{"id":261,"date":"2020-01-12T16:27:01","date_gmt":"2020-01-12T15:27:01","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/?p=261"},"modified":"2020-01-12T20:21:33","modified_gmt":"2020-01-12T19:21:33","slug":"la-grande-guerra-italiana-narrata-da-gioacchino-volpe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2020\/01\/12\/la-grande-guerra-italiana-narrata-da-gioacchino-volpe\/","title":{"rendered":"La Grande Guerra italiana narrata da Gioacchino Volpe"},"content":{"rendered":"<p>Soffiano alle nostre porte gelidi venti di guerra e, una volta di pi\u00f9, la classe politica nostrana si rannicchia aspettando e sperando che la bufera passi in fretta. Intanto, al di fuori dei palazzi del potere, le contrapposte tifoserie si accendono, esasperando e volgarizzando ogni dibattito, ogni confronto, ogni ragionamento. Il nostro peso sugli eventi mondiali \u00e8 nullo ma quasi nessuno sembra preoccuparsene. \u00c8 il destino di un Paese a sovranit\u00e0 limitata che ha scelto un\u2019eterna vacanza della Storia. Amen.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img class=\"wp-image-22933\" src=\"http:\/\/www.destra.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/volpe_popolo_copertina-215x300-1.jpg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<p>Eppure vi fu un tempo in cui le \u00e9lites misuravano con pragmatismo gli scenari globali e valutavano con ponderazione e realismo quali e dove fossero gli interessi nazionali. Fu il caso, come ci ricorda Gioacchino Volpe ne <strong>\u201cIl popolo italiano nel primo anno della Grande Guerra\u201d<\/strong> (<strong>Piccola Biblioteca della Nuova Rivista Storica. Ppgg.303, euro 10,00) <\/strong>dell\u2019intervento del 1915. Si tratta di un prezioso inedito del massimo storico italiano del Novecento, ritrovato e pubblicato da Eugenio Di Rienzo \u2014 autore di una poderosa introduzione \u2014 e Fabrizio Rudi. Un testo importante, per nulla agiografico e tanto meno retorico che ci riporta al clima infuocato della prima fase del conflitto con riflessi evidenti \u2014 non a caso, come nota Di Rienzo, fu redatto tra il 1942-43 \u2014 sull\u2019ormai imminente catastrofe bellica.<\/p>\n<p>Volpe, fedele alle lezioni di Tucidide e Weber, ben sapeva che solo la coniugazione di coraggio e prudenza e dunque il giusto dosaggio di offensiva e difensiva sono gli ingredienti dell\u2019agire strategico. Una consapevolezza e una lungimiranza che l\u2019autore riconosce alla filiera liberal-risorgimentale stretta attorno al governo Salandra e a lungo indecisa se restare neutrale, affiancarsi agli austro-turco-tedeschi o combattere con l\u2019Intesa. Al netto dell\u2019irruenza degli interventisti e delle narrazioni ideologiche scioviniste e germanofobiche, Volpe offre infatti una lettura degli eventi basata sulla <em>real politik<\/em>: l\u2019opzione per Londra e Parigi fu il risultato di un freddo, razionale calcolo dei rapporti di forza militari ed economici e le prospettive\u2014 allettanti e poi, come noto, disattese dopo la vittoria\u2014 di vantaggi territoriali.\u00a0 Il \u00absacro egoismo\u00bb teorizzato Salandra.<\/p>\n<p>Per l\u2019Italia, \u00abgrande potenza solo a titolo di cortesia\u00bb, una scelta obbligata da affrontare con \u00abun esercito povero di quadri e con difficolt\u00e0 a reclutarli, in una Nazione dove mancava vecchia nobilt\u00e0 di tradizione guerriera e solida borghesia industriale, abituata a comandare e inquadrare gli uomini, la milizia territoriale esisteva solo sulla carta, e la grande massa dei militarmente abili non era istruita\u00bb. Accanto alle lacune castrensi vi era poi un tessuto industriale modesto, apparentemente inadatto ad affrontare un\u2019economia di guerra, la cronica mancanza di materie prime e un sistema infrastrutturale inadeguato. Per il regno sabaudo si prospettava \u2014 come fu per il Portogallo e la Grecia \u2014 un ruolo marginale, subalterno agli alleati, nella speranza di una guerra possibilmente brevissima.<\/p>\n<p>Ma incredibilmente, sorprendendo alleati e nemici, la piccola Italia di Salandra e Cadorna (figura ampiamente rivalutata dall\u2019autore), di Sonnino e del socialista Bissolati (\u00abl\u2019uomo nuovo dell\u2019interventismo\u00bb) seppe mobilitarsi e trasformarsi. Una classe dirigente certamente imperfetta, anzi litigiosa e a volte ottusa, ma capace di reggere e guidare dignitosamente l\u2019immane sforzo bellico. Il merito principale, come Volpe racconta con passione, fu per\u00f2 dell\u2019armata al fronte \u2014 \u00abil popolo in grigio-verde\u00bb \u2014 a sua volta sorretta dall\u2019intera societ\u00e0 civile. Il popolo italiano, per una volta coeso, seppe affrontare le inedite difficolt\u00e0 con dedizione ed entusiasmo, mettendo all\u2019angolo le politiche disfattiste della teocrazia romana e ignorando il \u00abmormorio parlamentare\u00bb.<\/p>\n<p>Tra le pagine pi\u00f9 interessanti del lavoro segnaliamo la parte in cui lo storico abruzzese analizza lucidamente la diffidente distanza tra l\u2019Intesa e il Regno. Volpe ritrova negli esordi del conflitto i prodomi della \u00abvittoria mutilata\u00bb fissando i continui punti di disaccordo tra l\u2019Italia e gli alleati, invero poco amici. \u00a0Non a caso la grande stampa e l\u2019opinione pubblica occidentale si disinteressarono del teatro italiano, ignorando la grama sorte delle popolazioni italofone in territorio austro-ungarico (pari se non superiore al molto propagandato \u201cmartirio\u201d del Belgio) e il duro impegno del nostro esercito. Ricordiamo a proposito che solo nel 1917 Rudyard Kipling \u2014 il cantore di Britannia e Nobel per la letteratura \u2014 visiter\u00e0 il fronte italiano appassionandosi talmente alle imprese degli alpini da scrivere \u201cLa guerra nelle montagne\u201d, rieditato qualche anno fa da Mursia.<\/p>\n<p>Tornando alla diagnosi volpiana \u2014 e agli approfondimenti di Di Rienzo \u2014 gi\u00e0 nel primo anno di guerra erano evidenti la caducit\u00e0 del Patto di Londra e le profonde divergenze sui futuri assetti postbellici riguardo l\u2019Adriatico, i Balcani, i possedimenti coloniali e le aree d\u2019influenza. Nei disegni imperiali dei franco-inglesi vi era poco, pochissimo spazio per le disturbanti aspirazioni italiane e presto le solenni assicurazioni si ridussero ad un <em>chiffon de papier<\/em>. Una somma di nodi irrisolti che s\u2019ingroviglieranno definitivamente nel 1919 alla conferenza di Versailles. Aprendo la strada all\u2019avventura fiumana e alla successiva esperienza mussoliniana che Volpe, nazionalista liberale, affiancher\u00e0 in modo critico per tutta la sua durata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Soffiano alle nostre porte gelidi venti di guerra e, una volta di pi\u00f9, la classe politica nostrana si rannicchia aspettando e sperando che la bufera passi in fretta. Intanto, al di fuori dei palazzi del potere, le contrapposte tifoserie si accendono, esasperando e volgarizzando ogni dibattito, ogni confronto, ogni ragionamento. Il nostro peso sugli eventi mondiali \u00e8 nullo ma quasi nessuno sembra preoccuparsene. \u00c8 il destino di un Paese a sovranit\u00e0 limitata che ha scelto un\u2019eterna vacanza della Storia. Amen. 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