{"id":3369,"date":"2013-06-28T07:21:28","date_gmt":"2013-06-28T07:21:28","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=3369"},"modified":"2013-06-28T07:21:28","modified_gmt":"2013-06-28T07:21:28","slug":"se-il-panettone-cova-parla-francese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2013\/06\/28\/se-il-panettone-cova-parla-francese\/","title":{"rendered":"Se il panettone Cova parla francese"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/06\/panettoni.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-3373\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/06\/panettoni.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"293\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/06\/panettoni.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/06\/panettoni-300x151.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ci risiamo! Ancora una volta occorre commentare il passaggio a un investitore estero di un&#8217;eccellenza del \u00abmade in Italy\u00bb. Anche la mitica <strong>Pasticceria Cova<\/strong> di Milano, infatti, diventer\u00e0 transalpina. La multinazionale <strong>Lvmh<\/strong> (quella di Louis Vuitton, per intenderci) ha acquistato la maggioranza dell&#8217;azienda meneghina. Nessun dettaglio \u00e8 stato reso noto: quello che conta \u00e8 che Cova entrer\u00e0 nel portafoglio del gruppo guidato da <strong>Bernard Arnault<\/strong> dopo <strong>Bulgari<\/strong>,<strong> Fendi<\/strong>,<strong> Emilio Pucci <\/strong>e<strong> e Acqua di Parma<\/strong>. Le sorelle\u00a0Paola e Daniela Faccioli, ex proprietarie della societ\u00e0, continueranno ad essere presenti non solo nel capitale, ma anche nel management.<\/p>\n<p>Vi risparmiamo la solita tiritera sull&#8217;italianit\u00e0 da preservare, la debolezza del \u00abmade in Italy\u00bb, eccetera, eccetera. Giusto, per fare un esempio, la francese <strong>Kering\/Ppr<\/strong> \u00e8 stata l&#8217;unica a salvare <strong>Richard Ginori<\/strong>, la nota produttrice di ceramiche e porcellane, dal commissariamento. E poi si \u00e8 aggiudicata anche il gioielliere <strong>Pomellato<\/strong>, aggiungendolo alla sua collezione \u00abtricolore\u00bb che gi\u00e0 comprende <strong>Gucci<\/strong> e <strong>Bottega Veneta<\/strong>.<\/p>\n<p>D&#8217;altronde Cova che, oltre alla sua storica e raffinata sede di Via Montenapoleone, ha avviato una piccola espansione internazionale aprendo punti vendita in franchising in Cina e in Giappone, voleva crescere. Per crescere occorrono capitali e le famiglie imprenditrici italiane spesso ne sono sprovviste, salvo qualche fortunata eccezione come <strong>Tod&#8217;s<\/strong> o <strong>Ferragamo<\/strong>. Tant&#8217;\u00e8 vero che senza l&#8217;intervento di <strong>Intesa Sanpaolo<\/strong> e di <strong>UniCredit<\/strong> anche <strong>Prada<\/strong> (per quello che pu\u00f2 valere il tifo di stampo calcistico in questo settore) ce la saremmo giocata nel periodo in cui i debiti erano di difficile gestione. La citazione di Prada non \u00e8 casuale perch\u00e9 Miuccia e Patrizio Bertelli avevano pensato di rilevare l&#8217;80% di Cova per diversificare la loro attivit\u00e0. Ma, si sa, in Italia fare sistema \u00e8 un po&#8217; difficile. Figurarsi poi la \u00abrivalit\u00e0\u00bb tra vicini di casa nel quadrilatero della moda. L\u2019offerta, secondo indiscrezioni\u00a0pari a 12 milioni di euro, \u00e8 stata\u00a0respinta perch\u00e9 troppo bassa, ma soprattutto la famiglia\u00a0Faccioli temeva che Prada avrebbe spostato l\u2019ingresso nella\u00a0pi\u00f9 esterna via Sant\u2019Andrea dall\u2019attuale Montenapoleone.<\/p>\n<p>Non vogliamo scadere nella retorica anche perch\u00e9 sia Lvmh che Kering\/Ppr si comportano da investitori professionisti, senza toccare una virgola dei preziosi processi produttivi, ma ottimizzando la gestione finanziaria delle societ\u00e0 acquisite proprio perch\u00e9, in virt\u00f9 delle loro dimensioni, sono in grado di conseguire economie di scala. Se gli ordini sono \u00abmaxi\u00bb, la materia prima costa di meno (un po&#8217; quello che succede a <strong>Ferrari<\/strong> grazie a <strong>Fiat<\/strong>). Certo, non ci si pu\u00f2 non dispiacere dinanzi al pericolo di una \u00abcolonizzazione\u00bb dell&#8217;azienda Italia (<a href=\"http:\/\/wp.me\/p3j6cp-DU\" target=\"_blank\">rischio che Wall &amp; Street hanno gi\u00e0 analizzato<\/a>). Soprattutto, adesso che a quelle \u00abfragili\u00bb (o poco lungimiranti, l&#8217;aggettivo mettetelo voi) famiglie capitaliste verr\u00e0 a mancare quel gioco di sponda che <a href=\"http:\/\/wp.me\/p3j6cp-QB\" target=\"_blank\">il \u00absalotto buono\u00bb di Mediobanca<\/a> fino a oggi ha garantito. Certo, se mantenere in Italia un&#8217;azienda comporta il ripetersi di casi come <strong>Mps-Antonveneta<\/strong>, allora ben venga lo straniero&#8230;<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ci risiamo! Ancora una volta occorre commentare il passaggio a un investitore estero di un&#8217;eccellenza del \u00abmade in Italy\u00bb. Anche la mitica Pasticceria Cova di Milano, infatti, diventer\u00e0 transalpina. La multinazionale Lvmh (quella di Louis Vuitton, per intenderci) ha acquistato la maggioranza dell&#8217;azienda meneghina. Nessun dettaglio \u00e8 stato reso noto: quello che conta \u00e8 che Cova entrer\u00e0 nel portafoglio del gruppo guidato da Bernard Arnault dopo Bulgari, Fendi, Emilio Pucci e e Acqua di Parma. Le sorelle\u00a0Paola e Daniela Faccioli, ex proprietarie della societ\u00e0, continueranno ad essere presenti non solo nel capitale, ma anche nel management. Vi risparmiamo la solita [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2013\/06\/28\/se-il-panettone-cova-parla-francese\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1006,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[26],"tags":[851,31547,14174,31549,15676,22758,3150,31548,15675],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3369"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1006"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3369"}],"version-history":[{"count":16,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3369\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3541,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3369\/revisions\/3541"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3369"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3369"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3369"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}