{"id":2026,"date":"2013-05-10T06:50:48","date_gmt":"2013-05-10T06:50:48","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=2026"},"modified":"2013-08-21T18:44:58","modified_gmt":"2013-08-21T18:44:58","slug":"%c2%abecco-come-scegliere-luniversita-per-trovare-lavoro%c2%bb","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2013\/05\/10\/%c2%abecco-come-scegliere-luniversita-per-trovare-lavoro%c2%bb\/","title":{"rendered":"\u00abEcco le lauree che ti danno un lavoro\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-2316\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/05\/universit\u00e0-ansa1-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"350\" \/><br \/>\nLa disoccupazione in Italia non \u00e8 mai stata cos\u00ec drammatica da 35 anni a questa parte, fino al paradosso che il 38% dei giovani \u00e8 senza un impiego e quasi un milione di famiglie italiane non pu\u00f2 contare su alcun reddito mensile<strong>.<\/strong> A peggiorare un mercato gi\u00e0 ridotto in macerie dalla crisi e dalla\u00a0<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2013\/03\/19\/elsa-ci-fa-piangere-sul-lavoro\/\">riforma Fornero<\/a>, \u00e8 stata\u00a0la cura di sole tasse somministrata al paziente Italia dal governo Monti. Diventano quindi sempre pi\u00f9 centrali le capacit\u00e0 del singolo e la sua formazione, che inizia appunto sui banchi di scuola e prosegue in universit\u00e0. \u00a0Tra poco, dopo gli esami di maturit\u00e0, migliaia di ragazzi e ragazze italiani dovranno scegliere se tentare la strada dell&#8217;impiego o proseguire gli studi in universit\u00e0 e, in quest&#8217;ultimo caso, quale facolt\u00e0 abbracciare mediando tra i propri sogni e il realismo delle professioni che sono richieste dal sistema-Italia. Dopo la\u00a0<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2013\/04\/16\/tutti-i-modi-per-trovare-lavoro-cosa-fare-a-18-anni\/\">Guida per trovare \u00a0lavoro a 18, 25 e 50 anni<\/a>,\u00a0l&#8217;intervista <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-admin\/post.php?post=2064&amp;action=edit\">al giuslavorista Michele Bignami<\/a>\u00a0e quella <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2013\/05\/06\/%C2%ABecco-come-creare-unazienda-di-successo%C2%BB\/\">all&#8217;imprenditore Massimo Mauri<\/a>, proseguiamo con <strong>Cristina Pasqualini, docente di Metodologia delle scienze sociali all\u2019Universit\u00e0 Cattolica di Milano.<\/strong><\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/05\/Cristina1.jpg\"><br \/>\n<img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-2311\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/05\/Cristina1-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Quando conviene la laurea umanistica e quando quella tecnica?<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>\u00abNel nostro Paese al momento conviene una laurea tecnica piuttosto che umanistica. Quest\u2019ultima infatti apre mediamente carriere lavorative pi\u00f9 lente, difficili, precarie, con retribuzioni meno elevate e, anche per questo, spesso demandate alle donne. In questi ultimi anni, alcune professioni e alcuni luoghi di lavoro stanno diventando sempre pi\u00f9 di pertinenza di soli uomini e altri di sole donne, riproducendo vecchie separazioni e stereotipi difficili da sradicare, a totale svantaggio della qualit\u00e0 complessiva del lavoro\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Da quali elementi \u00e8 opportuno partire per scegliere?<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>\u00abMagari esistesse una ricetta, quello che posso dire, appoggiandomi alle statistiche, \u00e8 che i giovani, nonostante la crisi e l\u2019allarme disoccupazione di cui sono mediamente informati e consapevoli, nello scegliere il corso di studi universitario seguono sia motivazioni &#8220;espressive&#8221; (accrescere la propria cultura, trovare un lavoro coerente con i propri interessi) sia motivazioni &#8220;strumentali&#8221; (costruirsi una buona professionalit\u00e0, trovare un lavoro redditizio). Meno importanti nella scelta sono le motivazioni eterodirette, come seguire i consigli o i desideri dei genitori, i quali, comunque vada, sostengono i figli economicamente e psicologicamente, anche per parecchi anni. Le nuove generazioni sono concrete, pragmatiche, sanno che alcuni mestieri sono merce rara, per cui preferiscono studiare intanto quello per cui si sentono portati e poi, eventualmente, cercare lavoro dove c\u2019\u00e8, soprattutto all\u2019estero. La mobilit\u00e0 non li spaventa. Dall\u2019indagine \u201cRapporto Giovani\u201d dell\u2019Istituto di Studi Superiori Giuseppe Toniolo realizzata nel 2012, \u00e8 emerso che quasi il 50% di 18-29enni \u00e8 disposto a trasferirsi stabilmente all\u2019estero per migliorare il proprio lavoro, alimentando il preoccupante fenomeno della fuga di capitale umano. Questo ultimo dato \u00e8 stato confermato recentemente anche dall\u2019Aire (Anagrafe degli italiani residenti all\u2019estero), secondo cui, nell\u2019ultimo anno gli emigrati tra i 20 e i 40 anni sono aumentati del 30%. Questo s\u00ec che dovrebbe farci riflettere\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 la percentuale di disoccupati al termine dell&#8217;universit\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>\u00abSecondo Almalaurea, tra i laureati di primo livello del 2011 intervistati ad un anno, il tasso di disoccupazione \u00e8 pari al 24,5% e ad essere disoccupati sono in prevalenza i laureati umanistici, piuttosto che in discipline scientifiche. Ad avere un impiego \u00e8 il 29,3% mentre il 40% \u00e8 iscritto alla laurea specialistica e un ulteriore 15% sta facendo contemporaneamente entrambe le cose. Nel dettaglio ha un lavoro il 68% di coloro che hanno scelto una laurea in ambito medico e sanitario e \u00a0il 38% di quanti hanno completato una formazione \u00a0giuridica; la percentuale scende al \u00a027% per gli indirizzi \u00a0scientifici, al 20% per quelli economico-statistico e letterari. I tempi di attesa variano tra gruppi disciplinari. I laureati in discipline umanistiche \u2013 letterati, psicologi, avvocati &#8211;\u00a0 attendono mediamente pi\u00f9 tempo (molti anche pi\u00f9 di due anni) prima di trovare un lavoro, mentre ad essere immessi quasi subito nel mercato del lavoro (meno di tre mesi dalla laurea) sono soprattutto coloro che appartengono al gruppo scientifico e ingegneria. A cinque anni dalla laurea, il 90,4% dei laureati di primo livello lavora, di cui circa il 94% ha una laurea in ambito medico-sanitario, ingegneria, scientifico, economico-statistico contro il 72,5% in ambito letterario. Vorrei anche sottolineare la componente coerenza-soddisfazione del posto di lavoro, poich\u00e9 ancora una volta sono proprio coloro che hanno una laurea umanistica a scendere pi\u00f9 di frequente a patti per lavorare, dequalificandosi, accettando lavori non sempre pienamente coerenti con gli studi. Questo perch\u00e9 non tutti possono permettersi di attendere troppo a lungo. Ci sono poi coloro che, dopo la laurea triennale, proseguono gli studi e si laureano anche alla specialistica. La situazione non migliora di molto, infatti soltanto il 58,6% ad un anno dalla laurea lavora, mentre il tasso di disoccupazione \u00e8 pari al 20,7%. Infine, a cinque anni dalla laurea specialistica, l\u201985,8% lavora e sono ancora i laureati in discipline scientifiche ad avere la meglio su quelle umanistiche. I dati sembrerebbero ancora una volta dimostrare che \u00e8 preferibile una laurea (triennale e specialistica \u00e8 indifferente) scientifica a una umanistica\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Come si abbina il master dopo una laurea umanistica?<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>\u00abL\u2019offerta dei master \u00e8 oramai sterminata ed \u00e8 importante sapersi orientare e scegliere bene. Individuare un percorso di studi quanto pi\u00f9 professionalizzante, soprattutto per coloro che hanno in mano una laurea umanistica, difficile da spendere in tempi immediati nel nostro Paese. Essendo un investimento, non da ultimo economico, consiglio di farlo bene e possibilmente all\u2019estero. Ma soprattutto consiglio di farlo anche presto, subito dopo aver concluso la laurea triennale, eventualmente anche in alternativa alla laurea specialistica. Allungare eccessivamente i tempi di ingresso nel mercato del lavoro, pu\u00f2 essere addirittura controproducente a volte, proprio per questo \u00e8 importante non perdere tempo, ma individuare il master che meglio possa essere speso per il tipo di professione che si intende intraprendere. Ci sono addirittura master sponsorizzati dalle stesse aziende o master universitari a cui le aziende guardano con interesse, in ottica di possibile reclutamento di risorse umane\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Quando conviene accontentarsi del diploma?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNon tutti nascono con le idee chiare sul mestiere che vorrebbero fare da grandi. Gli idealisti vocati, ovvero coloro che hanno un sogno nel cassetto e si impegnano da subito e con tenacia a realizzarlo, ci sono ancora oggi, ma ci sono anche parecchi giovani che non sanno che direzione prendere, o, addirittura, che si perdono per strada. Un esempio sono i Neet, ovvero i giovanissimi che non studiano e non lavorano, gli inattivi convinti, che nel nostro Paese sono il 25,2% dei 18-24enni, contro una media europea pari al 16% circa. Piuttosto che entrare nella condizione di Neet \u00e8 preferibile fermarsi al diploma e trovare al pi\u00f9 presto un lavoro. Un ruolo fondamentale nei processi di scelta \u00e8 giocato dall\u2019orientamento. Ciascuno deve innanzitutto seguire le proprie inclinazioni \u2013 servono sia idraulici che ingegneri, entrambi professioni rispettabili, ricercate e ben retribuite \u2013 e trovare l\u2019indirizzo di studi che meglio lo prepari alla professione che intende svolgere. Credo nel valore aggiunto di una laurea, ma penso al contempo che lo studio universitario fine a se stesso, lo studio senza progettualit\u00e0, lo studio poco mirato, lo studio per perdere tempo o per prendere tempo in modalit\u00e0 \u201cparcheggio\u201d serva meno di un buon diploma professionalizzante. Una laurea\u00a0 &#8211; umanistica o scientifica che sia &#8211; vale ed \u00e8 spendibile sul mercato del lavoro quando \u00e8 conseguita con profitto, altrimenti \u00e8 una occasione sprecata\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Come rilanciare l&#8217;industria della cultura in Italia?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNel nostro Paese sono noti i pesanti tagli alla cultura e alla ricerca. Tuttavia, \u00e8 necessario rilanciare la cultura, la formazione universitaria in genere e in particolare quella umanistica. \u00c8 vero che quest\u2019ultima non d\u00e0 sbocchi lavorativi immediati, ma \u00e8 altrettanto preoccupante assistere a un generale imbarbarimento proprio tra le giovani generazioni. Di questo passo avremo sempre pi\u00f9 ingegneri e sempre meno letterati, ma anche sempre pi\u00f9 ingegneri, tecnici ed economisti che conoscono a menadito Archimede, ma che non sanno chi \u00e8 Dante, che non sanno scrivere correttamente in italiano, con rispetto parlando. I giovani vanno educati innanzitutto ad avere una testa ben fatta, piuttosto che una testa ben piena, direbbe il sociologo francese Edgar Morin. Hanno bisogno prima di formarsi una cultura generale di base solida, sulla quale costruire, successivamente, le varie specializzazioni. A mio avviso, in linea di principio, una laurea umanistica \u00e8 ancora un buon investimento personale, forse non economico ma culturale, di contro, professionalizzarsi molto presto, contribuisce a generare una sorta di analfabetismo di ritorno tra i pi\u00f9 giovani\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La disoccupazione in Italia non \u00e8 mai stata cos\u00ec drammatica da 35 anni a questa parte, fino al paradosso che il 38% dei giovani \u00e8 senza un impiego e quasi un milione di famiglie italiane non pu\u00f2 contare su alcun reddito mensile. 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