{"id":251,"date":"2019-11-09T14:11:41","date_gmt":"2019-11-09T13:11:41","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/?p=251"},"modified":"2019-11-10T15:06:15","modified_gmt":"2019-11-10T14:06:15","slug":"germania-1989-2019-il-sogno-spezzato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2019\/11\/09\/germania-1989-2019-il-sogno-spezzato\/","title":{"rendered":"Germania 1989-2019: il sogno spezzato"},"content":{"rendered":"<p>Alle 18.57 del 9 novembre di 30 anni fa crollava il Muro di Berlino. All\u2019improvviso. In una drammatica conferenza stampa l\u2019imbarazzato Gunther Schabowski \u2014 membro del Politburo della SED, l\u2019agonizzante partito comunista tedesco orientale \u2014 annunciava balbettando l\u2019immediata apertura delle frontiere. Dopo pochi minuti una folla enorme di cittadini della Repubblica Democratica Tedesca inizi\u00f2 a premere sulla barriera. Alle 23, in mancanza di direttive, il colonnello Harald Jager, uomo di buon senso, diede l\u2019ordine alle guardie d\u2019aprire il passaggio. Dall\u2019Est una valanga umana si precipit\u00f2 attraverso i varchi per abbracciare i cittadini dell\u2019Ovest. Quella notte storica segn\u00f2 il termine della guerra fredda e, rapidamente, dell\u2019impero sovietico. Nell\u2019arco di due anni l\u2019intera Europa orientale e la Russia stessa si liberarono delle democrazie popolari, dei partiti-Stato, delle polizie politiche, del filo spinato, delle stelle rosse. Il tramonto inglorioso del comunismo ma non, come qualche illuso d\u2019oltre Atlantico pensava, la fine della Storia.<\/p>\n<p>Sui cocci dell\u2019artificiosa repubblichetta di Honecker prese forma e sostanza la riunificazione tedesca voluta da Hemult Kohl, una medio-grande Germania apparentemente solida e rassicurante, membro composto e gentile di un\u2019Unione Europea tutta da costruire nell\u2019armonia e nel rispetto reciproco. Per una micidiale combizione di effetti imprevedibili \u2014 \u201cl\u2019eterogenesi dei fini\u201d prevista dal filosofo Wilhelm Wundt \u2014\u00a0 le cose, purtroppo, sono andate in modo diverso e il conto salato, salatissimo di quell\u2019evento straordinariamente positivo \u00e8 stato altissimo. Per tutti, tedeschi dell\u2019ovest, tedeschi dell\u2019Est ed europei d\u2019ogni latitudine.<\/p>\n<p><strong>Il sogno spezzato<\/strong><\/p>\n<p>Tra il 1991 e il 1998 per finanziare la ricostruzione del desolato ex feudo rosso e lo spostamento della capitale a Berlino, il governo di Bonn spost\u00f2 da Ovest ad Est almeno duemila miliardi di euro con in pi\u00f9 1247 miliardi di investimenti esteri di cui 39,6 provenienti dall\u2019Italia. Un terremoto finanziario che increment\u00f2 l\u2019attrativit\u00e0 del marco tedesco come moneta d\u2019investimento ma mand\u00f2 in tilt il rodato Sistema Monetario Europeo (SME) che stabiliva parit\u00e0 valutarie tra gli Stati europei e penalizz\u00f2 pesantemente la lira e la sterlina. Un big bang che terrorizz\u00f2 i vari governi e velocizz\u00f2 in modo frettoloso e sciagurato l\u2019introduzione dell\u2019Euro. Le conseguenze sono note.<\/p>\n<p>Ma trent\u2019anni dopo la caduta del Muro \u2014 e al netto delle dovute, giustificate celebrazioni \u2014 qual\u2019\u00e8 il bilancio finale? Di certo l\u2019Europa dei popoli e delle libert\u00e0 sognata e invocata per tutto il quarantennio postbellico tarda ad affacciarsi, a palesarsi. L\u2019odierna surreale crisi dell\u2019Unione Europea guidata dalla baronessa germanica Ursula Von der Leyen sommata alla Brexit, al tumore catalano, al cinismo dei francesi e l\u2019euroscetticismo dei governi dei paesi ex comunisti e di vasti elettorati in Occidente, evidenziano, sottolineano il fallimento storico degli inadeguati gruppi dirigenti liberali o socialdemocratici che hanno gestito (malamente) questa lunga parentesi.<\/p>\n<p>Uno tsunami sembra alle porte e l\u2019ansimante Germania di Angela Merkel, ufficialmente unita ma politicamente ed economicamente sempre pi\u00f9 frammentata, pu\u00f2 esserne l\u2019epicentro. Le dure, solide cifre non ingannano:\u00a0 ad Est i salari medi rimangono inferiori del 20 per cento rispetto all\u2019Ovest, la produttivit\u00e0 anche. Nell\u2019antica RDT operano soltanto 37 delle cinquecento imprese leader tedesche e un milione e novecentomila persone (soprattutto giovani) si sono trasferite nella parte occidentale.<\/p>\n<p><strong>La presenza inattesa: Alternative f\u00fcr Deutschland<\/strong><\/p>\n<p>Non deve quindi stupire il successo clamoroso di Alternative f\u00fcr Deutschland, il partito \u201crivelazione\u201d che lo scorso 27 ottobre ha conquistato in Turingia il 23,4 dei consensi superando la CDU retrocessa dal 33,5 al 21,8.\u00a0 Anche in questo caso si sono alzati alti, altissimi gli allarmi sul ritorno del nazismo e pochi giorni fa a Dresda \u00e8 scattata l\u2019emergenza ufficiale anti \u201cpeste bruna\u201d.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image\"><img class=\"wp-image-22412\" src=\"http:\/\/www.destra.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/alternativa-per-la-germania-221x295-1.jpg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<p>Semplificazioni banali se non del tutto fuorvianti. Come ben analizza il ricercatore Clemente Ultimo nel suo ottimo saggio \u201cAlternativa per la Germania\u201d (Passaggio al Bosco editore, euro 15) , AfD \u00e8 tutt\u2019altra cosa di un folkloristico gruppuscolo di nostalgici hitleriani stile i \u201cnazisti dell\u2019Illinois\u201d di John Belushi, non \u00e8 una gemmazione della sulfurea NPD e non \u00e8 nemmeno assimilabile, per genesi ed evoluzione, ai velleitari tentativi\u00a0 \u2014 la Deutsche Volksunion, i Republikaner \u2014 vetero patriottici e pangermanici.<\/p>\n<p>Ma andiamo per ordine. Fondata nel 2013 dal professore di macroeconomia Bernd Lucke come ipotesi eurocritica e anti austerit\u00e0, AfD incass\u00f2 subito 2,1 milioni di voti \u2014 provenienti tanto da destra come da sinistra \u2014 attestantosi al 4,7 per cento. Mancata per un pugno di voti la soglia del cinque, necessaria per entrare nel Bundestag, il movimento s\u2019impose sin da subito \u2014 interpretando ed incanalando il profondo \u201cdisincanto\u201d verso i partiti tradizionali \u2014 nelle regioni orientali con numeri importanti. Poco dopo la svolta definitiva. Nel 2015 l\u2019improvvida apertura delle frontiere all\u2019immigrazione decisa dalla Cancelliera scosse in profondit\u00e0 il Paese. Apparentemente basata su motivi \u201cumanitari\u201d la mossa della Merkel celava anche altri, meno nobili, motivi. Come l\u2019autore rileva:<\/p>\n<p>\u00abMolti ambienti impreditoriali e politici sostengono la necessit\u00e0 di favorire l\u2019ingresso in Germania di manodopera dall\u2019estero, in considerazione del basso tasso di natalit\u00e0 che si registra nel Paese. Peccato, per\u00f2, che il desiderio inconfessabile sia quello di avere a disposizione \u2014 magari a costi calmierati dall\u2019intervento statale \u2014 manodopera qualificata, un profilo non riscontrabile in maniera significativa nei circa 1,2 milioni di rifugiati che nel biennio 2015\/16 si riversano all\u2019interno dei confini\u00bb.<\/p>\n<p>A fronte della narrazione ufficiale e \u201caccogliente\u201d del governo e dei media si fece presto strada nella societ\u00e0 civile una percezione, un sentimento opposto. La massa di stranieri non europei, molto problematici e difficilmente integrabili, \u00a0spavent\u00f2 l\u2019opinione pubblica e svuot\u00f2 le casse statali, incrinando i consolidati equilibri dello Stato sociale germanico. La reazione non si fece attendere, a Dresda e poi nelle altre citt\u00e0 iniziarono le marce anti migranti di Pegida, fiorirono ovunque proteste sempre pi\u00f9 dure e AfD cambi\u00f2 volto assumendo un profilo pi\u00f9 marcatamente nazional-conservatore con tinte che Clemente Ultimo non esita (a ragione) a definire \u201cpopuliste\u201d. Un riposizionamento voluto e imposto dalla Flugel (l\u2019Ala), la corrente che si richiama all\u2019esperienza della Neue Rechte, agli autori della Rivoluzione conservatrice e all\u2019esperienza dei circoli militari anti nazisti di von Stauffenberg, autore del fallito attentato contro Hitler nel luglio \u201944.<\/p>\n<p>Emarginati o allontanati i \u201cprofessori\u201d filo-liberali, la \u201cnuova\u201d AfD guidata da Alexander Gauland e Alice Weidel ha continuato a crescere vigorosamente in tutto il Paese, impiantandosi anche nei \u201ctranquilli\u201d land occidentali, a spese della CDU-CSU ma anche delle forze di sinistra, in primis della SPD ormai ai minimi storici.\u00a0 Da qui la centralit\u00e0, evidente e ineludibile, di Alternative sulla scena politica tedesca. Ma, come ricorda Ultimo, il vero successo \u00e8 la proiezione di temi sino ad oggi giudicati \u201ctab\u00f9\u201d nell\u2019opinione pubblica notoriamente conformista: identit\u00e0 tedesca, nazionalismo, democrazia diretta, ridiscussione del legame con gli Stati Uniti, politiche migratorie, Stato sociale, interesse verso la Russia putiniana. Una somma di fattori che hanno portato alle elezioni europee dello scorso 26 maggio il partito all\u201911 per cento, con undici euro deputati. Poi le elezioni in Turingia e il sorpasso storico sul partito di maggioranza. Trent\u2019anni dopo la caduta del Muro Afd \u00e8 il quarto partito di una Germania finalmente unita e molto scontenta. E una nuova partita, tutta da giocare, si \u00e8 aperta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Alle 18.57 del 9 novembre di 30 anni fa crollava il Muro di Berlino. All\u2019improvviso. 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