{"id":50,"date":"2017-09-08T19:03:35","date_gmt":"2017-09-08T17:03:35","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/?p=50"},"modified":"2017-09-08T19:03:35","modified_gmt":"2017-09-08T17:03:35","slug":"il-colonialismo-solidale-una-buona-idea-per-salvare-lafrica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2017\/09\/08\/il-colonialismo-solidale-una-buona-idea-per-salvare-lafrica\/","title":{"rendered":"Il &#8220;colonialismo solidale&#8221;? Una buona idea per salvare l&#8217;Africa"},"content":{"rendered":"<p>La crisi degli sbarchi, nonostante gli occhi spiritati di Gino Strada e l\u2019ondata d\u2019isteria dei vari \u201cfilantropi\u201d, sembra essersi fermata. Grazie a Marco Minniti, un ministro di ferro in un governo di latta, l\u2019invasione dei disperati \u00e8 stata tamponata. Un dato positivo ma fragile e terribilmente provvisorio. Se in qualche modo oggi la Libia \u201ctiene\u201d e trattiene, i negrieri stanno dirottando il loro carico di dolente carne umana su altre strade: la Spagna, i Balcani, il Mar Nero.<\/p>\n<p>Non illudiamoci. Dall\u2019Africa pi\u00f9 disperata milioni di esseri umani pieni d\u2019illusioni e rabbia premono sui nostri confini. Uno tsunami. Per fermarlo non bastano, non possono bastare guardiani, leggi severe, fili spinati, muri. Lo sappiamo. E sappiamo che il problema e tutte le risposte sono laggi\u00f9, proprio nel \u201ccuore di tenebra\u201d del continente nero. Peccato che per decenni l\u2019Europa, soffocata dai sensi di colpa e dall\u2019egoismo, ha cercato d\u2019ignorarlo, dimenticarlo. Affrontare la questione significa infatti riaprire una pagina che per molti (troppi&#8230;) fastidiosa e imbarazzante, ovvero il colonialismo (una vicenda contradditoria ma non sempre negativa, anzi) e, soprattutto, la troppo veloce e improvvida decolonizzazione.<\/p>\n<p>Lo ha fatto ieri con indubbio coraggio Goffredo Buccini sul Corriere della Sera con un articolo significativamente intitolato \u201cUn\u2019utopia per l\u2019Africa, il \u201ccolonialismo solidale\u201d. L\u2019analista ricorda che una parte importante dell\u2019Africa \u00e8 fallita e definitivamente fuori controllo. Un disastro epocale che impone \u201cuna visione, un <em>nation rebuilding<\/em> che insegni il futuro a milioni di giovani africani\u201d. Per farlo serve riportare laggi\u00f9 \u201cmaestri, ingegneri, medici ma anche soldati\u201d.<\/p>\n<p>Buccini ha ragione. \u00c8 necessario, urgente che l\u2019Europa \u201cadotti\u201d le entit\u00e0 statuali post-coloniali oggi disintegrate per ricostruire con lungimiranza e misura condizioni di vita e di sviluppo, formando classi dirigenti serie e ordinamenti funzionanti (non i tiranelli cleptocrati alla Mobutu o \u201cimperatori\u201d come Bokassa&#8230;), investendo in infrastrutture e tecnologie. Un\u2019impegno pluridecennale, complesso e fascinoso.<\/p>\n<p>Gli strumenti giuridici ci sono: le Nazioni Unite prevedono nel loro ordinamento l\u2019istituto dell\u2019\u201damministrazione fiduciaria\u201d. Funzion\u00f2, tra il 1950 e il 1960, per la Somalia italiana e i risultati furono positivi. Ma i tempi risultarono troppo brevi per trasformare un contenitore di etnie e clan in uno Stato moderno e democratico.<\/p>\n<p>La fretta \u00e8 sempre una cattiva consigliera. In Africa pi\u00f9 che in altri posti. Roma colpevolmente si dimentic\u00f2 presto di Mogadiscio e nell\u2019arco di un trentennio il paese si frantum\u00f2 nelle guerre tribali. Una lezione che i sostenitori del \u201ccolonialismo solidale\u201d farebbero bene a tenere presente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La crisi degli sbarchi, nonostante gli occhi spiritati di Gino Strada e l\u2019ondata d\u2019isteria dei vari \u201cfilantropi\u201d, sembra essersi fermata. Grazie a Marco Minniti, un ministro di ferro in un governo di latta, l\u2019invasione dei disperati \u00e8 stata tamponata. Un dato positivo ma fragile e terribilmente provvisorio. Se in qualche modo oggi la Libia \u201ctiene\u201d e trattiene, i negrieri stanno dirottando il loro carico di dolente carne umana su altre strade: la Spagna, i Balcani, il Mar Nero. Non illudiamoci. Dall\u2019Africa pi\u00f9 disperata milioni di esseri umani pieni d\u2019illusioni e rabbia premono sui nostri confini. 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