{"id":368,"date":"2021-06-17T00:02:01","date_gmt":"2021-06-16T22:02:01","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/?p=368"},"modified":"2021-06-17T00:10:37","modified_gmt":"2021-06-16T22:10:37","slug":"per-livio-caputo-penna-brillante-uomo-libero-e-coraggioso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2021\/06\/17\/per-livio-caputo-penna-brillante-uomo-libero-e-coraggioso\/","title":{"rendered":"Per Livio Caputo. Penna brillante, uomo libero e coraggioso"},"content":{"rendered":"<p>Con Livio abbiamo viaggiato molto. In Europa, in Africa, in Asia. Ma c\u2019\u00e8 un soggiorno, un itinerario in particolare che (ad ambedue) \u00e8 restato piantato nel cuore, nell&#8217;anima: il Vietnam, 2014. Non a caso. Per la prima volta dopo il 1975 il Direttore tornava in uno dei Paesi che pi\u00f9 aveva amato, nonostante la guerra e tutti gli orrori. Per anni aveva raccontato con penna sapiente il naufragio dell\u2019esercito americano, l\u2019avanzare inesorabile dei nord vietnamiti, il collasso del regime sudista, i massacri comunisti, le ipocrisie occidentali. Appena poteva, da vecchio granatiere, saliva in prima linea, accanto ai soldati, tra le bombe e le pallottole. E scriveva, fotografa, analizzava, capiva. E talvolta si divertiva. Piccolo anedotto: durante una pattuglia di marines <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2021\/06\/1654783_10202597529851435_1859323105_o.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-369\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2021\/06\/1654783_10202597529851435_1859323105_o-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2021\/06\/1654783_10202597529851435_1859323105_o-300x300.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2021\/06\/1654783_10202597529851435_1859323105_o-150x150.jpg 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2021\/06\/1654783_10202597529851435_1859323105_o.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>a cui era aggregato si era dilettato a lanciare qualche granata sui viet. \u00abEro un conservatore molto armato\u00bb, ammise sorridendo.<\/p>\n<p>Gi\u00e0, Livio mente libera e brillante ma soprattutto uomo di convinzioni profonde, uomo coraggioso e anticonformista. Lo saluto con l\u2019incipit di un capitolo di un mio libro, dedicato proprio a Lui e all\u2019Indocina di ieri e di oggi. Tutto inizi\u00f2 a Saigon con una splendida cena nel \u201csuo\u201d albergo\u2026.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abDalla terrazza dell\u2019<em>Hotel Majestic<\/em> vedo scorrere nella notte un corteo di motorette. Un fiume luminoso, assordante, inarrestabile. A Saigon \u2014 centomila pi\u00f9, centomila meno \u2014 sono circa cinque milioni. Livio Caputo innalza le folte sopracciglia e sorride: \u00ab\u00e8 la stessa immensit\u00e0 umana di quarant\u2019anni fa, ma allora si usavano biciclette e nel cielo ronzavano gli elicotteri americani, tutto cambia. Anche i rumori\u00bb.<\/p>\n<p>Non \u00e8 per caso che Livio \u2014 quarant\u2019anni dopo il suo ultimo reportage nel Vietnam in fiamme \u2014 abbia voluto portarci qui, al <em>Majestic<\/em>, l\u2019ultimo orgoglioso testimone di un tempo passato. Stesso ambiente <em>belle \u00e9poque<\/em>, stesse musiche languide, stesso panorama sul fiume. Sullo sfondo, sfumate, occhieggiano le ombre di Graham Greene e Jean Laterguy\u2026<\/p>\n<p>Presto il vecchio albergo \u2014 al tempo ritrovo dei corrispondenti stranieri \u2014 sar\u00e0 abbattuto per far posto, nel cuore di ci\u00f2 che resta dell\u2019antico quartiere europeo, a un nuovo futuribile grattacielo in vetro e cemento, un altro scintillante mostro senz\u2019anima. Meglio non pensarci e, in questa serata di primavera, godersi l\u2019orchestrina filippina che, con scalcagnata dignit\u00e0, suona motivi dei Sessanta e ascoltare i racconti di Caputo. Sulla guerra, sulla vita, sull\u2019amore. Sulle meravigliose follie di Oriana, sui miraggi crudeli di Terzani, sulle comode vilt\u00e0 di Bocca e Biagi. Storie di ieri.<\/p>\n<p>Riflettiamo, mentre l\u2019impomatato cantante intona per l\u2019ennesima volta <em>My Way<\/em>, sulla quasi assenza al sud di memorie di trent\u2019anni di guerra. Non vi \u00e8 praticamente pi\u00f9 traccia. Per ricordare quella lunga follia costata tre milioni di morti, i vincitori venuti dal nord hanno ribattezzato la citt\u00e0 Ho Chi Minh City \u2014 un nome che qui nessuno usa, per tutti Saigon rimane Saigon \u2014\u00a0, eretto qualche monumento e aperto un museo visitato da scolaresche e turisti. Un brutto cubo zeppo di belle fotografie di <em>Life<\/em> e <em>Times, <\/em>qualche residuo bellico, manifesti di propaganda.Poca roba.<\/p>\n<p>Livio sorride e ricorda. Sotto di noi scorrono Dong Khoi, la via dell\u2019Insurrezione, un tempo rue Catinat, il boulevard Charner, oggi Nguyen Hue, la rue Imp\u00e9rial, l\u2019attuale Hai Ba Trung, su cui si affacciano l\u2019<em>Oper\u00e0<\/em>, la Posta centrale progettata da Gustave Eiffel, il municipio, la cattedrale neogotica di Notre Dame. Le architetture ricordano Nizza, Cannes, Parigi, il lungofiume \u00e8 un frammento di Costa Azzurra. \u00abI francesi, quando arrivarono nella met\u00e0 dell\u2019Ottocento, si convinsero di poter trasformare questo paese, cos\u00ec complesso e insondabile, in un dipartimento di Parigi\u00bb, annuisce Caputo \u00abcerti di restare, per quasi un secolo, con logica cartesiana e ottimismo illuminista, continuarono ad investire, costruire, guadagnare, combattere. Senza requie, senza dubbi. Non compresero, o non vollero capire che la storia scorreva veloce e il loro tempo \u2014 il tempo dell\u2019Europa coloniale \u2014 stava finendo. Si risvegliarono solo nell\u2019inferno di Dien Bien Phu. Ma era troppo tardi\u00bb.<\/p>\n<p>Gi\u00e0, Dien Bien Phu, la terribile trappola che sessant\u2019anni fa inghiott\u00ec con voracit\u00e0 il <em>Corp Exp\u00e9ditionnaire Fran\u00e7aise en Extreme Orient, <\/em>il <em>CFEO<\/em>, il meglio dell\u2019<em>Arm\u00e9e. <\/em>Dien Bien Phu, un nome \u2014 come le Termopili, Salamina, Waterloo, il Piave, El Alamein \u2014 che non cessa d\u2019intrigarmi. Piccole manie di uno storico dilettante. Questa volta, per\u00f2, mi ritrovo in buona compagnia. Domani Livio, Mara ed io partiamo verso il nord\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>(Da Confini &amp; Conflitti, Eclettica 2015)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Con Livio abbiamo viaggiato molto. In Europa, in Africa, in Asia. Ma c\u2019\u00e8 un soggiorno, un itinerario in particolare che (ad ambedue) \u00e8 restato piantato nel cuore, nell&#8217;anima: il Vietnam, 2014. Non a caso. 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