{"id":451,"date":"2026-01-05T19:16:21","date_gmt":"2026-01-05T18:16:21","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/?p=451"},"modified":"2026-01-05T19:16:21","modified_gmt":"2026-01-05T18:16:21","slug":"la-dottrina-donroe-arriva-a-caracas","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2026\/01\/05\/la-dottrina-donroe-arriva-a-caracas\/","title":{"rendered":"La dottrina &#8220;Donroe&#8221; arriva a Caracas"},"content":{"rendered":"<p>Parafrasando Mao, vero criminale ma discreto letterato, possiamo affermare che la grande politica mondiale \u201cnon \u00e8 un pranzo di gala, non \u00e8 un disegno o un ricamo; non la si pu\u00f2 fare con eleganza e delicatezza o con altrettanta dolcezza, riguardo e magnanimit\u00e0. \u00c8 sempre e comunque un atto di violenza\u201d. Il dittatore cinese aveva ragione. Sulla \u201cgrande scacchiera\u201d il gioco \u00e8 basato su rapporti di forza e volont\u00e0 di potenza. Punto e basta.<\/p>\n<p>Piaccia o meno Donald Trump ce lo ha ruvidamente ricordato. Con tanti saluti a tutti quelli \u2014 europei in primis \u2014 che si cullavano nell\u2019illusione della \u201cfine della storia\u201d, un\u2019immaginaria era neoliberista regolata da farraginosi organismi sovranazionali e da manuali di diritto internazionale. Cazzate ormai archiviate, evaporate, finite.<\/p>\n<p>In fin dei conti nulla di nuovo. Nel caso americano i botti di Caracas e dintorni sono l\u2019ovvio proseguimento, chiaro e brutale, della dottrina enunciata nel 1827 dal presidente James Monroe \u2014 la dottrina Monroe appunto, oggi ironicamente ribattezzata Donroe, un omaggio agrodolce al 47\u00b0 inquilino della Casa Bianca \u2014. Come i suoi predecessori democratici o repubblicani (poco importa), Trump non vuole mollare il controllo su \u201cour backyard\u201d, quel cortile di casa che dalla Terra del Fuoco si inoltra sino l\u2019Alaska (e adesso anche verso la Groenlandia\u2026). Insomma, ieri come oggi, tutto \u00e8 nostro\u2026 American First. E non rompete le scatole.<\/p>\n<p>Pillole di storia e piccola lista per gli immemori e i tifosi d\u2019ogni curva: le guerre ottocentesche contro il Messico, le coeve spedizioni in America centrale, la guerra contro la Spagna per prendersi Cuba (sino al 1959 un protettorato a stelle e strisce), Puerto Rico e \u2014 poich\u00e8 l\u2019appetito vien mangiando \u2014 pure le lontane Filippine e le Hawaii (unico regno costituzionale nel Pacifico del tempo). Andiamo avanti. Ad inizio Novecento Teddy Roosevelt si invent\u00f2 Panama, sino ad allora periferica provincia colombiana, e ne fece una repubblichetta attraversata da uno strategico canale sino al 1999 tutto statunitense (e non \u00e8 detto che non lo ridiventi presto\u2026). Poi nel 1954 il golpe nel Guatemala (sponsor le banane Chiquita), il Brasile nel 1964, il Cile nel 1973 e la Bolivia negli anni Ottanta. E poi tanto altro. Una logica di potenza, una logica imperiale. Punto e basta.<\/p>\n<p>E un grazie allora a \u201cThe Donald\u201d. A differenza di Kennedy, dei due Bush, di Clinton, di Obama, di Biden, il super MAGA non mente, non illude, non racconta balle. Della democrazia in Venezuela nulla gli frega, nulla gli interessa. La signora Machado, fresco premio Nobel, \u00e8 gi\u00e0 fuori. Si goda il premio, i soldi e non rompa gli zebedei presidenziali.<\/p>\n<p>L\u2019importante, la sola cosa importante, \u00e8 ora il petrolio venezuelano, con 300 miliardi di barili la maggior quantit\u00e0 di riserve di greggio provate al mondo. Un immenso patrimonio di oro nero nazionalizzato a suo tempo da Chavez \u2014 figura pi\u00f9 complessa e molto pi\u00f9 intelligente del pessimo Maduro \u2014, e l\u2019unica vera risorsa di un Venezuela stremato da un populismo straccione, corrotto e ma (diciamolo) quasi estraneo al narco traffico. Come afferma il rapporto ONU 2025, solo il 5% della droga verso gli USA transita attraverso il Venezuela bolivariano; il traffico della morte per l\u201987% transita attraverso il Pacifico. I Paesi pi\u00f9 coinvolti sono la Colombia, il Per\u00f9, il Messico e l\u2019Equador. Per il momento tutti amigos o quasi. Domani si vedr\u00e0\u2026.<\/p>\n<p>Andiamo avanti. Il sequestro di Maduro e consorte va ricercato non tanto nell\u2019amicizia di Caracas con la lontana Russia e la poverissima Cuba ma, soprattutto, con il sempre pi\u00f9 stretto rapporto con la Cina, nuovo e invasivo protagonista in America Latina. Dal Venezuela al Cile la presenza del dragone \u00e8 ormai ubiqua, un\u2019offensiva economica pesante che inquieta Washinton. Da qui la controffensiva. A proposito, ricordiamo che in questi giorni Trump ha graziato Juan Hernandez, l\u2019ex presidente honduregno in carcere a New York con una condanna a 45 anni per narcotraffico. Un regalo di Natale, certo. Ma ricordiamo che Hernandez \u00e8 il grande sponsor del neo presidente Nary Asfura, che proprio all\u2019indomani dell\u2019elezione ha rotto (guarda caso\u2026) ogni relazione con Pechino e ripreso i rapporti con Taiwan. Coincidenze?<\/p>\n<p>Ma torniamo a Caracas. Concluso il blitz, Trump ha ribadito che \u201cgestiremo il Paese nel modo giusto\u201d. E allora una piccola domanda. Con chi? Memore del disastro di Bush junior in Iraq, Marco Rubbio \u2014 vero regista dell\u2019operazione \u2014 propende per una transizione dolce, in accordo con la parte meno impresentabile del regime, personaggi disponibili, in cambio di una precaria immunit\u00e0 personale, ad aprire le porte della scassata nazione alle aziende americane, le uniche disposte a massici investimenti per ammodernare le obsolete tecnologie di estrazione e raffinazione. Grandi profitti che (forse) potrebbero migliorare le pessime condizioni di vita dei venezuelani ma soprattutto compensare i soldi spesi dagli USA. Insomma, una sorta di tassa sulla protezione del Paese pagata dal Paese stesso. Business is business e la democrazia pu\u00f2 attendere\u2026.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Parafrasando Mao, vero criminale ma discreto letterato, possiamo affermare che la grande politica mondiale \u201cnon \u00e8 un pranzo di gala, non \u00e8 un disegno o un ricamo; non la si pu\u00f2 fare con eleganza e delicatezza o con altrettanta dolcezza, riguardo e magnanimit\u00e0. \u00c8 sempre e comunque un atto di violenza\u201d. Il dittatore cinese aveva ragione. Sulla \u201cgrande scacchiera\u201d il gioco \u00e8 basato su rapporti di forza e volont\u00e0 di potenza. Punto e basta. Piaccia o meno Donald Trump ce lo ha ruvidamente ricordato. 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