{"id":338,"date":"2021-04-23T12:35:47","date_gmt":"2021-04-23T10:35:47","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/?p=338"},"modified":"2021-04-23T12:39:28","modified_gmt":"2021-04-23T10:39:28","slug":"armenia-il-genocidio-negato-e-la-memoria-dellaksor-il-grande-male","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2021\/04\/23\/armenia-il-genocidio-negato-e-la-memoria-dellaksor-il-grande-male\/","title":{"rendered":"Armenia, il genocidio negato e la memoria dell&#8217;Aksor, il grande male"},"content":{"rendered":"<p>Dopo 106 anni Parigi e la Francia ricordano il \u201cMetz Yagern\u201d, il \u201cgrande male\u201d, lo sterminio degli armeni cristiani per mano dei turchi. Con una grande mostra, \u201cLe G\u00e8nocide des arm\u00e9niens de l\u2019Empire ottoman\u201d. Una rassegna importante. Per pi\u00f9 motivi. \u00a0Innanzitutto per il tema e il luogo: una memoria a lungo relegata all\u2019interno della diaspora armena \u2014 custodita dai religiosi e dagli intellettuali e rivendicata in solitudine dalla fragile repubblica di Erevan \u2014 si dispiega significativamente nel Memoriale della Shoah di Drancy, un luogo fortemente simbolico. Due terribili tragedie del Novecento, il secolo crudele, si specchiano e si integrano in un percorso finalmente condiviso di dolore e ricordo. Un cerchio che si chiude su un dato forte e per nulla scontato, poich\u00e9 per tanto, troppo tempo dell\u2019olocausto armeno, \u201cl\u2019Aksor\u201d, pochissimo si \u00e8 parlato e poco si \u00e8 studiato e approfondito.<\/p>\n<p>L\u2019indifferenza \u00e8 l\u2019anticamera della rimozione, la premessa dell\u2019oblio. Gli armeni \u2014 questo piccolo, nobile popolo disperso tra il Caucaso e il mondo \u2014 lo sanno bene. Il muro di silenzio ha iniziato a incrinarsi solo il 18 giugno 1987 quando il Parlamento Europeo ha infine riconosciuto il genocidio ponendo, inoltre, quale precondizione all&#8217;adesione della Turchia alla Comunit\u00e0 Europea il riconoscimento dello sterminio. Almeno una volta l\u2019Europa burocratica di Bruxelles \u00e8 stata all\u2019altezza della storia del Continente che sostiene di rappresentare.<\/p>\n<p>Per i governi di Ankara uno smacco e una condizione inaccettabile. Agli occhi degli eredi di Ataturk il massacro di pi\u00f9 1.200.000 cristiani (il numero \u00e8 ancora incerto) era ed \u00e8 un dettaglio e gli armeni un fastidio, un ingombro. In patria solo accennare al genocidio significa infrangere l\u2019articolo 301 del codice penale che punisce chi offende l\u2019identit\u00e0 turca. Lo sa bene il premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk che per aver sfiorato nei suoi libri la questione \u00e8 incorso nelle ire delle istituzioni. Inutile inoltre aggiungere che chiunque nel mondo sollevi il problema \u00e8 considerato un nemico giurato della Turchia. Eppure il \u201cMetz Yageren\u201d non \u00e8 una fantasia, non \u00e8 una fake news. \u00c8 sangue e sofferenza, terrore e morte. Esilio.<\/p>\n<p>Commemorando nel 2015 il centenario della grande mattanza il patriarca ortodosso Karekin II ha ricordato come \u00abi turchi ottomani hanno commesso un genocidio contro il nostro popolo\u00bb facendo s\u00ec che \u00abnostri figli e figlie hanno subito uccisioni, carestie e malattie: sono stati deportati e costretti a marciare fino alla loro morte\u00bb. Il religioso ha precisato che \u00abl\u2019Armenia occidentale, dove per millenni \u2013 dal tempo di No\u00e8 \u2013 il nostro popolo ha vissuto, creato e costruito la sua storia e cultura, \u00e8 stata privata della sua popolazione nativa\u00bb. Chiese e monasteri \u00abdissacrati e distrutti\u00bb, scuole \u00abrase al suolo e rovinate\u00bb.<\/p>\n<p>Ma, nonostante tutto, \u00abil nostro popolo \u00e8 risorto dalla morte e su una piccola parte ha ripristinato lo Stato, ricreato un Paese dalle sue rovine e vestigia, costruito una patria di luce e di speranza, di scienza, istruzione e cultura\u00bb. Concludendo il pontefice degli armeni ha ringraziato il Signore che ha voluto che \u00abla nostra gente \u2013 condannata a morte da un piano genocida \u2013 sia riuscita a vivere e risorgere, in modo da poter presentare questa giusta causa davanti alla coscienza dell\u2019umanit\u00e0 e al diritto delle genti, per liberare il mondo dalla callosa indifferenza di Pilato e dalla negazione criminale della Turchia\u00bb.<\/p>\n<p>Parole durissime riprese da papa Bergoglio nell\u2019incontro con il patriarca. Ricordando la storica visita di Giovanni Paolo II in Armenia nel 2001, Francesco ha scandito con rara chiarezza una frase inequivocabile: \u00abQuello degli armeni \u00e8 stato il primo genocidio del XX\u00b0 secolo e ha colpito il vostro popolo, prima nazione cristiana\u00bb. Ancora una volta Erdogan non ha gradito.<\/p>\n<p><strong>Una piccola patria tra tre imperi<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Montagne altissime coperte da foreste, monasteri simili a fortezze, altopiani impreziositi da grandi laghi, colline decorate da vigneti, citt\u00e0 e borghi in cui le brutture sovietiche convivono accanto a splendide architetture medievali, deliziosi ristorantini che offrono una cucina magnifica. Sullo sfondo il mitico Ararat, il luogo dove si adagi\u00f2 l\u2019Arca alla fine del diluvio, e il dramma del Nagorno Karabakh \u2014 per gli armeni l\u2019Artsakh, un pezzo di Patria \u2014 con la guerra ad intermittenza con gli azeri. Mito, spiritualit\u00e0 e altra, nuova sofferenza. \u00c8 l\u2019Armenia che conosciamo, la piccola repubblica indipendente dal 1991 dopo l\u2019implosione dell\u2019Unione Sovietica, vasta appena 30mila chilometri quadrati e popolata da 3.200.000 abitanti. Un fazzoletto incastonato tra Asia ed Europa, stretto tra tre aree che per secoli hanno coinciso con tre grandi imperi: quello romano, bizantino, quindi ottomano, e oggi turco; quello zarista poi sovietico e russo; quello persiano e, oggi iraniano sciita. Una posizione scomodissima.<\/p>\n<p>In pi\u00f9 la storia di questa realt\u00e0 \u00e8 ben pi\u00f9 grande e intricata dei suoi attuali confini. Ripercorrendo la complessa vicenda armena vi sorprenderete, come avverte Franco Cardini, \u00aba non esservi accorti prima della sua importanza. Fece il suo ingresso nella storia antica come sede del regno hurrita di Urartu, fra il IX e VII secolo sede di una popolazione d\u2019idioma indoeuropeo fin\u00ec sotto la dominazione dei medi, dei persiani achemenidi e quindi di Alessandro. Dalla sconfitta del re greco siriaco Antioco II germogli\u00f2 infine la grande Armenia\u00bb. Un complesso statuale che funse per secoli da punto d\u2019incontro e camera di compensazione tra l\u2019impero romano e il mondo ellenistico e quello parto-persiano.<\/p>\n<p>Nel 301 d.C. il Cristianesimo divenne, in largo anticipo su Costantino e i suoi editti, religione di Stato. Dal 405 le Sacre scritture vennero trascritte nell\u2019alfabeto \u2014 36 lettere: 7 vocali e 29 consonanti \u2014creato dal monaco Mesrop Mashtots, un passaggio fondamentale che ha consentito nei secoli alla lingua armena di tramandarsi e impreziosirsi diventando, grazie alle \u201cscuole di scrittura\u201d, un simbolo dell\u2019identit\u00e0 nazionale e una corazza efficace contro i continui tentativi d\u2019assimilazione. Una curiosit\u00e0. Gli armeni colsero molto presto le opportunit\u00e0 offerte dall\u2019invenzione della stampa. E Venezia gioc\u00f2 un ruolo fondamentale per la conservazione e la diffusione della cultura armena: nel 1511 nella citt\u00e0 lagunare fu stampato il primo libro ad opera dell\u2019editore Hakob detto \u201cMeghapat\u201d: si tratta di una raccolta di massime, proverbi, informazioni e consigli utili ad uso soprattutto degli uomini di mare intitolato \u201cUrbat\u2019agirk\u201d, ovvero \u201cIl Libro del Venerd\u00ec\u201d.<\/p>\n<p>Torniamo all\u2019alto Medioevo. La prima crociata segn\u00f2 l\u2019inizio di un fruttuoso interscambio tra l\u2019Armenia \u2014 estesa dalla Cilicia mediterranea sino al Caspio \u2014 con l\u2019Occidente. Riprendendo Cardini \u00abin tale contesto l\u2019Armenia, innervata da importanti vie di commercio, ebbe modo di collegarsi al Sacro Romano Impero e al regno di Cipro dei Lusignano e pi\u00f9 tardi \u2014 grazie ai contatti con alcuni principati mongoli \u2014 avvi\u00f2 un rapporto strettissimo con i cavalieri di San Giovanni (poi di Rodi) e poi con i genovesi ma anche con i veneziani\u00bb.<\/p>\n<p>Alla caduta nel 1291 di San Giovanni d\u2019Acri, ultima capitale crociata, segu\u00ec presto il tracollo, nel 1375, del regno di Cilicia e gli armeni si ritrovarono senza patria. Nondimeno la comunit\u00e0, come ben spiegato da Aldo Ferrari e Giusto Traina nel loro ottimo libro \u201cStoria degli Armeni\u201d (Il Mulino, 2021), riusc\u00ec a convivere (e a prosperare) anche all\u2019interno dell\u2019impero ottomano sino a met\u00e0 dell\u2019Ottocento. L\u2019affacciarsi della Russia, autonominatasi paladina dei cristiani d\u2019Oriente, l\u2019indipendenza della Grecia e il parallelo decadimento dell\u2019autorit\u00e0 sultaniale \u2014 garante, a suo modo, delle minoranze e delle loro autonomie \u2014 aprirono la strada a nuove devastanti forze.<\/p>\n<p><strong>L\u2019olocausto di un popolo<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lo scoppio della Grande Guerra forn\u00ec l\u2019ennesimo, definitivo pretesto per lo scatenamento dell\u2019\u201dAksor\u201d, l\u2019annientamento della folta comunit\u00e0 armena \u2014 considerata una \u201cquinta colonna\u201d, in quanto cristiana e benestante, della Russia ortodossa e zarista \u2014e la repressione delle altre minoranze non islamiche.<\/p>\n<p>Per gli armeni non ci fu alcuna piet\u00e0. Il 24 aprile 1915 i residenti nella capitale furono arrestati in massa e pochi giorni pi\u00f9 tardi Enver Bey, ministro della Guerra, dava inizio alla deportazione forzata di tutta la popolazione \u2014 donne, bimbi e anziani compresi \u2014\u00a0verso la remota provincia di Deir el-Zor, un buco fetente nel deserto siriano.<\/p>\n<p>Fu l\u2019inizio di un\u2019interminabile marcia della morte. Il venezuelano Rafael de Nogales, singolare figura di mercenario al servizio del sultano, raccont\u00f2 scene orrende: \u00abAlle porte di Siirt, su un pendio vicino, come neve sul fianco di una montagna, giacevano migliaia di cadaveri di armeni, mezzi nudi e sanguinanti, ammucchiati in pile o intrecciati nell\u2019abbraccio finale della morte\u00bb. Coloro che riuscirono ad arrivare in Siria, spesso soccombettero alla sete e alla fame nei pressi della ferrovia per Baghdad, sulla quale in pochi potevano permettersi un passaggio. Un viaggiatore raccont\u00f2 d\u2019aver visto almeno \u00abmille armeni morti durante le ore diurne del suo viaggio, a terra accanto ai binari\u00bb. Anche le vie carovaniere offrivano una visione spaventosa, con interi tratti \u00abricoperti da corpi in decomposizione\u00bb.<\/p>\n<p>Una delle testimonianze pi\u00f9 intense arriva dal diario di una donna, Serpouhi Hovaghian, nata nel 1883 nell\u2019Armenia anatolica e sopravvissuta miracolosamente alla morte. Una storia romanzesca. Nel 2014 la nipote Anny Romand, affermata scrittrice francese, scopr\u00ec il diario riordinando le cose di famiglia: 70 pagine in armeno, francese e greco, vergate tra il 1915 e il 1917. Il momento pi\u00f9 buio. Con pazienza e infinito amore la Romand ha tradotto e riordinato le note trasformandole in un libro commovente e profondo, \u201cMia nonna d\u2019Armenia\u201d (ora editato in Italia da La Lepre edizioni).<\/p>\n<p>L\u2019anabasi di Serpouhi inizi\u00f2 con il saccheggio della casa di famiglia e la fucilazione del marito. Le donne furono incolonnate in interminabili carovane. Giorni, settimane di cammino attraverso l\u2019orrore: \u00abDi fianco scorreva l\u2019Eufrate, lunghissimo: in ogni momento pensavamo che ci avrebbero buttato dentro. Nel fiume avevano scaricato due carretti pieni di bambini. Questa scena ce l\u2019avr\u00f2 per sempre davanti agli occhi [\u2026]\u00a0 Vedendo i corpicini di quei piccoli in acqua, le gambe che ancora si muovevano, sono rimasta completamente sconvolta, e ancor pi\u00f9 quando ho visto quei mostri guardarli con un sorrisino sarcastico. Oh Dio mio, ti scongiuro lasciami vivere per vedere quegli infelici vendicati\u00bb. Ce la far\u00e0. Dopo altre terribili avventure raggiunger\u00e0 la Francia. La salvezza. Dal suo rifugio madame Serpouhi avr\u00e0 certamente saputo dell\u2019operazione Nemesi, organizzata da Armen Garo, il rappresentante degli armeni alla conferenza di pace di Parigi.\u00a0 La vendetta a lungo attesa.<\/p>\n<p>Alla fine della prima guerra mondiale le potenze vincitrici costrinsero il governo turco a processare, per crimini di guerra, i leader del CUP, responsabili dello sterminio dei cristiani armeni e siriaci (un capitolo questo ancora non indagato\u2026). Un tribunale militare condann\u00f2 i capi del CUP alla pena capitale quando gi\u00e0 avevano lasciato il Paese. Tutti contumaci e intoccati. Una beffa atroce.<\/p>\n<p>Ma sulla via dell\u2019esilio gli antichi padroni della Turchia trovarono tutti la morte per mano di giustizieri armeni. Il 15 marzo del 1921 a Berlino lo studente Soghomon Tehlirian spar\u00f2 un colpo di pistola alla nuca di Tal\u2019at Pasci\u00e0. Processato da un tribunale tedesco, fu ritenuto \u201cnon colpevole\u201d e assolto. Il suo difensore, l\u2019avvocato Gordon, nell\u2019arringa scand\u00ec con forza la sua denuncia: \u201cOgni persona dovrebbe sapere che durante il governo di Tal\u2019at fu versato un mare di sangue, almeno un milione di armeni tra bambini e donne, vecchi e uomini. Se si \u00e8 aggiunta una nuova goccia di sangue dobbiamo consolarci dicendo che \u00e8 nostro destino vivere in tempi terribili\u00bb.<\/p>\n<p>Analoga sorte tocc\u00f2 a Cemal Bej, il secondo dei \u201ctriumviri\u201d autori del genocidio, raggiunto e giustiziato a Tbilisi, in Georgia, da un altro giovane armeno. Ed armeno era pure il comandante del reparto bolscevico che il 4 luglio 1922 uccise Enver Pasci\u00e0, che capeggiava un\u2019impossibile rivolta turco-islamica contro i sovietici nella regione di Bukhar, nell\u2019Asia centrale. Ultima curiosit\u00e0. Nelle tavole de \u201cLa casa dorata di Samarcanda\u201d, Hugo Pratt \u2014 il grande artista veneziano, appassionato d\u2019Oriente e intrigato dai segreti massonici \u2014 ricordava l\u2019ultima cavalcata di Enver contro le baionette armene. Nel segno della tragedia e (forse) dei compassi. Chiss\u00e0?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Dopo 106 anni Parigi e la Francia ricordano il \u201cMetz Yagern\u201d, il \u201cgrande male\u201d, lo sterminio degli armeni cristiani per mano dei turchi. Con una grande mostra, \u201cLe G\u00e8nocide des arm\u00e9niens de l\u2019Empire ottoman\u201d. Una rassegna importante. Per pi\u00f9 motivi. \u00a0Innanzitutto per il tema e il luogo: una memoria a lungo relegata all\u2019interno della diaspora armena \u2014 custodita dai religiosi e dagli intellettuali e rivendicata in solitudine dalla fragile repubblica di Erevan \u2014 si dispiega significativamente nel Memoriale della Shoah di Drancy, un luogo fortemente simbolico. Due terribili tragedie del Novecento, il secolo crudele, si specchiano e si integrano in [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2021\/04\/23\/armenia-il-genocidio-negato-e-la-memoria-dellaksor-il-grande-male\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1097,"featured_media":339,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[247],"tags":[299950,405673,4625,11],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/338"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1097"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=338"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/338\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":341,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/338\/revisions\/341"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/media\/339"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=338"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=338"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=338"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}