{"id":242,"date":"2019-09-28T12:45:13","date_gmt":"2019-09-28T10:45:13","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/?p=242"},"modified":"2019-09-28T12:45:13","modified_gmt":"2019-09-28T10:45:13","slug":"rivivono-i-borghi-fascisti-siciliani-ed-e-subito-inutile-polemica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2019\/09\/28\/rivivono-i-borghi-fascisti-siciliani-ed-e-subito-inutile-polemica\/","title":{"rendered":"Rivivono i &#8220;borghi fascisti&#8221; siciliani. Ed \u00e8 subito (inutile) polemica"},"content":{"rendered":"<p>Buone notizie dalla Sicilia. Grazie ad un Fondo speciale dell\u2019assessorato ai Beni Culturali, tornano a vivere tre borghi rurali edificati circa 80 anni fa; un piccolo frammento dell\u2019irrealizzato progetto di riforma agraria lanciato da Benito Mussolini il 20 luglio 1939 al fine scardinare il latifondismo (e il parellelo substrato mafioso) e creare un\u2019inedita borghesia rurale e un nuovo sistema fondiario. Un piano decennale che prevedeva la valorizzazione di 500mila ettari con la costruzione di oltre 20.000 case e un centinaio di centri rurali; a causa del conflitto, \u201cl\u2019assalto al latifondo\u201d rallent\u00f2 ma si continu\u00f2 a costruire e otto borghi (tutti intitolati a caduti della \u201ccausa\u201d) con 2507 case coloniche furono consegnate ai contadini. Lo stop definitivo arriv\u00f2 solo nel luglio del 1943 all\u2019indomani della caduta del regime e l\u2019invasione anglo-americana.<\/p>\n<p>Nel dopoguerra, con la crisi dell\u2019agricoltura e la massiccia immigrazione che devast\u00f2 le zone interne dell\u2019isola, i borghi si svuotarono, case e terre rimasero abbandonate e persino il ricordo sembr\u00f2 sul punto di svanire. Per fortuna qualche anno fa Antonio Pennacchi, il pirotecnico autore di \u201cCanale Mussolini\u201d, raccont\u00f2 la vicenda siciliana in un capitolo di \u201cFascio e Martello\u201d, il suo libro dedicato alle \u201ccitt\u00e0 di fondazione\u201d, e in un documentario. Finalmente, tra mille distinguo, il dibattito su questa pagina misconosciuta della nostra storia si riapr\u00ec.<\/p>\n<p>Ora, dopo il lungo silenzio, Borgo Bonsignore (nell\u2019Agrigentino), Borgo Lupo (nel Catanese) e Borgo Borzellino (in provincia di Palermo) possono tornare ad animarsi, a svilupparsi. A crescere. Non si tratta di una stramba operazione nostalgia ma, come spiega il governatore Nello Musumeci, ma \u00abdella restituzione a territori poveri di tre strutture da destinare ad attivit\u00e0 compatibili col contesto, come centri per la sperimentazione e la divulgazione delle antiche lavorazioni e tradizioni contadine, associate a servizi di fruizione turistico-culturale. Il tutto con la massima attenzione alla sostenibilit\u00e0 e all\u2019ambiente\u00bb.<\/p>\n<p>Tutto bene? Quasi. Dopo un allarmato articolo di Accursio Sabella su \u201cIl Fatto\u201d, il PD locale \u00e8 sceso in campo: \u00abMusumeci finanzia i borghi fascisti!\u00bb, ha accusato il capogruppo regionale dem Giuseppe Lupo annunciando un\u2019interrogazione. \u00abIl governatore deve spiegare quali criteri, che non siano di fede politica, lo hanno spinto a selezionare proprio queste tre localit\u00e0\u00bb, ha tuonato ancora Lupo. A stretto giro \u00e8 arrivata la risposta dell\u2019assessore alle Infrastrutture Marco Falcone: \u00abIl capogruppo dem commette un doppio errore: da un lato critica degli investimenti che danno tutela al territorio e recuperano il valore di un\u2019architettura fra le pi\u00f9 importanti della storia d\u2019Italia. Per altro verso, se proprio Lupo avesse voluto dare un taglio ideologico, avrebbe dovuto applaudire il governo Musumeci quando, dopo anni di attesa, ha sbloccato l\u2019esproprio dell\u2019edificio dove la mafia uccise Peppino Impastato\u00bb. Mentre iniziano i lavori nei borghi &#8220;neri&#8221; a Palazzo dei Normanni l\u2019ennesima querelle continua.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Buone notizie dalla Sicilia. 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