{"id":376,"date":"2021-07-15T12:37:32","date_gmt":"2021-07-15T10:37:32","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/?p=376"},"modified":"2021-07-15T12:38:15","modified_gmt":"2021-07-15T10:38:15","slug":"londa-turca-il-grande-gioco-geopolitico-di-erdogan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2021\/07\/15\/londa-turca-il-grande-gioco-geopolitico-di-erdogan\/","title":{"rendered":"L&#8217;onda turca. Il &#8220;grande gioco&#8221; geopolitico di Erdogan"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2021\/07\/Vita_COVER-1444x2048-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-379\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2021\/07\/Vita_COVER-1444x2048-2-212x300.jpg\" alt=\"\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2021\/07\/Vita_COVER-1444x2048-2-212x300.jpg 212w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2021\/07\/Vita_COVER-1444x2048-2-722x1024.jpg 722w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2021\/07\/Vita_COVER-1444x2048-2-768x1089.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2021\/07\/Vita_COVER-1444x2048-2-1083x1536.jpg 1083w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2021\/07\/Vita_COVER-1444x2048-2.jpg 1444w\" sizes=\"(max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/a><\/p>\n<p>\u00abNon perdete mai di vista Cipro, perch\u00e9 per noi quell\u2019isola \u00e8 importante\u00bb. Con queste parole negli anni Trenta del \u2018900 Mustafa Kemal Ataturk indicava ai suoi soldati la direttrice di marcia della nuova Turchia laica e repubblicana. Per il <em>Gaz\u00ec<\/em> il destino della Nazione era nel mare, anzi nei mari che oggi la circondano \u2014 Mediterraneo e Mar Nero \u2014 e in quelli che lambivano \u2014 Caspio, Mar Rosso, Golfo Persico, Oceano Indiano \u2014 il defunto impero ottomano. Apparentemente un paradosso per il leader che aveva spostato la capitale dal Bosforo all\u2019arido centro dell\u2019Anatolia preferendo alla cosmopolita (e balneare) Istanbul post sultaniale la provinciale (e collinosa) Ankara. Eppure, Kemal non sbagliava: ieri come oggi la difesa e l\u2019affermazione degli interessi permanenti nazionali s\u2019incentra sul passaggio dei Dardanelli, sull\u2019Egeo per poi irradiarsi dalle acque di Cipro alle spiagge di Tripoli, dal lungomare di Baku al porto di Mogadiscio sino ai grattacieli qatarioti.<\/p>\n<p>Altro apparente paradosso. La visione marittima kemalista \u2014 per 80 e pi\u00f9 anni solo un\u2019aspirazione schiacciata da una concomitanza di fattori storici snocciolatisi dal trattato di Losanna alla fine della guerra fredda \u2014 ha preso forma e sostanza con l\u2019ascesa al potere di Recep Tayyip Erdogan, il campione dell\u2019anti kemalismo ed espressione dell\u2019Anatolia profonda e terragna. Ma nel Deep State turco, almeno per occhi eurocentrici, nulla \u00e8 semplice, lineare, facilmente interpretabile.<\/p>\n<p>Lo spiega bene Lorenzo Vita, fine analista e intelligenza vivace quanto poliedrica, nel suo bel libro \u201cL\u2019onda turca\u201d (Historica-Giubilei Regnani): \u00abL\u2019esigenza di ergersi a potenza leader del Medio Oriente o comunque di ritornare a pensare in grande la propria esistenza rimane un punto fondamentale dell\u2019agenda di chiunque incarni la leadership del Paese. E questo prescinde da qualsiasi dottrina strategica o geopolitica che in un determinato momento prende il sopravvento nelle stanze dei palazzi di Ankara\u00bb.<\/p>\n<p>Nel segno del pragmatismo e del realismo pi\u00f9 spietato il concetto di \u201cMavi Vatan\u201d, ovvero Patria Blu, \u00e8 passato da dottrina sotterranea di una pattuglia d\u2019ammiragli (sempre poco amati dal potere, come confermano i nuovi arresti dell\u2019aprile 2021) a un \u00abvero e proprio pilastro dell\u2019agenda di Erdogan\u00bb. Al netto delle forti turbolenze interne, la nuova proiezione navalista della Turchia vaticinata dall\u2019ammiraglio Cem Gurdeniz \u2014personaggio sorprendente quanto centrale dell\u2019intera vicenda \u2014 \u00e8 sinergica alle eccezionali ambizioni (e ai grandi timori) di un Paese complesso e complessato: la Turchia \u00e8 potente militarmente quanto fragile economicamente, demograficamente in crescita ma affamata d\u2019energia, neo imperiale fuori ma lacerata interiormente dal problema curdo.<\/p>\n<p>Il navalismo del terzo millennio \u00e8 una risposta d\u2019orgoglio e fierezza che rassicura e coagula un\u2019opinione pubblica che non ha dimenticato lo schiaffo inglese del 1914, quando l\u2019Ammiragliato su ordine di Winston Churchill sequestr\u00f2 sugli scali britannici le due moderne corazzate \u201cdreadnought\u201d \u2014 l\u2019<em>Osman I<\/em> e la <em>Reshadieh<\/em> \u2014 commissionate dalla Turchia all\u2019Inghilterra e finanziate da un\u2019imponente sottoscrizione popolare. \u00a0Fu una provocazione prodromica alla terribile guerra che annient\u00f2 l\u2019impero sultaniale e mise a rischio gravissimo la stessa esistenza della Turchia.\u00a0 Al tempo stesso le tante declinazioni di \u201cMavi Vatan\u201d tornano utili allo spregiudicato Erdogan e a quasi tutta la classe dirigente turca. Come ricorda su \u201cLimes\u201d Lucio Caracciolo: \u00abPer lui non importa l\u2019orientamento, la Turchia deve stare al centro del gioco, servendosi delle risorse altrui senza preconcetti: americani, cinesi, russi, arabi, ebrei, persiani o europei poco importa. Conta l\u2019utilit\u00e0 alla patria \u2014 e a se stesso, stante la dimensione imprenditoriale della larga famiglia sultan-presidenziale\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo \u00e8 il 2023 anno di elezioni residenziali ma anche, e soprattutto, anniversario centenario del trattato di Losanna, il <em>de profundis <\/em>del complesso ottomano.\u00a0 Per chiudere definitivamente la ferita inflitta dall\u2019Intesa un secolo fa alla nazione turca (e, intanto, farsi rieleggere) Erdogan gioca su ogni tavolo e in ogni scacchiere. Da qui la necessit\u00e0, come ben descritto da Vita, di una forza navale credibile e, dato importante, finalmente largamente di produzione nazionale. Ecco allora gli investimenti in programmi cantieristici, tecnologie, ricerca, armamenti e, <em>dulcis in fundo<\/em>, il varo di una\/ due portaerei. Il vero salto di qualit\u00e0 per la \u201cT\u00fcrk Deniz Kuvvetleri\u201d. Peccato che, come avverte l\u2019autore, gli aerei necessari (gli F-35) sono americani e Washington, indispettita dall\u2019attivismo erdoganiano, ha bloccato ad oggi le forniture.<\/p>\n<p>Un avvertimento pesante \u2014 a cui si aggiungono il rafforzamento del dispositivo USA in Grecia e le manovre di Wall Street sulla fragile lira turca \u2014 che ha obbligato Ankara a mettere momentaneamente la sordina (o le manette\u2026) ai cantori dell\u2019euroasiatismo e del panturanesimo. \u201cL\u2019onda turca\u201d ci ricorda per\u00f2 che, una volta di pi\u00f9, nulla \u00e8 definitivo e definito: \u00abLa punizione nei confronti della Turchia svela, infatti, anche il reale timore che questo avvicinamento con Mosca (e Pechino) possa essere il preludio alla perdita di una provincia fondamentale del grande impero americano. E Washington, in questo momento, non pu\u00f2 permetterselo\u00bb. Ancora una volta tutto si trasforma in una contrattazione da gran bazar istanbuliota, arte in cui Erdogan eccelle.<\/p>\n<p>E l\u2019Italia cosa fa? Per il Patrio Stivale la Turchia \u00e8 da sempre un interlocutore magari scomodo ma assolutamente centrale come dimostrano i plurisecolari rapporti tra Venezia e Costantinopoli.\u00a0 Tra Famagosta e Lepanto, le guerre di Candia e Morea, il dogato e La Porta rimasero sempre economicamente legati sino a diventare, riprendendo Braudel, due \u00abnemici complementari\u00bb, una coppia infelice ma indissolubile. Un rapporto elusivo, discontinuo ma sempre profittevole ereditato (almeno parzialmente) dall\u2019Italia unitaria e poi evaporato negli ultimi decenni.<\/p>\n<p>Come \u00e8 evidente e risaputo l\u2019attuale politica estera italiana soffre di minimalismo e stenta a leggere e interpretare i processi geopolitici in atto. Non sorprende quindi l\u2019assenza di Roma nel grande gioco mediterraneo e la sua estromissione dallo scenario libico \u2014 il nostro cortile di casa \u2014 a favore proprio della Turchia. Tanto meno deve meravigliare l\u2019ignavia dei nostri governi nel caso della Saipem 12000, bloccata dalle navi di Erdogan nelle acque di Cipro o la timidezza riguardo alla strategica partita \u2014 altro tassello della \u201cMavi Vatan \u2014\u00a0delle \u201cautostrade del mare\u201d e dei porti.<\/p>\n<p>Pagine che Lorenzo Vita analizza con attenzione delineando scenari preoccupanti: \u00abBasta osservare la carta geografica per comprendere che tutta l\u2019Africa settentrionale, il Medio Oriente e il Mediterraneo sono un grande palcoscenico in cui si intrecciano una storia comune di dominazione e di interscambi e anche di guerre tra i due Paesi, e una presenza pi\u00f9 o meno radicata di interessi di natura politica, economica, militare e legati alla stessa sicurezza nazionale\u00bb.<\/p>\n<p>Parole che dovrebbero far riflettere il molto modesto ceto politico nostrano, ad oggi incapace di immaginare una visione mediterranea e pervicacemente ancorato a schemi subalterni, riferimenti minimalisti, velleit\u00e0 obsolete. Una somma di pensieri corti del tutto inutili per affrontare le tempeste (anche marine) di Caoslandia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00abNon perdete mai di vista Cipro, perch\u00e9 per noi quell\u2019isola \u00e8 importante\u00bb. Con queste parole negli anni Trenta del \u2018900 Mustafa Kemal Ataturk indicava ai suoi soldati la direttrice di marcia della nuova Turchia laica e repubblicana. Per il Gaz\u00ec il destino della Nazione era nel mare, anzi nei mari che oggi la circondano \u2014 Mediterraneo e Mar Nero \u2014 e in quelli che lambivano \u2014 Caspio, Mar Rosso, Golfo Persico, Oceano Indiano \u2014 il defunto impero ottomano. 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