{"id":5076,"date":"2014-02-27T09:18:12","date_gmt":"2014-02-27T09:18:12","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=5076"},"modified":"2014-03-01T14:43:41","modified_gmt":"2014-03-01T14:43:41","slug":"renzi-restituisci-allitalia-lapprendistato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2014\/02\/27\/renzi-restituisci-allitalia-lapprendistato\/","title":{"rendered":"\u00abRenzi, ridai l&#8217;apprendistato all&#8217;Italia\u00bb"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/02\/apprendistato.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-large wp-image-5089\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/02\/apprendistato-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"367\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/02\/apprendistato-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/02\/apprendistato-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/02\/apprendistato.jpg 2000w\" sizes=\"(max-width: 550px) 100vw, 550px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il<strong> Jobs Act<\/strong>, che il nuovo <strong>premier Matteo Renzi<\/strong> dovrebbe varare il mese prossimo, si fonda su un <strong>contratto di lavoro<\/strong> unico a tempo indeterminato con garanzie crescenti nei primi tre anni di vigenza (in pratica l\u2019articolo 18 sarebbe sospeso per 36 mesi). Chi assume dovrebbe avere diritto a sgravi fiscali (questo tema fa per\u00f2 parte della riforma tributaria annunciata) senza che questi siano agganciati a particolari caratteristiche dell\u2019assunto (et\u00e0, disoccupato di lungo termine). Chiediamo a<strong> Stefano Colli-Lanzi<\/strong> &#8211; che ha creato e guida <strong>Gi Group<\/strong>, la maggiore agenzia per il lavoro interinale in Italia, se la riforma funzioner\u00e0 e se sar\u00e0 utile per ridurre una disoccupazione ormai insostenibile anche a livello di allarme sociale. E&#8217; una proposta che \u00a0\u00abva approfondita, come tutto il Jobs Act, ma certamente \u00e8 una proposta che va nella direzione di restituire al contratto a tempo indeterminato il ruolo che gli appartiene, quello cio\u00e8 di contratto principale del mercato del lavoro. E perch\u00e9 ci\u00f2 accada va, appunto, eliminata l\u2019attuale inamovibilit\u00e0, costruendo un tempo indeterminato nuovo, dove le tutele per il lavoratore in uscita crescono in relazione all\u2019anzianit\u00e0 di servizio, con indennit\u00e0 risarcitoria e supporto obbligatorio alla ricollocazione in caso di licenziamento\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/02\/Colli-Lanzi1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5082\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/02\/Colli-Lanzi1-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/02\/Colli-Lanzi1-200x300.jpg 200w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/02\/Colli-Lanzi1.jpg 348w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><strong>Per quanto riguarda il contratto a tempo determinato si dovrebbe introdurre l\u2019eliminazione della causale come fattore determinante per la stipula fino a 36 mesi (in modo tale da non creare disparit\u00e0 con il contratto a tempo indeterminato). Sembra una buona mossa. Ci sono controindicazioni?<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>\u00abSe parliamo di contratto a tempo determinato stipulato direttamente tra impresa e lavoratore, il rischio \u00e8 che quest\u2019ultimo resti solo alla fine del periodo di lavoro e che nessuno si prenda cura della sua employability. Se, invece, si intende eliminare la causale anche al contratto di somministrazione tramite agenzia, beh, questa \u00e8 un\u2019ottima idea, perch\u00e9 consentirebbe di demandare la gestione della flessibilit\u00e0, quella vera, a chi ha tutte le competenze per gestirla. Il contratto di somministrazione costituisce una soluzione vincente per tutti: per le aziende, che avrebbero a disposizione strumenti intermediari in grado di meglio gestire i livelli di flessibilit\u00e0 richiesti certi; per i lavoratori, che avrebbero alle spalle un\u2019agenzia in grado di garantire un sistema di welfare completo e capace di affiancarli in un percorso di crescita professionale, grazie ai fondi bilaterali Formatemp (formazione), Ebitemp (prestazioni socio-sanitarie integrative), Fontemp (previdenza integrativa); per la collettivit\u00e0 in quanto garanzia di corresponsione dei contributi e del rispetto delle regole\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Renzi avrebbe intenzione di puntare sul Fondo di garanzia per i giovani, ovvero risorse Ue destinate a incentivare l\u2019occupazione under 25 (la dotazione minima \u00e8 di circa 530 milioni) attraverso l\u2019apprendistato e la formazione continua. Ottime intenzioni, ma finora su questi scogli quasi tutti si sono arenati.<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>\u00abVedremo cosa riuscir\u00e0 a fare di diverso e di migliore da chi lo ha preceduto: su questo come su tanti altri temi. Un merito che gli va per\u00f2 riconosciuto \u00e8 quello di\u00a0 aver posto nuovamente la necessit\u00e0 di un pensiero organico sul mercato del lavoro, tanto che subito dopo l\u2019uscita del Jobs Act abbiamo assistito a controproposte complessive. Tornando alla domanda: certamente c\u2019\u00e8 bisogno di fare di pi\u00f9 e meglio sia in tema di apprendistato che di formazione continua\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il Jobs Act non parla di apprendistato, forma contrattuale che sarebbe sussunta dalle altre. Giusto o sbagliato?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSbagliato non parlarne. Dal mio punto di vista all\u2019apprendistato professionalizzante andrebbe assegnato il ruolo di principale sistema di ingresso nel mercato del lavoro per i giovani dai 18 ai 30 anni.<strong> <\/strong>Per assolvere a questo compito l\u2019apprendistato deve per\u00f2 essere incentrato sulla formazione e occorre spingere le aziende ad investire sulla professionalit\u00e0 dei giovani. Per questo diventa necessario rafforzare ed incentivare l\u2019obbligo formativo, a fronte di un\u2019ulteriore riduzione in termini di retribuzione e contribuzione del costo del contratto. Cosa che gi\u00e0 succede in Germania, per esempio, dove non a caso il contratto di apprendistato ha molto pi\u00f9 successo che da noi\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00c8 logico parlare di salario minimo in un Paese che registra il 41,6% di disoccupazione giovanile?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSinceramente ancora non mi \u00e8 ben chiaro in cosa l\u2019Assegno Universale proposto possa differire dall\u2019attuale sistema dell\u2019ASPI: forse la versione finale del <em>Jobs Act<\/em> potr\u00e0 essere pi\u00f9 esaustiva su questo punto.\u00a0 Al di l\u00e0 dei nomi che verranno utilizzati e degli ambiti di applicazione dei diversi strumenti, \u00e8 chiaro che un sostegno economico immediato per chi perde il posto di lavoro o non riesce a trovarlo \u00e8 certamente un primo aiuto, oltre che un segno di civilt\u00e0. Fermarsi qui, tuttavia, significherebbe rimanere nel solco delle pure politiche passive a discapito delle politiche attive. E non basta, oggi, subordinare la ricezione di tale assegno alla frequentazione di un corso di formazione professionale: ci vuole qualcosa di pi\u00f9, qualcosa che aiuti la persona a inserirsi o re-inserirsi al pi\u00f9 presto nel mercato del lavoro. Per i giovani occorre ben altro, servono percorsi chiari\u2026\u00bb<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>E soprattutto il sussidio di disoccupazione non potrebbe trasformarsi per la sua onerosit\u00e0 in una fonte di nuove tasse?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSi, ma poi il punto \u00e8 che occorre rimettere in moto la persona pi\u00f9 che assisterla. Mi ha infatti un po\u2019 sorpreso la mancanza di qualsiasi accenno al servizio di ricollocazione professionale, conosciuto anche come outplacement. Un servizio attraverso cui aziende autorizzate dal Ministero del Lavoro, in quanto dotate di competenze specifiche, supportano \u00a0le persone che perdono il lavoro nella ricerca di uno nuovo. Un servizio che funziona: lo dico a ragion veduta, considerando che la principale azienda di outplacement italiana (INTOO) fa parte del mio gruppo e ricolloca nel mercato del lavoro mediamente in 6 mesi quasi il 90% delle persone affidate, siano essi operai, impiegati o dirigenti. La nostra esperienza quotidiana ci dice che se alla politica passiva non si affianca da subito uno strumento di ripartenza la persona si adagia ed \u00e8 portata ad arrotondare (in nero) l\u2019assegno che percepisce, difendendolo fino alla scadenza, invece di attivarsi nella ricerca di un nuovo lavoro. Per questo la mia proposta \u00e8 semplice: che il servizio di outplacement diventi obbligatorio per le aziende che licenziano<strong>.<\/strong> E se il lavoratore rifiuta la proposta di lavoro che scaturisce dal servizio di outplacement? Sono d\u2019accordo con quanto propone Renzi, subordinando l\u2019assegno universale all\u2019accettazione della proposta di lavoro. Oppure potremmo fare come in Germania, dove l\u2019assegno viene decurtato mano a mano che il lavoratore rifiuta le proposte che gli vengono fatte\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il Jobs Act nella sua prima formulazione proponeva una riforma dei centri per l\u2019impiego, coordinati e indirizzati da una Agenzia unica federale, con l\u2019obbligo di rendicontazione delle spese sostenute per la formazione e introduzioni di standard di performance. Non sarebbe meglio lasciar fare al mercato?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abPer la formazione \u00e8 innanzitutto necessario affermare un principio base: va finanziata la domanda, non l\u2019offerta<strong>.<\/strong> Per anni in Italia i soldi dei contribuenti hanno finanziato enti di formazione dalla dubbia utilit\u00e0 che hanno prodotto corsi ancor pi\u00f9 inutili, completamente slegati dalle esigenze del mercato del lavoro. Prima quindi di agire sulla rendicontazione \u00e8 necessario ribaltare l\u2019approccio al tema, mettendo nelle mani delle persone, attraverso sistemi come il <em>voucher,<\/em> la possibilit\u00e0 di scegliere a quale operatore affidarsi. E\u2019 inoltre necessario lavorare secondo logiche di premialit\u00e0<strong>,<\/strong> dove gli operatori privati che offrono servizi di qualit\u00e0 vengono remunerati sulla base del risultato finale: questo permetterebbe una sorta di \u201cselezione naturale\u201d degli operatori, facendo prosperare quelli con pi\u00f9 alti tassi di successo, ed eviterebbe lo spreco di denaro pubblico. Quanto all\u2019Agenzia unica federale, va ricordato che in Italia ci troviamo di fronte ad un paradosso: le (poche) politiche attive vengono gestite dalle regioni. Le (molte) politiche passive vengono gestite dall\u2019Inps. La legge Fornero ha previsto un tavolo nazionale di coordinamento che tuttavia non \u00e8 mai stato reso operativo. I centri per l\u2019impiego italiani inoltre dipendono dalle province (slegati quindi da chi eroga le politiche passive). Risultato, non vi \u00e8 alcun coordinamento tra le une e le altre. Un\u2019Agenzia Unica Federale \u00e8 dunque certamente una buona idea ma solo se va nell\u2019ottica di un pi\u00f9 efficace coordinamento delle politiche del lavoro, attive e passive; questo permetterebbe per esempio di gestire al meglio attraverso un unico soggetto il principio di condizionalit\u00e0. Lasciar fare completamente al mercato, senza un coordinamento centrale e un monitoraggio dei risultati, certamente no. Ma approfittare delle forti competenze presenti in soggetti di diritto privato, come le Agenzie per il lavoro, e della loro dislocazione sul territorio, accreditando le migliori e monitorandone le performances, questo si. Contribuirebbero cos\u00ec ad un compito di interesse pubblico, in maniera utile a tutta la collettivit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sempre nella prima versione, il Jobs Act teorizzava una nuova legge sulla rappresentativit\u00e0 sindacale con l\u2019ingresso dei rappresentanti dei dipendenti nei cda. A parte il fatto che Confindustria e sindacati hanno siglato di recente un\u2019intesa vincolante che, seppur migliorabile, prevede l\u2019esigibilit\u00e0 dei contratti, questa continua rincorsa al coinvolgimento della parte pi\u00f9 estrema del sindacato non \u00e8, di per s\u00e9, un fatto negativo?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abPer risponderle parto da due considerazioni, frutto dell\u2019esperienza del lavoro che faccio: sempre pi\u00f9, e questo vale non solo per l\u2019Italia, noto una pericolosa deriva dove si tende a privilegiare il capitale a discapito del lavoro. \u00c8 una tendenza pi\u00f9 o meno generalizzata che crea squilibri sociali. Allo stesso tempo mi sento di dire che l\u2019azienda, per sopravvivere e prosperare, ha bisogno di una <em>governance<\/em> chiara e univoca. Queste due evidenze mi portano a considerare che, pi\u00f9 che una compartecipazione alle decisioni aziendali nei cda, sarebbe necessaria una compartecipazione dei lavoratori alla ricchezza prodotta dall\u2019azienda. Sarebbe pertanto interessante provare ad immaginare soluzioni pi\u00f9 innovative sul lato della distribuzione degli utili\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il Jobs Act, che il nuovo premier Matteo Renzi dovrebbe varare il mese prossimo, si fonda su un contratto di lavoro unico a tempo indeterminato con garanzie crescenti nei primi tre anni di vigenza (in pratica l\u2019articolo 18 sarebbe sospeso per 36 mesi). Chi assume dovrebbe avere diritto a sgravi fiscali (questo tema fa per\u00f2 parte della riforma tributaria annunciata) senza che questi siano agganciati a particolari caratteristiche dell\u2019assunto (et\u00e0, disoccupato di lungo termine). Chiediamo a Stefano Colli-Lanzi &#8211; che ha creato e guida Gi Group, la maggiore agenzia per il lavoro interinale in Italia, se la riforma funzioner\u00e0 e [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2014\/02\/27\/renzi-restituisci-allitalia-lapprendistato\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1005,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[99],"tags":[12468,15898,40156,12947,5709,22763],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5076"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1005"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5076"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5076\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5086,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5076\/revisions\/5086"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5076"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5076"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5076"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}