Ci aspetta molto, forse anche troppo da quest’Open d’Italia che approda in casa di un Agnelli, nello specifico Andrea, amministratore delegato del Royal Park-I Roveri. Il percorso piemontese, griffato da Robert Trent Jones, che accoglierà, da giovedì 7 Maggio, il confronto golfistico professionale più interessante e più internazionale cui gli italiani possano assistere senza volare oltreoceano o prendere un aereo per la Gran Bretagna, ha certamente l’imprinting tecnico che richiede l’European Tour. E l’apporto offerto dai fratelli Molinari, Chicco ed Edoardo, alla comissione che ha curato e sta curando ogni minimo dettaglio perchè ogni buca sia pressocchè perfetta, è un’ulteriore garanzia .Dove stanno dunque le apprensioni che accomnpgnano questa vigilia così carica di attese?. Nell’attesa stessa del debutto e della novità. Ammettiamolo: c’eravamo abituati in questi anni a trovare e a ritrovare l’Open d’Italia in quello che ritenevamo oramai il suo domicilio più congeniale e naturale, il tracciato di Tolcinasco, alle porte di Milano. La folla sempre più numerosa che aveva accompagnato specie nelle due giornate conclusive, i giocatori dell’Open era la miglior cartina di tornasole di un successo consolidato. Poi le cose sono andate come sono andate e il matrimonio, non tanto quello con Tolcinasco ma quello con il title sponsor è deragliato in un divorzio. Da qui la domanda lecita: e adesso come andrà? Tutto viaggerà in automatico come sembrava viaggiare oramai a Tolcinasco? Personalmente sono abituato a vedere il bicchiere mezzo pieno ma è inevitabile che alla vigilia del grande torneo ci siano in queste ore pù preoccupazioni che certezze davanti ad una macchina, pur sempre quella di un’azienda abituata a far macchine, che si avvia per la prima volta su una strada nuova. [photopress:AGNELLIgrande.jpg,thumb,pp_image]Andrea Agnelli, che della Federgolf è anche consigliere nazionale sta pensando alla grande e fa progetti persino di Ryder Cup a Torino. Mi piacerebbe che, con la stessa sicurezza che lo contraddistingue, fosse in grado di garantire all’Open anche quel pubblico che si era guadagnato meritatamente, anno dopo anno, a Tolcinasco, ovvero a Milano. Ecco qui sta il punto: spostare l’ombelico del piccolo mondo golfistico italiano a Torino io credo sia impresa difficile. Anche per un Agnelli