{"id":5239,"date":"2014-05-09T09:35:17","date_gmt":"2014-05-09T09:35:17","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=5239"},"modified":"2014-05-09T09:35:17","modified_gmt":"2014-05-09T09:35:17","slug":"%c2%abil-jobs-act-di-renzi-e-lennesima-occasione-mancata%c2%bb","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2014\/05\/09\/%c2%abil-jobs-act-di-renzi-e-lennesima-occasione-mancata%c2%bb\/","title":{"rendered":"\u00abIl Jobs Act di Renzi \u00e8 l&#8217;ennesima occasione mancata\u00bb"},"content":{"rendered":"<div><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/04\/disoccupazione_giovani.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5252\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/04\/disoccupazione_giovani.jpg\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"340\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/04\/disoccupazione_giovani.jpg 645w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/04\/disoccupazione_giovani-300x186.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 550px) 100vw, 550px\" \/><\/a><\/div>\n<div><em>Pubblichiamo una riflessione di <strong>Sergio Carbone<\/strong>, direttore generale di <strong>Projectland<\/strong> ed esperto di organizzazione aziendale, sulle linee guida del Jobs Act di Matteo Renzi. Si tratta di una visione imparziale e disillusa di una proposta che avrebbe potuto rappresentare una svolta per la crisi occupazionale italiana e che invece si sta trasformando in un puzzle senza visione strategica e, quindi, del tutto inutile.<\/em><\/div>\n<div><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/04\/sergio_carbone.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-5251\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/04\/sergio_carbone-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>\u00abQuando appresi di un <strong>Jobs Act<\/strong> per l\u2019Italia fui al contempo stupito e curioso.<\/div>\n<div>La mia mente, infatti, and\u00f2 subito inevitabilmente a due provvedimenti di analoga denominazione che avevano visto impegnato il Presidente degli Stati Uniti <strong>Barak Obama<\/strong>: l\u2019<strong>American Jobs Act<\/strong> del 2011 e il successivo JOBS Act del 2012, entrambi, a mio parere, fortemente orientati a fornire risposte decisive in tema di occupazione in quanto perfettamente in grado di andare alle cause reali del problema, attraverso la capacit\u00e0 di interpretare le dinamiche del sistema economico.<\/div>\n<div>Di questi provvedimenti, mi avevano colpito la visione strategica ed il focus su cui insistevano le misure proposte, perfettamente aderenti al contesto economico ed ai principali trend di sviluppo di quella nazione. Mi spiego meglio. <strong><span style=\"text-decoration: underline\">Con l\u2019American Jobs Act, Obama aveva proposto un massiccio piano di sgravi e di tagli, da un lato, e di incentivi e investimenti dall\u2019altro, avendo come punto di riferimento il sistema economico, i suoi problemi e le sue aspettative<\/span><\/strong>. <span style=\"text-decoration: underline\">Si trattava di un piano da circa 500 miliardi di dollari (quasi un terzo del nostro Pil!)<\/span>, finalizzato a ridurre l\u2019imposizione fiscale sul lavoro, promuovere incentivi retributivi e all\u2019assunzione delle fasce pi\u00f9 critiche di disoccupati e di sostegno per il reinserimento nel mondo del lavoro. Il successivo <strong>JOBS Act<\/strong> (Jumpstart Our Business Startups Act) mirava, invece, a promuovere lo <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>sviluppo di startup<\/strong><\/span>, introducendo meccanismi di semplificazione per le nuove imprese, favorendo il reperimento di fondi ed i sistemi di crowdfunding, incentivando l\u2019afflusso di capitali privati verso le imprese emergenti, facilitando l\u2019accesso ai capitali a quelle imprese che creano nuova occupazione. In altri termini: la tassazione, la riqualificazione, l\u2019afflusso di capitali, l\u2019accesso al credito, la burocrazia sono i veri problemi che limitano l\u2019occupazione? Bene, allora interveniamo su questi problemi con misure concrete atte a risolverli.<\/div>\n<div>Immaginavo che la denominazione del provvedimento italiano non fosse casuale e che intendesse ricollegarsi, con forza, alla visione determinata e concreta dei problemi legati all\u2019occupazione che caratterizzavano i due precedenti Jobs Act promossi oltre oceano e le misure conseguentemente proposte.<\/div>\n<div>Assisto in questi giorni alle discussioni parlamentari su un documento che ritengo rappresenter\u00e0 l\u2019ennesima occasione mancata.<\/div>\n<div><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Il fil rouge che lega tra loro tutti gli interventi proposti e finora noti (su questo e su altri temi, \u00e8 ormai chiaro che il governo navighi a vista e centellini le evidenze sui propri indirizzi), viaggia su considerazioni di natura normativa e non di visione strategica rispetto alle dinamiche del sistema economico<\/strong><\/span>: tempi diversi per i contratti a tempo determinato e diverse modalit\u00e0 di rinnovo, riduzione dei vincoli in tema di apprendistato e diversa disciplina delle retribuzioni, diversa regolamentazione del Durc (dichiarazione unica di regolarit\u00e0 contributiva; ndr) e poi ammortizzatori sociali, pubblica amministrazione e incentivi alle imprese per i quali vale la locuzione \u201cvi faremo sapere\u201d. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Tutto questo, al netto di una Legge Fornero ancora in vigore e di cui non \u00e8 chiaro cosa rimarr\u00e0, degli esodati senza risposta, di una cassa integrazione anacronistica che non tutela l\u2019occupabilit\u00e0 e brucia risorse pubbliche<\/strong><\/span>, di un sistema di orientamento al lavoro praticamente inesistente, di un sistema di centri per l\u2019impiego che brucia anch\u2019esso risorse pubbliche e che non \u00e8 affatto in grado di intercettare domanda e offerta di lavoro, di uno scollamento desolante tra mondo dell\u2019istruzione e mondo del lavoro, di allarmanti trend di emigrazione per ragioni legate al lavoro, di delocalizzazione di imprese per ragioni burocratiche e fiscali, di un sistema creditizio che strangola gli imprenditori, di recenti provvedimenti in tema di riduzione del cuneo fiscale che sembra saranno pure \u201cuna tantum\u201d.<\/div>\n<div>Ma <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>il dato pi\u00f9 allarmante<\/strong><\/span> non risiede nel contesto caratterizzato da gravissimi problemi quanto nel metodo con cui ancora oggi si cerca di affrontarli: ossia, in questo caso, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>la convinzione di fondo che i problemi del lavoro si possano risolvere per via normativa, aggiungendo o modificando cio\u00e8 qualche regoletta sui contratti, e non incidendo pesantemente invece sulle cause di natura economica<\/strong><\/span> che rappresentano la principale e reale ragion d\u2019essere del problema stesso\u00bb.<\/div>\n<div><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Pubblichiamo una riflessione di Sergio Carbone, direttore generale di Projectland ed esperto di organizzazione aziendale, sulle linee guida del Jobs Act di Matteo Renzi. 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