{"id":420,"date":"2024-04-10T19:14:31","date_gmt":"2024-04-10T17:14:31","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/?p=420"},"modified":"2024-04-10T19:14:31","modified_gmt":"2024-04-10T17:14:31","slug":"craxi-e-la-destra-italiana-storia-di-un-incontro-mancato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2024\/04\/10\/craxi-e-la-destra-italiana-storia-di-un-incontro-mancato\/","title":{"rendered":"Craxi e la destra italiana. Storia di un incontro mancato"},"content":{"rendered":"<p>Bettino Craxi \u00e8 un personaggio contradditorio, difficile, complesso. Da studiare e analizzare <em>sine ira et studio<\/em>. Con equilibrio e seriet\u00e0. Con giusta, fredda distanza. Senza sconti ma con rispetto e attenzione. Al netto dei clamori delle opposte tifoserie, delle apologie delle prefiche e degli insulti lanciati dalla lugubre pedonaglia di detrattori, voltagabbana, avvoltoi, Craxi rappresenta un momento centrale e ineludibile della nostra travagliata storia unitaria e, allo stesso tempo, una questione irrisolta e divisiva. Un problema aperto. Una ferita non rimarginata.<\/p>\n<p>Per i post-comunisti, pi\u00f9 o meno scoloriti ma irriducibilmente faziosi, il \u201cCinghialone\u201d resta un argomento tab\u00f9 e ogni ipotesi di discussione si trasforma subitamente in una spietata corrida con tanto di <em>bandarilleros<\/em> pronti ad infilzare il malcapitato di turno. Ne fece le spese nel 2003 Pietro Fassino, al tempo segretario dei Ds, quando nelle sue precoci memorie \u2014 \u201cPer passione\u201d, editato da Rizzoli \u2014 os\u00f2 scrivere che Craxi aveva ragione e Berlinguer torto marcio.<\/p>\n<p>Un giudizio amaro quanto coraggioso \u2014 e storicamente obbiettivo \u2014 che scaten\u00f2 sullo sconcertato Fassino le ire delle vestali di Botteghe Oscure e dintorni. Tra tutti Aldo Tortorella, Rossana Rossanda e Massimo D\u2019Alema (che per\u00f2, quattordici anni dopo, riconobbe, in odio a Matteo Renzi, la statura di \u201cstatista\u201d allo scomparso leader socialista). Al loro fianco, livoroso come d\u2019abitudine, Eugenio Scalfari con \u201cRepubblica\u201d e i soliti zeloti del moralismo d\u2019accatto.<\/p>\n<p>Nessuno o quasi fra gli ex o post comunisti poteva e voleva \u2014 e tanto meno pu\u00f2 e vuole \u2014 dimenticare il durissimo duello ingaggiato a sinistra da Craxi. Una strategia offensiva su tutti i fronti: in Parlamento contro il compromesso storico tra DC e PCI e \u201cl\u2019arco costituzionale\u201d, sul terreno ideologico Proudhon e Garibaldi contro Marx e Gramsci, in campo istituzionale con \u201cla grande riforma\u201d e in politica estera gli euromissili e una nuova attenzione verso il mondo arabo e il Mediterraneo. Sullo sfondo poi la ripetuta denuncia craxiana degli imbarazzanti, ma molto ghiotti, finanziamenti al PCI da Mosca sovietica. Da qui la lunga, feroce (e mai conclusa) \u201cguerra civile\u201d tra le due principali forze della sinistra nostrana.<\/p>\n<p>Altro nodo spinoso fu il rapporto tra il segretario del PSI e la destra italiana. Un argomento spesso sottostimato o rimosso ma non marginale. Anzi. E qui l\u2019importanza di \u201cIl garofano e la fiamma. L\u2019incontro mancato tra Craxi e la destra italiana\u201d (Oaks editrice, pp. 400, euro 28,00), una bella ricerca pioneristica ma molto attenta di Tommaso de Brabant, giovane ricercatore e brillante intelligenza, su un intreccio politico, teorico ma anche umano dai tanti e inattesi risvolti.<\/p>\n<p>Craxi, uomo di sinistra, non solo diede, dopo un lunghissimo purgatorio, piena dignit\u00e0 agli \u201cesuli in Patria\u201d missini ma immagin\u00f2 nuovi scenari che scardinavano gli obsoleti recinti del gi\u00e0 ricordato \u201carco costituzionale\u201d antifascista, la <em>Conventio ad excludendum <\/em>che vietava al Movimento Sociale ogni interlocuzione con le altre forze politiche.<\/p>\n<p>Nel luglio 1983, come ben raccontato e ricostruito dall\u2019autore, il primo incontro ufficiale di un prossimo inquilino di Palazzo Chigi con una delegazione del MSI. Un socialista, anomalo ma pervicacemente \u201ccompagno\u201d che scandalosamente riceveva nella sede pi\u00f9 alta e nobile della \u201crepubblica nata dalla resistenza\u201d i reietti, gli impresentabili, i fascisti. Riprendendo la testimonianza di Massimo Pini \u2014 altro personaggio centrale della vicenda del Garofano \u2014 de Brabant fissa cos\u00ec un passaggio centrale della storia politica italiana:<\/p>\n<p>\u00ab<em>Nel 1983 Craxi ripet\u00e9 la procedura del 1979, con la sfilata delle delegazioni dei partiti davanti al presidente incaricato, nella sala riservata ai presidenti del Consiglio a Montecitorio: un fatto senza precedenti. pi\u00f9 clamorosa fu la decisione d\u2019ammettere alle consultazioni il Movimento Sociale Italiano: in un\u2019intervista a Gustavo Selva del \u201cGazzettino\u201d il 27 aprile 1984, il segretario missino Giorgio Almirante ricord\u00f2 che \u201cl\u2019onorevole Craxi, di sua iniziativa [\u2026] ebbe a dire, testualmente, che non aveva mai considerata corretta nei nostri confronti la politica dell\u2019arco costituzionale, e che era suo intendimento abolire ogni ghettizzazione nei confronti di qualsivoglia forza politica presente in parlamento\u201d. Almirante ringrazi\u00f2, prese atto e promise una \u201copposizione costruttiva\u201d. Era stata cos\u00ec sfatata da Craxi la formula inventata da Ciriaco De Mita, che emarginando la destra postfascista favoriva i comunisti. \u201cUna dichiarazione storica\u201d, la definir\u00e0 Piero Ignazi\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Fu l\u2019inizio di un rapporto intermittente e contradditorio che trov\u00f2 i dirigenti missini \u2014 come questo libro ottimamente documenta \u2014 oscillanti, indecisi e sommamente guardinghi davanti all\u2019impetuoso e spiazzante attivismo craxiano. Spieghiamo. Almirante e Romualdi, i dioscuri del <em>Pantheon<\/em> tricolore, erano anziani, gi\u00e0 malati e troppo, troppo stanchi per affrontare una nuova stagione politica.<\/p>\n<p>Nonostante una serie incontri e confronti importanti \u2014 da Roma a Milano, da Amalfi a Rimini e oltre\u2014, o la tiepida adesione al referendum sulla giustizia del \u201987 \u2014i capi missini ripiegarono su posizioni apparentemente consolidate quanto fragili. Sepolti nel 1988 Almirante e Romualdi, ne Gianfranco Fini ne tanto meno Pino Rauti ebbero il coraggio politico d\u2019invertire la rotta, ritessere un filo e fissare coordinate innovative. Il risultato fu, come de Brabant analizza, un \u201cincontro mancato\u201d che si trasform\u00f2, nel clima avvelenato di Tangentopoli, in una sarabanda giustizialista e manettara utile alla sopravvivenza del moribondo MSI e alla nascita di Alleanza Nazionale. Un\u2019altra storia.<\/p>\n<p>In questa ricerca la vicenda di Sigonella divenne paradigmatica della distanza che intercorreva tra la <em>real politik<\/em> internazionale \u2014 le dure \u201crepliche della Storia\u201d di hegeliana memoria \u2014 e la piccola polemica nostrana. E di conseguenza il profondo iato tra la destra parlamentare e il movimentismo missino e i suoi referenti intellettuali (Accame, Tarchi, Veneziani.<\/p>\n<p>Risultato? Un corto circuito ricostruito dallo proprio stesso Craxi nel suo postumo libro \u201cLa notte di Sigonella\u201d. Dietro il dirottamento della nave \u201cAchille Lauro\u201d molte altre (e ben pi\u00f9 pesanti cose) si muovevano e si agitavano. Per l\u2019allora inquilino di Palazzo Chigi si trattava di risolvere un intricatissimo rebus geopolitico in cui per la prima (e ultima?) volta l\u2019Italia e l\u2019Europa \u2014 escludendo l\u2019arbitraggio degli americani ma con l\u2019aiuto dell\u2019Egitto di Mubararak, l\u2019intermittente fiducia di Arafat e degli israeliani\u2014diventava protagonista di un processo politico teso a costruire una vera pace nel Levante. Una pace basata sul diritto e non sulla forza impostato sulla formula \u201cdue popoli, due Stati\u201d. Un ambizioso ma possibile piano di mediazione e pacificazione in un quadro \u2014 l\u2019antico <em>Mare Nostrum \u2014<\/em>per noi vitale. Gli orrori di Gaza confermano, una volta di pi\u00f9 la lungimiranza del \u201cCinghialone\u201d meneghino.<\/p>\n<p>Su queste coordinate, ben ricostruite nel suo libro da de Brabant, Sigonella (e dopo Sigonella) Craxi difese non solo la sovranit\u00e0 nazionale ma, soprattutto, il concetto di un\u2019Italia autonoma e protagonista nel Mediterraneo, nel Levante, in Africa. Ottusamente i deputati missini attaccarono frontalmente il premier, mentre i segmenti pi\u00f9 dinamici, con Beppe Niccolai, apprezzarono apertamente \u2014 con generosit\u00e0, entusiasmo ma scarso approfondimento\u2026 \u2014 lo \u201cscatto d\u2019orgoglio\u201d dimostrato in quell\u2019occasione dal presidente del Consiglio.<\/p>\n<p>Al tempo stesso l\u2019attivismo craxiano diede linfa ed energia anche alla pattuglia di \u201cmodernizzatori\u201d destrosi che faceva capo ai deputati Domenico Mennitti, direttore del bimestrale \u201cProposta\u201d, e Tommaso Staiti. Sulle pagine della rivista il coordinatore Gennaro Malgieri affront\u00f2 ripetutamente, aprendo un confronto a pi\u00f9 voci, il tema della \u201cGrande Riforma\u201d annunciata dal segretario socialista, legandola al presidenzialismo in una sorta di \u201ctrasversalit\u00e0\u201d di un possibile progetto riformista. Una visione pragmatica e innovativa purtroppo mal o poco recepita da un partito ripiegato su posizioni passatiste. Come sopra accennato, ogni possibilit\u00e0 di convergenze si esaur\u00ec, nonostante gli sforzi dei \u201cmodernizzatori\u201d, durante la breve segreteria Rauti.<\/p>\n<p>Poco dopo, come scriveva Ugo Intini, Washington present\u00f2 a Craxi: <em>\u00abil conto di Sigonella (e ci\u00f2 che ne segu\u00ec). E per questo forse pag\u00f2 un prezzo, anche durante Tangentopoli, ancora da conoscere\u00bb. <\/em>Dubbi che non sfiorarono il partito della Fiamma e tanto meno interessano oggi i suoi attuali eredi che continuano a ignorare \u2014 con la significativa eccezione del presidente del Senato Ignazio La Russa che a gennaio 2024 ha voluto ricordare <em>\u00ab<\/em><em>uno statista che ha lasciato un segno indelebile nella storia dell\u2019Italia repubblicana\u00bb <\/em>\u2014 la lezione politica e umana di un grande ma sfortunato patriota. Bettino Craxi, morto il 19 gennaio 2000 in terra d\u2019Africa. In esilio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2024\/04\/Cop.-DE-BRABANT-ok-1.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-422\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2024\/04\/Cop.-DE-BRABANT-ok-1-200x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2024\/04\/Cop.-DE-BRABANT-ok-1-200x300.jpeg 200w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2024\/04\/Cop.-DE-BRABANT-ok-1.jpeg 427w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Bettino Craxi \u00e8 un personaggio contradditorio, difficile, complesso. Da studiare e analizzare sine ira et studio. Con equilibrio e seriet\u00e0. Con giusta, fredda distanza. Senza sconti ma con rispetto e attenzione. 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