{"id":260,"date":"2012-11-05T21:44:51","date_gmt":"2012-11-05T21:44:51","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=260"},"modified":"2013-06-09T19:15:36","modified_gmt":"2013-06-09T19:15:36","slug":"election-day-1-il-menu-della-casa-bianca-inflazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2012\/11\/05\/election-day-1-il-menu-della-casa-bianca-inflazione\/","title":{"rendered":"Election Day #1 &#8211; Il menu della Casa Bianca: inflazione"},"content":{"rendered":"<p>\u00abSe anche \u00a0tutti gli americani fossero tassati al 100% del proprio reddito, gli Usa sarebbero comunque in deficit. Se gli Usa non spendessero pi\u00f9 un dollaro per\u00a0la difesa, le scuole e le infrastrutture, sarebbero comunque in deficit. Semplicemente in quanto pagano gli interessi sul loro debito e l&#8217;assistenza sanitaria\u00bb. <strong>Pippa Malgrem<\/strong>, consulente economico-finanziaria della Casa Bianca, ha disegnato cos\u00ec lo scenario a breve termine per gli Stati Uniti. \u00a0Indipendentemente dalla vittoria di <strong>Obama<\/strong> o di <strong>Romney<\/strong>, Washington potr\u00e0 muovere solo due leve: il default o l&#8217;inflazione. Scartata la prima (che consisterebbe nel fallimento della principale economia occidentale), bisogna cominciare ad abituarsi alla seconda. Ma che cosa significa inflazione? Significa che la banca centrale, la <strong>Fed<\/strong>, continuer\u00e0 a stampare dollari per sostenere lo sbilancio degli Stati Uniti. Ci sono gi\u00e0 dei precedenti: la guerra d&#8217;Indipendenza, la guerra di Secessione, la Prima e Seconda Guerra mondiale e il Vietnam. \u00abC&#8217;\u00e8 sempre qualcuno che compra i nostri bond\u00bb, ha concluso Malgrem.<\/p>\n<p>L&#8217;enorme flessibilit\u00e0 del sistema americano consente\u00a0agli Usa\u00a0di rinnovarsi in continuazione per superare l&#8217;impasse economica che si crea dopo le grandi crisi. Basti pensare come enormi gruppi industriali (come <strong>General Electric<\/strong> o <strong>Us Steel<\/strong>) stiano riportando a casa la produzione perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 conveniente. <strong>Warren Buffett <\/strong>sostiene che sia molto interessante investire oggi in aziende manifatturiere non indebitate perch\u00e9 potranno scaricare sui prezzi l&#8217;aumento derivante dai costi dell&#8217;inflazione. Altro segnale evidente in tal senso \u00e8 il duplice mandato della Fed in questo momento totalmente concentrata sul tasso di disoccupazione piuttosto che sull&#8217;aumento dei prezzi. Ecco perch\u00e9 <strong>Michele de Michelis<\/strong>, responsabile investimenti di <strong>Frame Asset Management<\/strong>, ritiene che dal punto di vista operativo\u00a0\u00abil posto peggiore dove lasciare i soldi sia il conto corrente, mentre tenere in portafoglio asset reali\u00a0potrebbe essere molto pi\u00f9 redditizio\u00a0e per assurdo anche meno rischioso\u00bb. Il ragionamento \u00e8 semplice: se gli Usa creeranno inflazione, questa tender\u00e0 a mangiare progressivamente anche la liquidit\u00e0 lasciata ferma nei conti correnti (o nel materasso). Per questo motivo, conclude de Michelis,\u00a0\u00abper il mercato obbligazionario suggeriamo solo scadenze corte o bond legati all&#8217;inflazione\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00abSe anche \u00a0tutti gli americani fossero tassati al 100% del proprio reddito, gli Usa sarebbero comunque in deficit. Se gli Usa non spendessero pi\u00f9 un dollaro per\u00a0la difesa, le scuole e le infrastrutture, sarebbero comunque in deficit. Semplicemente in quanto pagano gli interessi sul loro debito e l&#8217;assistenza sanitaria\u00bb. Pippa Malgrem, consulente economico-finanziaria della Casa Bianca, ha disegnato cos\u00ec lo scenario a breve termine per gli Stati Uniti. \u00a0Indipendentemente dalla vittoria di Obama o di Romney, Washington potr\u00e0 muovere solo due leve: il default o l&#8217;inflazione. 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