{"id":360,"date":"2021-06-01T19:39:39","date_gmt":"2021-06-01T17:39:39","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/?p=360"},"modified":"2021-06-04T15:46:13","modified_gmt":"2021-06-04T13:46:13","slug":"da-schiavo-ad-ammiraglio-ucciali-il-corsaro-una-vita-tra-due-mondi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2021\/06\/01\/da-schiavo-ad-ammiraglio-ucciali-il-corsaro-una-vita-tra-due-mondi\/","title":{"rendered":"Da schiavo ad ammiraglio. Uccial\u00ec il corsaro, una vita tra due mondi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2021\/06\/Mafrici-193x300-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-362\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2021\/06\/Mafrici-193x300-1.jpg\" alt=\"\" width=\"193\" height=\"300\" \/><\/a><\/p>\n<p>All\u2019indomani della conquista dell\u2019Egitto (1517) gli ottomani, preoccupati come (e forse pi\u00f9) dei veneziani, dall\u2019intrusione dei portoghesi nell\u2019Oceano Indiano che infrangeva il monopolio sul commercio delle spezie, le preziose \u201cscintille d\u2019Oriente\u201d, decisero di riaprire l\u2019antico <em>Traianos potamos<\/em>, il passaggio tra il Mediterraneo e il Mar Rosso gi\u00e0 operativo in epoca faraonica, romana e bizantina. Insomma, il \u201cnonno\u201d dell\u2019attuale Canale di Suez.<\/p>\n<p>Come riportano nei loro diari i viaggiatori (o agenti segreti veneziani? Non lo sappiamo\u2026), tra il Cinquecento e il Seicento, i sovrani di Costantinopoli cercarono a pi\u00f9 riprese di ripristinare l\u2019antica idrovia. Nel 1529 Alvise Roncignotto segnal\u00f2 al governo dogale che Pargali Ibrahim Pasci\u00e0, <em>gran vizir<\/em> di Solimano il Magnifico, aveva dato inizio agli scavi sull\u2019antico canale e in un altro viaggio sull\u2019Istmo, tra il 1532 e il 1533, vide circa 12mila uomini al lavoro. Con la tragica morte di Ibrahim, giustiziato dal sospettoso sultano nel 1536, il progetto venne sospeso, ma non accantonato. Nella sua relazione del 1576 il vicentino Filippo Pigafetta \u2014 parente di Antonio, l\u2019avventuroso compagno e biografo di Magellano \u2014 accenn\u00f2 al successivo tentativo di Sin\u00e0m Bass\u00e0, ammiraglio del sultano Selim: <em>\u00abDi scavare una gran fossa a fine di condurre pi\u00f9 lesto, et con pi\u00f9 corta strada le artiglierie, i legnami, le munitioni da guerra, et le altre cose al Suez, n\u00e9 prima (come hora si fa) scaricarle in Alessandria, et indi menarle al Cairo su per il fiume, al di l\u00e0 della terra al Suez\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Tutto s\u2019interruppe, secondo Pigafetta, apparentemente perch\u00e9 i turchi temettero \u2014 riprendendo la leggenda risalente all\u2019incolpevole Aristotele \u2014 che le acque del Mar Rosso fossero superiori di circa dieci metri a quelle del Mediterraneo. Molto probabilmente per il vicentino si trattava \u2014 confutando cos\u00ec l\u2019idea del dislivello \u2014 di una <em>pietosa inventione <\/em>dei turchi intimoriti invece dalle difficolt\u00e0 tecniche e dagli enormi costi.<\/p>\n<p>Ben documentata \u00e8 invece l\u2019ipotesi del taglio dell\u2019Istmo immaginata pochi anni dopo da una figura romanzesca: El Ulug Al\u00ec, per i cristiani pi\u00f9 semplicemente Occhial\u00ec o Uccial\u00ec. Un nome pesante che fece sobbalzare i potenti di tutta Europa. Non a torto. Come si evince dalla bella biografia di Mirella Mafrici (<em>Uccial\u00ec. Dalla Croce alla Mezzaluna. Un grande ammiraglio ottomano nel Mediterraneo del Cinquecento, <\/em>Rubettino), il personaggio \u00e8 decisamente interessante, persino straordinario.<\/p>\n<p>Il suo vero nome era Giovan Dionigi Galeni ed era nato nella poverissima Calabria attorno al 1519. La famiglia lo aveva destinato alla vita monacale quando venne catturato nell\u2019ennesima scorreria barbaresca guidata da Khayr al-Din (il celebre Barbarossa, bey d\u2019Algeri) e messo al remo. Passato al servizio in casa uccise un altro schiavo: la svolta decisiva; per convenienza o convinzione (chiss\u00e0?), il ragazzo si convert\u00ec rapidamente alla fede islamica ed entr\u00f2 nelle grazie dei suoi padroni. Al tempo nulla di strano. Come ricorda l\u2019autrice, \u201cfarsi turco\u201d \u2014 cambiando fede, nome, abito e abitudini alimentari \u2014 era prassi diffusa e consentiva ai rinnegati <em>\u00abla possibilit\u00e0 di un\u2019ascesa sociale, determinata da una sostanziale differenza tra due mondi: quello occidentale che, caratterizzato da una scala di stratificazioni dalla scarsa mobilit\u00e0, conferiva un grandissimo valore alla nascita e al sangue, si contrapponeva quello turco che, incentrato sul sultano con potere illimitato e sulla massa di sudditi a lui sottomessi, consentiva a uomini capaci di muoversi con abilit\u00e0 e scaltrezza nella piramide sociale di raggiungere dai livelli pi\u00f9 bassi le pi\u00f9 alte cariche dello Stato e vivere molto meglio di un cristiano nel Mezzogiorno d\u2019Italia\u00bb. <\/em><\/p>\n<p>Fu questo il caso di Dionigi alias Uccial\u00ec; diventato musulmano si diede alla guerra di corsa e fece una rapida carriera: dopo aver sposato la figlia di uno dei <em>rais<\/em> si un\u00ec a Dragut \u2014 beniamino e poi successore di Khayr al-Din \u2014 distinguendosi per abilit\u00e0 e coraggio e contribuendo a trasformare il Mediterraneo <em>\u00abin un mare proibito alla navigazione per gli europei\u00bb. <\/em>Inizi\u00f2 allora, come narra con penna felice la Mafrici, una formidabile ascesa: per aver flagellato le coste cristiane, puntando non solo sulla natia Calabria e sulla Sicilia ma insidiando persino la Liguria e il Nizzardo sabaudo, il mancato monaco divenne generalissimo del pascialato d\u2019Algeria, governatore di Tripoli poi di Algeri. Nel 1571 prese parte alla battaglia di Lepanto e fu l\u2019unico tra i comandanti della flotta turca a non uscirne sconfitto. Anzi. Per aver conquistato nello scontro lo stendardo dei Cavalieri di Malta, Selim II lo nomin\u00f2 <em>kapudan<\/em>, Supremo ammiraglio del mare, con il difficile compito di ricostruire, all\u2019indomani della disfatta, la marina sultaniale.<\/p>\n<p>Dopo molte imprese, culminate con una vittoria contro gli spagnoli e la riconquista di Tunisi, l\u2019avventuroso corsaro \u2014 ormai giunto ai vertici dell\u2019impero come primo navarca \u2014\u00a0venne incaricato dal sultano di riaprire l\u2019idrovia egiziana. Come sopra accennato, la notizia fece enorme scalpore nelle cancellerie europee. La fama del personaggio era tale che nel luglio del 1586 l\u2019ambasciatore francese sul Bosforo, Savary de Lancosme, scrisse allarmato al re Enrico III di una visita di El Ulug Al\u00ec ad Alessandria. Secondo il diplomatico, l\u2019ammiraglio si era recato sul Nilo per verificare la possibilit\u00e0 di: <em>\u00abun\u2019impresa impossibile, cio\u00e8 di aprire un canale dal Cairo ad una citt\u00e0 che si chiama Suez sulla punta del golfo del Mar Rosso\u00bb.<\/em> Nella missiva si fornivano altri particolari sulle modalit\u00e0 del progetto che, secondo le voci raccolte, necessitava l\u2019impiego di centomila uomini, quarantamila asini e dodicimila cammelli. La missione del rinnegato calabrese non era sfuggita nemmeno all\u2019inviato veneziano Lorenzo Bernardo che subitamente avvert\u00ec il doge, affermando che gli ottomani: \u00ab<em>Sono entrati in opinione che non vi sia altro rimedio, che ricavar quell\u2019alveo che altre volte dai re d\u2019Egitto era stato fatto, il quale incominciando dal porto di Damiata, traversando per 150 miglia incirca di paese, passava nel Mar Rosso al porto di Suez, pel quale comodamente si possa condur galee da questo in quel mare e con facilit\u00e0\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Il governo marciano \u2014 per una volta tanto in sintonia con Roma \u2014 inform\u00f2 prontamente papa Sisto V, ma il pontefice non si preoccup\u00f2 particolarmente. Come riferiscono i rapporti dell\u2019ambasciatore veneziano presso la Santa Sede, il pontefice, convinto dai suoi esperti del dislivello tra i due mari, si tranquillizz\u00f2, ringrazi\u00f2 il diplomatico e si disinteress\u00f2 della questione. Sisto \u2014 assillato da problemi ben pi\u00f9 urgenti \u2014 non aveva tutti i torti. Un anno pi\u00f9 tardi, esattamente il 27 luglio del 1587, l\u2019ottantenne ma sempre arzillo Dionigi- Uccial\u00ec mor\u00ec <em>\u00abtra le braccia d\u2019una zitella greca d\u2019insigne bellezza, dopo haversi in sopra lei cessato le sue voglie\u00bb.<\/em> Ai suoi schiavi lasci\u00f2 i beni di propriet\u00e0, compreso un villaggio da lui fondato nei pressi di Costantinopoli e chiamato Nova Calavria.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>All\u2019indomani della conquista dell\u2019Egitto (1517) gli ottomani, preoccupati come (e forse pi\u00f9) dei veneziani, dall\u2019intrusione dei portoghesi nell\u2019Oceano Indiano che infrangeva il monopolio sul commercio delle spezie, le preziose \u201cscintille d\u2019Oriente\u201d, decisero di riaprire l\u2019antico Traianos potamos, il passaggio tra il Mediterraneo e il Mar Rosso gi\u00e0 operativo in epoca faraonica, romana e bizantina. Insomma, il \u201cnonno\u201d dell\u2019attuale Canale di Suez. Come riportano nei loro diari i viaggiatori (o agenti segreti veneziani? Non lo sappiamo\u2026), tra il Cinquecento e il Seicento, i sovrani di Costantinopoli cercarono a pi\u00f9 riprese di ripristinare l\u2019antica idrovia. 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