2 il suo peso effettivo nelle architetture del regime atteggiandosi a \u201cquasi duce\u201d, ad erede simil-designato. Miraggi. Mussolini disprezzava \u2014 spesso a ragione, qualche volta a torto \u2014 il gruppo dirigente fascista e non prevedeva alcuna successione, nessun passaggio di testimone. Tanto meno a Galeazzo, a cui spettava il compito di rabbonire, rassicurare, informare ambasciatori e referenti internazionali o, al pi\u00f9, intrigare su stretto mandato in terra iberica o in Balcania. Poi, con l\u2019avvicinarsi del conflitto, il rapporto (sempre sbilanciato) tra suocero e genero si fece ancora pi\u00f9 stretto e lo spericolato minuetto si trasform\u00f2 in una macabra \u201ctotendanz\u201d.<\/p>\n<p>Come nota Di Rienzo, il Duce temeva la guerra e macchiavellicamente cercava d\u2019evitare coinvolgimenti diretti nella speranza di un sempre pi\u00f9 improbabile compromesso europeo. Sotto la regia di Mussolini, Ciano trimpell\u00f2 perci\u00f2 tra tedeschi, francesi, inglesi e Vaticano atteggiandosi con Berlino a germanofilo, con tutti gli altri come uomo della pace. Una serie di inganni (e tanti auto-inganni) che finirono per screditarlo \u2014 per gli anglo-francesi Ciano era un tipo inaffidabile, per i germanici un infido, un camaleonte \u2014 che si rovesciarono, poi, nel fatidico Diario in cui il \u201cgenerissimo\u201d si rappresentava come unico contraltare al bellicismo mussoliniano. L\u2019ennesima bugia. Alla luce dei documenti italiani e stranieri il professore smonta minuziosamente il castello di carte del ministro e sottolinea le sue responsabilit\u00e0 nell\u2019entrata in guerra \u2014 molto timida poich\u00e8 certo, come il Duce, della sua rapida conclusione \u2014 e le sue colpe nella campagna di Grecia, un disastro militare e politico senza appello.<\/p>\n<p>Solo nel 1943, dopo El Alamein e Stalingrado, Galeazzo tent\u00f2, in una Roma ridotta in un verminaio di tradimenti e complotti, un ruolo autonomo giocando su tutti tavoli possibili: Vaticano, alleati, monarchia, dissidenza fascista. Un ruolo adatto per un Fouch\u00e8 o un Talleyrand, non certo per il povero conte di Cortelazzo. Invischiato nelle sue trame, Galeazzo partecip\u00f2 \u2014 sodale poco gradito dagli altri congiurati \u2014 al colpo di stato del 25 luglio. La fine del regime. Nulla and\u00f2 come previsto e il vanesio \u201cgenero di regime\u201d fin\u00ec a Verona. Condannato a morte, abbandonato \u2014 nonostante i pianti e i ricatti di Edda \u2014 da un impotente Mussolini, l\u201911 gennaio 1944 venne fucilato alla schiena al poligono di forte San Procolo. Mor\u00ec con dignit\u00e0. Il coraggio fisico, almeno quello, non gli mancava.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Era il 1982 o il 1983. Poca conta. Ero a Roma con il barone Tomaso Staiti di Cuddia delle Chiuse \u2014 deputato aristocratico e anticonformista di un partito popolano e spesso conformista \u2014 indugiando in piazza del Popolo. Ci sedemmo da Rosati dove ci attendeva Pino Romualdi, il \u201cpadre nobile\u201d della Fiamma e, allora, presidente dell\u2019acciaccato vascello \u201ctricolore\u201d. I due iniziarono a discutere sulle solite, estenuanti, tediossime questioni di bottega missine. Poi, all\u2019improvviso, Romualdi s\u2019interruppe. Si alz\u00f2 in piedi e salut\u00f2 con deferenza un\u2019elegante anziana signora che, casualmente, si era seduta accanto a noi. Tom, a sua volta, si capriol\u00f2 [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2019\/04\/08\/galeazzo-ciano-una-vita-sbagliata-in-un-tempo-crudele\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1097,"featured_media":221,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[247],"tags":[344117,17493,344116],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/220"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1097"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=220"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/220\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":225,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/220\/revisions\/225"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/media\/221"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=220"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=220"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=220"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}