{"id":54,"date":"2017-09-23T13:09:54","date_gmt":"2017-09-23T11:09:54","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/?p=54"},"modified":"2017-09-23T13:09:54","modified_gmt":"2017-09-23T11:09:54","slug":"cambogia-lorrore-dei-khmer-rossi-su-netflix","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2017\/09\/23\/cambogia-lorrore-dei-khmer-rossi-su-netflix\/","title":{"rendered":"Cambogia. L&#8217;orrore dei Khmer rossi su Netflix"},"content":{"rendered":"<p>Grazie a Dio finalmente qualcuno si ricorda della tragedia della Cambogia. Merito di Angelina Jolie, regista, sceneggiatrice e produttrice di un film durissimo come \u201cPer primo hanno ucciso mio padre\u201d (<em>First They Killed My Father<\/em>), da pochi giorni su Netflix. La Jolie racconta la storia di un piccolo paese asiatico travolto e spezzato dalla follia degli uomini. Prima gli americani e i vietnamiti, poi i Khmer Rossi, i peggiori.<\/p>\n<p>Tra il 1975 e il 1979, i \u201cliberatori\u201d rossi uccisero un terzo della popolazione cambogiana, due milioni e mezzo di uomini, donne, bambini. Non per caso. Non per sfizio. Per i Khmer, un\u2019armata contadina guidata da un nucleo di giovani borghesi cresciuti in Francia e innamorati del maoismo (il \u201cvero\u201d comunismo), era necessario, indispensabile creare il \u201cpopolo nuovo\u201d eliminando il \u201cpopolo vecchio\u201d. Ovvero, massacrare, cancellare ogni retaggio feudale, ogni simbolo occidentale. Un compito difficile, ma, per i fanatici, non impossibile.<\/p>\n<p>Una volta al potere Pol Pot, il compagno n. 1, e i suoi sodali applicarono alla lettera le follie che avevano assorbito dai loro cattivi maestri europei della Sorbona. I consiglieri cinesi fecero il resto. Per quattro lunghi anni i \u201cveri comunisti\u201d cambogiani (ai loro occhi i sovietici e i vietnamiti, non proprio delle mammole, erano dei revisionisti&#8230;) s\u2019impegnarono ad accoppare chiunque intendesse una lingua straniera, chiunque portasse degli occhiali, chiunque non avesse calli sulle mani. Pazzie che in Occidente nessuno voleva vedere e sentire.<\/p>\n<p>In Italia i grandi inviati, da Terzani a Biagi e Bocca, rimasero in silenzio. Un poveretto come Eugenio Finardi, nobilastro bergamasco e gruppettaro ultr\u00e0, dedic\u00f2 ai gangsters di Phnom Penh persino una canzonetta. Solo Livio Caputo cerc\u00f2 di rompere il velo ma nessuno, a parte Montanelli, volle ascoltarlo&#8230;<\/p>\n<p>Poi l\u2019invasione vietnamita e la fine dell\u2019incubo. E il pentimento (tardivo) del defunto Terzani. Oggi la Cambogia \u00e8 un paese semi-normale, una monarchia costituzionale. Tutto sembra tranquillo. Apparentemente.<\/p>\n<p>La paura \u00e8 una brutta bestia e non ti abbandona mai. Ti morde il cuore. Per generazioni. Per capirlo basta entrare nel \u201cTuoi Sleng Genocide Museum\u201d di Phnon Penh, l\u2019antico \u201cUfficio di sicurezza 21\u201d, il cuore dell\u2019orrore rosso. Le stanze sono tappezzate dalle foto in bianco e nero delle vittime: solo qui 20mila persone vennero torturate e poi uccise, soffocate con sacchetti di plastica. Dalle vetrinette una fila di teschi osserva il visitatore. Una volta usciti lo sguardo obliquo dei cambogiani, i loro silenzi profondi suonano pi\u00f9 alti di mille tamburi.<\/p>\n<p>Torniamo al film. Dopo <em>Killing Fields<\/em> (\u201cUrla dal silenzio\u201d) di Roland Joff\u00e8, tre Oscar nel 1985, la Jolie torna sull\u2019argomento riprendendo le memorie di Loung Ung, classe 1970, una sopravvissuta allo spietato genocidio. Con abilit\u00e0 e mestiere la regista racconta la storia di una famiglia massacrata e di una nazione straziata. Un bel film. Con due nei. Il primo \u00e8 l\u2019eccessiva lunghezza che incide sul ritmo; il secondo \u00e8 la mancanza di ogni contestualizzazione politica. Era cos\u00ec difficile per Angelina ricordare e far pronunciare, almeno una volta in due ore e passa, la parola comunismo? I Khmer Rossi non arrivavano da Marte o da Plutone ma dalle letture di Marx, Sartre, Fanon, Mao. Erano comunisti e criminali. Non dimentichiamolo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Grazie a Dio finalmente qualcuno si ricorda della tragedia della Cambogia. Merito di Angelina Jolie, regista, sceneggiatrice e produttrice di un film durissimo come \u201cPer primo hanno ucciso mio padre\u201d (First They Killed My Father), da pochi giorni su Netflix. La Jolie racconta la storia di un piccolo paese asiatico travolto e spezzato dalla follia degli uomini. Prima gli americani e i vietnamiti, poi i Khmer Rossi, i peggiori. 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