{"id":58,"date":"2017-10-06T18:49:20","date_gmt":"2017-10-06T16:49:20","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/?p=58"},"modified":"2017-10-06T23:57:14","modified_gmt":"2017-10-06T21:57:14","slug":"il-che-un-pasticcione-romantico-e-sanguinario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2017\/10\/06\/il-che-un-pasticcione-romantico-e-sanguinario\/","title":{"rendered":"Il Che, un pasticcione romantico e sanguinario"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2017\/10\/th-1.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-59\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2017\/10\/th-1-300x300.jpeg\" alt=\"th-1\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2017\/10\/th-1.jpeg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2017\/10\/th-1-150x150.jpeg 150w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ammettiamolo, le ricorrenze sono una pesante rotture di scatole. Come i compleanni e gli appuntamenti dal dentista. Del resto, Santa Romana Chiesa da due millenni ci ossessiona con gli onomastici e il calendario dei Santi. Ogni giorno ha il suo patrono, il suo defunto, il suo Santo protettore. Amen.<\/p>\n<p>Di peggio vi sono solo le commemorazioni politiche del morto di turno. \u00c8 una malattia trasversale che puntualmente colpisce sinistra, centro e destra. Una tassa. Puntualmente vi sono i necrofori che ricordano il <em>de cuius<\/em> designato. Poi vi sono i decennali, i ventennali, i trentennali e avanti cos\u00ec. Il calendario della sfiga. Ovviamente, i <em>laudatores<\/em> se ne fregano delle volont\u00e0 del defunto e delle sensibilit\u00e0 dei familiari e, per sentirsi vivi, celebrano e si autocelebrano.<\/p>\n<p>Quest\u2019anno tocca al dottor Guevara, morto 50 anni fa a La Higuera, un paesino di merda della Bolivia. L\u2019ultimo posto in cui ogni persona sana di mente vorrebbe vivere e crepare. Ma andiamo con ordine. Il medico argentino era finito in quel buco puzzolente inseguito dalle sue illusioni e, soprattutto, dai tanti rancori che lo attanagliavano. Un suicidio annunciato.<\/p>\n<p>La vita del \u201cChe\u201d assomiglia ad una stramba giostra: nei Cinquanta, questo figlio della buona borghesia di Rosario risal\u00ec in sella alla sua moto, la \u201cPoderosa\u201d, l\u2019intera America Latina scoprendo le miserie e le tragedie di un continente sfruttato, umiliato, stremato. Poi il Guatemala, il Messico e l\u2019incontro con Raoul e Fidel e l\u2019avventura a Cuba.<\/p>\n<p>Nell\u2019immaginario dei pi\u00f9 la \u201crivoluzione\u201d divenne un fatto epico, ma militarmente fu poca cosa: le truppe battistiane erano un\u2019armata di cartapesta \u2014 per capirci, inferiori come combattivit\u00e0 ai vigili urbani di Monfalcone o di Vigevano \u2014 ma pur sempre superiori alle sparute \u201ccolonne\u201d dei due Castro e di Guevara. Dopo un po\u2019 di botte e morti, Fidel comprese che l\u2019unica possibilit\u00e0 per cavarsela dall\u2019impiccio era scatenare una <em>jacquerie <\/em>contadina contro i piantatori, i contadini \u201cricchi\u201d, i notabili. La sua classe, la sua gente.<\/p>\n<p>Una furbata che trasform\u00f2 la strampalata spedizione in una vera e propria insurrezione e, poi, in una vittoria. Facile. Battista, oltre che corrotto era anche un codardo: scordandosi gli ultimi fedeli, il 1 gennaio 1959 s\u2019invol\u00f2, carico di lingotti d\u2019oro, verso la salvezza e l\u2019impunit\u00e0. Nella gioia dei cubani. Tutti attendevano un cambiamento e tutti aprirono le porte ai \u201cbarbudos\u201d sperando nella democrazia.<\/p>\n<p>Una volta al potere Castro e i suoi si accorsero per\u00f2 che le elezioni, i sindacati, i partiti, compagni \u201ctiepidi\u201d o critici erano delle gran scocciature, dei fastidi inutili. Da cancellare. Il \u201cleader maximo\u201d affid\u00f2 il repulisti all\u2019argentino \u2014 gi\u00e0 sulla Sierra aveva dimostrato una gran passione per le fucilazioni \u2014; il \u201ccomandante\u201d si mise all\u2019opera con entusiasmo e dogmatismo e nella prigione della Cabana le mitragliatri crepitarono per mesi. Non pago il dottore apr\u00ec a la Guanaha il primo campo di lavoro forzato cubano in cui rinchiuse gli elementi \u201cantisociali\u201d, ovvero oppositori e papponi, preti e omosessuali, professori e ladri, borghesi e poveracci. Un fritto misto di dolore e paura da spadellare con cura nella cucina della \u201crevolution\u201d. Senza alcun rimorso, nessuna piet\u00e0. Per la \u201cquerida presencia\u201d l\u2019importante era l\u2019odio, quell\u2019 \u201codio intrasigente contro il nemico, che permette all\u2019uomo di superare i suoi limiti naturali e lo trasforma in una efficace, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere\u201d.<\/p>\n<p>Tanto ardore fu premiato con la nomina a ministro dell\u2019Industria e la presidenza del Banco Nacional. Un disastro pieno. Per salvare l\u2019agonizzante economia di Cuba il pragmatico Fidel mand\u00f2 l\u2019ingombrante amico in giro per il mondo sperando che si tranquilizzasse, ma l\u2019uomo era ingestibile e le sue sparate di sapore trozkista sulla \u201crivoluzione mondiale\u201d lo resero inviso sia agli alleati sovietici che ai callidi cinesi. Pur di levarselo di torno, nel 1965 il dittatore lo sped\u00ec in Africa a giocare alla guerriglia. Altro disastro. In Congo i mercenari bianchi si dimostrarono ben pi\u00f9 coriacei dei soldatini di Battista e Guevara mestamente dovette fare le valigie.<\/p>\n<p>Umiliato ma non domo, il bellicoso Guevara decise d\u2019incendiare la Bolivia e s\u2019infil\u00f2 con un pugno di fedeli in una trappola fatale. Laggi\u00f9 nessuno lo attendeva. Mario Monje, segretario del PC locale e fedele a Mosca, lo snobb\u00f2 rifiutandosi \u201cdi partecipare a una farsa\u201d e blocc\u00f2 ogni appoggio da operai e minatori. I contadini rimasero diffidenti se non ostili e dall\u2019Avana non arriv\u00f2 pi\u00f9 alcun rinforzo. Era ora di ritirarsi, ma lo \u201cstratega da farmacia\u201d \u2014 definizione di un comunista serio come Giorgio Amendola \u2014 scelse di perseverare, sommando errore su errore, sino alla cattura e la morte.<\/p>\n<p>Fine della storia? No. Paradossalmente fu proprio la catastrofe boliviana a salvare Guevara dall\u2019oblio e dall\u2019irrilevanza, trasformandolo in un\u2019icona, in un simbolo. Quel corpo steso sul tavolo de La Higuera, cos\u00ec simile al Cristo morente del Mantegna, infiamm\u00f2 in Occidente l\u2019immaginazione di milioni di ragazzi pasciuti ma inquieti che innalzarono ovunque canti e slogan in onore del caduto.<\/p>\n<p>Un impasto di romanticismo politico ed estetismo militare. Il Che \u2014 trasfigurato dalla foto di Korda \u201cpizzicata\u201d da G. Feltrinelli \u2014 divenne l\u2019alibi per dimenticare tutto e tutti: il fallimentare tropical-comunismo di Fidel, i gulag sovietici, le follie maoiste, l\u2019imbecillit\u00e0 velleitaria dei gruppetti rossi, il compromesso storico, la caduta del Muro etc. etc.\u00a0 Finita la sbornia ideologica \u00e8 subentrato il commercio della nostalgia. Di cattivo gusto ma sicuramente redditizio. Dalle bancarelle ad internet (i \u201cGuevara store\u201d) in tanti il prossimo 9 ottobre dovrebbero ringraziare il dottor Ernesto Guevara de La Serna, morto a 39 anni in culo al mondo per diventare, suo malgrado, un gadget. Sic transit&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ammettiamolo, le ricorrenze sono una pesante rotture di scatole. Come i compleanni e gli appuntamenti dal dentista. Del resto, Santa Romana Chiesa da due millenni ci ossessiona con gli onomastici e il calendario dei Santi. Ogni giorno ha il suo patrono, il suo defunto, il suo Santo protettore. Amen. Di peggio vi sono solo le commemorazioni politiche del morto di turno. \u00c8 una malattia trasversale che puntualmente colpisce sinistra, centro e destra. Una tassa. Puntualmente vi sono i necrofori che ricordano il de cuius designato. Poi vi sono i decennali, i ventennali, i trentennali e avanti cos\u00ec. 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