{"id":266,"date":"2020-02-08T16:27:41","date_gmt":"2020-02-08T15:27:41","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/?p=266"},"modified":"2020-02-08T16:27:41","modified_gmt":"2020-02-08T15:27:41","slug":"cristiani-doriente-una-fine-annunciata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2020\/02\/08\/cristiani-doriente-una-fine-annunciata\/","title":{"rendered":"Cristiani d&#8217;Oriente. Una fine annunciata?"},"content":{"rendered":"<p>Vaso di coccio tra vasi di ferro le comunit\u00e0 cristiane d\u2019Oriente scrutano con estrema preoccupazione l\u2019aggravarsi della crisi in Medio Oriente. All\u2019indomani dell\u2019assassinio del generale iraniano Qasem Soleimani e il lancio dei 15 missili iraniani contro obiettivi statunitensi, il cardinale Louis Raphael Sako, primate caldeo a Baghdad \u00e8 intervenuto con una dichiarazione netta in favore dell\u2019unit\u00e0 nazionale e della pace: \u00abGli irakeni sono ancora oggi in uno stato di profondo shock per quanto \u00e8 successo. Il loro timore pi\u00f9 grande e profondo \u00e8 che il loro Paese possa essere trasformato in un campo di battaglia, pi\u00f9 che essere una patria sovrana, capace di proteggere i propri cittadini e garantirne il benessere\u00bb.\u00a0 Al primate ha fatto immediatamente eco monsignor <em>Yousif Thomas Mirkis, arcivescovo caldeo di Kirkuk<\/em><em>,<\/em> che ha chiesto con forza la fine delle interferenze straniere: \u00abIran e Stati Uniti stanno cercando di regolare le loro opposte visioni sul territorio irakeno e questa recente escalation rappresenta un pericolo reale per il nostro popolo.\u00a0Siamo cresciuti e nutriti da ogni tipo di problema e di guerra. Non lo vogliamo pi\u00f9, in special modo le proteste di questi mesi a Baghdad stanno a dire a quanti sono con Iran o America: fateci vivere in pace. Ne abbiamo abbastanza di guerre e conflitti. Da quando sono nato, ormai 70 anni fa, ho visto solo guerre, solo ribellioni, solo vendette senza pace. Questi eventi hanno completamente distrutto la nostra nazione\u00bb.<\/p>\n<p>Nel caos iracheno e mediorientale la posizione \u201cterzaforzista\u201d delle chiese \u00e8 una costante obbligata. Da un milione e mezzo alla caduta di Saddam Hussein nel 2003, oggi rimangono solo 300mila cristiani in tutto il Paese. Un\u2019emorragia continua causata dall\u2019avanzare del fondamentalismo sunnita con il suo corollario di violenze e massacri. La lunga via crucis \u00e8 iniziata con l\u2019attentato contro la cattedrale di Notre Dame nella capitale, che caus\u00f2 nel 2010 la morte di 46 civili e due sacerdoti, ed \u00e8 proseguita con le mattanze operate dall\u2019Isis a Mousul, Ninive e nel Kurdistan: migliaia di morti, chiese e villaggi distrutti, un intero popolo in fuga. Ma anche nelle aree sciite, sospese in un\u2019instabilit\u00e0 cronica, la presenza cristiana continua ad evaporare: a Bassora i fedeli caldei ed armeni in 15 anni si sono ridotti da 20mila a soli duemila. Il tutto nel disinteresse dell\u2019Europa e degli americani e l\u2019estrema timidezza \u2014 usiamo un eufemismo\u2026 \u2014 delle autorit\u00e0 vaticane.<\/p>\n<p>Non deve quindi sorprendere il disincanto profondo e spesso il rancore aperto delle comunit\u00e0 locali verso i \u201cliberatori\u201d a stelle e strisce, la diffidenza verso gli invasivi iraniani e la non celata nostalgia per il passato regime del partito Baath, certamente dispotico ma fieramente laico e nazionalista ed ostile ad ogni confessionalismo.<\/p>\n<p>Dato importante, le ansie e i timori dei cristiani irakeni sono pienamente condivisi nel resto della regione. Un allarme diffuso risuona dall\u2019Eufrate al Mediterraneo.\u00a0 Da Beirut padre <em>Paul Karam, presidente di Caritas libanese<\/em> teme (a ragione) per la precaria stabilit\u00e0 del Paese dei cedri: \u00abTutto ci\u00f2 che accade a livello regionale ha delle ripercussioni anche sul Libano, e i risultati non saranno buoni. Il nostro Paese, come altri nella regione, rappresenta un polo debole ed \u00e8 fra i primi a pagare il conto dei potenti quando si profila una crisi a livello internazionale. Le conseguenze maggiori le subiranno i pi\u00f9 poveri e in Libano, oggi, molti ne abbiamo che chiedono aiuto anche solo per un po\u2019 di cibo quotidiano.\u00a0Va detto anche che non \u00e8 la prima volta che ci\u00f2 accade, basta guardare alla storia del Medio Oriente, basti considerare quanto avvenuto in questi anni in Iraq e in Siria. Anche da qui emerge che la lotta fra potenze internazionali si gioca sui Paesi deboli, che sono le prime vittime\u00bb.<\/p>\n<p>E dalla martoriata Siria monsignor Antoine Audo, vescovo di Aleppo, osserva con freddezza l\u2019intricato quadro geopolitico: \u00abSiamo di fronte a una crisi complessiva che coinvolge l\u2019Iraq, il Libano, la Siria, dietro la quale vi \u00e8 una lotta di potere e di interessi politici che vedono opposti gli Stati Uniti, la Russia e la Cina, che riguarda anche il controllo del gas e dell\u2019energia. Noi siamo vittime di queste guerre, gli stessi cristiani pagano un prezzo molto alto perch\u00e9 faticano a trovare la forza di difendersi. Fra la gente c\u2019\u00e8 stanchezza, ma vogliamo rimanere presenti e vivi anche di fronte a una forza terribile a livello internazionale che muove verso il caos\u00bb.<\/p>\n<p>Il rischio di un\u2019ulteriore escalation bellica rinforza in tantissimi la voglia di scappare, d\u2019emigrare in Europa ma soprattutto verso lidi pi\u00f9 lontani e sicuri come l\u2019Australia, la California, il Canada, l\u2019America Latina. Per le gerarchie religiose l\u2019annuncio del tracollo definitivo della religione di Ges\u00f9 nelle terre dove duemila anni fa \u00e8 nata. I numeri sono chiari e impietosi: un secolo fa nel Levante i cristiani erano il 20 per cento della popolazione, oggi agonizzano tra il 2 e il 3 per cento. Un\u2019emorragia che non risparmia nemmeno la Terra Santa dove i credenti, stretti tra la morsa d\u2019Israele \u2014 che asfissia l\u2019economia e blocca il turismo \u2014 e il dilagare dell\u2019Islam, sono ormai al lumicino. A Betlemme dall\u201985 per cento della popolazione nel 1950 si \u00e8 passati al 15 odierno e l\u2019esodo non si ferma. \u00a0Mentre i war games proseguono, l\u2019estinzione dei cristiani in Oriente si avvicina inesorabilmente. Nell\u2019indifferenza dell\u2019Occidente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Vaso di coccio tra vasi di ferro le comunit\u00e0 cristiane d\u2019Oriente scrutano con estrema preoccupazione l\u2019aggravarsi della crisi in Medio Oriente. All\u2019indomani dell\u2019assassinio del generale iraniano Qasem Soleimani e il lancio dei 15 missili iraniani contro obiettivi statunitensi, il cardinale Louis Raphael Sako, primate caldeo a Baghdad \u00e8 intervenuto con una dichiarazione netta in favore dell\u2019unit\u00e0 nazionale e della pace: \u00abGli irakeni sono ancora oggi in uno stato di profondo shock per quanto \u00e8 successo. 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