{"id":41,"date":"2017-07-30T15:13:09","date_gmt":"2017-07-30T13:13:09","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/?p=41"},"modified":"2017-07-30T15:13:49","modified_gmt":"2017-07-30T13:13:49","slug":"gli-arditi-ricordati-dallesercito-nel-silenzio-della-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2017\/07\/30\/gli-arditi-ricordati-dallesercito-nel-silenzio-della-politica\/","title":{"rendered":"Gli Arditi ricordati dall&#8217;Esercito. Nel silenzio della politica"},"content":{"rendered":"<p>Talvolta, sempre in sordina, quest\u2019Italia smemorata cerca di onorare i suoi eroi. \u00c8 successo venerd\u00ec scorso a Manzano, piccolo borgo del Friuli orientale. L\u00ec 100 anni fa, ai piedi dell\u2019Abbazia di Rosazzo, dove le colline sono dominate dalle vigne, lungo il sentiero dello Sdricca (in dialetto friulano la &#8220;Striscia&#8221;), nacquero gli Arditi, il ferro di lancia del Regio Esercito. Sul muro dell\u2019antica caserma, un casolare ormai in rovina, una vecchia targa ricorda \u201cIn questa casa il 29 luglio 1917, vennero creati i primi reparti degli Arditi d\u2019Italia, terrore del nemico, eroi di tutte le battaglie\u201d.<br \/>\nQuel giorno, per la prima volta, i volontari si schierarono davanti al re, al generale Cadorna, al principe di Galles e ad una folla di gallonati visitatori. All\u2019ordine del colonnello Bassi, comandante del reparto, gli Arditi simularono un\u2019assalto. Con molto, troppo realismo, al punto che \u201cper eccesso di zelo\u201d alcuni tra loro rimasero feriti. Impressionato, Vittorio Emanuele diede subito il suo benestare alla specialit\u00e0. Da qui la storia \u00e8 nota e gloriosa: l\u2019XI battaglia dell\u2019Isonzo detta della Baisnizza, e, subito dopo la disfatta di Caporetto, la resistenza organizzata a Udine e infine il monte Grappa.<br \/>\nUn centenario importante che l\u2019Esercito ha voluto \u2014 senza troppa pubblicit\u00e0, forse per non allarmare la signora Pinotti in altre faccende affaccendata \u2014 celebrare con una manifestazione significativamente preceduta dal lancio di quattro paracadutisti del 9\u00b0 reggimento \u201cCol Moschin\u201d.<\/p>\n<p>Equilibrati, seri i discorsi delle autorit\u00e0 militari. Il capo ufficio storico dello Stato Maggiore dell\u2019Esercito, il colonnello Cristiano De Chigi ha ricordato le funzioni innovative del reparto: \u00abFurono una sorta di fanteria leggera con compiti di rottura. Svilupparono il metodo, la preparazione, un addestramento individuale, un carattere aggressivo unico che li resero elementi in grado di risolvere qualsiasi tipo di combattimento. Caratteristiche che saranno la base delle forze speciali future\u00bb.<\/p>\n<p>A sua volta il generale Bruno Stano, comandante delle forze operative Nord, ha definito i \u201cragazzi di Manzano\u201d: \u00abUn pugno di audaci che seppero cambiare le sorti di una battaglia dall\u2019esito pi\u00f9 che mai incerto e la cui tradizione oggi \u00e8 stata raccolta dal 9\u00b0 reggimento \u201cCol Moschin\u201d. Persone che con la tenacia del loro impegno e la tensione degli ideali sono riuscite a rappresentare al meglio la nostra professione basata sulla vocazione\u00bb.<\/p>\n<p>A guastare la manifestazione, purtroppo, le parole fuori contesto e fuori luogo dell\u2019unico politico presente, il lunare vicesindaco di Manzano, certo Luca Zam\u00f2: \u00abAl pari degli altri eroi che persero la vita in guerra, gli Arditi combatterono per la libert\u00e0, per la democrazia e per la pace, dando il bene pi\u00f9 prezioso, la propria vita, per quei principi che sono alla base della nostra Costituzione\u00bb. Qualcuno spieghi al povero Zam\u00f2 che agli Arditi del 1917 non fregava nulla delle sue formulette retoriche e tanto meno di una Costituzione promulgata il primo gennaio 1948, trentun\u2019anni dopo. Quei ragazzi impavidi credevano nella Patria e volevano vincere una guerra. A tutti i costi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Talvolta, sempre in sordina, quest\u2019Italia smemorata cerca di onorare i suoi eroi. \u00c8 successo venerd\u00ec scorso a Manzano, piccolo borgo del Friuli orientale. L\u00ec 100 anni fa, ai piedi dell\u2019Abbazia di Rosazzo, dove le colline sono dominate dalle vigne, lungo il sentiero dello Sdricca (in dialetto friulano la &#8220;Striscia&#8221;), nacquero gli Arditi, il ferro di lancia del Regio Esercito. Sul muro dell\u2019antica caserma, un casolare ormai in rovina, una vecchia targa ricorda \u201cIn questa casa il 29 luglio 1917, vennero creati i primi reparti degli Arditi d\u2019Italia, terrore del nemico, eroi di tutte le battaglie\u201d. 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