{"id":35,"date":"2017-07-14T14:25:08","date_gmt":"2017-07-14T12:25:08","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/?p=35"},"modified":"2017-07-14T14:29:28","modified_gmt":"2017-07-14T12:29:28","slug":"il-reparto-lepopea-del-ix-col-moschin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2017\/07\/14\/il-reparto-lepopea-del-ix-col-moschin\/","title":{"rendered":"&#8220;Il Reparto&#8221;, l&#8217;epopea del IX\u00b0 Col Moschin"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2017\/07\/240117-palumbo-il-reparto.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-36\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2017\/07\/240117-palumbo-il-reparto-213x300.jpg\" alt=\"240117-palumbo-il-reparto\" width=\"213\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2017\/07\/240117-palumbo-il-reparto-213x300.jpg 213w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2017\/07\/240117-palumbo-il-reparto.jpg 412w\" sizes=\"(max-width: 213px) 100vw, 213px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Incredibilmente, in quest\u2019Italia stanca, cialtrona e disincantata alcune eccellenze esistono e resistono. Nella ricerca scientifica, nell\u2019industria, nell\u2019arte. Piccole isole di grande energia e valore (giustamente) esaltate dai mass media. Ma non vi sono solo scienziati, ingegneri, creativi, artisti; disperso nei luoghi meno felici del globo opera, lavora, combatte un piccolo mondo militare di cui, invece, si parla e si scrive poco, pochissimo. \u00c8 la sorte delle nostre unit\u00e0 d\u2019\u00e9lite, realt\u00e0 formidabili quanto misconosciute, eppure rispettate, stimate dagli alleati (non sempre molto cordiali) e temute dai nemici (sempre ostili).<\/p>\n<p>Nulla di strano. I soldati, quelli veri e seri, sono fastidiosi, ingombranti e, come avverte il generale Marco Bertolini, quando la povera politica italiana \u00e8 costretta a ricorrere a loro (il mondo, si s\u00e0, \u00e8 turbolento\u2026) \u00ab si procede alla produzione di dense cortine fumogene per occultare, dietro un fitto velo di richiami alla pulsione umanitaria italiana, alla nostra atavica bont\u00e0 d\u2019animo, alla nostra \u201cmeravigliosa\u201d costituzione, ad una nostra supposta avversione alla violenza e cos\u00ec via, una realt\u00e0 internazionale che non le aggrada\u00bb.<\/p>\n<p>Da qui le fiabe rassicuranti sulle missioni di \u201cpace\u201d, con i fanti sorridenti che distribuiscono caramelle e giocattoli ai bimbi di terre lontane. Purtroppo il pieneta non \u00e8 un kindergarten e neppure un parco giochi e le forze armate hanno altri doveri e altri compiti, ben pi\u00f9 duri e impegnativi. Bisogna combattere, sparare, uccidere o venire uccisi. \u00c8 la guerra, l\u2019eterna \u201cfesta crudele\u201d.<\/p>\n<p>Per capire, comprendere motivazioni, ragioni, ideali di chi sceglie, anche in questo tempo post-eroico, di \u201clanciare il cuore oltre l\u2019ostacolo\u201d \u00e8 arrivato ora il bel libro \u201cIl Reparto\u201d, di Paolo Palumbo, dedicato al Nono \u201cCol Moschin\u201d, il ferro di lancia dell\u2019esercito italiano. Con minuzia e precisione l\u2019autore ricostruisce la lunga vicenda dei reparti d\u2019assalto, a partire dalla prima guerra mondiale con la formazione, nell\u2019estate del 1917, degli arditi. Tra tutti il IX\u00b0 reparto d\u2019assalto, comandato dall\u2019allora maggiore Giovanni Messe, un ufficiale fuori dall\u2019ordinario: un uomo coraggioso, intelligente, carismatico. Grazie a lui , nel 1918, le \u201cfiamme nere\u201d dimostrarono tutto il loro valore nella conquista dello strategico Col Moschin. Fu allora che la leggenda cominci\u00f2.<\/p>\n<p>Ma andiamo per ordine. All\u2019indomani della vittoria, i reparti degli arditi \u2014 per motivazioni politiche ma anche economiche, i governanti d\u2019ogni colore sono sempre taccagni quando si parla di difesa\u2026 \u2014 vennero sciolti e un patrimonio di esperienze si dissolse. Nei vent\u2019anni seguenti, nonostante la fragorosa retorica militarista del regime fascista, per lungo tempo si prefer\u00ec dimenticare le dure lezioni delle tempeste d\u2019acciaio della \u201cgrande guerra\u201d e non si parl\u00f2 pi\u00f9 di reparti speciali, di impieghi e tattiche innovative, moderne, \u201cnon convenzionali\u201d. Un ritorno all\u2019Ottocento, alla \u201cnormalit\u00e0\u201d. Solo Italo Balbo, uomo intelligente e anticonformista, cerc\u00f2 di costituire una prima unit\u00e0 di \u201cfanti dell\u2019aria\u201d \u2014 per lo pi\u00f9 volontari libici \u2014 a Castelbenito in Libia. Poco, troppo poco per affrontare la nuova, terribile tempesta bellica.<\/p>\n<p>Come spiega Palumbo, soltanto nel 1942 \u2014 quando l\u2019Asse italo-germanico inizi\u00f2 a vacillare \u2014 lo Stato Maggiore decise finalmente di formare, affidandola al colonnello Renzo Gazzaniga \u2014 un\u2019unit\u00e0 scelta di paracadutisti-sabotatori, il X\u00b0 Reggimento Arditi. Troppo tardi. Nonostante gli sforzi e la dedizione dei volontari, mezzi, pianificazione e logistica si rivelarono drammaticamente insufficienti contro un nemico sempre pi\u00f9 potente e ben organizzato. Da qui le meravigliose quanto disperate imprese del Decimo in Tunisia, in Algeria e, poi, in Sicilia e in Calabria. Infine l\u20198 settembre, l\u2019armistizio. Una data amara e lacerante.<\/p>\n<p>In quel terribile intrico di sentimenti contrastanti \u2014 un impasto di fedelt\u00e0 intrecciate, delusioni e smarrimenti \u2014 gli arditi del Decimo si divisero. Alcuni scelsero di seguire il comandante Boschetti e, con i resti del Regio esercito, combatterono nella lunga campagna d\u2019Italia; altri decisero di continuare la guerra con il mai amato alleato tedesco e, sotto il comando del colonnello Marcian\u00f2, continuarono a guerreggiare in Russia, in Francia, in Italia. Con la RSI. Con Mussolini. Sino alla fine.<\/p>\n<p>Nel 1947 i nuovi equilibri internazionali del secondo dopoguerra, il fissarsi della \u201ccortina di ferro\u201d nel cuore dell\u2019Europa e l\u2019inizio della guerra fredda tra Occidente e Unione Sovietica, offrirono all\u2019Italia vinta e lacerata una nuova, inattesa possibilit\u00e0. Nonostante il penalizzante trattato di pace di Parigi, presto su pressione USA ammorbidito (con gran dispiacere dei britannici e dei francesi ed enorme fastidio dei sovietici), il Patrio Stivale torn\u00f2, per quanto acciaccato, sullo scenario internazionale.<\/p>\n<p>Come \u00e8 noto \u2014 si leggano le ricerche di Di Nolfo, De Leonardis, Ilari, Romano, Di Rienzo \u2014 dopo il 18 aprile 1948, una volta defenestrato il PCI dal governo, il premier democristiano Alcide De Gasperi comprese che per contare qualcosa sul tavolo da gioco a Roma serviva una struttura militare credibile. Da qui il parziale riarmo italiano, una distratta (ma sostanziale) attenzione alle cose militari e il successivo approdo all\u2019interno della NATO. Un punto di svolta.<\/p>\n<p>In questo contesto le nuove forze armate nazionali vennero ricostruite e riarmate. Al tempo stesso, con molta fatica, s\u2019inizi\u00f2 a ragionare sulle esperienze delle unit\u00e0 speciali: a partire dagli anni \u201950, nonostante le diffidenze del mondo politico, nacque il primo reparto paracadustisti e poi, dal 1952, un \u201cplotone speciale\u201d di nuovi arditi. Il tutto grazie all\u2019iniziativa di un giovane tenente, Franco Falcone, e l\u2019aiuto di un marinaio d\u2019eccezione: Gino Birindelli, l\u2019eroe di Gibilterra. Tentativi pioneristici da cui prese forma a Cesano la Compagnia Sabotatori Paracadutisti, affidata ad un valoroso reduce di El Alamein, il capitano Acconci. Poi, nel 1961, Livorno, la \u201cVannucci\u201d e la formazione del Battaglione Sabotatori Paracadutisti, un vero e proprio laboratorio dottrinale in cui s\u2019intrecciarono le esperienze dell\u2019arditismo italiano con le lezioni francesi, inglesi ed americane sulla \u201cguerra rivoluzionaria\u201d, un\u2019altra dimensione.<\/p>\n<p>Grazie ad ufficiali d\u2019eccezione come Domenico Solinas, Valdimiro Rossi (chi scrive ebbe l\u2019onore di servire sotto il suo comando a Pisa nei primi Ottanta) e Franco Angioni, il reparto raggiunse presto livelli d\u2019eccellenza. Il primo banco di prova fu la \u201cguerra segreta\u201d in Alto Adige contro i terroristi austriacanti: uno scenario difficile, simile per molti aspetti all\u2019Algeria dei francesi e all\u2019Ulster dei britannici. Fu una pagina sanguinosa e (guarda caso\u2026) cancellata dalla nostra storia ufficiale, come gran parte della lotta dello Stato \u2014\u00a0e delle forze speciali \u2014 contro l\u2019eversione rossa e internazionale negli anni Settanta.<\/p>\n<p>Poi la svolta. Nel 1981, il governo \u2014 su impulso di Bettino Craxi, politico discutibile ma uomo lungimirante \u2014 decise di avere, per una volta, coraggio. Tra mille polemiche, Roma invi\u00f2 un contingente nel Libano sconvolto dalla guerra civile. Per la prima volta dalla sconfitta, l\u2019Italia dava un segnale forte di presenza nel Mediterraneo. Con i suoi soldati, i ragazzi di leva e i pochi, allora, professionisti. Gli incursori del Nono, ovviamente, furono in prima linea.<\/p>\n<p>Da qui la storia \u00e8 nota, conosciuta: dopo il Libano, la Somalia, l\u2019Africa equatoriale, l\u2019Iraq, i Balcani, l\u2019Afghanistan, la TF 45 e oggi la Libia. \u00c8 l&#8217;epopea del \u201cCol Moschin\u201d. Le tante venture e il molto sangue versato del Nono. Una bella, importante vicenda che Paolo Palumbo racconta senza retorica e senza fronzoli. Con seriet\u00e0 e discreta scrittura. Buona lettura. Il libro merita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Paolo Palumbo<\/strong><\/p>\n<p><strong>IL REPARTO<\/strong><\/p>\n<p><strong>Edizioni il Maglio, 2016<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ppgg. 273, euro 28.00<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Incredibilmente, in quest\u2019Italia stanca, cialtrona e disincantata alcune eccellenze esistono e resistono. Nella ricerca scientifica, nell\u2019industria, nell\u2019arte. Piccole isole di grande energia e valore (giustamente) esaltate dai mass media. Ma non vi sono solo scienziati, ingegneri, creativi, artisti; disperso nei luoghi meno felici del globo opera, lavora, combatte un piccolo mondo militare di cui, invece, si parla e si scrive poco, pochissimo. \u00c8 la sorte delle nostre unit\u00e0 d\u2019\u00e9lite, realt\u00e0 formidabili quanto misconosciute, eppure rispettate, stimate dagli alleati (non sempre molto cordiali) e temute dai nemici (sempre ostili). Nulla di strano. 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