{"id":425,"date":"2025-01-07T19:21:48","date_gmt":"2025-01-07T18:21:48","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/?p=425"},"modified":"2025-01-07T21:29:29","modified_gmt":"2025-01-07T20:29:29","slug":"jean-marie-le-pen-una-vita-spericolata-e-un-destino-francese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2025\/01\/07\/jean-marie-le-pen-una-vita-spericolata-e-un-destino-francese\/","title":{"rendered":"Jean Marie Le Pen, una vita spericolata e un destino francese"},"content":{"rendered":"<p>Jean Marie Le Pen, il \u201cMenhir\u201d della politica transalpina, \u00e8 partito. A 96 anni. Una vita turbolenta e fascinosa, contradditoria e unica. Straordinaria. Tutto ebbe inizio negli anni \u201950 quando l\u2019orfano bretone di un pescatore trasformatosi in leader studentesco a Parigi, divenne il pi\u00f9 giovane deputato dell\u2019Union Fraternit\u00e8 Fran\u00e7aise, il movimento di Pierre Poujaude, il mitico tribuno (aggressivo nei termini, moderato nei programmi e, dato non trascurabile, ex resistente e lontano dai temi neofascisti) della Francia profonda della IV Repubblica.<\/p>\n<p>Interpretando magistralmente l\u2019insofferenza verso le esose politiche fiscali governative di commercianti, artigiani ed agricoltori e i paralleli turbamenti della decolonizzazione \u2014\u00a0le guerre d\u2019Indocina e Algeria, due sanguinosi conflitti a cui Le Pen partecip\u00f2 come volontario paracadutista \u2014 il volitivo \u201ccartolaio di Saint C\u00e9r\u00e9\u201d\u00a0 conobbe un breve periodo di notoriet\u00e0 e un indubbio successo politico (nel 1956 il suo movimento fu premiato da ben 2,4 milioni di voti e 52 deputati), ma la sua esperienza si chiuse nel maggio del 1958 con il ritorno al potere di Charles de Gaulle e l\u2019instaurazione della Quinta Repubblica. Il generale, forte del suo carisma e di un improvviso benessere (il \u201cmiracolo economico \u201cfrancese dei primi Sessanta), cancell\u00f2 rapidamente dal proscenio Poujade e i suoi seguaci. Compreso Le Pen, che da folgorante promessa della politica nazionale si ritrov\u00f2, con sua grande amarezza, confinato\u00a0nel marginalismo, nell\u2019ombra.<\/p>\n<p>Seguirono anni d\u2019amarezza e di solitudine, punteggiati da una serie di fallimenti politici (la disastrosa campagna presidenziale nel 1965 per Tixier Vignancour) e alcune disavventure economiche; poi, dopo la tempesta del maggio 1968, l\u2019ex deputato decise di rimettersi in gioco e accett\u00f2, dopo lunghe esitazioni, l\u2019invito degli ultr\u00e0 nazionalisti, da tempo in cerca di legittimazione e di un leader finalmente presentabile. Fece \u201cbingo\u201d. Con facilit\u00e0, il pirotecnico Jean Marie \u2014 considerato uno sciovinista gallico, un uomo d\u2019ordine ma anche un moderato non compromesso con i fantasmi di Vichy \u2014 s\u2019impose su una galassia magmatica, generosa ma politicamente sterile e costru\u00ec, sulle ceneri di Ordre Nouveau e di altri gruppi e gruppuscoli, il Front National di cui divenne a partire dal 1973 il capo assoluto e indiscusso.<\/p>\n<p>Una volta ricevuto da Giorgio Almirante il permesso d\u2019usare la fiamma missina (assieme a qualche modesto contributo finanziario e la stampa dei primi manifesti), le Chef cerc\u00f2 faticosamente di trasformare lo scombinato cartello di estremisti in una realt\u00e0 politica di rilievo nazionale, posizionandolo (con gran disappunto degli attivisti di O.N che confluirono nell\u2019effimero Parti de Forces Nouvelles) su posizioni di destra nazional-conservatrice, caratterizzate da un anticomunismo viscerale e proteste fiscali (l\u2019immigrazione rimase a lungo un tema secondario).<\/p>\n<p>Gli inizi furono disastrosi: alle legislative del 1973 l\u2019FN raccolse solo l\u20190,52 per dei voti, alle presidenziali del 1974 (dopo la morte di Georges Pompidou) Le Pen ottenne un misero 0,75 dei suffragi; non and\u00f2 meglio alle legislative del 1978 (0,33). Pochi, pochissimi voti e tanto odio: nella notte del 2 novembre 1976 20 chili d\u2019esplosivo fecero saltare in aria la casa parigina dei Le Pen, miracolosamente le tre figlie riuscirono a salvarsi e vennero ritrovate dopo ore tra le macerie. Un\u2019esperienza terribile che Marine non dimenticher\u00e0 mai.<\/p>\n<p>Scorato Jean Marie fu sul punto di chiudere baracca ma, incredibilmente, la fortuna buss\u00f2 alla sua porta: Hubert Lambert, ultimo erede di una potente dinastia industriale, morendo lasciava tutti i suoi beni al presidente del Front. Diventato improvvisamente milionario, l\u2019ex paria della politica ritrovava cos\u00ec fiducia e mezzi per rilanciare la sfida.<\/p>\n<p>Finalmente, agli inizi degli Ottanta la svolta. Dopo essersi sbarazzato degli ultimi estremisti, Le Pen tent\u00f2 nuove strade; per primo comprese, a differenza dei partiti tradizionali, che l\u2019aumento della disoccupazione interna e la parallela crescita dell\u2019immigrazione costituivano una potenziale bomba sociale. Alle amministrative del 1982,\u00a0 con una campagna impostata sullo slogan \u201c2 milions de chomeurs, c\u2019est 2 milione d\u2019immigr\u00e9s de trop\u201d (due milioni di disoccupati, sono 2 milioni di immigrati di troppo), il Front\u00a0 ottenne i primi successi: al XX\u00b0 arrondissement di Parigi Jean Marie conquist\u00f2 l\u201911,3 % dei voti, poi a Dreux il candidato Jean Pierre Stirbois (uno dei pochi intellettuali del FN, prematuramente deceduto)\u00a0 prese il 16,7 e , a novembre, a Aulnay-sous\u2013Bois, feudo storico del PCF, il Front conquist\u00f2 il 10. Alle elezioni europee dell\u2019anno successivo il partito ottenne 2.210.299 voti, l\u201911 % e dieci deputati.\u00a0 Un salto strabiliante, dall\u2019irrilevanza al \u201cfenomeno Le Pen\u201d. A sigillare l\u2019affermazione vi fu la formazione a Strasburgo del gruppo delle Destre Europee a cui aderirono, oltre ai francesi, i cinque eurodeputati del MSI-DN, il rappresentante dell\u2019EPEN greco e, pi\u00f9, tardi un deputato irlandese del Partito Unionista.<\/p>\n<p>Nel 1986, Fran\u00e7ois Mitterrand, per arginare l\u2019avanzata dei gollisti, impose una riforma proporzionalista alle legislative e aument\u00f2 il numero dei\u00a0deputati, permettendo cos\u00ec al Front National di conquistare 35 seggi all\u2019Assemblea Nazionale. Una vittoria importante ma incompleta e, alla fine inutile. Negli anni, malgrado le percentuali importanti ottenute dai lepenisti nelle varie consultazioni, l\u2019oligarchia francese \u2014 un complesso politico, economico e mediatico chiuso e assolutamente trasversale \u2014 ha saputo creare un muro di d\u2019odio viscerale attorno al FN. Sull\u2019onda di una martellante campagna giudiziaria-mediale Jean Marie si \u00e8 ritrovato presto isolato e demonizzato e, una volta in pi\u00f9, ai bordi della grande politica. Niente alleanze, nessuna prospettiva governista. Porte chiuse ovunque. La \u201cdiabolisation\u201d.<\/p>\n<p>Una chiusura ermetica a cui\u00a0il presidente frontista reag\u00ec spesso malamente, con provocazioni pi\u00f9 o meno pesanti e frasi ad effetto \u2014 rimane tristemente celebre la pessima battuta sulle camere a gas considerate \u201csolo un dettaglio della storia\u201d \u2014, o con accelerazioni mediatiche sorprendenti come quando, nel novembre 1990, vol\u00f2 in Iraq per recuperare da Saddam Hussein 55 ostaggi francesi.\u00a0 In realt\u00e0, secondo i commentatori pi\u00f9 attenti, le Chef si sempre \u00e8 accontentato del suo feudo e del suo clan: genitore e fondatore, star e motore, egocentrico e dispotico, visionario e anticipatore, cassiere e pagatore, sole e luna. Con un limite preciso. Jean Marie non era Jacques Doriot, neppure Raul Salan e tantomeno De Gaulle, Jean Marie non ha mai voluto conquistare il potere. Negli anni l\u2019uomo ha preferito rappresentare i sentimenti di milioni di francesi arrabbiati, essere bandiera e spauracchio, divertendosi \u2014 poich\u00e8 \u00e8 un rompicoglioni patentato \u2014 a far arrabbiare\u00a0i potenti e a scandalizzare la <em>rive gauche<\/em>. Nulla di meno, nulla di pi\u00f9. Mitterrand, uomo di mondo che ben conosceva il personaggio, consider\u00f2 il\u00a0dispettoso frontista\u00a0mai\u00a0come un nemico ma, piuttosto, come una sponda utile e un interlocutore nascosto per i suoi giochi contro l\u2019odiato Chirac.<\/p>\n<p>Inevitabilmente, il giocattolo ha pi\u00f9 volte rischiato di rompersi. Nel 1998, dopo la condanna di Jean Marie a due anni d\u2019ineleggibilit\u00e0 per aver aggredito una candidata socialista, Bruno Megr\u00e9t, allora numero due del FN, tent\u00f2 di pensionare l\u2019ingombrante leader e aprire una politica delle alleanze con i gollisti del RPR. Un\u2019illusione. Con determinazione e spietatezza l\u2019anziano presidente riprese in mano le leve del potere interno, cacciando l\u2019ex delfino e i suoi amici (compresa la figlia Marie Caroline), per rilanciare poi una durissima campagna sui temi della sicurezza e della \u201cpreferenza nazionale\u201d. Una scelta di corto respiro eppure pagante. Il 21 aprile 2002, \u201cl\u2019impresentabile\u201d conquistava il 16,86 dei voti alle presidenziali eliminando il candidato socialista ma lacerando in profondit\u00e0 la Francia.\u00a0 Ma ancora una volta si tratt\u00f2 di una vittoria di Pirro. L\u2019astuto Jacques Chirac, candidato del RPR all\u2019Eliseo, rifiut\u00f2 ogni confronto con l\u2019avversario (compreso il tradizionale dibattito televisivo alla vigilia del secondo turno) per presentarsi come l\u2019uomo-simbolo dei valori repubblicani e democratici contro la \u201cbarbarie nazifascista\u201d e il suo repellente mostro. L\u2019ultima fase della campagna si trasform\u00f2 in vera e propria crociata mediatica e in uno psicodramma collettivo \u2014 con violenti riflessi di piazza \u2014 che travolse ogni ambizione frontista. Quattro francesi su cinque (l\u201982,21 %) bocciarono Le Pen.<\/p>\n<p>L\u2019anno dopo, sconfitto, indebitato, criminalizzato ma non domo, il \u201cMenhir\u201d decise di riposizionare in qualche modo il malconcio partito, scassato dalle scissioni e dalle sconfitte, puntando questa volta su Marine, la beniamina di famiglia, l\u2019unica delle figlie che gli era rimasta accanto e che aveva saputo affrontare (con successo) le sfide in TV. Al congresso di Nizza dell\u2019aprile 2003, il babbo incoron\u00f2 la sua bionda bimba \u2014 che aveva gestito parte della comunicazione della campagna delle presidenziali, suggerendo (spesso inascoltata) al babbo un profilo \u201csoft\u201d e innovativo \u2014\u00a0a vice presidente del Front. Una decisione pesante che scontent\u00f2 gi\u00e0 da allora i \u201cpuri e duri\u201d, gli intransigenti e i megretisti superstiti, ma Jean Marie riusc\u00ec una volta di pi\u00f9 ad imporsi. Con buone ragioni. La giovane donna era reduce da una difficile campagna nel Nord della Francia \u2014 le Pas de Calais, terra di miniere chiuse, fabbriche abbandonate, comunisti arrabbiati e delusi \u2014 e aveva raccolto uno strepitoso quanto imprevisto 32,3 per cento. Non fu eletta, ma tutta la Francia si accorse di lei. Era nata una stella.<\/p>\n<p>Da allora Marine, la parigina benestante e gaudente, rimarr\u00e0 per sempre legata a quel paesaggio desolato, a quei francesi dimenticati, schiacciati, umiliati dalle \u00e9lites, dai potenti. Di destra e sinistra. Ma non solo, nelle lande del settentrione francese Marine inizi\u00f2 ad elaborare l\u2019idea del superamento delle vecchie categorie destra-sinistra, la critica sempre pi\u00f9 serrata sulla globalizzazione e i suoi registi e maturare uno sguardo diverso verso gli immigrati veramente integrati, i \u201cfrancesi per scelta\u201d.<\/p>\n<p>La vera rottura con il passato avvenne nel 2011 con il congresso di Tours \u2014 il primo congresso \u201cvero\u201d della storia del FN e, quindi, inevitabilmente lacerante \u2014 in cui il patriarca della Droite nationale impose la sua bimba alla guida del movimento. Non fu cosa facile: gli oppositori interni (il 32,5\u00a0votarono per il deputato europeo Bruno Gollnisch e il 23,5 si astenne) contestarono pesantemente la scelta familiare. Con veemenza. Sulla stampa nazionalista (\u201cRivarol\u201d in primis) e sui siti \u201cnostalgici\u201d fu subito un fiorire di dimissioni, critiche e lamentele contro il vecchio capo \u2014 talvolta paragonato, massima ingiuria per i frontisti storici, al nerissimo e cattivissimo\u00a0\u201cpap\u00e0 Doc\u201d Duvalier, il dittatore di\u00a0Haiti\u2014 e una mitragliata d\u2019improperi si lev\u00f2 verso la sua bionda erede.<\/p>\n<p>Ma il \u201cgrande fossile\u201d non si scompose e a Tours \u2014 per la prima volta in platea \u2014 ascolt\u00f2 apparentemente compiaciuto i discorsi decisamente innovativi (almeno per le abitudini del milieu) ed applaud\u00ec la presentazione della nuova \u00e9quipe dirigente, \u201cles gars de la Marine\u201d. Sul palco salirono volti nuovi, giovani, professionisti, immigrati integrati e ipernazionali, tante donne, ma pochi \u201cpieds noirs\u201d e nessun \u201csoldato perduto\u201d d\u2019Indochina e Algeria.\u00a0 Una trasformazione semantica ed antropologica. Attenzione. La svolta congressuale di Tours e la conseguente rottura con antiche frequentazioni ed abitudini, non fu per i Le Pen un \u201ctradimento\u201d o un\u2019inversione di marcia. Anzi, rappresent\u00f2 un \u201critorno a casa\u201d, un biglietto verso quel social-populismo post ideologico \u2014 insomma, la riedizione aggiornata della lezione di Pierre Poujaude \u2014 che trascende le categorie destra-sinistra. E fu cos\u00ec che il vecchio Front divenne il Rassemblement Nationale a trazione \u201cmarinista\u201d, oggi il primo partito di Francia.<\/p>\n<p>Ma non tutte le ciambelle riescono col buco e c\u2019\u00e8 sempre \u201cqualcosa\u201d che rovina i finali. Nel tempo i rapporti tra padre e figlia si erano man mano raffreddati, per poi peggiorare irrimediabilmente. Secondo voci vicine al clan \u2014 non sappiamo se la vicenda \u00e8 vera, ma di certo \u00e8 verosimile \u2014 , fu fatale una convivenza forzata, quando, a causa di un banale incidente domestico \u2014 un incendio in cucina \u2014 Jean Marie e la sua seconda moglie furono costretti a trasferirsi da Marine; in quei tempestosi giorni l\u2019invasivo patriarca cerc\u00f2 di \u201crimettere in riga\u201d figlia e nipoti nel segno della sua assoluta primazia clanica, politica e finanziaria. Nulla di nuovo sotto il sole: ancora una volta tutto si giocava attorno ad amore, gloria, gelosia, rivalit\u00e0, potere e denaro. Insomma, ti abbraccio per strozzarti meglio\u2026 Jean Marie per\u00f2 sottovalut\u00f2 il carattere roccioso della padrona di casa (la mela non cade lontana dall\u2019albero\u2026) e fiss\u00f2 cos\u00ec una spaccatura inesorabile e mai ricomposta.<\/p>\n<p>Di sicuro, nella primavera del 2015 il genitore, sempre pi\u00f9 insofferente del \u201cnuovo corso\u201d, ritornava provocatoriamente sulla polemica sulle camere gas \u2014 per lui sempre un \u201cdettaglio della storia\u201d \u2014 ed elogiava l\u2019operato del maresciallo Petain, il controverso simbolo della collaborazione con la Germania nazista. La classica goccia nel classico vaso. La presidentessa apr\u00ec un procedimento disciplinare contro Jean Marie e, pochi giorni dopo, l\u2019Ufficio politico sospendeva il \u201cpresidente onorario\u201d dalla sua carica. Le Chef, furente, si appellava allora alla mai amata magistratura che congelava il provvedimento, ma il 20 agosto 2015 il partito congedava per sempre il suo fondatore. Si chiudeva cos\u00ec, tra carte bollate e avvocati, una lunghissima vicenda politica ed umana, contraddittoria quanto appassionante.<\/p>\n<p>Jean Marie, il \u201cMenhir\u201d, non ha mai perdonato l\u2019affronto e sino al suo ultimo giorno ha mantenuto le distanze (usiamo un eufemismo\u2026) con Marine e le sue sorelle. Ora il silenzio \u00e8 calato e forse la rissosa famiglia riuscir\u00e0 a ritrovare un\u2019unit\u00e0 nel ricordo dell\u2019ingombrante, divisivo ma, sotto sotto, sempre amato patriarca.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Jean Marie Le Pen, il \u201cMenhir\u201d della politica transalpina, \u00e8 partito. A 96 anni. Una vita turbolenta e fascinosa, contradditoria e unica. Straordinaria. 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