{"id":413,"date":"2024-01-12T17:05:58","date_gmt":"2024-01-12T16:05:58","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/?p=413"},"modified":"2024-01-12T18:35:46","modified_gmt":"2024-01-12T17:35:46","slug":"storia-i-lanzichenecchi-italiani-di-winston-churchill","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2024\/01\/12\/storia-i-lanzichenecchi-italiani-di-winston-churchill\/","title":{"rendered":"Storia\/ I &#8220;lanzichenecchi italiani&#8221; di Winston Churchill"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2024\/01\/sotto-altra-bandiera-919x480-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-417\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2024\/01\/sotto-altra-bandiera-919x480-2-300x157.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"157\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2024\/01\/sotto-altra-bandiera-919x480-2-300x157.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2024\/01\/sotto-altra-bandiera-919x480-2-768x401.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2024\/01\/sotto-altra-bandiera-919x480-2.jpg 919w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>La guerra \u00e8 sempre cosa brutta, sporca, devastante. Lo sappiamo. Ma tra le varie forme di conflitto quello fratricida \u00e8 il peggiore, il pi\u00f9 lacerante, il pi\u00f9 cattivo. Nello scontro tra fazioni opposte ma similari\u2014 per nascita, lingua, cultura, abitudini \u2014 l\u2019odio reciproco, la lotta senza quartiere, la ferocia inghiottono tutto e tutti. Il sangue chiama sempre altro sangue.<\/p>\n<p>L\u2019Italia \u00e8 un paradigma perfetto. La guerra civile \u00e8, piaccia o meno, parte integrante della nostra storia. Siamo bravi, anzi bravissimi ad odiarci, a massacrarci. A prestarci, per piccoli calcoli endogeni, ai grandi giochi esogeni. E a volonterosamente offrirci, pi\u00f9 o meno consapevoli, come semplici pedoni sulle altrui scacchiere.<\/p>\n<p>Furbizie a cui gli italici e poi gli italiani sono usi sin dalla fatidica primavera del 1494 quando Carlo VIII di Francia oltrepass\u00f2 le Alpi con un\u2019armata di 65mila uomini dotata di possenti cannoni, e senza difficolt\u00e0 arriv\u00f2 sino a Napoli. Per i gallici si tratt\u00f2 poco pi\u00f9 di una passeggiata militare \u2014 una \u201cguerra del gesso\u201d come la defin\u00ec Niccol\u00f2 Machiavelli, secondo cui l\u2019unico sforzo fatto dagli invasori era segnare proprio col gesso gli immobili da requisire \u2014 resa possibile dal rovinoso crollo interno degli Stati italiani: con l\u2019eccezione di Venezia, da Firenze alla Campania pochi vollero combattere, molti tradirono, altri preferirono consegnarsi al vincitore. Un perverso effetto domino che mand\u00f2 in frantumi il \u201cbel vivere italico\u201d e, riprendendo Pietro Pieri, la dolorosa conferma <em>\u00abdella mancanza d\u2019un superiore forte sentimento di coesione sia come cittadini, sia come italiani riguardi degli altri Stati\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Nulla di nuovo: guelfi contro ghibellini, Genova contro Pisa, Venezia contro Genova, il papato contro tutti; e poi, altre stupide guerricciole tra comuni e principi, bonapartisti contro \u201cinsorgenti\u201d, unitaristi contro borbonici, fascisti contro antifascisti.<\/p>\n<p>E qui, per il momento, ci fermiamo e torniamo a circa ottant\u2019anni fa, all\u2019ora pi\u00f9 buia della nostra storia unitaria quando i partigiani annunciavano \u201cpiet\u00e0 l\u2019\u00e8 morta\u201d e i fascisti repubblicani rispondevano con i loro canti di morte. Fedelt\u00e0 e tradimenti. Sullo sfondo un crepitio di fucili, muri traforati dai proiettili e l\u2019assordante silenzio dei caduti d\u2019ambo le parti. L\u2019inestinguibile guerra italo-italiana. Fazioni, localismi, opposte volont\u00e0 di potenza, velleit\u00e0 e orrori con (celate ma potenti) regie straniere. Una tragedia ancora irrisolta, una ferita per molti \u2014 anche artatamente \u2014 tutt\u2019oggi sanguinante e, al tempo stesso, anche un capo d\u2019indagine storiografico aperto, un puzzle incompleto. Con interrogativi sospesi e aspetti ancora oscuri.<\/p>\n<p>Da qui l\u2019importanza del nuovo lavoro del professore Eugenio Di Rienzo, storico di grande valore ma, soprattutto, intelligenza libera e coraggiosa. Una preziosa rarit\u00e0 nel conformistico scenario dell\u2019accademia nostrana. Con il suo libro \u201cSotto un\u2019altra bandiera, antifascisti italiani al servizio di Churchill\u201d (Neri Pozza 2023, euro 19,00), il docente romano indaga con minuzia e acribia il preludio e poi lo scatenamento della \u201cmorte della Patria\u201d partendo da una visuale decisamente innovativa quanto trascurata: il lavorio incessante dell\u2019intelligence britannica, sotto la regia diretta di Winston Churchill, per destabilizzare il regime mussoliniano servendosi di alcuni oppositori, scelti tra i pi\u00f9 accesi e spregiudicati e, dato fondamentale, allora fermamente anticomunisti.<\/p>\n<p>Tra loro Emilio Lussu, Alberto Tarchiani, Aldo Garosci, Max Salvadori, Leo Valiani, tutti arruolati nelle file dello Special Operations Executive, la punta di lancia dello spionaggio di Sua Maest\u00e0. Patrioti o traditori? Per Di Rienzo \u2014 dopo aver consultato gli archivi inglesi ormai desegretati \u2014 soprattutto degli ingenui che, abbacinati dall\u2019odio verso il fascismo e il suo capo, non videro (o non vollero vedere) le vere intenzioni di Churchill ed Eden verso la <em>bankrupt Italy <\/em>e \u2014 con l\u2019eccezione di Salvemini e parzialmente di Valiani \u2014 non si fecero scrupoli davanti ai loro piani di importanti amputazioni territoriali (complice <em>in primis<\/em> la Jugoslavia titoista) e di pesanti requisizioni industriali.<\/p>\n<p>Del resto gi\u00e0 dall\u2019anteguerra Londra si era convinta che per la nazione che aveva sfidato la supremazia inglese nel Mediterraneo fosse necessaria una severa lezione di realismo: l\u2019Italia perci\u00f2 mero trofeo di guerra da utilizzare come servizievole \u201cguardiaporte\u201d del <em>British Empire<\/em>. Un progetto geopolitico articolato quanto spietato che svelava la vera dimensione del conflitto mondiale, per Di Rienzo non una \u201cguerra per la libert\u00e0\u201d ma una lotta darwiniana \u201cper il dominio, per il vantaggio economico e politico, per l\u2019egoismo di Imperi e di Nazioni\u201d.<\/p>\n<p>Di certo se i piani di Churchill non si realizzarono non fu di certo per merito della pattuglia militante \u201csotto un\u2019altra bandiera\u201d, ma delle stringenti logiche della <em>real politik<\/em>. \u00a0\u00a0Come noto, proprio all\u2019indomani dal trionfo di Malta, sigillo della resa incondizionata italiana, fu l\u2019arrembante alleato americano a restituire ai vinti un abbozzo di dignit\u00e0 internazionale e un ruolo come piattaforma strategica della politica mediterranea \u2014 apertamente anti inglese \u2014 di Washington.\u2028Una <em>chance<\/em> inaspettata, che i governi del dopoguerra colsero al volo consci che, pur accettando un profilo basso e un\u2019apparente subalternit\u00e0 agli interessi statunitensi, questi fossero una volta di pi\u00f9 \u2014 nonostante il mutamento dei rapporti di forza \u2014 ampiamente coincidenti con quelli nazionali.<\/p>\n<p>A netto del loro impegno i nostrani \u201clanzichenecchi della Churchill\u2019s Segret Army\u201d non combinarono quasi nulla a livello spionistico e militare \u2014 le velleit\u00e0 guerrigliere di Lussu in Sardegna si schiantarono contro la realt\u00e0 e l\u2019Italian Legion da reclutare tra i prigionieri di guerra non vide mai la luce \u2014e il loro apporto propagandistico fu modesto. L\u2019unica eccezione di rilievo riguarda Max Salvadori e Leo Valiani, protagonisti della complessa e ancora opaca trama che port\u00f2 alla fucilazione di Mussolini a Giulino di Mezzegra. Un atto per Churchill\u2014 alla luce dei suoi compromettenti rapporti con il duce prima e dopo il 10 giugno 1940 \u2014 sicuramente provvidenziale. Come appunta Di Rienzo, Downing Street non aveva alcun interesse a una Norimberga italiana, considerata fonte di inconfessabili imbarazzi. Meglio delegare \u2014 tramite Salvadori e Valiani \u2014ai partigiani l\u2019eliminazione del romagnolo, previa acquisizione (da parte del SOE?) di quella malandata borsa di cuoio nero in cui erano custoditi i segreti del duce. Un mistero che, come l\u2019autore ricorda, appassion\u00f2 a lungo Renzo De Felice.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La guerra \u00e8 sempre cosa brutta, sporca, devastante. Lo sappiamo. 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