{"id":231,"date":"2019-04-29T16:37:10","date_gmt":"2019-04-29T14:37:10","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/?p=231"},"modified":"2019-04-29T16:37:10","modified_gmt":"2019-04-29T14:37:10","slug":"spagna-vox-al-10-per-cento-le-prevedibili-ragioni-di-un-successo-imprevisto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2019\/04\/29\/spagna-vox-al-10-per-cento-le-prevedibili-ragioni-di-un-successo-imprevisto\/","title":{"rendered":"Spagna: Vox al 10 per cento. Le prevedibili ragioni di un successo imprevisto"},"content":{"rendered":"<p>I mass media nostrani strillano di trionfo dei socialisti spagnoli e tirano un sospiro di sollievo. Le cose per\u00f2 sono un po\u2019 diverse. Come a malincuore ammette Aldo Cazzullo sul Corriere la \u00abvittoria \u00e8 pi\u00f9 tecnica che numerica. Pi\u00f9 nei seggi che nei voti. La somma dei tre partiti di destra \u2014 Pp, Ciudadanos e Vox \u2014 \u00e8 molto vicina a quella dei socialisti e di Podemos. Ma il sistema elettorale punisce la frammentazione\u00bb.<\/p>\n<p>Di certo la scena politica spagnola rimane in pieno movimento e difficilmente i risultati delle elezioni del 28 aprile potranno innescare una fase di stabilit\u00e0. Troppi i problemi, tante le delusioni, molti i rancori. Il quadro non \u00e8 semplice: a partire dal 2017 la questione catalana si \u00e8 intrecciata fatalmente con la crisi dei partiti di potere accusati (a ragione) di corruzione e malgoverno, i problemi socio-economici e le tensioni legate all\u2019immigrazione. In pi\u00f9, dato ineludibile, sullo sfondo c\u2019\u00e8 il crescente malessere delle Spagna \u201cprofonda\u201d verso il \u201cpoliticamente corretto\u201d, la stramba deriva neogiacobina imposta dai vari governi socialisti e accettata, subita, condivisa dai popolari di Rajoy.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image\"><img class=\"wp-image-20925\" src=\"http:\/\/www.destra.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/2d1b25c1c9c6d58505de563e13eab8b8-071-kTtE-U31101824278533JLB-656x492@Corriere-Web-Sezioni.jpg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<p>\u00c8 l\u2019eredit\u00e0 avvelenata di Jos\u00e8 Luis Zapatero, il vincitore a sorpresa delle elezioni del 2004; un successo imprevisto raggiunto solo grazie ai terribili errori fatti da Aznar (il superfavorito di allora) nei giorni successivi ai massacri del 11 marzo a Madrid (191 morti negli attacchi terroristici). Una svolta letale. Appena arrivato al potere il premier socialista promosse una serie di brusche accelerazioni con l\u2019obiettivo dichiarato di stravolgere in profondit\u00e0 la societ\u00e0 civile spagnola, i suoi costumi, i suoi valori, la sua storia. All\u2019inizio lo \u201czapaterismo\u201d si annunci\u00f2 come una variante superlaicista del socialismo europeo, un\u2019ipotesi di rottura basata nel rifiuto ideologico del compromesso su cui era stata costruita la transizione pacifica dal franchismo alla democrazia. Fu il primo passo. Alla riconciliazione nazionale come superamento dei lutti della guerra civile si sostitu\u00ec la manichea \u201clegge sulla memoria storica\u201d: i buoni (ovviamente tutti i nostalgici della repubblica) indorati sui palchi mediatici, i cattivi (falangisti, franchisti, monarchici, conservatori, anticomunisti\u2026) zitti o al bando, alla berlina. O magari in galera. Tacitati i \u201cnostalgici\u201d e\u00a0 critici,\u00a0 segu\u00ec la rottura tra Stato e Chiesa sigillata sulle leggi sull\u2019aborto facile anche per le minorenni, il divorzio ultrarapido, il matrimonio per gli omosessuali, l\u2019esaltazione giuridica di un femminismo radicale quanto intollerante, stupido. Risultato: un\u2019operazione metapolitica di ampio raggio (una lezione per le destre d\u2019ogni latitudine\u2026) \u00a0accompagnata e supportata da un iper federalismo pasticcione e una politica economica neo-assistenzialista. Nella sua follia iconoclasta Zapatero cerc\u00f2 e ottenne il sostegno di ogni minoranza. Per la Spagna il prezzo fu alto, altissimo; tutti i clienti passarono all\u2019incasso ma i pi\u00f9 astuti furono i separatisti catalani (un rumoroso e molto famelico spezzone della comunit\u00e0 regionale) che ottennero da una sbadata Madrid un\u2019egemonia spropositata sul territorio.<\/p>\n<p>Ma ogni storia, anche la pi\u00f9 brutta, ha una fine. Nel 2011 la crisi economica costrinse Zapatero \u2014 ottimo demagogo, pessimo economista \u2014\u00a0 alle dimissioni. L\u2019incubo era finito? No. I popolari di Rajoy, tornati al potere, si limitarono ad applicare le misure finanziarie richieste dalla Merkel (la Germania controlla il grosso del debito pubblico spagnolo) senza per\u00f2 smontare la gabbia ideologica zapaterista, anzi proseguirono sullo stesso devastante cammino. Una follia continuata sino alla loro rovinosa caduta nel giugno 2018. Travolto dal problema catalano e massacrato dal pi\u00f9 grave scandalo di corruzione della Spagna democratica \u2014 l\u2019Operation Gurtel: 351 anni di carcere per 29 notabili e sodali del partito popolare \u2014, Rajoy dovette cedere il potere al socialista Pedro Sanchez, l\u2019ultimo zapaterista spendibile. Dalla padella alla brace.<\/p>\n<p>Dopo aver giurato senza Bibbia n\u00e8 crocifisso (un inedito assoluto in Spagna) e sproloquiato a destra e manca contro \u201cfascisti\u201d e \u201crazzisti\u201d, Sanchez cerc\u00f2 di costruire una coalizione arlecchino \u2014 socialisti, populisti, secessionisti e marxisti assorti \u2014 schiantatasi miseramente lo scorso febbraio sulla legge Bilancio. Unica via d\u2019uscita, dopo solo otto mesi di governo, altre elezioni. Ol\u00e8.<\/p>\n<p>Un panorama di rovine. Della politica iberica, dopo tre lustri di forzature, giravolte, ideologismi e fallimenti, rimane solo un amaro cocktail, ormai imbevibile per larga parte dell\u2019elettorato iberico. Con una novit\u00e0: Vox.<\/p>\n<p>L\u2019ascesa impetuosa quanto inattesa del movimento fissa una discontinuit\u00e0 sostanziale e rappresenta una prospettiva interessante. Per la prima volta dopo la fine del franchismo a destra, orgogliosamente a destra, c\u2019\u00e8 una forza credibile e finalmente competitiva. Qualcosa di ben pi\u00f9 serio e strutturato di Fuerza Nueva di Blas Pinar (negli Ottanta piazze piene e urne vuote) e dei tanti\/ troppi esperimenti \u2014 molti folcloristi, pochissimi seri \u2014 dei vari gruppi e gruppetti neo o post falangisti: un trentennio popolato da una sempre pi\u00f9 ristretta galassia di camice azzurre e \u201cCara al Sol\u201d. Saluti romani, pensionati, pellegrinaggi e tanta malinconia. Un piccolo, innocuo mondo antico. Esercizi di marginalismo.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image\"><img class=\"wp-image-20926\" src=\"http:\/\/www.destra.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/LAPRESSE_20181201150746_27895469-1024x683.jpg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<p>Vox nasce nel 2016 e in prima battuta sembra l\u2019ennesimo partitino dell\u2019ultradestra iberica: alle elezioni ottiene lo 0,2 per cento. Niente. Meno di niente. Ma Santiago Abascal e Ivan Espinosa de los Monteros, il segretario e il vice, non demordono. Ambedue vengono da note famiglie franchiste, hanno una storia nel Pp, un po\u2019 di danarosi sostenitori (non guasta..) e conoscono bene amici e avversari. Ma cosa pi\u00f9 importante comprendono i tempi e logiche della comunicazione, dei media, della rete. Sono loro, prima e meglio di tutti i concorrenti simil destrosi, a sforzarsi d\u2019interpretare la profondit\u00e0 del \u201cmalessere spagnolo\u201d.<\/p>\n<p>La crisi catalana diventa l\u2019occasione. Mentre il governo centrale annaspa e i popolari sono all\u2019angolo, \u00e8 Vox a portare nelle piazze di Madrid e Barcellona folle di spagnoli fieramente unitaristi; \u00e8 ancora Vox a dare coraggio e fierezza ai patrioti di Catalogna e a lanciare l\u2019idea delle bandiere sui balconi di tutta la Nazione. \u00c8 sempre Vox a parlare un linguaggio \u2014 inaudito per la neolingua zapateriana e la casamatta mediatica radical-chic \u2014 di rottura, di liberazione: sovranit\u00e0 e unit\u00e0, orgoglio e concordia nazionale, gestione controllata delle frontiere, idee nuove (ancora tutte da verificare\u2026) in economia e sguardo molto critico sull\u2019Europa e le sue burocrazie. \u00a0Sullo sfondo la Spagna eterna. Per Abascal: \u00abuna nazione non \u00e8 fatta solo dai vivi. \u00c8 fatta anche dai morti. E da quelli che devono ancora nascere. Noi difendiamo anche loro\u00bb.<\/p>\n<p>Tutte bestemmie per i sinistrosi iberici ed europei che hanno subito strillato al \u201cpericolo fascista\u201d e ingranato la macchina del fango. Ma sarebbe sciocco immaginare Vox come un conglomerato di bacchettoni reazionari o di nostalgici di passati troppo passati. In una lunga intervista a \u201cLe Figaro\u201d Ivan Espinosa de los Monteros, il numero due, ha sottolineato con forza che \u00abcerto, crediamo nei valori conservatori, vogliamo un\u2019immigrazione legale nel rispetto dei valori occidentali e detestiamo il \u201cpoliticamente corretto\u201d, ma ritieniamo giusta la separazione tra Stato e Chiesa e il rispetto per i diversi orientamenti sessuali. Non c\u2019interessano Bannon, Trump, la Fox News, la NRA, i predicatori evangelici. Talvolta, ascoltandoli, temo d\u2019essere diventato socialista\u2026 Noi siamo altro. Siamo spagnoli\u00bb.<\/p>\n<p>Come confermano i numeri una linea vincente. Dopo l\u2019exploit in dicembre nell\u2019Andalusia (12 per cento in un feudo da sempre socialista) e i due milioni e mezzo di voti alle elezioni nazionali (10 per cento e 24 deputati) il movimento Vox si radica, crea consenso. Cresce. Il prossimo passaggio sono le elezioni europee e le possibili alleanze transnazionali. Vedremo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>I mass media nostrani strillano di trionfo dei socialisti spagnoli e tirano un sospiro di sollievo. Le cose per\u00f2 sono un po\u2019 diverse. Come a malincuore ammette Aldo Cazzullo sul Corriere la \u00abvittoria \u00e8 pi\u00f9 tecnica che numerica. Pi\u00f9 nei seggi che nei voti. La somma dei tre partiti di destra \u2014 Pp, Ciudadanos e Vox \u2014 \u00e8 molto vicina a quella dei socialisti e di Podemos. Ma il sistema elettorale punisce la frammentazione\u00bb. 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