Non c’eravamo fatte grosse illusioni alla vigilia e abbiamo fatto bene a non farcele. Puntualmente gli Stati Uniti hanno vinto con largo margine sull’Europa (17-11) la 41ª Ryder Cup, sul percorso dell’Hazeltine National GC, a Chaska nel Minnesota. Il risultato ha premiato la squadra più meritevole e ha assecondato il desiderio di tutta una nazione, che chiedeva di cancellare le tre sconfitte subite prima di questo match. Sul campo è stato grande spettacolo, tecnico ed agonistico come raramente è dato a vedere, con alcuni incontri in cui il golf espresso è stato definito “stellare”. Basta citare quelli nella giornata finale tra gli straordinari Patrick Reed e Rory McIlroy (1 up per l’americano) e tra Phil Mickelson e Sergio Garcia (pari).Sulla formazione affidata al nordirlandese Darren Clarke ha pesato il devastante 0-4 nei foursomes d’apertura, forse anche dal punto di vista morale e nervoso. C’è comunque stata reazione nelle due successive frazioni in cui i continentali hanno quasi rimesso in piedi il punteggio (6,5-5,5 dopo un 3-1 nei fourballs e un 2,5-1,5 nei foursomes), ma il parziale favorevole agli americani negli ultimi fourballs (3-1 e 9,5-6,5) ha in pratica chiuso il conto. Prima dei singoli si è evocato il miracolo del Medinah CC (2012) in Illinois, quando gli europei si portarono via il trofeo partendo da un 6-10, ma quella era un’altra formazione, molto più forte, e trovò anche un team avversario più molle.Era nei doppi che l’Europa avrebbe dovuto trovare quei tre o quattro punti di vantaggio che le avrebbero consentito di contrastare la superiorità nei singoli americana (parziale 7,5-4,5), ma è andata così, come si pensava tutto sommato alla vigilia. Dunque USA a godersi il successo e continentali a pensare alla rivincita di Parigi nel 2018.