{"id":2364,"date":"2013-05-14T09:30:42","date_gmt":"2013-05-14T09:30:42","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=2364"},"modified":"2013-05-24T10:15:55","modified_gmt":"2013-05-24T10:15:55","slug":"la-svolta-di-tronchetti-e-di-marchionne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2013\/05\/14\/la-svolta-di-tronchetti-e-di-marchionne\/","title":{"rendered":"La svolta di Tronchetti e di Marchionne"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/05\/image2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2371\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/05\/image2.jpg\" alt=\"\" width=\"598\" height=\"372\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/05\/image2.jpg 598w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/05\/image2-300x186.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 598px) 100vw, 598px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nelle quotidiane diatribe politico-finanziarie c&#8217;\u00e8 un aspetto che si dimentica molto facilmente. E non \u00e8 secondario: tutta <strong>la nostra economia si regge sulla produzione<\/strong>. Di beni, non di servizi, giacch\u00e9 questi ultimi diventano fruibili solamente se il sistema economico \u00e8 in grado di generare redditi. Ad esempio: i servizi di telefonia mobile hanno senso se e solo se c&#8217;\u00e8 un&#8217;amplissima domanda che li giustifichi. Senza il commercio di beni prodotti dalle industrie, senza un tessuto industriale una societ\u00e0 si riduce al solo soddisfacimento dei bisogni primari, come durante l&#8217;epoca feudale.<\/p>\n<p>Questa premessa \u00e8 d&#8217;obbligo perch\u00e9 stiamo per parlare di un tema spinoso e di due protagonisti, spesso invisi al grande pubblico per la loro natura di bastian contrari. L&#8217;industria \u00e8 fondamentale: lo sappiamo ancora meglio dopo che la crisi ha spianato buona parte del tessuto connettivo delle piccole e medie imprese. Una crisi alla quale hanno resistito coloro che sanno esportare e che non si concentrano sul solo mercato interno italiano che, per giunta, l&#8217;austerity ha impoverito.<\/p>\n<p>Uno stato di cose riscontrabile nelle ultime trimestrali di <strong>Fiat<\/strong> e di <strong>Pirelli<\/strong>. La prima ha tenuto i ricavi stabil\u00ec grazie a <strong>Chrysler-Jeep<\/strong> e dunque all&#8217;area americana e asiatica. La seconda ha compensato con le vendite di pneumatici &#8220;premium&#8221; (i pi\u00f9 costosi) in America e di quelli generalisti in Cina il calo del comparto automotive europeo. Con la crisi, infatti, non solo non si comprano auto ma si evita anche cambiare le gomme se non strettamente necessario.<\/p>\n<p>La logica conseguenza di questo trend dovrebbe essere &#8211; da un punto di vista strettamente economicistico &#8211; lo spostare baracca e burattini laddove la produzione ha il suo mercato. E invece sia <strong>Sergio Marchionne<\/strong> che <strong>Marco Tronchetti Provera<\/strong> hanno continuato a investire in Italia. Il primo ha avviato lo stabilimento di Grugliasco per produrre le nuove Maserati e il secondo ha riconvertito lo stabilimento di Settimo Torinese per il segmento &#8220;premium&#8221;.<\/p>\n<p>Qui non parliamo delle polemiche sindacali su piani di investimento pi\u00f9 o meno grandiosi n\u00e9 di salotti buoni della finanza, ma della permanenza della grande industria in Italia. Ecco, questi tipi di produzione esistono ancora, ma il nostro Paese non \u00e8 pi\u00f9 mercato, ma solo fabbrica, pi\u00f9 o meno come negli anni &#8217;60, Insomma, <strong>anche la grande industria ha adottato lo schema vincente di Prada e Ferragamo,<\/strong> che disegnano e fabbricano qui e poi vendono nel resto del mondo.<\/p>\n<p>E questa \u00e8 una svolta: l&#8217;Italia riesce a conservare lo scheletro della propria economia (e soprattutto posti di lavoro), cio\u00e8 Fiat e Pirelli, ma senza pi\u00f9 esserne il mercato numero uno. Senza pi\u00f9 esserne il baricentro. In un mercato globale tutto questo non fa specie, ma occorrer\u00e0 vedere anche se tutto il nostro sistema sociale sia in grado di adattarsi ad essere un consumatore di <strong>Panda<\/strong> e di pneumatici non di fascia alta. Ovvero se sapr\u00e0 rinnovare le proprie ambizioni.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Nelle quotidiane diatribe politico-finanziarie c&#8217;\u00e8 un aspetto che si dimentica molto facilmente. E non \u00e8 secondario: tutta la nostra economia si regge sulla produzione. Di beni, non di servizi, giacch\u00e9 questi ultimi diventano fruibili solamente se il sistema economico \u00e8 in grado di generare redditi. Ad esempio: i servizi di telefonia mobile hanno senso se e solo se c&#8217;\u00e8 un&#8217;amplissima domanda che li giustifichi. Senza il commercio di beni prodotti dalle industrie, senza un tessuto industriale una societ\u00e0 si riduce al solo soddisfacimento dei bisogni primari, come durante l&#8217;epoca feudale. 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