Non è proprio il cacio sui maccheroni. Mi rendo perfettamente conto che l’accostamento è azzardato, ma questa ve la devo proprio raccontare. E’accaduto nello scorso week-end nella club house di un noto circolo del Sud Italia dove un carissimo amico ha tenuto il ricevimento di nozze. In un angolo di quella club-house, rincantu[photopress:Vincent.JPG,thumb,pp_image]cciato come se non gliene fregasse nulla di ciò che succedeva intorno, mi ha colpito un giovane golfista. Avrà avuto vent’anni o poco più. Era calato nella lettura di un libro appena uscito : “Qui Brigate Rosse”di VincenzoTessandori, valoroso inviato della Stampa con cui ho diviso in tanti anni servizi ed esperienze sul campo non sempre facili.  Ho la profonda convinzione che Vincenzo  sia uno dei massimi se non il massimo esperto e testimone di tutta quella storia intrisa di sangue e di veleni che ha attraversato il nostro Paese e che ogni tanto qualcuno, con saccente prosopopea, risputa fuori come un rigurgito zeppo di idiozie. Vengo al dunque. Ho chiesto a quel ragazzo, che sembrava aver dimenticato la sacca dei ferri dal caddie master e rinunciare alla partita, perchè mai si fosse avventurato in quella lettura nel suo pomeriggio di golf.  “E’un racconto che mi  sta prendendo come un thriller” , mi ha risposto. “Non sapevo nulla delle Br, nè di quegli anni. Anzi non me ne è mai fregato nulla, per la verità. Invece adesso scopro, leggendo, che quella strana logica dello scontro con lo Stato della «borghesia imperialista» implicava, fatalmente, di colpirne gli uomini-chiave: magistrati, politici e studiosi prestati alla politica, poliziotti e carabinieri, funzionari ministeriali, giornalisti. In trent’anni, su 132 morti provocati dal terrorismo rosso, 78 sono state le vittime delle sole Br, e su 59 militanti delle formazioni di sinistra uccisi, 26 erano brigatisti. Questo Tessandori mi ha preso per mano, mi sta spiegando, pagina dopo pagina, chi era la “generazione brigatista”. Chi erano, come vivevano, agivano e pensavano quei giovani come me che erano disposti ad uccidere per una rivoluzione impossibile. Dentro questo libro ho trovato i dialoghi con i protagonisti, i documenti giudiziari e dell’organizzazione, persino la tecnica e la preparazione di quegli agguati assurdi. Sto cercando di capire, ecco perchè lo sto leggendo”. Sono rimasto basito, ammetto. Ho lasciato gli altri invitati e abbiamo cominciato a parlare fino a sera, io e quel ragazzo.Non so se ringraziare Vincenzo Tessandori o mandarlo a quel paese per quello strano pomeriggio. Ma credo che opterò per la prima ipotesi