Sto leggiugghiando qua e là una ridda pronostici che danno orami già come vincitore dell’Open d’Italia il tenace argentino Daniel Vancsik, davvero ingran spolvero .Il torneo come sappiamo è in pieno svolgimento sul tracciato piemontese del Royal Park-I Roveri e quindi, fino a domenica pomeriggio, quando si concluderà, tutto può ancora accadere. Odio i pronostici. Perchè, spesso, la gente che ama farli, dimentica la cosa più ovvia: che anche nel golf la pallina è rotonda, anzi nel caso specifico rotondissima, specie quando sborda o gironzola beffarda attorno ad una buca, dove dovrebbe invece solo entrare. Solo che nel golf una pallina che sborda o gironzola attorno ad una buca, dove dovrebbe entrare, fa una bella differenza. Una differenza di milioni. E se un assegno di ben 216 mila euro attende il vincitore potete bene capire che chiunque, visto che non possiamo permetterci il lusso di vedere al tee di partenza un vincitore scritto come Tiger Woods, può puntare a quell’assegno. Quindi vi posso dire chi mi piace tra i pro che stiamo vedendo esibirsi e che nella volata di domenica si giocheranno il tutto per tutto. Mi piace, continua a piacermi, anche se per il momento è costretto ad inseguire, il più irrrequieto e ingovernabile dei pro, ovvero Big John Daly, mentre non ho potuto dire altrettanto di Colin Montgomerie tanto atteso e supportato da molti che se ne è gà ripartito, insalutato ospite rimediando una figuraccia [photopress:Molinari_F.jpg,thumb,pp_image] Dico e ribadisco a maggior ragione visto che siamo allo sprint finale che non mi offenderei se un italiano, uno di quelli apparsi  tonici e caricati,  per fare qualche nome e cognome Francesco Molinari, o Marco Soffietti (il ragazzo serio che lavora in silenzio e che ieri ha infilato sei birdies) intascassero quell’assegno e vincessero su un campo che conoscono bene.  In fondo l’Open d’Italia è bello perchè ci consente di sognare per una volta all’anno di essere a Pebble Beach.O quasi.