{"id":3787,"date":"2013-08-02T08:18:01","date_gmt":"2013-08-02T08:18:01","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=3787"},"modified":"2013-08-02T08:57:07","modified_gmt":"2013-08-02T08:57:07","slug":"lavoro-un-anno-di-disastro-con-madame-fornero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2013\/08\/02\/lavoro-un-anno-di-disastro-con-madame-fornero\/","title":{"rendered":"Lavoro, un anno di disastro con madame Fornero"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/08\/lavoro-2-ansa.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-3792\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/08\/lavoro-2-ansa-300x212.jpg\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"350\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A un anno dall&#8217;entrata in vigore, i nefasti effetti della Riforma firmata da <strong>Elsa Fornero, continuano a piegare l&#8217;Italia e il suo mercato del lavoro: <\/strong>giovani, over 55 e disoccupati sono sospesi in una situazione per molti aspetti peggiore di <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2013\/03\/19\/elsa-ci-fa-piangere-sul-lavoro\/\">quella che Wall &amp; Street vi ha raccontato a marzo.<\/a><\/p>\n<p><strong>Se l&#8217;effetto immediato di applicazione della Riforma registrato nei primi sei mesi<\/strong>, <strong>era stato una riduzione dei contratti a progetto (-20,2%), un aumento dei contratti a tempo indeterminato (+8,2%) e dei contratti di apprendistato (+3,2%), ora tali effetti si sono sostanzialmente annullati.\u00a0<\/strong>A rilevarlo \u00e8 la ricerca avviata a giugno da \u00a0<strong>Gi Group Academy<\/strong>, la fondazione di Gi Group nata per promuovere la cultura del lavoro, coinvolgendo un campione di 351 aziende tra imprenditori e \u00a0capi del personale di pmi. Le aziende si trovano perlopi\u00f9 nel NordOvest (37%), seguite dal Centro (22%), dal Sud (21%) e dal Nord-Est (20%). Il settore maggiormente rappresentato \u00e8 il commercio (39%), seguito da Industria (28%) e servizi (24%).<\/p>\n<p>Ecco la fotografia scattata dalla ricerca:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>La maggior parte delle imprese analizzate ritiene che la Riforma Fornero (legge 92\/2012) non abbia apportato alcun cambiamento rispetto a flessibilit\u00e0 in entrata, contrattazione di secondo livello, gestione dell\u2019uscita, politiche attive e ammortizzatori sociali, n\u00e9 dal punto di vista dell\u2019efficacia n\u00e9 dal punto di vista dell\u2019efficienza. <\/strong>In particolare,<strong> <\/strong>per quanto riguarda la gestione della flessibilit\u00e0 in entrata, il 43,6% del campione ritiene non vi sia stato nessun cambiamento, contro un 40,2% che pensa vi sia stato un peggioramento e un 16,2% per il quale vi \u00e8 stato un miglioramento. Prevale il sentiment del \u201cnon cambiamento\u201d soprattutto sul tema delle politiche attive, degli ammortizzatori sociali e della contrattazione di secondo livello.<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li><strong>L\u2019ambito rispetto al quale<\/strong><strong> la Riforma ha esercitato l\u2019impatto maggiore \u00e8 la flessibilit\u00e0 in ingresso (49,9%<\/strong>), seguita dalla gestione della flessibilit\u00e0 in uscita (18,5%) e dall\u2019utilizzo di ammortizzatori sociali (16%);<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li><strong>A un anno di distanza<\/strong>\u00a0<strong>non si riscontrano variazioni evidenti rispetto al numero di aziende che utilizza i diversi tipi di contratto.<\/strong> Diminuiscono solo le realt\u00e0 che ricorrono agli stage (-5,2%) e ai contratti di collaborazione a progetto (-3,7%);<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li><strong>Solo il 23,4% delle imprese sostiene di aver compiuto delle trasformazioni di contratti non a tempo indeterminato<\/strong>. In particolare, nel 73,2% dei casi si \u00e8 optato per altre forme flessibili (tempo determinato 25,6%, contratti di apprendistato 14,6%, co.co.pro. e partite iva 12,2%, somministrazione a tempo determinato 8,5%, altro 12,2%) mentre, solo nel 26,8% dei casi si \u00e8 optato per contratti a tempo indeterminato;<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li><strong>Il 56,4% delle aziende dichiara di aver gestito almeno un inserimento nel primo semestre 2013<\/strong>. Questa percentuale risulta pi\u00f9 bassa di 4,9 punti rispetto a quella registrata nello stesso periodo del 2012 (56,4% contro il 61,3%).<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abAlla Legge Fornero &#8211; commenta <strong>Stefano Colli-Lanzi, ceo di Gi Group<\/strong> &#8211; va riconosciuta la capacit\u00e0 di aver agito su alcuni temi apicali del mercato del lavoro, come l\u2019articolo 18, le politiche attive, la stretta sulla cattiva flessibilit\u00e0. Tuttavia \u00e8 stata una Riforma fatta in condizioni di emergenza, che hanno imposto, considerata la ristrettezza dei tempi, un compromesso al ribasso: il risultato \u00e8 una Riforma che non ha inciso sui comportamenti delle aziende. Questo \u00e8 di per s\u00e9 gi\u00e0 un risultato negativo: con una produttivit\u00e0 inferiore di oltre il 30% a quella tedesca, il sistema delle imprese italiane non pu\u00f2 permettersi di restare inerte. Sarebbe oggi pi\u00f9 che mai necessario portare a compimento il disegno che stava all\u2019origine della Legge Fornero: oggi invece il rischio \u00e8 che l\u2019emergenza spinga verso la direzione opposta\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma analizziamo il quadro per fasce di et\u00e0<\/p>\n<ul>\n<li><strong>A un anno dalla Riforma, sono meno della met\u00e0 del campione le aziende (il 44,4%) che hanno assunto giovani fra i 15 e i 29 anni<\/strong>, pari al 55% degli inserimenti complessivamente. In totale, in questo periodo le aziende oggetto dell\u2019indagine hanno assunto 16.403 giovani. La maggior parte dei ragazzi \u00e8 stata inserita con contratti di collaborazione a progetto (38,7%), seguono poi i contratti a tempo determinato (24,5%), i tirocini (13,2%), i contratti a tempo indeterminato (7,6%), l\u2019apprendistato (6,3%), i contratti di inserimento (6,1%), la somministrazione a tempo determinato e indeterminato (3,1%) e la partita Iva (0,6%).<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li>I <strong>lavoratori maturi \u201crestano un problema non gestito\u201d per il 47,6% delle imprese<\/strong>\u00a0e la soluzione maggiormente impiegata per gestirli \u00e8 rappresentata dall\u2019utilizzo delle competenze e delle esperienze dei lavoratori pi\u00f9 maturi per affiancare quelli pi\u00f9 giovani (coaching\/mentoring)\u201d.<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li><strong>Le aziende che hanno fatto ricorso alla staffetta intergenerazionale, strumento introdotto nel Pacchetto Lavoro del governo Letta, sono solo il 4,3%.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per quanto riguarda infine gli\u00a0<strong>ammortizzatori sociali<\/strong>, sebbene la Riforma Fornero abbia raccomandato di utilizzare l\u2019<strong>outplacement,<\/strong> <strong>nulla \u00e8 cambiato per quanto riguarda il ricorso alla ricollocazione professionale da parte delle imprese: <\/strong>la percentuale \u00e8 rimasta invariata al\u00a0\u00a02%.\u00a0<strong>Quasi un terzo del campione (il 31%) non sa dire se la propria azienda possa ricorrere a determinate forme di politica passiva del lavoro<\/strong>: un dato questo, che attesta come nel nostro Paese sia ancora troppo limitata la conoscenza di questa tipologia di strumenti.<\/p>\n<p>\u00abA un anno dall\u2019entrata in vigore della Riforma &#8211; prosegue Colli Lanzi &#8211; non \u00e8 aumentato il numero di giovani inseriti con l\u2019apprendistato: rappresentavano il 6,4% prima della sua approvazione e tale percentuale \u00e8 rimasta sostanzialmente invariata. L\u2019apprendistato \u00e8 uno strumento che nasce per orientare l\u2019imprenditore ad investire sulla formazione delle persone, in modo da indurre ad un chiaro impegno entrambe le parti. Bisogna sanare l\u2019equivoco secondo cui questo contratto dovrebbe essere flessibile ed economico, indipendentemente dall\u2019impegno formativo, come se si trattasse di uno strumento di puro avviamento lavorativo, cosa che non \u00e8\u00bb. La\u00a0Riforma conteneva una raccomandazione a ricorrere all\u2019outplacement, ma anche in questo caso la percentuale di aziende che ha fatto ricorso a questo strumento \u00e8 stabile al 2%. \u00abRitengo che il mondo delle imprese dovrebbe lanciare una sfida e proporre un patto: in cambio di una flessibilit\u00e0 in uscita pi\u00f9 trasparente, dalle regole certe e meno costosa, farsi carico, mediante societ\u00e0 di outplacement, della ricollocazione dei lavoratori licenziati. Questa soluzione rappresenterebbe un\u2019opportunit\u00e0 per tutti gli attori coinvolti: per le imprese, per le persone, che potrebbero veder diminuire in modo drastico il tempo necessario per trovare un nuovo lavoro e per tutto il Sistema-Paese nel suo complesso\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; A un anno dall&#8217;entrata in vigore, i nefasti effetti della Riforma firmata da Elsa Fornero, continuano a piegare l&#8217;Italia e il suo mercato del lavoro: giovani, over 55 e disoccupati sono sospesi in una situazione per molti aspetti peggiore di quella che Wall &amp; Street vi ha raccontato a marzo. Se l&#8217;effetto immediato di applicazione della Riforma registrato nei primi sei mesi, era stato una riduzione dei contratti a progetto (-20,2%), un aumento dei contratti a tempo indeterminato (+8,2%) e dei contratti di apprendistato (+3,2%), ora tali effetti si sono sostanzialmente annullati.\u00a0A rilevarlo \u00e8 la ricerca avviata a giugno [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2013\/08\/02\/lavoro-un-anno-di-disastro-con-madame-fornero\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1005,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[99],"tags":[12468,33882,33883,22761,31398,15898,21511],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3787"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1005"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3787"}],"version-history":[{"count":16,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3787\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3804,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3787\/revisions\/3804"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3787"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3787"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3787"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}