{"id":4295,"date":"2013-10-01T06:03:34","date_gmt":"2013-10-01T06:03:34","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=4295"},"modified":"2013-10-01T06:03:34","modified_gmt":"2013-10-01T06:03:34","slug":"%c2%ablazienda-dove-lavori-e-in-crisi-cosi-salvi-il-posto%c2%bb","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2013\/10\/01\/%c2%ablazienda-dove-lavori-e-in-crisi-cosi-salvi-il-posto%c2%bb\/","title":{"rendered":"\u00abL&#8217;azienda dove lavori \u00e8 in crisi? Cos\u00ec salvi il posto\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Pi\u00f9 di <a href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/economia\/370mila-disoccupati-pi-rispetto-allanno-scorso-946503.html\">tre milioni di italiani sono disoccupati<\/a> e le piccole e medie imprese stanno morendo come mosche, schiacciate dalla mano del fisco, mentre sono immobilizzate dalla gelata degli ordini e dalla sostanziale impossibilit\u00e0 di ottenere un prestito da un sistema bancario intossicato da 330 miliardi di crediti deteriorati. Una discarica a cielo aperto per le banche e un cocktail mortale per molte realt\u00e0 del made in Italy, costrette a varare piani di razionalizzazione. Dopo aver visto le\u00a0<a href=\"http:\/\/wp.me\/p3j6cp-wG\">facolt\u00e0 che offrono maggiori possibilit\u00e0 di trovare un impiego<\/a>\u00a0e analizzato quali sono i \u00a0<a href=\"http:\/\/wp.me\/p3j6cp-Ib\">dieci lavori pi\u00f9 richiesti<\/a>\u00a0d&#8217;Italia,\u00a0chiediamo allora a Sergio Carbone, direttore generale Projectland, qual \u00e8 la strategia migliore per <strong>salvare il posto di lavoro quando l&#8217;azienda taglia strutture e personale<\/strong>. Nella consapevolezza che, complice <a href=\"http:\/\/wp.me\/p3j6cp-Z5\">il flop della Riforma Fornero<\/a>, uscire dal mondo del lavoro si rivela sempre pi\u00f9 spesso un punto di non ritorno: a luglio i disoccupati erano 370mila in pi\u00f9 di un anno prima.<\/p>\n<p><strong>Molti\u00a0gli italiani\u00a0che lavorano in una pmi, che cosa dovrebbero fare quando si prospetta una ristrutturazione aziendale?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abInnanzitutto occorre specificare che nella categoria delle pmi rientrano imprese con caratteristiche molto eterogenee in termini di tipologia di attivit\u00e0 svolta, numero di dipendenti e fatturato che incidono sulle opportunit\u00e0 di cui pu\u00f2 disporre il lavoratore. E\u2019 poi necessario precisare che, in situazioni di crisi, non tutte le PMI possono accedere ai benefici degli ammortizzatori sociali e anche tale aspetto pu\u00f2 rivelarsi decisivo rispetto alle prospettive di impiego e reimpiego dei singoli. Analogamente, il tipo di lavoro svolto, operaio o impiegatizio, nonch\u00e9 l\u2019et\u00e0 del lavoratore vanno tenuti in considerazione quando si parla di scelte e opportunit\u00e0 percorribili in occasione di ristrutturazioni. Andando alla questione, il dilemma \u00e8 duplice: rimanere, attendendo gli esiti della ristrutturazione o andar via? Di norma, chi rimane dovrebbe saperlo gi\u00e0. Le \u201csorprese\u201d giungono a chi sperava di rimanere ma non si \u00e8 reso conto o non ha voluto rendersi conto fino alla fine che il suo profilo rientrava tra quelli maggiormente interessati dalla ristrutturazione. A questo punto, le strade possono essere due: cercare un nuovo lavoro o cambiare lavoro. Oggi la ricerca di un\u2019azienda in grado di assumere il lavoratore per lo stesso lavoro che ha appena perso \u00e8 diventata <em>mission impossible<\/em>. Pu\u00f2, invece, rivelarsi vincente cambiare lavoro. Di solito, riescono a cambiare lavoro passando, per esempio, dal lavoro dipendente al lavoro autonomo, lavoratori relativamente giovani che in azienda hanno imparato un mestiere che pu\u00f2 essere offerto al mercato autonomamente e che dispongono della flessibilit\u00e0 e della motivazione necessarie per intraprendere un percorso del genere. Questo stesso percorso pu\u00f2 diventare, invece, pi\u00f9 complesso per chi non dispone di una particolare professionalit\u00e0, \u00e8 avanti negli anni e pu\u00f2 fare, per queste ragioni, pi\u00f9 fatica a riconvertirsi. Si pu\u00f2 cambiare lavoro anche cercandone uno diverso, magari meno qualificato di quello svolto in precedenza, ma anche in questo caso, motivazione e attitudine al cambiamento giocano un ruolo decisivo\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Quanto pesa\u00a0la flessibilit\u00e0 del singolo, quando una piccola o una media azienda deve scegliere\u00a0a quali risorse rinunciare?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa flessibilit\u00e0 conta molto ed \u00e8 spesso, ma non sempre, legata a fattori anagrafici ed al tipo di lavoro svolto. Il termine flessibilit\u00e0, peraltro, pu\u00f2 ricomprendere varie cose tra loro molto diverse come la disponibilit\u00e0 a riqualificarsi, ad ampliare l\u2019ambito di operativit\u00e0 o a riconvertirsi. E\u2019 chiaro, poi, che occorre che in azienda ci siano gli spazi per la flessibilit\u00e0. In presenza di esigenze di riconversione tra profili professionali molto distanti tra loro (es. amministrativo vs. commerciale e viceversa), pu\u00f2 risultare difficile disporre della flessibilit\u00e0 necessaria per passare da un tipo di lavoro ad un altro in ragione di connotazioni professionali difficilmente superabili, anche se il lavoratore pu\u00f2 essere molto motivato a farlo. Un ulteriore limite pu\u00f2 essere rappresentato dalle differenze, sul piano retributivo e di status, tra il vecchio e il nuovo lavoro che possono rivelarsi difficili da superare\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Con quali criteri inizia a tagliare un imprenditore: eliminando gli stipendi pi\u00f9 pesanti o chi \u00e8 meno produttivo?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abEviterei di parlare di stipendi pesanti dato che nelle pmi, soprattutto negli ultimi anni, non mi pare sia morto nessuno di \u201coverdose\u201d da reddito. Si, l\u2019attenzione va, a seconda dei casi, alla produttivit\u00e0 che occorre intendere anche come capacit\u00e0 di autonomia, di <em>problem solving<\/em>. Non dimentichiamo, infatti, che l\u2019universo delle pmi \u00e8 piuttosto ampio e variegato. Per un\u2019azienda che produce infissi in alluminio e dispone di numerosi operai, \u00e8 certo che l\u2019attenzione andr\u00e0 verso le risorse in grado di produrre di pi\u00f9 e meglio. Viceversa, nel caso di una societ\u00e0 impegnata nell\u2019organizzazione di convegni, per esempio, l\u2019attenzione andr\u00e0 nella direzione di mantenere in organico le risorse che riescono meglio di altre a lavorare in autonomia ed a risolvere tempestivamente i problemi dei clienti\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Si salva con maggiore facilit\u00e0 chi interpreta la propria mansione con un approccio &#8220;creativo&#8221; o le aziende preferiscono chi svolge strettamente il proprio lavoro?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abAnche in questo caso, una distinzione \u00e8 d\u2019obbligo. Per i lavori ripetitivi, l\u2019approccio \u201ccreativo\u201d pu\u00f2 anche essere fonte di problemi pi\u00f9 che di opportunit\u00e0 per l\u2019azienda. Pu\u00f2 invece essere preziosissimo per chi opera in settori come la comunicazione, la consulenza o il marketing dove la capacit\u00e0 di affrontare il lavoro in modo creativo pu\u00f2 dimostrarsi una risorsa decisiva\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fino a che punto e in quali casi \u00e8 ancora possibile rendere pi\u00f9 efficiente la struttura piuttosto che tagliarla?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSul tema andrebbero sfatati prima di tutto alcuni miti, uno su tutti quello che vede l\u2019imprenditore come un sordido aguzzino pronto a tagliare la testa di chi non lo saluta col sorriso sulle labbra all\u2019ingresso in azienda. D\u2019altro canto, non credo esistano imprenditori contenti di \u201ctagliare\u201d perch\u00e9 gli affari vanno male. In molte PMI, peraltro, soprattutto in quelle storicamente radicate sul territorio, tra datore di lavoro e lavoratore non \u00e8 insolito si instaurino relazioni che travalicano il rapporto professionale verso relazioni pi\u00f9 strette, di tipo amicale, che rendono pi\u00f9 complesse e dolorose le ristrutturazioni. Spazi di efficienza per mantenere inalterata la struttura si possono sempre trovare ma non si tratta di misure che possono essere reiterate all\u2019infinito. Data una struttura aziendale e determinate condizioni di mercato, se dopo cinque anni di flessione del fatturato e dei margini ho, nell\u2019ordine: cambiato sede, rinegoziato i contratti di fornitura, reingegnerizzato i processi, compresso i miei compensi, dovr\u00f2 fare i conti col fatto che di alternative ai licenziamenti me ne saranno rimaste davvero poche\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>I direttori finanziari o comunque l&#8217;imprenditore stesso hanno leve su cui agire anche\u00a0a livello di\u00a0bilancio, quando \u00e8 preferibile ridurre le spese correnti per salvare una risorsa? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abQuando parliamo di direttori finanziari, facciamo gi\u00e0 riferimento alla fascia alta delle pmi. Nei contesti aziendali di dimensioni minori, questa figura si identifica con l\u2019imprenditore che \u00e8 quello che segue anche da vicino l\u2019andamento dei conti. Il controllo e la riduzione delle spese correnti, per un\u2019azienda che compete tutti i giorni, credo siano misure imprescindibili che esulano da specifiche situazioni di crisi. Certo \u00e8 che se al taglio delle spese correnti si preferisce il taglio del personale \u00e8 perch\u00e9 si ritiene che la struttura sia sovradimensionata. Non di certo per volont\u00e0 del sordido aguzzino di prima!\u00bb<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Pi\u00f9 di tre milioni di italiani sono disoccupati e le piccole e medie imprese stanno morendo come mosche, schiacciate dalla mano del fisco, mentre sono immobilizzate dalla gelata degli ordini e dalla sostanziale impossibilit\u00e0 di ottenere un prestito da un sistema bancario intossicato da 330 miliardi di crediti deteriorati. Una discarica a cielo aperto per le banche e un cocktail mortale per molte realt\u00e0 del made in Italy, costrette a varare piani di razionalizzazione. 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