[photopress:Image00001.jpg,thumb,pp_image]Ammetto sono stato in vacanza…. ma ho voluto pensare a voi, anzi a noi.  Ho voluto una volta di più farmi del male e toccare con mano anzi con ferri, drive e putter la diversità di approccio al golf che gli States regalano anche al più sprovveduto e tapino dei golfisti. Sì persino a quelli come me che possono mettere sul tavolo della segreteria del circolo solo un handicap 21,3. Ho voluto cucirmi addosso una full immersion fai da te guidando lungo il diciassettesimo miglio nella Penisola di Monterrey e giocare come posso giocare io. Senza pretese di strafare, ma rispettando sempre e comunque regole e etichetta, in quattro dei circoli più famosi al mondo: Lo Spyglass Hill, The Links at the Spanish Bay, il Del Monte Golf Course e per concludere, like a kid in a candies store, come dicono appunto loro, gli americani, ho trascorso un’ intera giornata al Pebble Beach Golf Links che accoglierà l’anno prossimo (ma dove tutto è già pronto, merchandising store compreso, come se fosse domani), l’Us Open. Sono uscito frastornato. Dalla bellezza e dalla particolarità dei tracciati certo, ma soprattutto, una volta di più, dalla cortesia, dall’accoglienza schietta e spontanea che rendono negli States  il golf la cosa più naturale, semplice e avvicinabile, anche nei circoli apparentemente più inavvicinabili. Pensate che nel pro-shop dedicato al merchandising dell’Us Open 2010 un commesso mi ha chiesto: <So che ha giocato oggi da noi? Come si è trovato, resterà con noi anche domani?>. Non aggiungo nulla. O meglio vi giro solo la riflessione che mi accompagnava mentre, lasciata la Penisola di Monterrey e i suoi courses da sogno, raggiungevo Santa Barbara: da noi che cosa sarebbe accaduto se mi fossi presentato in uno dei tanti, troppi circoli che sembrano ce la mettano tutta per allontanare dal golf lo sconosciuto anche il più educato e rispettoso delle regole? Avrei potuto anche solo entrare, prima di tutto, senza alcun accompagnatore?Avrei potuto sedere in club-house e prendermi un drink?, Avrei potuto persino giocare  e quindi farmi una doccia poi negli spogliatoi, usufruendo quindi di tutti i servizi del circolo come un socio o comunque come un visitatore benevenuto? Preciso che non ho detto ad alcuno che sono un giornalista e che tantomeno scrivo anche di golf. Quindi la risposta, se pensate a certi circoli italiani la conoscete meglio di me. Mi domando solo perchè? Perchè siamo così diversi? Forse perchè da noi, tutti i circoli NON si considerano uguali. E NON tutti i golfisti vengono considerati allo stesso modo?[photopress:Image00003.jpg,thumb,pp_image]