{"id":2488,"date":"2013-05-23T06:59:23","date_gmt":"2013-05-23T06:59:23","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=2488"},"modified":"2014-03-02T18:07:17","modified_gmt":"2014-03-02T18:07:17","slug":"%c2%abil-design-puo-salvare-litalia-dalla-crisi%c2%bb","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2013\/05\/23\/%c2%abil-design-puo-salvare-litalia-dalla-crisi%c2%bb\/","title":{"rendered":"\u00abIl design pu\u00f2 salvare l&#8217;Italia e le sue imprese\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/05\/2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-large wp-image-2632\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/05\/2-1024x682.jpg\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"366\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/05\/2-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/05\/2-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/05\/2.jpg 1800w\" sizes=\"(max-width: 550px) 100vw, 550px\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/05\/1.jpg\"><br \/>\n<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2013\/04\/10\/italia-anatomia-di-un-delitto\/\">L&#8217;economia italiana \u00e8 ridotta in macerie<\/a>, distrutta da sette anni di crisi culminati nella grande guerra dello spread combattuta dalla Germania di Angela Merkel con l&#8217;arma dell&#8217;austerity, e dalla cura di sole tasse confezionata dal governo di Mario Monti. La caduta del prodotto interno lordo, il tasso di disoccupazione a due cifre, l&#8217;esplosione dei fallimenti tra le imprese e i\u00a0<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2013\/05\/16\/alle-banche-occorre-lartificiere\/\">131 miliardi di sofferenze lasciati nei bilanci delle banche dalla difficolt\u00e0 della clientela di rispettare le rate dei prestiti<\/a> sono la prova plastica del disastro. Dopo aver raccolto le proposte del\u00a0<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2013\/05\/20\/%C2%ABitalia-svegliati-o-sarai-colonizzata%C2%BB\/\">numero uno del gruppo delle investigazioni Kroll, Marianna Vintiadis<\/a>\u00a0per riaccendere il motore dell&#8217;economia,\u00a0<em>Wall Street<\/em>\u00a0prosegue la galleria di interviste con\u00a0<strong>Giulio Ceppi, \u00a0<\/strong>architetto\u00a0\u00a0fondatore di\u00a0<strong>Total Tool<\/strong>, societ\u00e0 di\u00a0<em>visioning<\/em>\u00a0e\u00a0<em>design strategy.<\/em>\u00a0Perch\u00e9 il compito del moderno designer \u00e8 di certo quello di vivere lo spazio, abitare la distanza, pensare la differenza ma anche quello di proporre idee per un futuro migliore. \u00a0Tra i progetti realizzati da Ceppi c&#8217;\u00e8 <a href=\"http:\/\/www.autogrillvilloresiest.it\/\">il\u00a0nuovo Autogrill sostenibile e innovativo di Villoresi Est (clicca qui per il video)<\/a>, mentre tra le iniziative in corso rientrano \u00a0l&#8217;autostrada sostenibile e a produzione di energia rinnovabile \u00a0<a href=\"http:\/\/www.kmzeroroad.it\/\" target=\"_blank\">Kmzeroroad<\/a>\u00a0e lo sviluppo del brand <strong>Pepsi Cola<\/strong>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/05\/Ceppi1.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2573\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/05\/Ceppi1-199x300.jpg\" alt=\"\" width=\"199\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/05\/Ceppi1-199x300.jpg 199w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/05\/Ceppi1-681x1024.jpg 681w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/05\/Ceppi1.jpeg 1559w\" sizes=\"(max-width: 199px) 100vw, 199px\" \/><\/a><strong>La crisi come ha cambiato la progettualit\u00e0 e la creativit\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abDirei profondamente: si sta capendo che il design non \u00e8 solo la capacit\u00e0 umana di risolvere i problemi e quindi di favorire il cambiamento, ma anche viceversa, ovvero che in periodi di grane e forzoso cambiamento, come quello attuale, il design \u00e8 una risorsa preziosa per governare le cose\u00bb.<\/p>\n<p><strong>\u00a0Il design come pu\u00f2 aiutare l&#8217;Italia a uscire dalla crisi economica? Come pu\u00f2 favorire il Made in Italy?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl design \u00e8 il Made in Italy, e in tutto il mondo siamo ancora riconosciuti come leader nella cultura del progetto. Dobbiamo per\u00f2 renderci conto che non si tratta pi\u00f9 di dare forma ad oggetti, che non stiamo pi\u00f9 parlando solo del &#8220;ben fatto&#8221;, ma che il design \u00e8 la capacit\u00e0 di affrontare problemi emergenti, di risolvere questioni complesse a livello sociale, organizzativo, economico: il design \u00e8 una visione, una capacit\u00e0 di gestire il divenire dandogli forme nuove. Dobbiamo andare oltre una visione puramente estetizzante del &#8220;bello&#8221;, per includere anche valori come il &#8220;giusto&#8221; (eticamente e socialmente corretto) e il &#8220;pulito&#8221; (ambientalmente responsabile e sostenibile)\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quale logo penserebbe per l&#8217;Italia che si rialza?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abAbbiamo progettato sedie bellissime in Italia nella nostra storia del design: cosa le fa pensare che in piedi si stia meglio che seduti\u2026? E se dobbiamo rialzarci lo farei senza loghi, ma con il potere della parola e del pensiero: l&#8217;immagine (soprattutto quella televisiva e di bassa qualit\u00e0) ha gi\u00e0 fatto troppi danni nell&#8217;ultimo ventennio, facendoci appunto credere che dietro ad un logo spesso vi sia altro, mentre troppe volte vi era solo il logo stesso\u00bb.<\/p>\n<p><strong>In un mondo fatto di \u00abnon luoghi\u00bb un progetto come l\u2019Autogrill Villoresi come pu\u00f2 far rivivere un\u2019esperienza di consumo come quella del fast food?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abTutti noi abbiamo imparato che la nostra vita pu\u00f2 essere <em>fast<\/em> in alcuni momenti e <em>slow<\/em> in altri, a seconda delle circostanze e dei nostri desiderata: sta a noi cosa decidere e quando. Quindi un&#8217;area di sosta come Villoresi Est, che guarda al futuro e mette il consumatore al centro di tutto, deve offrire (come abbiamo fatto con servizi di ristorazione molto diversi) l&#8217;opportunit\u00e0 di poter scegliere, nel rispetto come dicevo prima del &#8220;bello, giusto e pulito&#8221;. Villoresi \u00e8 anche un campione di sostenibilit\u00e0 a livello europeo, con geotermia, copertura captante che sfrutta l&#8217;irraggiamento solare, illuminazione a led, risparmio di acqua e recupero di acqua piovana\u2026 oltre che di accessibilit\u00e0, con l&#8217;abbattimento di qualsiasi barriera architettonica e la condivisione degli spazi interni senza gerarchie tra ipodotati e normodotati, bambini o anziani. \u00c8 un luogo ben preciso e sono certo sar\u00e0 un riferimento per chi entra ed esce da Milano, su quella che \u00e8 comunque un&#8217;autostrada da 30 milioni di utenti l&#8217;anno.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/05\/4.jpg\"><strong>Disegnare una marca \u00e8 molto differente rispetto a progettare una casa (un clic per guardare la foto)?<\/strong><\/a><\/p>\n<p>\u00abIo credo che per un progettista al centro di qualsiasi progetto, sia esso materiale o immateriale, \u00a0un pezzo unico o di grande serialit\u00e0, debba sempre starci l&#8217;uomo, ovvero dei valori chiari e condivisibili dai pi\u00f9. In tal senso tra una marca e una casa, date le differenze di genere, non vi \u00e8 differenza alcuna: si progettano valori o meglio si d\u00e0 forma e visibilit\u00e0, sensorialit\u00e0 e divenire, a valori. I valori restano, le case e le marche non necessariamente\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Si parla sempre di citt\u00e0 del futuro, di progetti sostenibili, di impatto ambientale, ma con risorse limitate come si possono conciliare queste tendenze con i limiti oggettivi dell\u2019economia?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abAl contrario: sono forse proprio le risorse limitate che ci permettono di costruire un futuro diverso, pi\u00f9 cosciente e consapevole. Negli anni Ottanta abbiamo scoperto che il mondo era assai pi\u00f9 complesso di quanto credessimo, che incidenti locali avevano ripercussioni globali e che le risorse erano limitate e non infinite ed illimitate come la cultura del Moderno ci aveva forse illuso. Poi ne abbiamo perso coscienza: ora la perdita dell&#8217;abbondanza cui eravamo abituati ci insegna a ripensare ai nostri modelli produttivi, a ragionare in maniera ciclica e di produzione-uso- dismissione, a dare valore alla filiera. Forse avremo finalmente un futuro diverso e migliore: io sono molto ottimista in questo. Essere progettisti vuol dire essere ottimisti, necessariamente\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La Unicredit Tower di C\u00e9sar Pelli a Porta Garibaldi, il nuovo grattacielo di Intesa Sanpaolo a Torino firmato da Renzo Piano. Le banche sono i nuovi mecenati della citt\u00e0 moderna? E come si pensa la casa di una banca oggi?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLe banche, oltre ad imperatori e papi, sono sempre stati grandi mecenati, sin dai tempi del Rinascimento: senza le banche non ci sarebbe stato nemmeno il Rinascimento, di cui le banche stesse sono state un&#8217;invenzione socio-economica fondamentale. Grandi architetti e finanza sono oggi un connubio inevitabile: gli uni celebrano gli altri. Le banche non progettano tanto per se stesse, ma per il proprio capitale investito e per la garanzia del suo valore futuro: ad abitare i loro uffici sono flussi finanziari ed economici, non le persone, come invece accadeva forse un tempo. L&#8217;architettura \u00e8 mossa dal real estate e le citt\u00e0 sono oramai governate e disegnate dal capitale privato, dove il Pubblico ha totalmente perso il controllo e la capacit\u00e0 di decidere alcunch\u00e9. Pi\u00f9 che di mecenatismo parlerei di oligopolio, onestamente\u00bb.<\/p>\n<p><strong>\u00a0Come sta procedendo il progetto dell\u2019autostrada\u00a0 KmZero?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abProcede e questa \u00e8 gi\u00e0 una vittoria. Kmzeroroad \u00e8 un&#8217;operazione di venture design: dieci aziende con il loro know how e la loro expertise messe in rete da un&#8217;idea e una visione progettuale che le guida: una forma muova per fare innovazione, per &#8220;fare sistema&#8221;, come si dice con un&#8217;espressione oramai abusata. Abbiamo partecipato ad Eire, Biennale di Venezia, Asphaltica, Expo&#8230; e avuto contatti con realt\u00e0 italiane e straniere, dal Nicaragua alla Mongolia. Sono certo che riusciremo entro il 2015 a realizzare il primo chilometro, forse pi\u00f9 facilmente fuori dall&#8217;Europa che non Italia\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Pensare al brand di PepsiCola vuol dire pensare a come far piacere un \u00abnumero 2\u00bb. \u00c8 una sfida impossibile o anche per chi non vince c\u2019\u00e8 uno spazio vitale da sfruttare?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abInnanzitutto cedo sia meglio ricordare che a livello globale PepsiCo \u00e8 un gruppo maggiore e pi\u00f9 forte di Coca Cola, secondo solo a Nestl\u00e9, leader indiscusso, avendo da anni investito anche nel settore food e degli snack, pur mantenendo Coca Cola la <em>brand awareness<\/em> numero 1 al mondo, che non \u00e8 un fattore trascurabile. \u00a0Nella mia carriera ho appreso che spesso i cosiddetti &#8220;numeri 2&#8221; sono pi\u00f9 dinamici, aperti alla trasformazione e al cambiamento rispetto a chi \u00e8 leader: basti pensare a Illy (altro mio cliente) con Lavazza. Passare dal numero 2 all&#8217;1 spesso \u00e8 un lampo: pensi all&#8217;industria giapponese e a quella europea nell&#8217;auto, anche se poi la vera leadership non \u00e8 un fatto quantitativo, ma qualitativo e di capacit\u00e0 di essere leader. Ma anche su questo si cresce\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il design nasce dal funzionalismo, cio\u00e8 dall\u2019esigenza di corrispondere al meglio a un bisogno. Come si soddisfa o si crea un bisogno nella societ\u00e0 post-moderna?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNon credo per la nostra societ\u00e0 post-moderna, come la definisce lei, si possa parlare di &#8220;bisogni&#8221;, ma semmai di &#8220;desideri&#8221;. Noi viviamo della soddisfazione di desideri e nell&#8217;atto di consumo assolviamo la nostra natura imperfetta ed aspirazione, colmiamo temporalmente stati di repressione o insoddisfazione, come spiega chiaramente un pensatore come Zygmunt Bauman, con cui ero relatore a Capri al Trendwatching Festival qualche settimana addietro. Accade che i nostri &#8220;desideri&#8221; siano tanto forti e ineluttabili da apparirci poi come &#8220;bisogni&#8221;, mentre vi sono Paesi e parti del mondo in cui i bisogni sono ancora quali primari della fame, della sete, dell&#8217;abitare. Forse il Design del XXI secolo deve imparare a guardare altrove, oltre i reflussi del consumismo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>\u00a0\u00abNomadismo\u00bb virtuale, scomposizione e ricomposizione, deterritorializzazione sono categorie superate per descrivere l\u2019esperienza della contemporaneit\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abAssolutamente no. Credo che il anche mio modo di progettare sia basato fondamentalmente sullo smontare e sul rimontare, sul confronto tra locale e globale e viceversa, sull&#8217;interazione tra aspetti fisici e reali e la dimensione invece della rete e del digitale: ad esempio, stiamo conducendo con Confartigianato un&#8217;interessante azione di supporto ai nuovi &#8220;artigiani digitali &#8221; (i cosiddetti <em>makers<\/em>) e a come le nuove tecnologie trasformano il tradizionale modo di essere artigiano quanto la percezione che ne ha il consumatore, oramai potenzialmente globale\u00bb.<\/p>\n<p><strong>\u00a0Se la digitalizzazione rende tutto fungibile, dove risiede l\u2019unicum umano, quell\u2019esperienza qualificante e appagante che descrive l\u2019esistenza?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abForse nell&#8217;imperfezione, nell&#8217;errore, nella meraviglia, nella sorpresa &#8230; quantanche nella sofferenza e nel dolore: dimensioni semantiche che la digitalizzazione non \u00e8 in grado di controllare o descrivere. Quando un computer ci tirer\u00e0 uno schiaffone, dovremo cominciare a preoccuparci davvero. Chiaro che abbiamo esteso nella Rete la nostra memoria, il nostro pensiero, forse anche il nostro sesso e le relazioni in alcuni casi \u2026 ma da un lato il piacere che il nostro corpo e la conoscenza che passa attraverso di esso, nessuno la pu\u00f2 ancora sostituire. Bisogna tuttavia continuamente lavorare sulla consapevolezza di questo e sul valore della conoscenza che passa dai sensi, come recentemente movimenti quali Slow Food o imprese come Eataly ci hanno insegnato. L&#8217;esistenza incarnata \u00e8 un valore, appunto\u00bb.<\/p>\n<p><strong>In conclusione una domanda \u00abnormale\u00bb: che percorso consiglia a coloro che intendono esprimere la loro creativit\u00e0 attraverso l\u2019architettura e il design?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abUn percorso &#8220;normale&#8221; appunto. La creativit\u00e0 non \u00e8 un talento innato, come romanticamente ci piace pensare, ma una pratica e un&#8217;attitudine presente in ognuno di noi e che va coltivata e curata. \u00c8 un lavoro, un esercizio quotidiano, normale appunto: non un reality show\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>L&#8217;economia italiana \u00e8 ridotta in macerie, distrutta da sette anni di crisi culminati nella grande guerra dello spread combattuta dalla Germania di Angela Merkel con l&#8217;arma dell&#8217;austerity, e dalla cura di sole tasse confezionata dal governo di Mario Monti. La caduta del prodotto interno lordo, il tasso di disoccupazione a due cifre, l&#8217;esplosione dei fallimenti tra le imprese e i\u00a0131 miliardi di sofferenze lasciati nei bilanci delle banche dalla difficolt\u00e0 della clientela di rispettare le rate dei prestiti sono la prova plastica del disastro. 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