{"id":280,"date":"2020-06-27T11:45:42","date_gmt":"2020-06-27T09:45:42","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/?p=280"},"modified":"2020-06-27T11:45:42","modified_gmt":"2020-06-27T09:45:42","slug":"i-turchi-a-tripoli-a-mogadiscio-a-cipro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2020\/06\/27\/i-turchi-a-tripoli-a-mogadiscio-a-cipro\/","title":{"rendered":"I turchi a Tripoli, a Mogadiscio, a Cipro"},"content":{"rendered":"<p>Piaccia o meno, la liberazione di Silvia Romano ha evidenziato una volta di pi\u00f9 il ruolo della Turchia in un\u2019area che, a torto o ragione, per decenni abbiamo considerato un\u2019appendice periferica del nostro \u201ccortile di casa\u201d. La Somalia.<\/p>\n<p>Andiamo per ordine. Per riportare a casa la giovane cooperante milanese \u2014 un\u2019altra vittima, come Giulio Regeni, di imbarazzanti superficialit\u00e0 o\/e loschi intrighi \u2014 i nostri servizi hanno dovuto trattare e mediare con i terminali di Recep Tayyip Erdogan, il padre padrone della Turchia, e i suoi alleati qatarioti. Un gioco pericoloso e molto costoso. Non solo in termini economici immediati \u2014 per salvare la Romano il riscatto, comprese le spese, \u00e8 cospicua ma non strabiliante \u2014 ma soprattutto in una prospettiva geopolitica, quella lunga partita che si estende dall\u2019Oceano Indiano sino al Mediterraneo centrale. Nel Canale di Sicilia. Alle porte di casa nostra.<\/p>\n<p>Torniamo alla Somalia, l\u2019antica colonia persa nel 1941, ripresa, sotto l\u2019egida dell\u2019Onu, in amministrazione fiduciaria sino al 1960 e poi, per un ulteriore trentennio, il prolungamento della nostra contradditoria politica africana. Un pozzo di San Patrizio (per alcuni) e un disastro politico. \u00a0Negli anni Novanta, con il disgregarsi delle istituzioni locali e l\u2019accendersi della guerra civile, seguita dal fallimentare intervento internazionale supportato malamente dall\u2019 Italia (ricordate la missione Ibis e i morti di Mogadiscio?), i vari governi (tutti i governi) si dimenticarono della Somalia, delle nostre responsabilit\u00e0 e dei nostri interessi nel Corno d\u2019Africa. Ma non \u00e8 questa la sede per ripercorre le tappe dell\u2019interminabile mattanza somala e nemmeno per evidenziare \u2014 ma prima o poi ci torneremo\u2026\u2014 le tremende stupidaggini commesse. Il dato su cui oggi riflettere \u00e8 la Turchia, presenza dominante e invasiva anche in ci\u00f2 che resta di questo sventurato brandello della defunta Africa Orientale Italiana e non solo.<\/p>\n<p>Da tempo Ankara si \u00e8 impiantata nel Paese stipulando un accordo per l\u2019apertura di una base militare con la promessa di una mediazione per la riunificazione con il Somaliland (l\u2019ex Somalia britannica, de facto indipendente e ricca di petrolio) e la \u201cnormalizzazione\u201d del Puntland, una regione sotto controllo saudita. Interessi e obiettivi che rientrano nella grande partita geo strategica che Erdogan sta giocando, con molta spregiudicatezza, su pi\u00f9 fronti.<\/p>\n<p>In Africa, dal 2014 la Turchia ha pi\u00f9 che triplicato le ambasciate (da 12 a 41) e ha aperto 22 uffici dell\u2019Agenzia di sviluppo e cooperazione, investendo cifre sempre pi\u00f9 consistenti (dai 100 milioni di dollari del 2002 ai 6,2 miliardi di oggi). Uno sforzo importante che mira a contenere l\u2019influenza dell\u2019Arabia Saudita e degli Emirati Arabi nel continente e specialmente nell\u2019Africa Orientale e sul Mar Rosso dove Ankara si \u00e8 impegnata a ricostruire (con i soldi del Qatar) il porto sudanese di Suakin in cambio dell\u2019installazione \u2014 con un contratto di 99 anni \u2014 di un\u2019ennesima base militare.<\/p>\n<p>Intanto nel Mediterraneo Orientale Erdogan, sfidando la Grecia, procede speditamente verso l\u2019annessione di Cipro Nord. A partire dal fallito golpe del 2016 la Turchia \u00e8 tornata prepotentemente sull\u2019isola, rafforzando il contingente militare (20mila uomini), riposizionando nuovamente velivoli militari e pattugliando le acque circostanti per proteggere le proprie trivellazioni e impedire quelle degli stranieri. Ovviamente il sultano si guarda bene di bloccare le installazioni della Total francese (Parigi \u00e8 dichiaratamente filo-ellenica) ma, nel febbraio 2018, non ha avuto nessun problema a scacciare dal mare cipriota la nostra Saipem 1200.<\/p>\n<p>Sempre nel Levante resta aperto il problema con la Siria, un azzardo molto rischioso per la presenza della Russia, nemico storico ma anche interlocutore strategico. Ai moscoviti Ankara ha proposto una stabilizzazione del Paese sulla pelle dei curdi e degli iraniani e a spese dei greci. Come scrive su Limes Daniele Santoro: \u00abSe i russi decidono di radicarsi in Siria, \u00e8 inevitabile un accordo strutturale sulla gestione dello spazio siriano. I due paesi hanno un interesse comune a recidere il corridoio iraniano verso il Mediterraneo\u2026 tale scenario salda i quadranti cipriota e siriano, stante la sovrapponibilit\u00e0 delle zone d\u2019influenza marittima e i corposi interessi russi sull\u2019isola. Se per stabilizzare la Siria Putin ha bisogno di Erdogan, per annettere Cipro Erdogan ha bisogno di Putin\u00bb.<\/p>\n<p>Ancor pi\u00f9 inquietante il teatro libico. Da gennaio la Turchia ha intensificato l\u2019appoggio militare a Sarraj inviando a Tripoli e Misurata decine di \u201cconsiglieri militari\u201d, circa diecimila mercenari siriani e, soprattutto, droni e carri armati. Una forza efficace che ha costretto la scalcagnata armata di Haftar e i mercenari russi della Wagner ad indietreggiare e poi, dopo la caduta il 18 maggio della base di al-Watiya, a ritirarsi verso le loro basi in Cirenaica.\u00a0 Si delinea cos\u00ec l\u2019ipotesi di una frantumazione definitiva della Libia \u2014 ricordiamo, un\u2019entit\u00e0 inventata dall\u2019Italia nel 1934 \u2014\u00a0\u00a0 tra Tripolitania, Cirenaica e Fezzan (vero buco nero della regione sahariana). L\u2019idea che potrebbe non dispiacere anche agli esasperati sponsor di Haftar, ovvero Russia, Francia, Egitto ed Emirati: una pace provvisoria in cambio di contropartite in campo energetico e (per il Cairo) garanzie sulle frontiere.<\/p>\n<p>Una vittoria in Libia, seppur parziale, garantirebbe alla Turchia, come l\u2019impero Ottomano sino al 1911, un\u2019ulteriore posizione strategica nel Mediterraneo. Negli accordi presi a Tripoli \u00e8 infatti prevista la concessione ad Ankara di due basi militari (Misurata e al-Watiya), la ricostruzione economica della Tripolitania. Ma non solo. Sarraj si \u00e8 dichiarato ben lieto d\u2019affidare ai suoi protettori il controllo dei flussi migratori: una potente carta, da sommare ai 3,6 milioni di profughi bloccati in Anatolia, per ricattare l\u2019intera Europa.<\/p>\n<p>In questo scenario, come negli altri, l\u2019Italia dal 2010 \u00e8 sempre perdente. Incapace d\u2019ogni decisione e privo d\u2019ogni visione, il lunare Di Maio \u00e8 ormai solo una comparsa in una partita diretta da altri. Del resto chi non \u00e8 disposto a difendere i propri interessi con ogni mezzo (armi comprese) si riduce a non aver pi\u00f9 interessi da difendere. Riprendendo Santoro, la diagnosi \u00e8 amara, amarissima: \u00abNel Mediterraneo o si \u00e8 attore o si \u00e8 posta in gioco. Tertium non datur. L\u2019Italia non pu\u00f2 essere attore. Perch\u00e9 non lo vuole. Glielo impediscono la cifra ideologica che permea gli umori dell\u2019opinione pubblica, l\u2019inconsapevolezza della classe dirigente, l\u2019idiosincrasia dei media per l\u2019interesse nazionale. A suo modo, sar\u00e0 comunque protagonista del grande gioco mediterraneo. Perch\u00e9 infine ne diventer\u00e0 la preda pi\u00f9 ambita\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Piaccia o meno, la liberazione di Silvia Romano ha evidenziato una volta di pi\u00f9 il ruolo della Turchia in un\u2019area che, a torto o ragione, per decenni abbiamo considerato un\u2019appendice periferica del nostro \u201ccortile di casa\u201d. La Somalia. Andiamo per ordine. Per riportare a casa la giovane cooperante milanese \u2014 un\u2019altra vittima, come Giulio Regeni, di imbarazzanti superficialit\u00e0 o\/e loschi intrighi \u2014 i nostri servizi hanno dovuto trattare e mediare con i terminali di Recep Tayyip Erdogan, il padre padrone della Turchia, e i suoi alleati qatarioti. Un gioco pericoloso e molto costoso. 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