{"id":1310,"date":"2013-03-06T11:31:22","date_gmt":"2013-03-06T11:31:22","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=1310"},"modified":"2013-06-09T14:27:29","modified_gmt":"2013-06-09T14:27:29","slug":"da-benito-a-beppe-tutte-le-bugie-sul-debito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2013\/03\/06\/da-benito-a-beppe-tutte-le-bugie-sul-debito\/","title":{"rendered":"Da Benito a Beppe, tutte le bugie sul Debito"},"content":{"rendered":"<p>[photopress:DEBITO.png,full,centered]<\/p>\n<p>Quello che vedete qui sopra \u00e8 un grafico del rapporto <strong>debito\/pil<\/strong> in <strong>Italia<\/strong> dal 1900 a oggi. Lo ha pubblicato <strong><a href=\"http:\/\/www.bloomberg.com\/news\/2013-03-03\/italy-s-debt-highest-since-dictator-mussolini-chart.html\" target=\"_blank\">Bloomberg<\/a><\/strong> per ricordarci, ove mai ce ne fosse bisogno, che a fine 2012 l&#8217;Italia ha raggiunto un nuovo record con un rapporto al 127%, il pi\u00f9 alto dai tempi di <strong>Benito Mussolini<\/strong>. Anzi, a essere precisi dal <strong>biennio 1924-1925<\/strong> quando &#8211; tra elezioni e successiva legiferazione dittatoriale &#8211; il Duce conquist\u00f2 il potere assoluto nel Paese. A quei tempi il debito\/pil viaggiava attorno al 160 per cento. Ma erano altri tempi&#8230;<\/p>\n<p>Quello che per\u00f2 a Bloomberg interessa molto meno \u00e8 il fatto che la curva del debito sia scesa a partire dal 1926 per riportarsi verso il 100% in un battibaleno. Che cosa successe? Il ministro delle Finanze, Conte <strong>Giuseppe Volpi di Misurata<\/strong>, su impulso del presidente del Consiglio Benito Mussolini, decise il <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>consolidamento del debito pubblico<\/strong><\/span>: i titoli di Stato furono resi inconvertibili per 10 anni e furono sostituiti da obbligazioni trentennali al 5 per cento. Ecco svelato il trucco, che per i risparmiatori italiani\u00a0si tradusse in una vera e propria \u00abmazzata\u00bb.<\/p>\n<p>Ed ora eccovi alcune dichiarazioni rese dal personaggio politico del momento: il (non) leader del <strong>Movimento 5 Stelle<\/strong>, <strong>Beppe Grillo<\/strong>:<\/p>\n<p>\u00ab<em>L\u2019<strong>Italia<\/strong> non ha pi\u00f9 chances se non quella di rinegoziare il suo <strong>debito<\/strong>. Nel giro di sei mesi i <strong>partiti<\/strong> non potranno pi\u00f9 pagare le <strong>pensioni<\/strong>, n\u00e9 gli <strong>stipendi pubblici<\/strong> e se gli interessi sul <strong>debito<\/strong> ammontano a 100 miliardi di euro all\u2019anno, siamo morti<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab<em>Se non cambiano le condizioni l\u2019<strong>Italia<\/strong> deve lasciare l\u2019euro e tornare alla lira.\u00a0Ritrattare il debito pubblico con le banche \u00e8 una delle prime urgenze<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Insomma, a leggere bene (e le parole non lasciano molto spazio alle interpretazioni) pare proprio che la ricetta di Beppe Grillo &#8211; tenuto conto che un referendum online sull&#8217;euro \u00e8 un periodo ipotetico dell&#8217;irrealt\u00e0 &#8211; non sia molto dissimile da quella del Conte Volpi di Misurata (e del suo dante causa).<\/p>\n<p>Ci sono per\u00f2, alcuni fattori di cui tener conto.<\/p>\n<p>Nel 1926, per quanto il mondo non fosse ancora \u00abglobalizzato\u00bb, l&#8217;Italia compiendo la scelta della ristrutturazione del debito si precluse per molti anni l&#8217;accesso al mercato internazionale del debito. In pratica, i titoli italiani non avevano pi\u00f9 mercato perch\u00e9 il nostro Paese era ritenuto inaffidabile. Questo \u00e8 il motivo per il quale nel 1982, in pieno dramma da debito, n\u00e9 <strong>Guido Carli<\/strong> n\u00e9\u00a0<strong>Bruno Visentini<\/strong>\u00a0decisero di non ristrutturare pur avendo vagliato quell&#8217;ipotesi in quanto &#8211; come si vede dal grafico stesso &#8211; i governi di centrosinistra, quelli di solidariet\u00e0 nazionale e infine quelli del pentapartito avevano fatto esplodere la massa del debito a causa di spese dissennate (baby pensioni in primis).<\/p>\n<p>Il ragionamento di Grillo \u00e8 molto lineare: il debito costa 90-100 miliardi all&#8217;anno, le banche estere ne detengono una gran quantit\u00e0, \u00e8 ingiusto che per onorare gli interessi l&#8217;Italia debba compiere rinunce assai dolorose. Grillo, per\u00f2, non tiene conto che su circa <a href=\"http:\/\/www.bloomberg.com\/news\/2013-03-03\/italy-s-debt-highest-since-dictator-mussolini-chart.html\" target=\"_blank\">1.700 miliardi di titoli di Stato in circolazione<\/a> (gli altri 300 miliardi di debito pubblico sono sotto altre forme), pi\u00f9 o meno\u00a01.000 miliardi sono\u00a0qui in Italia. Per la precisione, guardando <a href=\"http:\/\/www.bancaditalia.it\/statistiche\/stat_mon_cred_fin\/banc_fin\/pimsmc\/2013\/sb7_13\/suppl_7_13.pdf\" target=\"_blank\">i dati di Bankitalia<\/a>, 650 miliardi sono nei portafogli dei nostri connazionali e 350 miliardi sono in \u00abpancia\u00bb alle nostre banche (che ormai sono diventate degli <strong>hedge fund<\/strong> che speculano sui Btp usando la liquidit\u00e0 a buon mercato della <strong>Bce<\/strong>, purtroppo questa per loro \u00e8 diventata l&#8217;unica fonte di guadagno). Se ristrutturassimo, i primi a essere colpiti saremmo noi stessi&#8230;<\/p>\n<p>Per concludere, osserviamo la parte pi\u00f9 trascurata (e purtroppo dimenticata) del grafico di Bloomberg. Come si vede, dopo la <strong>Seconda Guerra Mondiale<\/strong> il debito\/pil italiano, cresciuto durante il conflitto, decrebbe in maniera molto rapida portandosi dal 120% circa al 24 per cento. Tutto merito di <strong>Luigi Einaudi<\/strong>, uno dei pochi veri (e grandi) <strong>liberali<\/strong> italiani. Non volendo istituire un&#8217;imposta <strong>patrimoniale<\/strong> per sopperire fiscalmente allo sbilancio, decise di lasciare libera l&#8217;inflazione di fluttuare: il debito pubblico italiano si svalut\u00f2 immediatamente e con una politica economica accorta gi\u00e0 all&#8217;inizio degli anni &#8217;50 l&#8217;Italia era uno dei Paesi pi\u00f9 virtuosi che ci fossero nell&#8217;occidente industrializzato. Lo choc inflazionistico si riassorb\u00ec molto presto e da l\u00ec partirono le basi del boom economico.<\/p>\n<p>Oggi questa ricetta sarebbe impossibile da applicare perch\u00e9 il principale compito della Bce \u00e8 proprio quello di difendere l&#8217;Eurozona dall&#8217;inflazione. Quest&#8217;ultima, infatti, \u00e8 il principale nemico della Germania\u00a0che ricorda come un incubo i tempi della Repubblica di Weimar. E se non si pu\u00f2 seguire l&#8217;esempio di Einaudi, \u00e8 chiaro che la voce di Grillo (e quella del suo antesignano) risuoni molto pi\u00f9 forte.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>[photopress:DEBITO.png,full,centered] Quello che vedete qui sopra \u00e8 un grafico del rapporto debito\/pil in Italia dal 1900 a oggi. 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