{"id":465,"date":"2026-06-07T15:36:25","date_gmt":"2026-06-07T13:36:25","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/?p=465"},"modified":"2026-06-07T15:36:25","modified_gmt":"2026-06-07T13:36:25","slug":"i-signori-della-guerra-che-sconvolsero-leurasia-i-cuori-di-tenebra-di-eugenio-di-rienzo-e-hugo-pratt","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2026\/06\/07\/i-signori-della-guerra-che-sconvolsero-leurasia-i-cuori-di-tenebra-di-eugenio-di-rienzo-e-hugo-pratt\/","title":{"rendered":"I signori della guerra che sconvolsero l&#8217;Eurasia. I &#8220;Cuori di tenebra&#8221; di Eugenio Di Rienzo (e Hugo Pratt)"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 18 gennaio 1919 si apriva, dopo l\u2019immane massacro delle trincee, la Conferenza di Versailles. Fu allora, riprendendo il colonello T. E. Lawrence alias Lawrence d\u2019Arabia, che \u00aball\u2019alba del mondo nuovo, gli uomini vecchi tornarono e decisero la loro pace\u00bb. Seduti sulle comode poltrone della <em>Galerie des Glaces<\/em> il francese Clemenceau, il britannico Lloyd George, lo statunitense Wilson imposero a vinti e alleati (Italia compresa) il loro nuovo ordine postbellico. I risultati, come John Maynard Keynes previde, furono disastrosi e appena vent\u2019anni dopo una nuova terribile guerra scosse e devast\u00f2 l\u2019intero pianeta.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma sin da subito l\u2019intero edificio inizi\u00f2 a scricchiolare pericolosamente; tra l\u2019Adriatico \u201camarissimo\u201d e l\u2019Asia orientale s\u2019inanell\u00f2 \u2014 incastrandosi fatalmente con la devastante guerra civile russa \u2014\u00a0una catena di sanguinosi conflitti locali in cui emersero una schiera di spregiudicati e minacciosi <em>Warlords<\/em>. E, appunto, a questi personaggi tragici e potenti Eugenio Di Rienzo, professore emerito della Sapienza, ha voluto dedicare il suo nuovo documentato e godibilissimo lavoro \u201cCuori di Tenebra. I Signori della guerra che volevano farsi re\u201d (Neri Pozza), un titolo emblematico che intreccia il Kurz di Conrad con i racconti di Kipling.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come ben spiega l\u2019autore a rendere questi \u201cCuori di tenebra\u201d protagonisti di quella convulsa fase storica \u00abfu l\u2019apocalittico stravolgimento politico e territoriale determinato dalla caduta e dallo smembramento di potenti Imperi \u2013 quello asburgico, quello russo, quello ottomano e il <em>Reich<\/em> germanico \u2014 che estendevano i loro domini dal golfo di Trieste alla Mongolia. Ma soprattutto la nascita, al loro posto, di nuovi Stati decisa dalla Conferenza del 1919 sulla base di un astratto principio di nazionalit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec, sceso il silenzio sui campi di battaglia, il crepitio delle armi divenne assordante in tutto quell\u2019enorme spazio euroasiatico stravolto da rivoluzioni, revanscismi, ambizioni, vendette, illusioni che aveva gi\u00e0 assistito, nel 1911, al crollo del millenario Impero cinese della dinastia Qing. Una somma di fattori velenosi che, come ricorda l\u2019attuale guerra in Ucraina e le parallele crisi, fredde e calde, nel Medio Oriente, nei Balcani, in Armenia, in Azerbaigian, in Transnistria, nel tormentato Kurdistan e nelle province mussulmane della Repubblica di Cina, sono puntualmente riaffiorati in questo primo scorcio del terzo millennio\u2026<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>I \u201ccattivissimi\u201d<\/strong><\/em><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E allora vediamo chi sono i protagonisti di questa inconsueta quanto intrigante cavalcata nella grande storia proposta da Di Rienzo. Andiamo per ordine e iniziamo con due \u201ccattivissimi\u201d: \u0130sm\u00e2il Enver e Roman von Ungern-Sternberg.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una piccola disgressione. Ambedue gli incontrai giovanissimo leggendo i romanzi a fumetti \u2014 dei veri capolavori \u2014 di Hugo Pratt. In alcune tavole di \u201cCorte sconta detta Arcana\u201d (1974), il maestro veneziano \u2014 ispirandosi a \u201cLe Baron Fou\u201d, una biografia romanzata di Jean Mabire \u2014 port\u00f2 il suo eroe Corto Maltese in Mongolia ad incontrare proprio Ungern mentre ne \u201cLa casa dorata di Samarcanda\u201d (1980) Corto, piombato nel Tagikistan in rivolta, assisteva all\u2019ultimo atto della tragica avventura di Enver pasci\u00e0. Letture e personaggi che non mi hanno mai abbandonato e che Di Rienzo con la sua penna mi ha aiutato ad approfondire, analizzare, contestualizzare.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E allora andiamo a Costantinopoli. Nella notte del 10 luglio 1908 un gruppo d\u2019ufficiali membri dei \u201cGiovani Turchi\u201d, movimento nazional-laicista e germanofilo, aveva preso il potere liquidando in poche ore la vecchia Turchia ottomana. Esautorato <em>de facto<\/em> il Sultano e Califfo, i militari scatenarono una rivoluzione nazionale dai contorni contradditori ma evocativi, lanciando nel segno del panturismo, un programma culturale e politico che tendeva a riunire tutti i popoli di etnia turca, una sfida alle Potenze occidentali con la sola, ovvia, eccezione della Germania.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.destra.it\/home\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/OIP-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-48052\" src=\"https:\/\/www.destra.it\/home\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/OIP-1.jpg\" alt=\"\" width=\"128\" height=\"179\" data-pin-no-hover=\"true\" \/><\/a><\/figure>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una volta al comando, Enver \u2013 Ministro della guerra e uomo forte del \u201cTriumvirato dei Tre pasci\u00e0\u201d (oltre a lui c\u2019erano Mehmed Tal\u00e2t e Ahmed <a>Djemal<\/a>) \u2013 si affrett\u00f2 a rinsaldare i gi\u00e0 forti legami con Berlino, stringendo nuovi importanti accordi che garantirono alle banche e alle industrie tedesche un\u2019imponente piano d\u2019investimenti nel Levante mentre l\u2019armata osmanide venne riorganizzata con l\u2019aiuto di missioni militari germaniche, supervisionate dal generale Otto Liman von Sanders. \u00a0Troppo tardi, per\u00f2.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo scoppio della Grande Guerra dimostr\u00f2, come sottolinea Di Rienzo, i limiti delle forze armate turche, coriacee in difesa come a Gallipoli e in Mesopotamia ma \u00abincapaci di condurre una guerra di movimento analoga a quella in cui primeggiavano i beduini di Lawrence e le brigate di cavalleria australiane impegnate nel Sinai e in Palestina\u00bb. Lo stesso Enver, nonostante i suoi sogni napoleonici, non brill\u00f2 per genio militare incappando in una serie di disastri sul fronte del Caucaso, rovesci che fornirono il pretesto per avviare il genocidio della folta comunit\u00e0 armena, considerata una \u201cquinta colonna\u201d russa, e la persecuzione degli assiri e dei greci del Ponto. Orrori di cui il baffuto pasci\u00e0 fu il primo (ma non unico) responsabile.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Deludente fu anche il tentativo \u2013 ben raccontato da Peter Hopkirk nel suo \u201cServizi segreti a Oriente di Costantinopoli\u201d (edizioni Settecolori), e in un altro volume di Di Rienzo, \u201cAfghanistan. Il Grande Gioco 1914-1947\u201d- di sollevare, con l\u2019aiuto dei tedeschi, il mondo musulmano, in particolare la componente islamica indiana, contro il secolare e oppressivo regime coloniale del <em>British Raj<\/em>. Inevitabilmente il Sultanato fu obbligato a soccombere e accettare, il 30 ottobre 1918, a Mudros, le durissime condizioni imposte dall\u2019Intesa: smobilitazione dell\u2019esercito, occupazione di Costantinopoli e di altre rilevanti parti del territorio nazionale, controllo dei trasporti e della stampa, processo per crimini di guerra dei Tre triunviri.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tal\u00e2t, Djemal e Enver lasciarono di gran fretta la capitale. I primi due espatriarono senza molta fortuna, per\u00f2: il 15 marzo del 1921 lo studente armeno Soghomon Tehlirian assassin\u00f2 a Berlino Tal\u00e2t Talat e analoga sorte tocc\u00f2 a Djemal, raggiunto e giustiziato, a Tbilisi, in Georgia, da un altro giovane armeno. \u0130sm\u00e2il, invece, non si rassegn\u00f2, anzi. Paradossalmente, proprio nel momento della sconfitta, il giovane colonello che, nel 1911, aveva organizzato un\u2019indomabile guerriglia contro il Regio Esercito che aveva occupato la Cirenaica, concep\u00ec il suo progetto pi\u00f9 ambizioso, smodato e, alla fine, irrealizzabile: la fondazione di un Impero, esteso dal Turkestan allo Xinjiang islamico, in cui riunire sotto il suo scettro tutti i popoli d\u2019ascendenza turca e di fede musulmana.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come Di Rienzo ricostruisce con precisione, per realizzare il suo sogno (o meglio la sua ossessione) Enver gioc\u00f2 su tutti i tavoli possibili con ogni possibile interlocutore, a Berlino e a Roma, a Mosca, con Lenin, a Baku, con il movimento anticolonialista dei Popoli d\u2019Oriente organizzato dal Comintern, a Kabul, con il sovrano dell\u2019Afghanistan Am\u0101null\u0101h che l\u20198 agosto 1919 aveva fronteggiato con successo la <em>British Indian Army<\/em>, emancipando il suo regno dal protettorato inglese, ad Ankara con il rivale Mustafa Kemal, il futuro Atat\u00fcrk, e persino, forse, con l\u2019intelligence britannica. Una vorticosa girandola di contatti, abboccamenti, alleanze, tradimenti, intervallati da qualche battaglia vittoriosa e molte sconfitte. Sino all\u2019ultima, nello sperduto villaggio di Bal\u2019dzhuan, nel Tagikistan, il 4 agosto 1922. Quando, un Reggimento di cavalleria armena, inquadrato nell\u2019Armata Rossa, annient\u00f2 le modeste forze enveriste e il suo comandante sgozz\u00f2 \u0130sm\u00e2il con un fendente della sua sciabola.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una curiosit\u00e0. Dopo un lungo oblio nella Turchia kemalista, la memoria di Enver \u00e8 stata ripresa e onorata nel 1996 da Recep Tayyip Erdogan, allora sindaco di Istanbul, che fece traslare sue le spoglie per inumarle ad Istanbul nel mausoleo dei \u201cmartiri della patria turca\u201d.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ancor pi\u00f9 pirotecnica, inaudita e folle fu l\u2019avventura di Ungern Kh\u0101n. Mentre combatteva in Siberia nelle file dell\u2019Armata Bianca guidata dall\u2019ammiraglio Kolcak, questo eccentrico aristocratico baltico con ascendenze germaniche perfezion\u00f2 il suo antico sogno. Non pi\u00f9 una mera restaurazione dello zarismo ma \u00abun vero e proprio stravolgimento epocale, da costruire con la formazione di una \u201cGrande Mongolia\u201d, ricalcata sull\u2019archetipo della teocrazia lamaista, estesa dalla Burazia al Tibet, alla Manciuria, all\u2019Asia centrale russa, alla Mongolia, alla Cina nord-occidentale\u00bb. Quell\u2019organismo, di cui Ungern si sarebbe dichiarato monarca assoluto, poteva realizzare \u00abil grande disegno di unire Cosacchi orientali, Tatari, Burlati, Calmucchi, Kirghisi, Uzbechi, Mongoli, Mancesi, Tibetani in un\u2019unica razza frugale e guerriera, fedele al credo buddista, votata alla missione di annientare ebrei, atei, comunisti e tutti gli altri demoni occidentali\u00bb.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Barone non scherzava e al comando della sua \u201cDivisione Selvaggia\u201d \u2013 una accozzaglia multietnica di avventurieri, idealisti, sbandati, tagliagole, briganti di passo \u2013 terrorizz\u00f2 prima la Transbajkalia, l\u2019estrema propaggine orientale del territorio siberiano, e successivamente la Mongolia Esterna. Qui, dopo un breve assedio conquist\u00f2, il 4 febbraio 1921 la capitale Urga (l\u2019attuale Ulan Bator), grazie ai <em>Foreign Fighters<\/em> dell\u2019Esercito nipponico, alle milizie tibetane inviate dal Dalai Lama e all\u2019afflusso di armi e materiali concessi da Am\u0101null\u0101h. Una grande ma provvisoria vittoria, culminata dal solito massacro finale, che illuse Ungern. Il Barone baltico, sovrastimando le sue forze punt\u00f2 nuovamente sulla Siberia dove trov\u00f2 per\u00f2 l\u2019Armata Rossa che gli sbarr\u00f2 il passo. Rientrato ad Urga appront\u00f2 una difesa ma gli uomini erano ormai stanchi e demoralizzati e gli aiuti promessi da Kabul e da Lhasa non arrivarono mai.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sconfitto ma non domo, Ungern decise di ritirarsi in Tibet ma era ormai troppo tardi. La \u201cDivisione Selvaggia\u201d (o ci\u00f2 che ne restava\u2026) si squagli\u00f2 rapidamente come neve al sole. Ormai nessuno dei subordinati, nemmeno i pi\u00f9 fedeli, pi\u00f9 sopportava i terribili scatti d\u2019ira del loro capo che, in preda alle sue ossessioni, sfogava con violenza estrema su qualsiasi malcapitato l\u2019evaporarsi del suo miraggio. Decisi a farla finita, i suoi luogotenenti, decisero per l\u2019ammutinamento, previa eliminazione del loro Generalissimo, ma ancora una volta Ungern riusc\u00ec a salvarsi e fuggire con un pugno di irriducibili cercando rifugio nell\u2019accampamento del principe mongolo Baidar Sunduj-Gong. Una pessima idea. Vista la mala parata, lo scaltro Sunduj-Gong aveva lestamente cambiato campo e con uno stratagemma cattur\u00f2 il suo amico di ieri e lo consegn\u00f2 ai Bolscevichi che lo sottoposero ad un processo farsa che il funesto condottiero affront\u00f2 con grande dignit\u00e0.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.destra.it\/home\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/OIP.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-48053\" src=\"https:\/\/www.destra.it\/home\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/OIP.jpg\" alt=\"\" width=\"235\" height=\"180\" data-pin-no-hover=\"true\" \/><\/a><\/figure>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 15 settembre 1921, davanti ad un plotone d\u2019esecuzione, tutto ebbe termine ma non la leggenda. Gi\u00e0 l\u2019anno dopo Fernand Ossendowski, un intellettuale polacco in fuga dal regime rosso, pubblic\u00f2 negli Stati Uniti il suo libro \u201cBestie, uomini e dei\u201d in cui tratteggi\u00f2 un vivido riassunto dei suoi colloqui con Roman von Ungern-Sternberg, il \u201cmonaco guerriero\u201d che, come Di Rienzo ricorda, in quelle terre estreme sognava \u00abuna rigenerazione antropologica ispirata al buddismo tibetano, basata su un sistema di valori fortemente gerarchico destinato ad ottenere la rivincita dello Spirito sul mondo materiale\u00bb.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>Riformisti mancati e ostinati sognatori<\/strong><\/em><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella galleria di \u201cCuori di tenebra\u201d vi sono per\u00f2 personaggi meno sulfurei come, ad esempio, il generale P\u00ebtr Nikolaevi\u010d Vrangel\u2019, senza dubbio il miglior condottiero delle Armate controrivoluzionarie russe e, a differenza degli altri Signori della Guerra zaristi, l\u2019unico ad avere una spiccata sensibilit\u00e0 politica. Con estremo realismo, il \u201cBarone nero\u201d, cos\u00ec soprannominato per l\u2019uniforme bruna sua e delle sue truppe, comprese da subito che la restaurazione della dinastia dei Romanov era una causa persa e l\u2019unico modo per sconfiggere Lenin e i suoi passava per il ceto rurale, stremato dalla guerra, dalle carestie, dallo sfruttamento. Da qui la sua idea di un inedito \u201dsocialismo bianco\u201d, imperniato sulla lotta al latifondo e la redistribuzione delle terre a chi sapeva e voleva coltivarle. Un programma audace che s\u2019intrecciava con il rifiuto (fatto anomalo nella Russia del tempo) di ogni forma d\u2019antisemitismo e il tentativo di coagulare attorno a s\u00e9 le differenti e litigiosissime correnti anticomuniste, dai socialdemocratici ai liberali oltre che i nostalgici di Nicola II.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Paradossalmente l\u2019idea di una controrivoluzione riformista russa scontent\u00f2 il Governo inglese, sino a quel momento principale alleato della causa bianca. Con l\u2019abituale cinismo Londra decise di riallacciare i rapporti con Lenin e abbandon\u00f2 <a>Vrangel\u2019 <\/a>che, dopo alcuni effimeri successi, fu obbligato a ritirarsi in Crimea dove organizz\u00f2 l\u2019evacuazione via mare dell\u2019intero esercito e di quasi tutta la popolazione civile: un\u2019operazione imponente che coinvolse 126 unit\u00e0 d\u2019ogni tipo e tonnellaggio su cui trovarono salvezza 146mila fuggitivi. Il suo vero capolavoro. Nel novembre 1920 lo sfortunato generale s\u2019imbarco per ultimo e raggiunse la sua gente a Costantinopoli dove s\u2019impegn\u00f2 per trovar loro asilo in Europa o nella lontana Cina.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo un soggiorno nella Jugoslavia monarchica Vrangel\u2019 si trasfer\u00ec a Bruxelles diventando il punto di riferimento della diaspora russa \u2013 oltre un milione e mezzo di esiliati \u2013 e il principale avversario politico per il regime moscovita. Come risulta dalla ricerca di Alexander Jevakhoff, autore de \u201dLes russes blancs\u201d (Talladier), un poderoso studio sull\u2019emigrazione antibolscevica, debitamente ricordato da Di Rienzo nella poderosa bibliografia che chiude il suo volume, l\u2019intelligence sovietica \u2013 ben infiltrata nelle organizzazioni degli esuli \u2013 decisero di eliminarlo tramite un sicario che s\u2019introdusse nella sua casa avvelenandolo. \u00a0Era il 25 aprile 1928. Ma prima di quella data, Vrangel\u2019 ebbe il tempo di raccomandare ai suoi fedelissimi di diffidare dalla benevola attenzione di Hitler verso la diaspora bianca, perch\u00e9 il suo principale obiettivo era quello di annientare la Russia, bianca o rossa che fosse.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel terribile caos scatenato dalla rivoluzione d\u2019ottobre, Di Rienzo ha scovato anche un Asburgo bizzarro quanto dimenticato: Guglielmo Francesco, soprannominato, detto Willy, figlio minore dell\u2019Arciduca Carlo Stefano. Personaggio complesso quanto sorprendente, il rampollo nacque nella fase terminale del grande Impero multinazionale, quella <em>Finis Austriae <\/em>narrata da Joseph Roth, Robert Musil e Alexander Lernet-Holenia. \u00a0Willy trascorse l\u2019adolescenza nel palazzo paterno di Lussino alternando crociere con lunghi soggiorni nelle terre del padre in Galizia dove inizi\u00f2 a frequentare il popolo ucraino. Da subito si appassion\u00f2 alle vicende di quel mondo spezzettato tra l\u2019Austria-Ungheria, il Reich e la Russia zarista e nel 1915 present\u00f2 a Francesco Giuseppe un dettagliato memoriale sull\u2019Ucraina che colp\u00ec positivamente il vecchio monarca il quale ipotizz\u00f2, tra molti dubbi e molta titubanza che, in caso di vittoria degli Imperi centrali, quella landa orientale sarebbe potuta divenire (il condizionale \u00e8 d\u2019obbligo) un Regno indipendente da assegnare allo scalpitante rampollo della sua dinastia.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quella promessa fu confermata, con maggiore entusiasmo l\u2019anno dopo dal suo successore, Carlo I, che nomin\u00f2 Willy suo referente politico e militare per l\u2018Ucraina e che in quella veste partecip\u00f2 alle trattative per la firma del trattato di Brest-Litovsk con cui, il 3 marzo 1918, la Russia sovietica usciva dal conflitto. In quella sede Guglielmo \u2013 che aveva assunto il nome ucraino di Vasyl Vy\u0161yvanyj \u2013 appoggi\u00f2 la delegazione ucraina scontrandosi con i tedeschi che, come Di Rienzo nota consideravano \u00abquella non-Nazione semplicemente come un deposito di beni alimentari e materie prime da svaligiare a piacimento e i suoi abitanti come una forza lavoro\u00bb. Guglielmo invece voleva uno Stato ucraino pienamente sovrano di cui lui sarebbe stato il monarca illuminato e progressista, amico dei poveri e consolatore dei diseredati che gli valse il titolo \u201cArciduca rosso\u201d.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con l\u2019appoggio intermittente di Carlo, Vasil organizz\u00f2 un proprio <em>Kampfgruppe<\/em> e inizi\u00f2 la sua guerra privata contro i bolscevichi e, al tempo stesso, contro i Comandi germanici. Sotto le sue bandiere giunsero 15mila cosacchi che divennero il ferro di lancia della sua piccola armata che impegn\u00f2, rompendo con i generali di Berlino e litigando con i notabili di Vienna, nella sempre pi\u00f9 sanguinosa guerra civile ucraina. Nel novembre 1918, caduto l\u2019impero degli avi, Vasyl non demorse e continu\u00f2, tra battaglie e mediazioni, la sua impresa, sempre pi\u00f9 disperata e infine perdente.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Terminata malamente l\u2019avventura ucraina per Willy inizi\u00f2 un\u2019altra vita. L\u2019Arciduca girovag\u00f2 tra le capitali europee cercando vanamente appoggi per la sua causa, non disdegnando di bazzicare \u2014 per gusto dell\u2019intrigo e bisogno di denaro \u2014\u00a0ogni sorta di contatto spionistico (nel 1932 a Parigi persino con agenti sovietici\u2026). Un gioco adrenalinico che, dopo un\u2019iniziale simpatia per l\u2019hitlerismo, a partire dal 1942 lo port\u00f2 a collaborare con i servizi alleati. Forte dei suoi contatti con i vincitori alla fine del secondo conflitto si convinse che gli occidentali avrebbero sostenuto la guerriglia antisovietica in Ucraina. L\u2019ennesima illusione. Come noto l\u2019MI6 britannico era pesantemente inquinato dagli uomini di Mosca \u2014 <em>do you remember <\/em>Kim Philby? \u2014 e tutti i tentativi d\u2019infiltrazione oltre la \u201ccortina di ferro\u201d fallirono miseramente. Anche Willy, allora residente nella Vienna occupata, non sfugg\u00ec alla vendetta del controspionaggio dell\u2019Armata Rossa. Il 26 agosto 1947 l\u2019Asburgo venne rapito, scaraventato in una lurida prigione e condannato a 25 anni di carcere duro. Il 18 agosto 1948 la tubercolosi, contrattata in giovent\u00f9, lo stronc\u00f2. <em>Le chevalier de fortune <\/em>aveva terminato la sua cavalcata. Per sempre.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.destra.it\/home\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/OIP-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-48054\" src=\"https:\/\/www.destra.it\/home\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/OIP-2.jpg\" alt=\"\" width=\"132\" height=\"180\" data-pin-no-hover=\"true\" \/><\/a><\/figure>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma c\u2019\u00e8 un altro \u201ccuore di tenebra\u201d immortalato nelle tavole di Hugo Pratt: Gabriele D\u2019Annunzio compare in \u201dFavola di Venezia\u201d (1984). Una bella combinazione che per\u00f2 merita qualche piccola riflessione. A fronte di questa \u201celetta schiera\u201d di <em>Warlords<\/em>, pi\u00f9 o meno sanguinari ma sempre duri e spietati, il Vate appartiene ad un\u2019altra categoria. Anche lui sogn\u00f2 l\u2019inosabile, l\u2019impossibile. Eppure in quel clamoroso ammutinamento dei migliori dell\u2019esercito vittorioso, quell\u2019atto clamoroso di rottura sgorgato a Ronchi e defluito con forza a Fiume non vi fu alcuna ombra di passatismo. Anzi. Sul Quarnaro non vi fu alcun nessun sentimento nostalgico per il mondo di ieri, ma bens\u00ec l\u2019annuncio di una nuova era. Un tempo nuovo e giusto, santificato dal sangue della guerra italiana. Il Carso, l\u2019Adamello, il Grappa, il Veliky, Buccari e Premuda.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella sua impresa, il poeta soldato sfid\u00f2 non solo il governo di Roma ma anche, ribaltando il disegno geopolitico delineato a a Versailles, l\u2019ordine post bellico imposto dalle potenze plutocratiche occidentali \u2014 \u201ci divoratori di carne umana\u201d \u2014, immagin\u00f2 una \u201cLega dei popoli oppressi\u201d\u2014 estesa dall\u2019Egitto all\u2019India sino all\u2019Oriente pi\u00f9 estremo \u2014e tent\u00f2 di costruire sull\u2019Adriatico, da Fiume alla costa dalmata e alle sue isole, un Principato personale, in \u00a0forma di Antistato, \u201cfaro del Mondo Nuovo\u201d, ma mai, a differenza dei suoi \u201ccolleghi\u201d, si macchi\u00f2 le mani di sangue. Quando Giolitti nel dicembre 1920 ordin\u00f2 al Regio Esercito di sparare sui legionari fiumani, il Doge del Quarnaro prefer\u00ec, dopo una resistenza poco pi\u00f9 che simbolica, cedere e partire. Una differenza sostanziale che fa della \u201cCitt\u00e0 di vita\u201d \u2013 un\u2019esperienza ottimamente indagata da Di Rienzo nel suo formidabile \u201cD\u2019Annunzio diplomatico e l\u2019impresa di Fiume (Rubbettino) \u2013 una delle pagine pi\u00f9 luminose e fascinose della nostra travagliata storia unitaria. E non fu cosa da poco. \u00a0 <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2026\/06\/Cuori-di-Tenebra-Di-Rienzo-copertina.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone  wp-image-466\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2026\/06\/Cuori-di-Tenebra-Di-Rienzo-copertina-194x300.jpg\" alt=\"\" width=\"315\" height=\"487\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2026\/06\/Cuori-di-Tenebra-Di-Rienzo-copertina-194x300.jpg 194w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2026\/06\/Cuori-di-Tenebra-Di-Rienzo-copertina.jpg 536w\" sizes=\"(max-width: 315px) 100vw, 315px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il 18 gennaio 1919 si apriva, dopo l\u2019immane massacro delle trincee, la Conferenza di Versailles. Fu allora, riprendendo il colonello T. E. Lawrence alias Lawrence d\u2019Arabia, che \u00aball\u2019alba del mondo nuovo, gli uomini vecchi tornarono e decisero la loro pace\u00bb. Seduti sulle comode poltrone della Galerie des Glaces il francese Clemenceau, il britannico Lloyd George, lo statunitense Wilson imposero a vinti e alleati (Italia compresa) il loro nuovo ordine postbellico. I risultati, come John Maynard Keynes previde, furono disastrosi e appena vent\u2019anni dopo una nuova terribile guerra scosse e devast\u00f2 l\u2019intero pianeta. Ma sin da subito l\u2019intero edificio inizi\u00f2 a [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2026\/06\/07\/i-signori-della-guerra-che-sconvolsero-leurasia-i-cuori-di-tenebra-di-eugenio-di-rienzo-e-hugo-pratt\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1097,"featured_media":466,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[247],"tags":[344117,531264,39026,4625],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/465"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1097"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=465"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/465\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":467,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/465\/revisions\/467"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/media\/466"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=465"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=465"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=465"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}