{"id":68,"date":"2017-10-24T18:33:47","date_gmt":"2017-10-24T16:33:47","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/?p=68"},"modified":"2017-10-24T20:23:28","modified_gmt":"2017-10-24T18:23:28","slug":"badoglio-luomo-di-caporetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/2017\/10\/24\/badoglio-luomo-di-caporetto\/","title":{"rendered":"Badoglio, l&#8217;uomo di Caporetto"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2017\/10\/th-3.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-69\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/valle\/files\/2017\/10\/th-3.jpeg\" alt=\"th-3\" width=\"254\" height=\"181\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abFu una sconfitta, non una disfatta, l\u20198 settembre fu una disfatta\u00bb. Claudio Graziano, capo di Stato Maggiore della Difesa, in una lunga intervista ha cos\u00ec ricordato Caporetto. Il generale ha ragione, cent\u2019anni fa lo sfondamento austro-tedesco travolse le prime linee e poi le seconde sconvolgendo l\u2019intero dispositivo italiano ma pochi giorni dopo, sul Grappa e sul Piave, vi fu il miracolo. I ragazzi del \u201899 e i veterani della Terza Armata tennero il fronte e a dicembre la grande battaglia d\u2019arresto era vinta.<\/p>\n<p>Un successo pieno reso possibile da una nuova, inedita consapevolezza. Come sostiene Graziano \u00abi fanti compresero che la sconfitta non avrebbe portato la pace, ma la disgregazione nazionale. Realizzarono che non c\u2019era altra via che resistere e vincere. Combattevano per salvare le loro famiglie e il Paese. Per la prima e unica volta nella storia l\u2019esercito ebbe dietro tutta l\u2019Italia\u00bb. Fu lo \u201cspirito del Piave\u201d che un anno pi\u00f9 tardi porter\u00e0 i nostri soldati a Vittorio Veneto e, subito dopo, a Trento e Trieste.<\/p>\n<p>Ricordarlo non guasta, anzi. Soprattutto in questo amarissimo anniversario. Allora lo <em>choc<\/em> costrinse parte della classe dirigente militare e politica ad un profondo esame di coscienza; a pagare rimase, solitario, Luigi Cadorna, il comandante supremo dell&#8217;esercito italiano. Il \u201cdittatore militare\u201d fu considerato il perfetto capro espiatorio dal governo e dagli alleati e subito scaricato nella pattumeria della Storia. Da qui la leggenda nera che attanaglia il personaggio. Ma, come argomenta Marco Mondini nel suo ottimo libro \u201cIl Capo. La grande guerra del generale Cadorna\u201d (Laterza), l\u2019uomo non sbucava dal nulla: era \u00abun generale tra altri generali, figlio di una cultura militare ultraconservatrice\u00bb. Come gran parte dei suoi colleghi europei l\u2019uomo era culturalmente e tecnicamente impreparato a condurre guerra industriale di massa del Novecento, le jungheriane \u201ctempeste d\u2019acciaio\u201d di Verdun e delle Somme, dell\u2019Yser e del Carso, ma non era nemmeno, come spiega Mondini, il macellaio psicopatico descritto da una certa vulgata.<\/p>\n<p>Di certo il suo siluramento torn\u00f2 utile ai veri colpevoli di Caporetto, <em>in primis<\/em> a Pietro Badoglio. Sull\u2019argomento Graziano ha preferito sorvolare accennando soltanto che \u00abla commissione d\u2019inchiesta fu severa con tutti tranne lui\u00bb. Evidentemente il generale, uomo colto e profondo, non ha ritenuto necessario riaprire una pagina dolente per l\u2019Istituzione militare. Comprensibile. Va per\u00f2 rammentato che quella notte maledetta il callido marchese del Sabotino \u2014 Badoglio era affamato di titoli e riconoscimenti \u2014 si \u201cdimentic\u00f2\u201d, dal comodo letto nelle retrovie, di ordinare ai suoi ottocento cannoni di sparare. Il silenzio di Caporetto.<\/p>\n<p>Travolto dalla ritirata, Badoglio rimase per ore introvabile, irreperibile al punto che i suoi sottoposti chiesero al roccioso generale Caviglia \u2014 il vero eroe di quella tragedia \u2014 di essere incorporati nelle sue truppe. Fecero bene. Il fuggitivo era in altre cose affaccendato. Da subito \u2014 come ricorda Domenico Quirico nel suo \u201cGenerali\u201d (Neri Pozza) \u2014 il futuro duca di Addis Abeba s\u2019impegn\u00f2 \u00aba scatenare i talenti dei suoi protettori massonici: emerse da quei negoziati, invece che con a condanna alla fucilazione alla schiena, con a carica di sottocapo allo Stato Maggiore\u00bb.<\/p>\n<p>Una tragicommedia che Mussolini, una volta al potere, pens\u00f2 d\u2019utilizzare a suo vantaggio. Nella testa machiavellica del duce i dossier secretati erano un\u2019arma micidiale per piegare Badoglio ai suoi voleri. Un\u2019illusione, il maramaldo era cortigiano perfetto \u2014 durante il regime divenne miliardario \u2014 ma anche un personaggio infido e pronto a tradire qualsiasi padrone. Non pago di Caporetto, Badoglio fu il regista della vera, terribile e totale disfatta dell\u2019Italia. L\u20198 settembre 1943, la data del disonore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; \u00abFu una sconfitta, non una disfatta, l\u20198 settembre fu una disfatta\u00bb. Claudio Graziano, capo di Stato Maggiore della Difesa, in una lunga intervista ha cos\u00ec ricordato Caporetto. Il generale ha ragione, cent\u2019anni fa lo sfondamento austro-tedesco travolse le prime linee e poi le seconde sconvolgendo l\u2019intero dispositivo italiano ma pochi giorni dopo, sul Grappa e sul Piave, vi fu il miracolo. I ragazzi del \u201899 e i veterani della Terza Armata tennero il fronte e a dicembre la grande battaglia d\u2019arresto era vinta. Un successo pieno reso possibile da una nuova, inedita consapevolezza. 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