{"id":324,"date":"2021-04-06T20:32:14","date_gmt":"2021-04-06T18:32:14","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/?p=324"},"modified":"2021-04-07T15:25:16","modified_gmt":"2021-04-07T13:25:16","slug":"1984-il-capolavoro-di-george-orwell-ora-in-una-graphic-novel","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2021\/04\/06\/1984-il-capolavoro-di-george-orwell-ora-in-una-graphic-novel\/","title":{"rendered":"1984, il capolavoro di George Orwell ora in una graphic novel"},"content":{"rendered":"<p>Emilio Cecchi, grande, grandissimo critico letterario del Novecento, non ebbe dubbi. Alla sua uscita defin\u00ec \u201c1984\u201d, \u00abLibro memorabile. Libro di una tristezza disperata, ossessiva, che definitivamente colloca George Orwell in uno dei primissimi posti dell\u2019odierna letteratura inglese\u00bb. Un giudizio netto e fulminante che dispiacque a gran parte del panorama intellettuale dell\u2019epoca molto invaghito del socialismo reale e per nulla entusiasta di questo capolavoro anti-utopistico che annunciava un mondo cupo, plumbeo, senza speranza. Troppe le analogie con il \u201cparadiso sovietico\u201d, troppe le similitudini tra l\u2019onnipresente \u201cBig brother\u201d e l\u2019onnisciente compagno Josif Stalin. Non a caso Palmiro Togliatti liquid\u00f2 il romanzo orwelliano come \u00abl\u2019ennesima freccia della borghesia al suo arco sgangherato\u00bb.\u00a0 Nel Regno unito, per gli snob filocomunisti di Oxford e cenacoli contigui \u2014 per l&#8217;Happy society nei Quaranta e Cinquanta il marxismo fu un divertente socio di societ\u00e0 e a volte un diletto spionistico&#8230; \u2014 George fu nulla pi\u00f9 di un &#8220;tory anarchist&#8221;, un anarchico conservatore.\u00a0 Un rompiscatole da evitare. Uno scrittore da non leggere.<\/p>\n<p>Fortunatamente gli esorcismi comunisti e le ubbie degli &#8220;utili idioti&#8221; albionici (e non solo),\u00a0 risultarono vani. Inutili. Da pi\u00f9 di settant\u2019anni \u201c1984\u201d resta uno dei libri pi\u00f9 letti (e, spesso malamente, citati\u2026) al mondo. Una vittoria postuma per il tubercolotico George, morto il 21 gennaio 1950 all\u2019et\u00e0 di soli quarantasei anni, dopo una vita turbolenta tra India (era nato a Motihari nel 1903), Inghilterra, Birmania coloniale, Francia, Spagna e di nuovo Gran Bretagna, l\u2019ultima tappa.<\/p>\n<p>Fondamentale fu il passaggio iberico nel corso della guerra civile dove assistette, a Barcellona nel 1937, alla mattanza stalinista contro gli anarchici del Poum, il pittoresco partitino anarco-sindacalista della Catalogna. Una tragedia nella tragedia che gli fece comprendere come i presunti \u201cpaladini\u201d degli oppressi, una volta cacciato l\u2019oppressore, si sarebbero rivelati i peggiori tiranni: in nome delle loro \u201cvirt\u00f9\u201d, ogni potere doveva essere delegato al partito unico, un\u2019autorit\u00e0 assoluta, disumana che avrebbe vegliato e controllato cose, parole, sentimenti. Vite. Da qui \u201cOmaggio alla Catalogna\u201d e, soprattutto, \u201cLa fattoria degli animali\u201d, una allegoria feroce quanto sublime sul regime dei Soviet, il luogo in cui \u00abtutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono pi\u00f9 uguali degli altri\u00bb.<\/p>\n<p>Fu poi la volta di \u201c1984\u201d, l\u2019impossibile rivolta di Winston e Julia nel mondo dominato dal Socing (acronimo per &#8220;socialismo inglese&#8221;), partito padrone di Oceania, il superstato dell\u2019emisfero occidentale. Entriamo nel racconto. Qui ogni pensiero, ogni parola sono vagliati dalla psicopolizia e dai vari ministeri, da quello dell\u2019Amore, da quello della Verit\u00e0, dell&#8217;Abbondanza etc..<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2021\/04\/Copertina.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-325\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2021\/04\/Copertina-300x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2021\/04\/Copertina-300x300.jpeg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2021\/04\/Copertina-1024x1024.jpeg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2021\/04\/Copertina-150x150.jpeg 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2021\/04\/Copertina-768x768.jpeg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2021\/04\/Copertina-1536x1536.jpeg 1536w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2021\/04\/Copertina.jpeg 1600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>In Oceania il passato viene continuamente riscritto attraverso la \u201cNeolingua\u201d, un idioma basico destinato a sostituire l\u2019\u201dArchelingua\u201d, il linguaggio dei ricordi. Tutto deve essere cancellato e riscritto come vuole l&#8217;autorit\u00e0. Nessun dubbio \u00e8 ammesso. Ai membri del partito \u00e8 imposta una disciplina inesorabile: chi non si adegua, chi tentenna, chi non capisce, chi ha un barlume d&#8217;intelligenza, viene vaporizzato. Eliminato. Cancellato. Agli adepti del Socing \u00e8 perfino negata una vita affettiva e, tanto meno, sessuale. L&#8217;amore \u00e8 una bestemmia. Anzi, un&#8217;offesa al leader supremo, il &#8220;Grande fratello&#8221; che si erge, sopra tutti e tutto. Un&#8217;immagine che appare attraverso teleschermi (un\u2019altra intuizione geniale) nelle piazze, negli uffici, nelle case. Ovunque. Il golem che sovrasta la vita pubblica e privata di ognuno. Il moloch che tutto vede e nulla perdona.<\/p>\n<p>L&#8217;incubo \u2014 o la visione \u2014 di Orwell \u00e8 oggi, grazie alle matite dell\u2019artista francese Xavier Coste, anche una splendida graphic novel, un perfetto racconto su nuvole parlanti assolutamente fedele al testo originale.\u00a0 L\u2019effetto \u00e8 impressionante quanto coinvolgente. Coste ha ricostruito con audacia e rigore le ambientazioni \u2014 una Londra sudicia punteggiata da inquietanti palazzi ministeriali, interni claustrofobici e tristi giardinetti \u2014 dando vita ai personaggi principali e al loro miserabile contorno umano \u2014 i due amanti, i burocrati, i proletari, gli sbirri e le spie \u2014; un gioco sapiente che ha l\u2019artista ha segmentato in quattro gamme di colori che ritmano perfettamente lo svilupparsi della trama.<\/p>\n<p>L\u2019album, editato in Francia per Sarbacane, \u00e8 ora uscito anche in Italia per Ferrogallico editrice (Milano, 2021. Ppgg. 240, euro 25,00) con la preziosa prefazione di Stefano Zecchi. Nella sua densa nota il professore avverte \u00ab\u201d1984\u201d \u00e8 un\u2019atroce denuncia non solo del totalitarismo, della comunicazione globale e del Grande Fratello che ci osserva instancabile da chiss\u00e0 dove\u00bb, scrive Zecchi, \u00abma, in particolare, della stupidit\u00e0 e della miseria dell\u2019uomo. Di un uomo incapace di credere in se stesso, di avere coraggio, di pensare in grande, di un uomo in grado di difendere soltanto la propria miserabile (spiritualmente) mediocrit\u00e0, pauroso di perdere la sanit\u00e0 del corpo, vile e traditore. Una lucida, drammatica descrizione di un\u2019umanit\u00e0 indifferente e vile, disposta a consegnare la propria persona a chiunque pur di liberarsi dal peso della responsabilit\u00e0 di scegliere e decidere con la propria testa. Questo \u00e8 \u201c1984\u201d: una spaventosa e inappellabile accusa dell\u2019essere umano\u00bb.<\/p>\n<p>Al solito il docente veneziano ha ragione. Ci sia consentito d\u2019aggiungere, alla luce della sconfortante attualit\u00e0 che ci circonda e afflige, un piccolo appunto.\u00a0 L\u2019opera, millenovecentottantaquattro, \u00e8 molto di pi\u00f9 (come ancora si sostiene) di un libro &#8220;anticomunista&#8221; e Orwell non \u00e8 soltanto un critico affilato, giustamente spietato, del sovietismo ma \u00e8 molto, molto di pi\u00f9. Orwell \u00e9 un annunciatore di verit\u00e0 profonde quanto inquietanti. Tutte scomode. Fastidiose. Orwell \u00e8 terribilmente attuale.<\/p>\n<p>Voce solitaria, gi\u00e0 sette decenni fa lo scrittore comprese come la tecnologia al servizio dell\u2019ideologia (qualsiasi essa sia) d\u00e0 luogo e forma a una miscela tanto efficiente quanto soffocante e disumana. Estremamente crudele e anonima. In uno scritto poco conosciuto del 1946 \u2014 \u201cSecond thoughts on James Burnham\u201d \u2014, George ammoniva come il pericolo fosse in agguato (anche o soprattutto)\u00a0 in quelle entit\u00e0 statuali che (ieri come oggi) si autorappresentano come democrazie compiute, rispettose dei diritti, delle leggi, delle costituzioni. Del patto sociale.<\/p>\n<p>\u00abSe non combattuto il totalitarismo pu\u00f2 trionfare ovunque\u00bb.\u00a0 Un avvertimento pi\u00f9 che mai valido in questo primo scorcio di millennio, quando in tutto l\u2019Occidente sono in corso derive \u2014 accelerate, non a caso, dalla pandemia, un dato sanitario trasformato in isterismo mediatico \u2014 che mirano sempre pi\u00f9 a restringere libert\u00e0 individuali, modificare linguaggi e rapporti sociali, imporre nuovi schemi lavorativi e, soprattutto, riassemblare ideologicamente la Storia. L&#8217;obiettivo finale, la vera scommessa d&#8217;ogni progetto totalitario, poich\u00e8 \u00abchi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato\u00bb. Orwell dixit.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Emilio Cecchi, grande, grandissimo critico letterario del Novecento, non ebbe dubbi. Alla sua uscita defin\u00ec \u201c1984\u201d, \u00abLibro memorabile. Libro di una tristezza disperata, ossessiva, che definitivamente colloca George Orwell in uno dei primissimi posti dell\u2019odierna letteratura inglese\u00bb. Un giudizio netto e fulminante che dispiacque a gran parte del panorama intellettuale dell\u2019epoca molto invaghito del socialismo reale e per nulla entusiasta di questo capolavoro anti-utopistico che annunciava un mondo cupo, plumbeo, senza speranza. Troppe le analogie con il \u201cparadiso sovietico\u201d, troppe le similitudini tra l\u2019onnipresente \u201cBig brother\u201d e l\u2019onnisciente compagno Josif Stalin. 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