{"id":3813,"date":"2013-08-07T07:32:12","date_gmt":"2013-08-07T07:32:12","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=3813"},"modified":"2013-08-27T08:52:20","modified_gmt":"2013-08-27T08:52:20","slug":"%c2%abvi-dico-cosa-e-come-studiare-per-trovare-lavoro%c2%bb","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2013\/08\/07\/%c2%abvi-dico-cosa-e-come-studiare-per-trovare-lavoro%c2%bb\/","title":{"rendered":"\u00abVi dico cosa e come studiare per trovare lavoro\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/08\/cattolica2-da-archivio.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-3847\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/08\/cattolica2-da-archivio-300x195.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"340\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tra meno di un mese migliaia ragazzi italiani affronteranno i <strong>test di ammissione alle facolt\u00e0 universitarie a numero chiuso<\/strong> per calcare aule di atenei come il Politecnico o la Bocconi di Milano, l&#8217;Universit\u00e0 Cattolica, la Luiss o la Sapienza di Roma. Lavori artigianali o esperienze imprenditoriali a parte, dagli anni dell&#8217;universit\u00e0 dipende spesso la possibilit\u00e0 di trovare un posto di lavoro, soprattutto in un momento difficile come l&#8217;attuale, dove quasi un giovane su tre \u00e8 senza impiego e milioni di italiani sono stati messi alla porta dalle aziende a causa della crisi. Dopo il post in cui abbiamo analizzato quali sono le<a href=\"http:\/\/wp.me\/p3j6cp-wG\"> facolt\u00e0 che aprono le porte del mondo del lavoro<\/a>, chiediamo a \u00a0<strong>Cristina Pasqualini, docente di Metodologia delle scienze sociali all\u2019universit\u00e0 Cattolica di Milano, \u00a0<\/strong>quali sono gli strumenti pi\u00f9 efficaci per orientarsi nel percorso di studi, come sfruttare l&#8217;eventuale stage per farsi assumere e <strong>che cosa studiare per avere un impiego<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/08\/cristina1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-3845\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/08\/cristina1-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>La crisi ha insegnato ai giovani che cosa \u00e8 meglio studiare e in quali tempi?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abGrazie soprattutto alle nuove tecnologie (internet e social network) e ai tradizionali canali informativi (tg, programmi televisivi di approfondimento, oltre che giornali) e relazionali (la famiglia, la scuola e gli amici), i giovani hanno una conoscenza approfondita del mercato del lavoro italiano. Hanno ben chiaro quali sono le professioni pi\u00f9 spendibili nel nostro Paese e sanno muoversi con sufficiente autonomia all\u2019interno dell\u2019ampia offerta formativa, individuando e scegliendo \u2013 con il sostegno morale ed economico della famiglia \u2013 il corso di studi migliore, nelle universit\u00e0 pi\u00f9 qualificate, in Italia e non solo\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Quindi i giovani scelgono sempre pi\u00f9 le lauree scientifiche&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLo sanno i giovani e Almalaurea lo ripete da anni con le sue preziose indagini: le lauree scientifiche consentono di accedere pi\u00f9 spesso a mestieri aderenti al titolo di studio conseguito, in tempi brevi, retribuiti dignitosamente, restando anche in Italia. All&#8217;opposto e lauree umanistiche si trovano in uno stato di generale \u201csofferenza\u201d, producono un numero superiore di disoccupati di lunga durata, aprono carriere lente e poco remunerate. Stando cos\u00ec le cose, potremmo immaginare che la maggioranza dei giovani oggi scelga percorsi di studi tecnico-scientifici, seguendo appunto le ragioni oggettive piuttosto che quelle del cuore. In realt\u00e0 continuiamo ad immatricolare e a laureare in Italia sia ingegneri che letterati. Non sempre di qualit\u00e0, purtroppo. La scelta \u00e8 spesso davvero sofferta. Nelle more della scelta, il 75% dei diplomati sa cosa non vorrebbe pi\u00f9 studiare, ma solo il 51% ha compreso quali materie di studio preferisce\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Come si pu\u00f2 aiutare l&#8217;orientamento negli studi?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abI giovani arrivano alla scelta del percorso universitario da intraprendere dopo ampie valutazioni, contrattazioni, usufruendo sempre pi\u00f9 spesso di percorsi di orientamento a partire gi\u00e0 dal periodo delle superiori. Alma\u00f2rientati \u00e8 una applicazione (<a href=\"http:\/\/www.almaorientati.it\/\">www.almaorientati.it<\/a>)\u00a0 &#8211; presente sia come percorso sul web sia nella versione App, quest\u2019ultima decisamente pi\u00f9 smart \u00a0&#8211; pensata da Almalaurea per aiutare i giovani a prendere consapevolezza del loro grado di conoscenza del mercato lavorativo, dell\u2019offerta lavorativa, mettendo a fuoco le proprie attitudini e inclinazioni. La somma di tutte queste dimensioni offre al giovane un profilo personalizzato. I risultati possono sorprendenti, soprattutto se si fa questa verifica a posteriori, ovvero a scelta gi\u00e0 avvenuta. Si tratta in sostanza di un esercizio che, sottoforma di gioco, porta il giovane quanto meno a prendere coscienza di una serie di questioni di cui tener conto quando si sceglie un percorso universitario\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Che cosa consiglia?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIn questi tempi di crisi, mi sento di dare almeno due consigli ai giovani: innanzitutto non perdere tempo, provando a mettere a fuoco con lucidit\u00e0 che mestiere vorrebbero fare da grandi, in modo da individuare sede e tipologia di studi pi\u00f9 adeguate; in secondo luogo accettare il fatto che ciascuno ha delle naturali inclinazioni, una intelligenza pi\u00f9 sviluppata delle altre, che \u00e8 bene assecondare e valorizzare il pi\u00f9 possibile. Non farlo potrebbe essere addirittura controproducente, quanto meno a livello di autostima. In altre parole, non possiamo essere tutti ingegneri, non possiamo farci entrare per forza in testa la matematica, mentre punterei invece ad avere sia ingegneri che letterati preparati e motivati. La regola non scritta potrebbe essere questa: piuttosto che fare male un percorso di studi che apre a sbocchi occupazionali \u201csicuri\u201d \u00e8 meglio farne uno\u00a0 &#8211; fosse anche umanistico &#8211;\u00a0 molto bene e nei tempi previsti. In questo caso lo studio paga ancora\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Quali sono le facolt\u00e0 che assicurano subito un lavoro?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIn Italia, la facolt\u00e0 che consente ai giovani di uscire e di trovare un lavoro in tempi piuttosto celeri e uno stipendio dignitoso \u00e8 Medicina, oltre che, se consideriamo il 2012, Scienze della comunicazione, seguite da Ingegneria, Scienze politiche, Giurisprudenza ed Economia. Minori garanzie sono offerte dalle facolt\u00e0 di Filosofia, Lettere, Architettura e, soprattutto, Psicologia. Da docente nel corso di laurea triennale in Comunicazione e Societ\u00e0 (<a href=\"http:\/\/milano.unicatt.it\/corsi-di-laurea\/comunicazione-e-societa-comes-piano-degli-studi-2013-2014\">http:\/\/milano.unicatt.it\/corsi-di-laurea\/comunicazione-e-societa-comes-piano-degli-studi-2013-2014<\/a>), incontrando nelle aule tanti ragazzi e ascoltando le loro storie mi sono fatta l\u2019idea che i percorsi di studio politico-sociali-comunicativi rappresentino \u00a0una buona occasione formativa, forse il compromesso migliore tra scientifico e umanistico, il compromesso pi\u00f9 indolore per chi prova a mediare tra ragioni del cuore e ragioni oggettive\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Per quali motivi?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abI laureati in queste \u00a0disciplinare trovano ancora interessanti opportunit\u00e0 lavorative anche in Italia, molto probabilmente perch\u00e9 escono con una \u201cmente ben fatta\u201d, per citare il teorico del pensiero complesso Edgar Morin, una mente flessibile e interdisciplinare, oltre che con una visione multi-prospettica e internazionale dei problemi. Quello che serve, in un mondo che cambia cos\u00ec velocemente, talvolta cos\u00ec complicato da risultare addirittura indecifrabile. Oggi, molte aziende prediligono proprio queste caratteristiche, che vanno a testare durante i colloqui di selezione. Piuttosto che iper-specialisti incancreniti, le imprese si orientano su persone che hanno sviluppato le \u201cintelligenze multiple\u201d, creative, intelligenti, preparate, ma capaci di riconfigurarsi tatticamente in base alle necessit\u00e0 che di volta in volta sopraggiungono nella propria azienda, nel settore lavorativo di competenza. Per specializzarsi c\u2019\u00e8 tempo e si pu\u00f2 fare anche in itinere mentre si lavora gi\u00e0, mentre l\u2019universit\u00e0, e prima ancora la \u201cscuola dell\u2019obbligo\u201d, ha il compito di allenare la mente ad elaborare ampie visioni, oltre a possibili soluzioni ai problemi, perch\u00e9 no! In ultima analisi, i giovani sanno quali sono i corsi di studio e i mestieri pi\u00f9 appeal in Italia. \u00c8 un bene che lo sappiano. Ci\u00f2 non toglie che vale la regola richiamata sopra: ciascuno segua le proprie inclinazioni, mediando, ma senza snaturarsi\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Che cosa pensano i giovani del Nord e quelli del Centro-Sud?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abAll\u2019interno del progetto Rapporto Giovani curato dall\u2019Istituto Toniolo di Milano (<a href=\"http:\/\/www.rapportogiovani.it\/\">www.rapportogiovani.it<\/a>), abbiamo realizzato dal 2011 ad oggi 18 focus group in 6 citt\u00e0 italiane \u2013 Bergamo, Pisa, Bari, Palermo, Udine e Milano \u2013 intervistando giovani che gi\u00e0 lavorano, giovani in transizione, che stanno decidendo se continuare gli studi universitari o meno, oltre che studenti universitari. Coloro che gi\u00e0 lavorano, hanno scelto mestieri per cui \u00e8 sufficiente un diploma, ma si mostrano piuttosto soddisfatti della propria scelta. In Italia non \u00e8 semplice trovare un lavoro con una laurea e non lo \u00e8 neppure per chi ha solo un diploma, anche se paradossalmente le retribuzioni in un caso e nell\u2019altro si equivalgono, almeno all\u2019inizio della carriera. I giovani intervistati sono lavoratori \u201c in potenza\u201d, ovvero stanno scegliendo cosa fare del loro futuro. Al Sud parlano di andare a studiare a Roma e a Milano, ma contemplano comunque molto spesso un ritorno, anche se sul territorio di origine le possibilit\u00e0 di lavoro sono scarsissime. Al Nord questa componente si sente meno: i milanesi studiano a Milano, sono consapevoli di vivere in una citt\u00e0 che offre una buona formazione e ne usufruiscono. Al Nord come al Sud i giovani vogliono fare i medici, gli ingegneri e gli economisti \u2013 soprattutto i maschi \u2013 e le femmine in prevalenza le scienziate politico-sociali e i mestieri legati all\u2019insegnamento primario e secondario oltre che alla cura (professioni infermieristiche, assistenti sociali). Differenze di genere si ritrovano uguali in lungo e in largo per lo Stivale. Non mancano tuttavia le eccezioni: le ragazze che aspirano a carriere di fisico e, addirittura, astrofisico\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>Quali sono le facolt\u00e0 o i corsi universitari con maggiori contatti con le imprese ?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNei piani di studi di quasi tutti i corsi di laurea \u00e8 diventato obbligatorio, o quanto meno vivamente caldeggiato, realizzare una esperienza di stage in Italia o all\u2019estero, che lo studente pu\u00f2 utilizzare per testare le proprie competenze, imparare a lavorare in \u00e9quipe, mettere in pratica le \u00a0teorie acquisite. Molti atenei dedicano molto tempo e energie per attivare canali virtuosi con il mondo delle imprese, in modo che questi due universi complessi siano sempre pi\u00f9 collegati tra loro. Non solo nelle \u201cstoriche\u201d universit\u00e0 scientifiche per definizione \u2013 Bocconi, Politecnico di Milano e di Torino \u2013 ma anche in numerose facolt\u00e0 umanistiche si organizzano stage finalizzati ad imparare a fare. In Universit\u00e0 Cattolica di Milano, per citare la mia esperienza, la Facolt\u00e0 di Scienze Politiche e Sociali ne attiva di interessanti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Ma gli stage spesso non si traducono in un&#8217;assunzione&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 chiaro che chi fa uno stage non deve essere messo a fare fotocopie,\u00a0 ma non deve neppure avere la presunzione di essere assunto una volta terminato il periodo. Lo stagista deve avere la possibilit\u00e0 di osservare chi un mestiere lo conosce e lo sa fare, la possibilit\u00e0 di mettersi alla prova, cos\u00ec come avveniva in passato per i giovani che andavano nelle botteghe degli artigiani ad imparare un mestiere. Questo non sempre accade in Italia. Sono note le battaglie portate avanti in questi anni da numerose associazioni. Una tra tutte, richiamo il lavoro di Repubblica degli Stagisti (<a href=\"http:\/\/www.repubblicadeglistagisti.it\/\">www.repubblicadeglistagisti.it<\/a>), volto a riconoscere i diritti degli stagisti, non da ultimo una retribuzione seppur minima. Resta il fatto che le universit\u00e0 non sono agenzie di collocamento: non spetta loro preoccuparsi di trovare un lavoro ai giovani, ma di formarli adeguatamente per consentire loro di intraprendere la professione per cui hanno studiato senza incontrare difficolt\u00e0 \u201cinsormontabili\u201d.\u00a0 Per sdrammatizzare, segnalo a riguardo la webserie ironica visionabile su YouTube, realizzata da <em>Cambio Paese<\/em> (un progetto lanciato in Facebook), in cui gli stessi giovani mettono in scena la loro condizione di giovani, italiani e disoccupati. In particolare,\u00a0 nel video \u201cStage a 1 euro\u201d si evince chiaramente il valore intrinseco dello stage, diciamo cos\u00ec\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; Tra meno di un mese migliaia ragazzi italiani affronteranno i test di ammissione alle facolt\u00e0 universitarie a numero chiuso per calcare aule di atenei come il Politecnico o la Bocconi di Milano, l&#8217;Universit\u00e0 Cattolica, la Luiss o la Sapienza di Roma. Lavori artigianali o esperienze imprenditoriali a parte, dagli anni dell&#8217;universit\u00e0 dipende spesso la possibilit\u00e0 di trovare un posto di lavoro, soprattutto in un momento difficile come l&#8217;attuale, dove quasi un giovane su tre \u00e8 senza impiego e milioni di italiani sono stati messi alla porta dalle aziende a causa della crisi. 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