{"id":3261,"date":"2013-06-21T20:12:50","date_gmt":"2013-06-21T20:12:50","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=3261"},"modified":"2013-06-22T09:42:24","modified_gmt":"2013-06-22T09:42:24","slug":"il-salotto-di-mediobanca-diventa-un-open-space","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2013\/06\/21\/il-salotto-di-mediobanca-diventa-un-open-space\/","title":{"rendered":"Il salotto di Mediobanca diventa un open space"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/06\/MEDIOBANCA.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-3273\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/06\/MEDIOBANCA.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"380\" \/><\/a><\/p>\n<p>\u00ab<strong>Mediobanca<\/strong> non \u00e8 banca di sistema, anche perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 un sistema. Le banche non devono essere grandi azionisti di industrie, non devono allocare partecipazioni di minoranza in societ\u00e0 quotate: non \u00e8 una <em>business proposition<\/em> vendibile agli investitori\u00bb. <strong>Alberto Nagel<\/strong>, amministratore delegato di Mediobanca, non avrebbe potuto spiegare meglio la rivoluzione copernicana di Piazzetta Cuccia che si appresta ad uscire dalla galassia dei patti di sindacato della quale \u00e8 stata regista per circa mezzo secolo. Anzi no, forse la casalinga di Voghera non sa che <em>business proposition<\/em>\u00a0 equivale a \u00abofferta aziendale\u00bb, cio\u00e8 indica quello che un&#8217;impresa cerca di proporre ai suoi potenziali clienti.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/06\/NAGEL.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-thumbnail wp-image-3275 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/06\/NAGEL-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Ecco, fondamentalmente Mediobanca da luglio in poi cercher\u00e0 di proporre in modo nuovo un prodotto antico: il credito a medio e lungo termine destinato alle imprese, il banking multicanale di <strong>CheBanca!<\/strong> e il credito al consumo di <strong>Compass<\/strong>. Solo che per realizzare il nuovo progetto \u00absbloccher\u00e0\u00bb 2 miliardi di euro congelati nelle partecipazioni storiche di Piazzetta Cuccia: il 2,6% di <strong>Telecom<\/strong> controllato indirettamente attraverso l&#8217;11,6% di Telco, il 14,3% di <strong>Rcs<\/strong> o il 4,5% di <strong>Pirelli<\/strong>. Tutto sul mercato, anche un 3,2% di <strong>Generali<\/strong> che \u00e8 sempre stata il fiore all&#8217;occhiello della merchant bank milanese. Che il mercato ha sempre vissuto come una holding di partecipazioni intrecciate nei salotto buoni della finanza italiana piuttosto che come una vera e propria banca d&#8217;affari: anche le valutazioni di Borsa, grosso modo, raccontano questa storia.<\/p>\n<p>Insomma, quando queste partecipazioni saranno messe sul mercato, di qui al 2016 (orizzonte temporale dello <em>strategic plan<\/em> di Alberto Nagel) non ci sar\u00e0 pi\u00f9 Mediobanca a garantire un po&#8217; di italianit\u00e0 in Telecom Italia. \u00abNon possiamo essere un azionista di lungo termine\u00bb, ha spiegato l&#8217;ad. Non ci sar\u00e0 pi\u00f9 Mediobanca a garantire assieme a <strong>Giovanni Bazoli<\/strong> di <strong>Intesa<\/strong> quei fragili equilibri politico-finanziari che stanno alla base di tutto ci\u00f2 che gravita attorno al <em>Corriere della Sera<\/em> (a partire dalla scelta del direttore del quotidiano di Via Solferino). \u00abBen venga il contributo di <strong>Diego Della Valle<\/strong>\u00bb, ha affermato Nagel auspicando un aumento della partecipazione di Mister Tod&#8217;s, gi\u00e0 di per s\u00e9 interessato a decidere in prima persona i destini del Corriere, a dispetto di Fiat.\u00a0Non ci sar\u00e0 Mediobanca (ma in alcuni casi non c&#8217;\u00e8 stata gi\u00e0 in passato) a trovare la quadra agli assetti societari delle galassie che ruotano attorno a <strong>Marco Tronchetti Provera<\/strong> e <strong>Giampiero Pesenti<\/strong>.<\/p>\n<p>A leggere queste frasi si potrebbe pensare che stia per terminare l&#8217;era nelle quali le partecipazioni incrociate tra istituzioni finanziarie e industriale rappresentavano molto pi\u00f9 di una partecipazione azionaria e costituivano un vero e proprio vincolo (sancito dai vari patti di sindacato), un marchio di appartenenza al club esclusivo dei \u00absalotti buoni\u00bb. Volendo metterla un po&#8217; sul faceto si potrebbe pensare che il salotto si stia trasformando in un open space.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 cos\u00ec. E per una duplice serie di motivi. In primo luogo, la Mediobanca in procinto di uscire dai patti di sindacato di Rcs e Telco continuer\u00e0 a essere governata da un patto di sindacato (da rinnovare a fine anno) e che continuer\u00e0 a controllare poco meno del 40% dell&#8217;istituto (Unipol-FonSai \u00e8 in procinto di uscire per vincoli Antitrust). Un accordo parasociale partecipato da nomi di primo della finanza come <strong>UniCredit<\/strong>, <strong>Vincent Bollor\u00e9<\/strong>, <strong>Groupama<\/strong>, <strong>Mediolanum<\/strong>, <strong>Benetton<\/strong>, <strong>Pesenti<\/strong>, <strong>Pirelli<\/strong> e <strong>Fininvest<\/strong> (che tramite <strong>Mondadori<\/strong> controlla il 36% del Giornale). \u00a0\u00abIl patto &#8211; ha spiegato Nagel &#8211; ci ha dato supporto su scelte forti e non ovvie, non ha interferito e ci ha sostenuto: spero che si continui secondo questa logica, con un patto che senza sbalzi garantisca un maggior flottante aumentando il valore della banca\u00bb. A oggi, infatti, \u00abnessuno vuole uscire\u00bb.<\/p>\n<p>La seconda conseguenza \u00e8 di natura diversa: il venir meno di Mediobanca non significa che verranno meno le banche che acquisiscono partecipazioni in imprese che intendono aiutare. \u00c8 appena successo con la Nuova Camfin di Marco Tronchetti Provera. La contesa con la famiglia <strong>Malacalza<\/strong> \u00e8 stata risolta con il sostegno del Fondo Clessidra, ma anche con il supporto di Intesa Sanpaolo e di UniCredit. Le due grandi banche potrebbero, perci\u00f2, aumentare &#8211; a seconda dei casi &#8211; la loro sfera di influenza pur continuando a svolgere il mestiere del credito.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/06\/Cuccia.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-3276\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/06\/Cuccia-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Un&#8217;ultima annotazione merita, infine, <strong>Enrico Cuccia<\/strong>, il creatore di Mediobanca. Se l&#8217;Italia \u00e8 grande \u00e8 anche per merito di chi l&#8217;ha finanziata. Oggi non ci sarebbe <strong>Sergio Marchionne<\/strong> se Piazzetta Cuccia non avesse aiutato il Lingotto a tenere su la baracca. Certo, sono stati commessi anche errori: forse con un po&#8217; pi\u00f9 di coraggio da parte di tutti esisterebbe ancora la grande chimica italiana di <strong>Montedison<\/strong>. Ma questa \u00e8 un&#8217;altra storia. Il vecchio \u00absalotto buono\u00bb, quello in cui si entrava con le pattine ai piedi per non rovinare il pavimento, potrebbe anche mancarci.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00abMediobanca non \u00e8 banca di sistema, anche perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 un sistema. Le banche non devono essere grandi azionisti di industrie, non devono allocare partecipazioni di minoranza in societ\u00e0 quotate: non \u00e8 una business proposition vendibile agli investitori\u00bb. Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, non avrebbe potuto spiegare meglio la rivoluzione copernicana di Piazzetta Cuccia che si appresta ad uscire dalla galassia dei patti di sindacato della quale \u00e8 stata regista per circa mezzo secolo. 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