{"id":1647,"date":"2013-04-04T07:15:33","date_gmt":"2013-04-04T07:15:33","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=1647"},"modified":"2013-08-28T20:03:28","modified_gmt":"2013-08-28T20:03:28","slug":"nelle-banche-comandano-i-bisnonni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2013\/04\/04\/nelle-banche-comandano-i-bisnonni\/","title":{"rendered":"Nelle banche comandano i &#8220;bisnonni&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>[photopress:collage.png,full,centered]<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\">Le banche italiane sono guidate da un plotone di ultra-settantenni che sovraintendono ai crediti e agli equilibri della grande finanza italiana<\/span>. Non che l\u2019anagrafe rappresenti una colpa, al contrario pu\u00f2 essere una preziosa riserva in termini di esperienza, soprattutto tra i tanti capitani d&#8217;azienda che hanno costruito da soli la propria fortuna. Qualche dubbio, tuttavia, sorge quando si constata che all\u2019estero la situazione \u00e8 molto diversa da quella della Penisola, al punto da richiamare alla memoria le parole pronunciate due anni fa dall&#8217;inventore delle <strong>Tod&#8217;s<\/strong>, <strong>Diego Della Valle<\/strong>, contro <strong>Giovanni Bazoli<\/strong> e <strong>Cesare Geronzi<\/strong>, che appunto a suo dire erano due \u00abarzilli vecchietti\u00bb che tiravano le file delle <strong>Assicurazioni<\/strong>\u00a0<strong>Generali<\/strong> e del <strong>Corriere della Sera<\/strong>.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\">Senza contare che le imprese del made in Italy stanno morendo, uccise dalla recessione e dalla mancanza di finanziamenti, mentre gli stessi banchieri continuano a incassare stipendi pi\u00f9 che tondi malgrado i disastri provocati dalla crisi.<\/span>\u00a0Nel 2012 solo i primi cinque gruppi creditizi del nostro Paese (<strong>Intesa Sanpaolo<\/strong>, <strong>Unicredit<\/strong>, <strong>Monte dei Paschi<\/strong>,<strong> Ubi<\/strong> e <strong>Banco Popolare<\/strong>) hanno dovuto mettere a nudo oltre 18 miliardi di svalutazioni per l\u2019operazione pulizia ordinata dalla\u00a0<strong>Bankitalia<\/strong>. Ultimamente, complice il pressing del governatore\u00a0<strong>Ignazio Visco<\/strong><strong>,<\/strong> i top banker \u00a0si sono parzialmente autoridotti i compensi nell&#8217;ambito della generalizzata <em>spending review<\/em> sul costo del lavoro nel mondo del credito che rottamer\u00e0 altri 20mila addetti da qui al 2018 tramite il Fondo esuberi. Secondo alcune elaborazioni ricavabili dai bilanci nel 2011, Unicredit ha staccato un assegno di 18 milioni per gli onorari di amministratori e sindaci, Banco Popolare e Ubi 19 milioni, fino al picco di \u00a044 milioni di Intesa (onnicomprensivo di tutti i board delle controllate).<\/p>\n<p>[photopress:compensi_2011.png,full,centered]<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\">Tra le prime a chiedere un ricambio generazionale al vertice del mondo bancario \u00a0e una riduzione degli stipendi erano stati i sindacati <\/span>per bocca della <strong>Fabi<\/strong> di<strong> Lando Maria Sileoni<\/strong> (la prima sigla del credito con oltre 100mila iscritti) e della <strong>Fiba-Cisl<\/strong>\u00a0di <strong>Giuseppe Gallo<\/strong>. Ora la <strong>Uilca<\/strong> di <strong>Massimo Masi<\/strong> ha scattato un&#8217;istananea, interrogando la carta di identit\u00e0 di tutti i presidenti e amministratori delegati di banche e fondazioni\u00a0 bancarie: \u00a0per la precisione \u00a0gli enti non profit censiti sono 68, pari al 77,27% del mondo <strong>Acri,<\/strong> che alla fine del 2011 sedevano su quasi 53 miliardi di patrimonio<span style=\"font-family: Consolas, Monaco, monospace;font-size: 12px;line-height: 18px\">.<\/span><\/p>\n<p>Il risultato della lastra \u00e8 da specialista in geriatria: a fronte di un&#8217;et\u00e0 media dei manager delle principali banche estere (europee, americane e canadesi) che si assesta a 62 anni per i presidenti e a 57 per i capi azienda, nel nostro Paese i numeri crescono a 70 anni per i presidenti (con picchi da 80 a 83 anni) e a 60 anni per gli amministratori delegati, sulle cui spalle ricadono le maggiori responsabilit\u00e0. Per Intesa Sanpaolo, <strong>Banca Popolare di Milano<\/strong> e Ubi che adottano il sistema duale la situazione non \u00e8 molto distante neppure nel consiglio di gestione (con una media di 61 anni) anche se la statistica \u00e8 \u201cfalsata\u201d dal caso Ubi, da cui sta per uscire il presidente <strong>Emilio Zanetti<\/strong> (82 anni) nell&#8217;imminente ricambio che porter\u00e0 la popolare lombarda a ridisegnare l&#8217;intero vertice.<\/p>\n<p>Non \u00a0sar\u00e0 cos\u00ec per\u00f2 a Intesa Sanpaolo, dove l\u2019ottantenne Giovanni Bazoli rester\u00e0 in sella, fortemente difeso e voluto dal quasi coscritto <strong>Giuseppe Guzzetti<\/strong>, l&#8217;inossidabile <em>deus ex machina<\/em> della <strong>Fondazione Cariplo<\/strong> e dell\u2019<strong>Acri<\/strong>, l&#8217;associazione che riunisce le Fondazioni e le Casse di Risparmio. Bazoli ha guidato tutte le tappe che hanno portato alla nascita di Intesa, fin dai tempi <strong>Banco Ambrosiano<\/strong>, era il 1982. \u00a0Tra gli esempi di &#8220;longevit\u00e0&#8221; professionale comunque non c&#8217;\u00e8 che l&#8217;imbarazzo della scelta tra <strong>Carige<\/strong> (il presidente <strong>Giovanni Berneschi<\/strong> ha 76 anni), <strong>Unicredit<\/strong> (<strong>Giuseppe Vita<\/strong> \u00e8 nato nel 1935) \u00a0o il <strong>Credito Emiliano<\/strong> della <strong>famiglia Maramotti<\/strong> con <strong>Giorgio Ferrari <\/strong>(classe 1933). \u00a0Tra gli amministratori delegati, i pi\u00f9 <em>ag\u00e9e<\/em> sono invece <strong>Pier Francesco Saviotti<\/strong>, che guida il <strong>Banco Popolare<\/strong> con i suoi 71 anni dopo averlo tirato fuori dal buco creato da <strong>Italease<\/strong>, e con la medesima et\u00e0 <strong>Tommaso Cartone<\/strong> del <strong>Banco Desio<\/strong>. La squadra degli ottuagenari che reggono le sorti delle Fondazioni \u00e8 invece, guidata da <strong>Dino De Poli<\/strong>\u00a0(<strong>Cassamarca<\/strong>), <strong>Antonio Finotti<\/strong> (<strong>Cariparo<\/strong>) e <strong>Flavio Repetto<\/strong>\u00a0(<strong>Carige<\/strong>)\u00a0cui si aggiungono distanziati di una incollatura Guzzetti e <strong>Antonio Maria Marocco<\/strong> (<strong>Fondazione Crt<\/strong>) con le loro 79 primavere. Seguono <strong>Fabio Roversi Monaco<\/strong> (<strong>Fondazione Carisbo<\/strong>) e <strong>Paolo Biasi<\/strong> (<strong>Fondazione Cariverona<\/strong>), entrambi 75enni, mentre <strong>Giuliano Segre<\/strong> di <strong>Fondazione Venezia<\/strong> ha 73 anni. Il presidente della <strong>Compagnia di San Paolo<\/strong> ed ex sindaco di <strong>Torino<\/strong>, <strong>Sergio Chiamparino<\/strong>, \u00e8 invece tra i pi\u00f9 giovani con i suoi 65 anni di et\u00e0.<\/p>\n<p>Per farsi un&#8217;idea basta qui ricordare che i presidenti delle tedesche <strong>Deutsche Bank<\/strong> e <strong>Commerzbank<\/strong> hanno rispettivamente all&#8217;attivo 57 e 67 candeline, contro le 64 del capo della francese <strong>Cr\u00e9dit Agricole<\/strong> o le 50 di quello della connazionale <strong>Soci\u00e9t\u00e9 G\u00e9n\u00e9rale, <\/strong>travolta pochi anni fa dallo scandalo <strong>Kerviel<\/strong>. E il discorso non cambia molto per l&#8217;elvetica <strong>Ubs<\/strong> o il colosso statunitense <strong>Jp Morgan<\/strong>. Per quanto riguarda invece i pi\u00f9 &#8220;operativi&#8221; capi azienda, sia Commerzbank sia <strong>Bnp Paribas<\/strong> sia <strong>Barclays<\/strong> che Ubs si affidano a cinquantenni. \u00a0Alza invece la media Deutsche Bank (65 anni).<\/p>\n<p>Ma eccovi la tabella dell&#8217;ufficio studi Uilca:<\/p>\n<p>[photopress:GERONTOFILI_1.png,full,centered]<\/p>\n<p>La ricerca stigmatizza poi la situazione delle quote rosa: nessuna donna figura tra i presidenti e i ceo delle banche, solo 3 su 68 sono presidenti di Fondazioni bancarie. \u00c8 invece in via di correzione la voce dell\u2019altra met\u00e0 del cielo in cda, grazie alle prossime tornate elettorali. Solo tre le donne alla presidenza di una Fondazione: <strong>Ancilla Tombolini<\/strong> (<strong>Loreto<\/strong>), <strong>Donatella Vigna<\/strong> (<strong>Bra<\/strong>) e <strong>Milena Cariani<\/strong> (<strong>Cento<\/strong>).<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>[photopress:collage.png,full,centered] Le banche italiane sono guidate da un plotone di ultra-settantenni che sovraintendono ai crediti e agli equilibri della grande finanza italiana. Non che l\u2019anagrafe rappresenti una colpa, al contrario pu\u00f2 essere una preziosa riserva in termini di esperienza, soprattutto tra i tanti capitani d&#8217;azienda che hanno costruito da soli la propria fortuna. 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