{"id":3819,"date":"2013-08-27T08:39:42","date_gmt":"2013-08-27T08:39:42","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=3819"},"modified":"2013-08-27T20:07:05","modified_gmt":"2013-08-27T20:07:05","slug":"%c2%abcerchi-un-impiego-studia-le-lingue-e-vai-a-londra-o-berlino%c2%bb","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2013\/08\/27\/%c2%abcerchi-un-impiego-studia-le-lingue-e-vai-a-londra-o-berlino%c2%bb\/","title":{"rendered":"\u00abCerchi un impiego? Studia le lingue e vai a Londra o Berlino\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>La recessione e <a href=\"http:\/\/wp.me\/p3j6cp-Z5\">i disastri provocati dalla Riforma Fornero <\/a>hanno trasformato il mercato del lavoro in uno stretto imbuto, bloccato a una estremit\u00e0 da imprese che non assumono pi\u00f9 mentre dall&#8217;altra tracimano uomini e donne di ogni et\u00e0 e istruzione in cerca di un impiego o anche di uno stipendio su cui costruire un progetto di vita. \u00a0Per farsi assumere \u00e8 allora necessario dimostrare di poter dare \u00a0all&#8217;azienda a cui ci si propone \u00abqualche cosa in pi\u00f9\u00bb rispetto altri pretendenti, sia nel carattere sia nel curriculum. Dopo aver visto quali sono <a href=\"http:\/\/wp.me\/p3j6cp-SG\">i trucchi per superare il colloquio di lavoro<\/a>, analizziamo allora quali sono gli atout verso cui guardano le imprese. \u00abL\u2019estero \u00e8 fondamentale, a partire gi\u00e0 dall\u2019universit\u00e0. Il programma Erasmus ha rappresentato in questi anni una buona occasione per gli studenti universitari di realizzare una esperienza internazionale, formativa oltre che di crescita personale\u00bb, sottolinea <strong>Cristina Pasqualini, docente di Metodologia delle scienze sociali all\u2019universit\u00e0 Cattolica di Milano,<\/strong>\u00a0con cui abbiamo gi\u00e0 analizzato quali sono le<a href=\"http:\/\/wp.me\/p3j6cp-wG\">\u00a0facolt\u00e0 che aprono le porte del mondo del lavoro<\/a>\u00a0e come sfruttare <a href=\"http:\/\/wp.me\/p3j6cp-Zv\">gli anni trascorsi sui banchi di scuola e nelle aule universitarie per prepararsi alla vita attiva<\/a>.<strong> <\/strong>\u00a0\u00abTerminati\u00a0gli studi universitari \u00e8 fondamentale cimentarsi con una esperienza di studio post-lauream piuttosto che lavorativa in un paese pi\u00f9 gratificante e stimolante rispetto all\u2019Italia \u2013 penso a citt\u00e0 come Berlino e Londra. Attenzione: la generazione dei Millennials \u2013 ovvero coloro che hanno vent\u2019anni \u2013 sono la generazione\u00a0<em>Low cost<\/em>, hanno la mobilit\u00e0 nel DNA, sono cresciuti con Mtv. Le reti sociali dei Millennials sono gi\u00e0 internazionali, quindi assolutamente va incentivata questa loro propensione ad investire nell\u2019estero, attraverso master certo, ma anche esperienze lavorative. Intervistando recentemente dei giovani imprenditori per una azione di ricerca legata al Progetto giovani dell\u2019Istituto Toniolo, promossa questa volta dalla Camera di Commercio di Monza-Brianza, mi sono resa conto che ad andare all\u2019estero per fare esperienza non sono solo i giovani che vogliono realizzare una start up, ma anche coloro che hanno ereditato una azienda di famiglia di successo. Questa tendenza testimonia che l\u2019investimento in formazione qualificata \u00e8 assolutamente fondamentale per continuare a crescere, per produrre benessere, per generare economica. Chi si ferma \u00e8 perduto!\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/08\/Cristina-per-Max.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-4091\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/08\/Cristina-per-Max.jpg\" alt=\"\" width=\"240\" height=\"217\" \/><\/a>Per trovare lavoro conta pi\u00f9 l\u2019esperienza o il titolo di studio?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abAttenzione: nessuno deve restare ad aspettare che qualcosa magicamente accada o cada dall\u2019alto. Questo \u00e8 assolutamente deleterio per i giovani. Credo sia necessario buttarsi nella vita, cimentarsi a fare anche piccoli lavoretti, perch\u00e9 ogni cosa costituisce una esperienza, che prima o poi nella vita torner\u00e0 utile. Almeno cos\u00ec \u00e8 stato per me. Appena laureata \u2013 tra l\u2019altro in discipline umanistiche e in una piccola universit\u00e0 del centro Italia \u2013 ho conseguito una borsa di studio come \u201ccoordinatrice pedagogica\u201d in un Centro Informagiovani e un Centro di Aggregazione giovanile di un Comune di medie dimensioni del Centro Italia. Lavorando all\u2019Informagiovani ho avuto la possibilit\u00e0 di informare i ragazzi e di informarmi, di venire a conoscenza dell\u2019esistenza e dell\u2019utilit\u00e0 delle Gazzette Ufficiali, di tenermi aggiornata sui concorsi che uscivano. In maniera auto-imprenditoriale, mi sono iscritta a un dottorato a Milano e adesso lavoro all&#8217;Universit\u00e0 Cattolica, dove studio i giovani e mi occupo di politiche sociali per l\u2019autonomia e la transizione all\u2019et\u00e0 adulta, avendo come interlocutori numerose istituzioni, non da ultimo ancora una volta un Comune, questa volta quello di Milano. Tutto \u00e8 connesso, ogni esperienza lavorativa \u00e8 utile per trovare lavoro. Perch\u00e9 no, anche quelle legate al volontariato. Certo bisogna avere anche i titoli di studio per aspirare ad alcune professioni, che associati ad alcune esperienze di lavoro danno una marcia in pi\u00f9 al possibile candidato in fase di selezione\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Quali sono le lingue straniere pi\u00f9 richieste?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIn Italia esiste ancora un diffuso analfabetismo per le lingue straniere per diverse generazioni, ma non per quella dei <em>millennials<\/em>, poich\u00e9 attraverso molteplici canali hanno imparato a parlare inglese fin da giovanissimi. Questo \u00e8 fondamentale, perch\u00e9 oramai quasi tutte le aziende pubbliche e private richiedono la conoscenza di una lingua straniera, il pi\u00f9 delle volte l\u2019inglese. Nessun mestiere \u00e8 esente dalla conoscenza delle lingue. La commessa che lavora a Milano da Versace mi racconta che sta imparando il russo per adeguarsi alla nuova tipologia di clienti con cui si trova a lavorare, il cameriere della trattoria di un qualsiasi quartiere metropolitano se non conosce l\u2019inglese non si intender\u00e0 con la maggioranza dei clienti che si trover\u00e0 a servire, per accedere a un dottorato di ricerca devi sostenere una prova di lingua, se vuoi lavorare nel business internazionale, nel marketing e nel mondo della comunicazione non puoi non possedere queste competenze. Dovendo fare una stima, Almalaurea ci dice che 6 laureati su 10 parlano l\u2019inglese, a un livello buono-intermedio, di cui un 20% addirittura ottimo-fluente. Nel confronto europeo, tuttavia, l\u2019Italia ne esce mortificata, posizionandosi agli ultimi posti per quanto riguarda le lingue straniere: il 12% parla inglese, di contro il 30% in Germania, il 40% in Austria e il 23% in Francia. Questo almeno rileva l\u2019indagine \u00a0<em>Language knowledge in Europe<\/em>, realizzata nel 2011. Oltre all\u2019inglese i nostri giovani parlano in modo buono-intermedio anche il francese (20%), lo spagnolo (11%) e il tedesco (4,5%) (<a href=\"http:\/\/www.almalaurea.it\/\">www.almalaurea.it<\/a>). In definitiva, migliorare la conoscenza delle lingue non \u00e8 vitale certo, ma dirimente. Quindi, ben vengano le esperienze di studio e lavorative all\u2019estero, ottime occasioni, eventualmente, anche per apprendere una seconda lingua. Chi va all\u2019estero per acquisire una lingua straniera di solito la impara, mentre chi parte per cercare lavoro, molto spesso, se non conosce la lingua, fatica il doppio ad integrarsi e a trovare una occupazione soddisfacente. Questo per dire che conoscere una lingua straniera \u2013 nello specifico l\u2019inglese \u2013 \u00e8 sicuramente un investimento sicuro, che \u00e8 bene fare presto, il prima possibile, anche perch\u00e9, da giovanissimi, le lingue straniere si apprendono con maggiore facilit\u00e0 di quando si \u00e8 adulti. \u00c8 una questione di elasticit\u00e0 mentale, ancora una volta\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Quanto \u00e8 importante la disponibilit\u00e0 a cambiare citt\u00e0 per trovare lavoro?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSono pochi quelli che trovano lavoro sotto casa, che possono dire di condurre una vita \u201ccasa e bottega\u201d. Il precariato esaspera la mobilit\u00e0 delle giovani generazioni che passano in tempi brevissimi da una professione all\u2019altra, da una citt\u00e0 all\u2019altra, da un Paese all\u2019altro. Tutti mettono in conto di essere nelle condizioni di dover cambiare citt\u00e0, per alcuni tuttavia \u00e8 una scelta, per altri una scelta obbligata. Noto \u00e8 il fenomeno delle nuove emigrazioni giovanili dal Sud verso il Nord Italia e verso l\u2019estero. Sono altamente qualificate: questa \u00e8 la principale differenza rispetto al passato. Una volta laureati, in molti casi anche prima, lasciano la propria terra di origine, talvolta fanno anche molti chilometri per trovare il lavoro per cui hanno studiato. Il Nord e il Centro sono terre attrattive (in particolare la Lombardia), mentre il Sud, in particolare la Calabria, la Sicilia e la Campania sono terre respingenti (Rapporto Migrantes 2012, Swimez 2012). Tutto questo comporta un impoverimento progressivo e inarrestabile di alcune regioni, che stanno perdendo capitale umano prezioso, capace di innovare e quindi produrre economia. Il Sud parrebbe dimenticato a se stesso, al suo \u201ctriste\u201d destino, se non fosse per alcune associazioni che dal basso stanno sviluppando progetti orientati al ritorno del capitale umano qualificato sui territori di origine. Penso in particolare al progetto\u00a0<em>Sud Altrove<\/em>, realizzato da Libera Reggio LAB, che oggi \u00e8 anche un libro online (<a href=\"http:\/\/terrearse.it\/progetto-sud-altrove\/\">http:\/\/terrearse.it\/progetto-sud-altrove\/<\/a>), cos\u00ec come il progetto promosso da<em>iovogliotornare<\/em>\u00a0(<a href=\"http:\/\/www.iovogliotornare.it\/\">www.iovogliotornare.it<\/a>), interessato non solo al rientro dei cervelli, ma a creare una connessione, attraverso una piattaforma, un social network dedicato, tra tutte le persone sparse per l\u2019Italia e per il mondo che vogliono lavorare assieme, sviluppare progetti di innovazione sociale, destinati ai territori di origine. Il ritorno quindi pu\u00f2 essere fisico, ma non necessariamente soltanto fisico, pu\u00f2 essere un ritorno anche virtuale, fatto di disponibilit\u00e0 a distanza di mettere al servizio le proprie competenze\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>A che cosa sono \u00a0disposti a rinunciare i giovani italiani pur di trovare un lavoro?\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>\u00abA questa domanda posso rispondere con una certa tranquillit\u00e0, che mi deriva in larga misura dalla indagine Rapporto giovani curata dall\u2019Istituto Toniolo (<a href=\"http:\/\/www.rapportogiovani.it\/\">www.rapportogiovani.it<\/a>). Il lavoro \u00e8 la preoccupazione centrale per la maggioranza dei giovani, catalizza molte delle loro energie fisiche e mentali. La mancanza di lavoro, ovvero la condizione di disoccupato e precario non si addice, sta stretta a questa generazione, che \u00e8 verosimilmente preparata e competente, oltre che desiderosa di fare, di mettersi alla prova. I giovani considerano il lavoro un valore, collocato a primissimi posti di una ipotetica scala gerarchica, accanto alla famiglia e alle relazioni affettive e amicali. Il lavoro ideale dovrebbe essere \u201cdipendente\u201d e a tempo indeterminato. Non \u00e8 cos\u00ec importante che sia vicino casa, non \u00e8 cos\u00ec grave che sia totalizzante, che tolga spazio al tempo libero. Questo almeno per i primi anni della \u201cgavetta\u201d, poi, una volta adulti, una volta che si ha una famiglia propria, lo spazio assegnato al lavoro si ridimensiona, si riconfigura, soprattutto per le ragazze. Tra un lavoro che piace ma che fa guadagnare poco e un lavoro che non piace ma fa guadagnare bene, solitamente i ragazzi intervistati rispondono che preferiscono in un primo tempo puntare al profitto, poi una volta sistemati \u2013 fondamentalmente indicano di volere una casa \u2013 si pu\u00f2 pensare di cercare un lavoro pi\u00f9 gratificante. Per trovare un lavoro, i giovani sono disponibili a lasciare l\u2019Italia, il problema che molti lo fanno, ma con un biglietto di sola andata. \u00c8 questa la cosa che mi spaventa di pi\u00f9 in assoluto, che mi rattrista maggiormente: contribuire, nel mio piccolo, a formare belle teste per poi vederle costrette a spendersi altrove, perch\u00e9 qui, in Italia, non esistono possibilit\u00e0 lavorative. Quando invece, parafrasando un motto di<em>Iovogliotornare<\/em>, ognuno ha il diritto di essere felice dove vuole\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La recessione e i disastri provocati dalla Riforma Fornero hanno trasformato il mercato del lavoro in uno stretto imbuto, bloccato a una estremit\u00e0 da imprese che non assumono pi\u00f9 mentre dall&#8217;altra tracimano uomini e donne di ogni et\u00e0 e istruzione in cerca di un impiego o anche di uno stipendio su cui costruire un progetto di vita. \u00a0Per farsi assumere \u00e8 allora necessario dimostrare di poter dare \u00a0all&#8217;azienda a cui ci si propone \u00abqualche cosa in pi\u00f9\u00bb rispetto altri pretendenti, sia nel carattere sia nel curriculum. 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